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“Mi sono commosso”. E’ questo il commento
più frequente espresso da Referenti e Coordinatori al termine della seduta
dell’Assemblea della Camera dei Deputati di giovedì 25 gennaio 2007,
una delle pagine più memorabili della storia del Movimento. I telefoni squillavano
all’impazzata, a causa delle numerosissime chiamate in arrivo da Montecitorio,
dalle sedi di partito e dai Referenti del Movimento.
Cos’era successo?
Un miracolo, ci verrebbe
da dire, vista l’intensità con cui la politica, spesso a torto ritenuta una
cosa noiosa, ci teneva incollati davanti allo schermo e ci rendeva partecipi
di una delle più alte espressioni di democrazia del nostro paese. In quella
data ormai storica infatti, abbiamo visto coalizioni politicamente molto lontane
tra loro convergere sulle stesse idee e porre al centro del dibattito gli
studenti e laureati del V.O.
Questo a conferma
del grande risalto sociale che la nostra problematica ha assunto, e del fatto
che la scelta di apartiticità, inizialmente fatta dal nostro Movimento e sempre
difesa in modo rigido, è stata corretta ed è tuttora rispettata e salutata
con favore da tutti.
Ad un mese dalla
sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, termina positivamente la prima
parte della conversione in legge del D.L. 300/06, provvedimento che per la
parte che ci riguarda è stato ottenuto grazie al Movimento Nazionale DPR328.
Il 31 gennaio 2007, infatti, la Camera ha approvato in prima lettura il
decreto, che passa così all’esame del Senato.
Per capire meglio quello che è successo, ripercorriamo i passaggi più importanti
che ci hanno permesso di arrivare a questo punto, partendo da uno stralcio
della lettera con la quale Il Movimento si è sempre rivolto agli esponenti
politici per illustrare il nostro problema:
“Le scriviamo
per portare alla Sua attenzione la privazione dei diritti e la discriminazione,
cui saranno sottoposti tutti gli studenti di Ingegneria che conseguiranno
la laurea secondo l'ordinamento previgente alla riforma universitaria (antecedente
il D.M. 509/1999) e tutti
quei laureati che non sosterranno l’esame di Stato prima della scadenza del
periodo transitorio dettato dalla Legge n°170 del
11/07/03 (conversione in Legge del D.L. n°105 del 09/05/03)...”
Questa
lettera è in realtà lunga ben 5 pagine, nelle quali è impresso il DNA del
Movimento, ed ha sempre riscosso molti consensi sia dal punto di vista umano
che politico. Date le premesse era logico aspettarsi un adeguato riscontro
anche nelle sedi parlamentari, come è infatti avvenuto.
L’iter parlamentare
è invece iniziato il giorno 28 dicembre 2006, ossia
quando è stato pubblicato sulla G.U. n°300 il D.L. 300/06, Proroga
di termini previsti da disposizioni legislative.
L’art.
1 comma 6 di questo provvedimento reca la parte di nostro interesse:
“All'articolo 3, comma 1-bis, del decreto-legge 9 maggio
2003, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 2003, n.
170, le parole: «anno 2006»
sono sostituite dalle seguenti: «anno 2007».”
Inizialmente, quindi, la durata
temporale della proroga consisteva in un solo anno, ma come era stato
riferito nel precedente comunicato, era ancora possibile intervenire.
Il D.L. è stato subito
presentato alla Camera per la conversione in legge, ed assegnato alla prima
Commissione “Affari Costituzionali” in sede referente, e ad altre commissioni
in sede consultiva. Il giorno 16 gennaio 2007, nel corso dell’esame
del provvedimento nella prima Commissione Affari Costituzionali, viene presentato
e successivamente votato un emendamento, presentato dall'On. Nicola Crisci
(Ulivo), con il quale si chiede di prorogare dal 2007 al 2008 il termine entro
cui i possessori della laurea VO potranno sostenere l’Esame di Stato secondo
le vecchie modalità. Il giorno stesso l’emendamento viene votato con il seguente
esito:
La Commissione, con distinte votazioni,
approva gli emendamenti 1.9 Crisci
Il 16 gennaio 2007 il decreto prevedeva
quindi una proroga solo fino all’anno 2008.
Era senza dubbio un
passo positivo, ma dovevamo tuttavia far presente che anche questa piccola
estensione del transitorio non avrebbe tutelato tutti gli studenti e laureati
del previgente ordinamento, ma solo una parte.
Essa, in particolare,
non copriva nemmeno i cinque anni di durata legale degli studi per gli ultimi
immatricolati in ingegneria V.O. che, come mostrano gli stessi dati rilevati
dall'Ufficio Statistica del MIUR, appartengono all'anno accademico 2004/05.
Terminati i lavori
in Commissione, quest’ultima ha conferito il mandato all’On. Sesa Amici (Ulivo),
di riferire in Assemblea in qualità di relatrice.
Ma c’era ancora il
dibattito in aula come ulteriore possibilità di farci sentire.
Abbiamo deciso che
potevamo e dovevamo impegnarci di più, nell’interesse di TUTTI e non solo
di alcuni cui l’estensione al 2008 risultava sufficiente. A tale scopo
abbiamo chiesto ai principali gruppi parlamentari di farsi promotori di un’iniziativa
di modifica del D.L. 300/06 prima della sua definitiva approvazione da parte
del Parlamento, in modo coerente con le nostre richieste.
Nella seduta del 23
gennaio 2007, vengono presentati infatti i seguenti emendamenti:
ART. 1.
(Proroga di termini in materia
di personale, professioni e lavoro).
Al comma 6, sostituire le parole: anno 2008 con le seguenti:
anno 2010.
**1. 310.Paolo Russo, Boscetto, Santelli.
Al comma
6, sostituire le parole: anno 2008 con le seguenti: anno 2010.
**1. 315.D'Agrò.
Al comma
6, sostituire le parole: anno 2008 con le seguenti: anno 2009.
*1. 301.Folena, De Simone.
Al comma
6, sostituire le parole: anno 2008 con le seguenti: anno 2009.
*1. 311.Paolo Russo, Boscetto, Santelli.
Al comma
6, sostituire le parole: anno 2008 con le seguenti: anno 2009.
*1. 316.Meloni, Frassinetti, Rampelli, Catanoso.
Ciò a seguito dei
contatti intercorsi tra i nostri Referenti e gli Onorevoli interessati.
In particolare l’On.
Paolo Russo (Forza Italia) è stato contattato da Gabriella Caputo (ref. Napoli); l’On Pietro Folena (Rifondazione
Comunista) da Pasquale Allegro (ref. Firenze) e
Davide De Bacco (ref. Padova); l’On Luigi D’Agrò (UDC) da
Nicola Dainoli (ref. Vicenza) e l’On. Giorgia Meloni (Alleanza
Nazionale) da Biagio Lombardo (ref. Cassino).
Nella seduta del 24
gennaio 2007, tuttavia, viene presentato anche il seguente emendamento:
ART. 1.
(Proroga di termini in materia di personale, professioni
e lavoro).
Sopprimere il comma 6.
1. 320. Giudice.
Ma allora a che gioco
giochiamo?
Per comprendere meglio gli avvenimenti di quella decisiva giornata ed anche
per una cronaca più minuziosa, riportiamo stralci del resoconto stenografico
in Assemblea.
Iniziamo riportando uno stralcio dei pareri espressi
in aula dalla Commissione e dal Governo. Tutti gli emendamenti presentati
infatti, prima di essere votati vengono esaminati sia dalla Commissione che
dal Governo, che provvedono a formulare un parere su ciascuno di essi. Tale
parere, si è visto, risulta fondamentale soprattutto per indirizzare la votazione
dei parlamentari della maggioranza che, di solito, si attengono alla valutazione
di Commissione e Governo per non andare contro i loro stessi partiti. Molto
raramente sono stati approvati emendamenti che recavano pareri contrari di
Commissione e/o Governo.
PRESIDENTE: “Nessun
altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione”.
SESA AMICI. Relatore: “(...) La Commissione (…) esprime
inoltre parere contrario sull’emendamento Giudice 1.320, sugli identici emendamenti
Paolo
Russo 1.310, D’Agrò 1.315, Folena
1.301, Paolo
Russo 1.311 e Meloni 1.316”.
PRESIDENTE: “Il Governo?”
GIAMPAOLO VITTORIO D’ANDREA, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il
Parlamento e le riforme istituzionali: “Esprimo parere conforme a quello del
relatore.”
A questo punto due
sentimenti contrastavano in tutti noi: un piccolo sospiro di sollievo per
un parere contrario sul tentativo di cancellare definitivamente tutti i nostri
sforzi (emendamento 1.320 Giudice), ma la delusione per l’altrettanto parere
negativo anche sugli emendamenti a nostro favore. Ma il nostro impegno non
si è fermato neanche in quel momento, credendo fino in fondo alla possibilità
di ribaltare una situazione che si stava profilando ormai definitivamente
verso una conferma dell’anno 2008 approvato in Commissione.
Il rinvio delle votazioni
al giorno successivo infatti ci lasciava si con il fiato sospeso, ma ci lasciava
anche un’ulteriore possibilità di intensificare i nostri contatti politici
durante la sera stessa ed il primo mattino del 25, per tentare di far convergere
su di noi il maggior numero di consensi possibili.
25 gennaio 2007: Una giornata memorabile
per il Movimento Nazionale DPR328, perché
i diritti degli studenti e laureati del vecchio ordinamento vengono riconosciuti
come validi e ampiamente esposti e dibattuti in sede parlamentare.
Il primo momento in
cui abbiamo tenuto tutti il fiato sospeso è stata la votazione del famigerato
e vergognoso emendamento 1.320 Giudice. Nessuno ha preso la parola per difendere
una simile nefandezza, e di questo siamo felici perché sta a significare che
esprimeva solo la posizione personale di un parlamentare e non si trattava
di un pensiero condiviso.
Riportiamo questo
breve passaggio:
PRESIDENTE: “Passiamo ai voti. Indico
la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’emendamento
Giudice 1.320, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
la
Camera respinge (Vedi votazioni).
Presenti 475
Votanti 438
Astenuti 37
Maggioranza 220
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 256
Il Presidente Giorgia
Meloni, invita quindi alla votazione degli emendamenti identici presentati
dall'On. Paolo Russo (FI) 1.310 e dall'On.
D'Agrò (UDC) 1.315.
L'On. Russo prende
la parola sottolineando come gli emendamenti identici facciano riferimento
ad una situazione discriminante, “che riguarderebbe sia gli studenti
della facoltà d'ingegneria che conseguiranno la laurea secondo l'ordinamento
vigente prima della riforma universitaria, sia tutti quei laureati che non
sosterranno l'esame di Stato prima della scadenza del periodo transitorio
dettato dalla legge n. 170 del 2003” e continua dicendo
che “è evidente che vi è una condizione di lampante disparità di trattamento
tra chi conseguirà l'abilitazione professionale prima della scadenza di detto
periodo transitorio e chi pur appartenendo allo stesso ordinamento e avendo
conseguito un identico percorso formativo, sarà equiparato ai futuri laureati
del nuovo ordinamento che, come si sa, seguono un percorso didattico completamente
diverso. Le ragioni addotte dagli studenti
e dai laureati del vecchio ordinamento sono state più volte evidenziate sia
con civili proteste di piazza sia con numerose petizioni – portate a conoscenza
del Ministero dell'Università e della Ricerca, che è stato così reso partecipe
di quelle iniziative – con le quali sono state raccolte circa 60.000 firme
di appoggio a quella legittima istanza.
Gli stessi ordini
degli Ingegneri di Firenze, Pisa, Vicenza, Napoli, Bologna e Teramo si sono
espressi in linea con quest’orientamento. Si tratta, quindi – continua l'On.
Russo – di salvaguardare migliaia di studenti che in questa fase transitoria
vedrebbero non solo vanificati i loro studi, ma addirittura deprezzati anche
i loro sacrifici qualora non fosse prevista un'adeguata misura che li tuteli
in ottemperanza alla scelta iniziale operata in merito alla propria carriera
universitaria.
Questa situazione – commenta il deputato forzista – rappresenta un'evidente
violazione del diritto dell'equità di trattamento, richiamato più volte come
fondamento dell'azione legislativa ed amministrativa italiana. Credo sia giusto,
quindi estendere a tutti i laureati la possibilità di sostenere l'esame di
abilitazione secondo le vecchie modalità a prescindere dal momento in cui
si laureeranno. In questo senso l'emendamento proposto, consente una più ampia
comprensione di questo percorso. Anche se esso evidentemente, non risolve
del tutto il problema, offre comunque un'opportunità abbastanza esaustiva,
consentendo a tutti gli studenti di continuare il loro ultimo e breve percorso
in una condizione di serenità e senza ulteriori disparità di trattamento”.
L’intervento si conclude
con gli applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia.
Successivamente il
Presidente, rivolgendosi all’On. D’Agrò dell’UDC che ha chiesto la
parola per intervenire a nostro favore, fa notare come ai sensi dell’art.
85 comma 7 del regolamento non possano effettuare interventi per dichiarazione
di voto i presentatori dell’emendamento, subemendamento o articolo aggiuntivo
che siano già intervenuti nella discussione sull’articolo e come conseguentemente
non possa darle la parola.
Interviene l’On. Barani (Democrazia Cristiana
- Partito Socialista) per sottoscrivere l’emendamento e per rivolgere
un ulteriore appello ai colleghi laureati e che hanno figli laureati o laureandi.
Chiede l’Onorevole: “Come è possibile pensare che chi abbia seguito
i suoi corsi di studi con un vecchio piano di studi debba sostenere l’abilitazione
in maniera completamente diversa, con un nuovo ordinamento? E’ questo
il problema. Noi sosteniamo che, a prescindere dal 2010, 2008 o 2011, chi
abbia seguito i corsi di studi con il vecchio ordinamento, con vecchi programmi,
deve sostenere l’abilitazione sulla base di quei programmi, non con nuovi
programmi che non sono consoni alla sua preparazione. E’ questo il problema.
Ragionate un momento.
In questo caso noi non incidiamo in alcun modo sul bilancio. Diciamo che chi
ha seguito un corso di studi ben preciso deve sostenere l’abilitazione per
quel corso di studi. Questo è l’appello che vi rivolgo. Pensateci prima
di esprimere un voto contrario a questo emendamento. Fate una riflessione.
Se avete dei figli che hanno studiato con il vecchio ordinamento, riflettete
sul fatto che si troveranno in difficoltà a sostenere un’abilitazione con
corsi completamente diversi, che non hanno avuto la possibilità di frequentare
durante i loro lavori universitari”.
Prende la parola l’On. Formisano dell'UDC,
intervenuta per risolvere la situazione di impedimento del collega On. D’Agrò:
“Signor Presidente, intervengo per chiedere di aggiungere la mia firma all’emendamento
ed anche per motivare la mia decisione. Se esistono oggi due laureati
in ingegneria – vecchio ordinamento e nuovo ordinamento – non si capisce perché
l’esame di abilitazione debba essere equiparato. Credo si tratti di una disparità
di trattamento palese nei confronti di studenti, che hanno iniziato un percorso
con il vecchio ordinamento e che giustamente devono arrivare all’esame di
abilitazione così come sapevano all’inizio del corso di studi. Questo significherebbe
cambiare le regole del gioco durante la partita. Noi non accettiamo questo
tipo d’impostazione e riteniamo giusto, invece, che ci siano due diversi tipi
di esame, conseguenti a due moduli di studio diversi.
L’ingegnere del vecchio ordinamento ha seguito studi di
un certo tipo, l’ingegnere del nuovo ordinamento ha seguito un corso di studi
diverso, tanto più che gli ingegneri del nuovo ordinamento possono anche fermarsi
al triennio e non proseguire nel biennio successivo. Quindi, sono intervenuta
per sostenere con forza questo emendamento”.
Interviene l’On. Folena del Partito di
Rifondazione Comunista: ”Signor Presidente, la questione posta dai
colleghi e dalle colleghe con questo emendamento è reale, tanto è vero che,
rispetto al testo originario, la Commissione affari costituzionali
ha già operato un primo passo con una proroga per l’anno successivo, per il
2008.
Sarei però dell’opinione che sarebbe molto utile se arrivassimo
almeno ad un compromesso, che avrebbe il significato di arrivare ad un triennio,
fino al 2009, come suggerisce l’emendamento successivo, presentato anche da me e dalla collega De Simone.
Bisogna infatti obiettivamente
prevedere, considerando anche l’iter possibile della legge che riforma gli
ordini professionali, un tempo congruo che non si presti ad una possibile
nuova proroga.
Già negli anni passati
sono intervenute diverse proroghe, che hanno reso molto instabile la
condizione di questi studenti iscritti secondo il vecchio ordinamento. Pertanto,
tre anni sono un tempo che permette, credo ragionevolmente, di terminare gli
studi secondo il vecchio ordinamento e di sostenere gli esami per l’ingresso
negli ordini professionali, anche secondo il corso degli studi precedente
alla riforma universitaria intervenuta qualche anno fa. Il mio invito, quindi,
è quello di considerare positivamente gli emendamenti successivi, che potrebbero
rappresentare un buon punto di incontro tra maggioranza e opposizione in ordine
ad una problema reale che esiste nell’università italiana”.
Chiede quindi di parlare l’On. Campa di
Forza Italia: “Signor Presidente, vorrei sottoscrivere con forza gli
emendamenti in discussione, di cui l’intervento dell’onorevole Folena conferma
la bontà. Collega Folena, dobbiamo esprimere voto favorevole su tali emendamenti,
perchè non si crei disparità di trattamento e per compiere un atto
di giustizia nei confronti di questi cittadini. Certo, potremo anche ragionare
in merito a quanto lei dice, se il Parlamento sarà sordo rispetto alla suddetta
tematica che, secondo me, deve trovare accoglimento nella votazione di questi
emendamenti. Condividendo quanto lei afferma, potremmo convenire in seconda
battuta, ma, se risolviamo il problema prima, tanto meglio ! Quindi, onorevole
Folena, la invito ad esprimere voto favorevole sugli emendamenti in discussione,
come farò io”.
Domanda la parola l’On. Amici (Ulivo):
“Signor Presidente, come ricordato dal collega Folena, in Commissione su
tale tema si è manifestata una certa sensibilità ; si è voluto dare conto
di un corso di laurea contraddistinto da regole diverse da quelle previste
dalla legge Moratti al punto che il termine del 2008 era stato prorogato di
un anno, modificando il testo del Governo. A nome dell’intera Commissione,
invito a ritirare gli emendamenti in esame, mentre, nell’ipotesi di prevedere
almeno una fase triennale, che rappresenterebbe un elemento di concretezza, la Commissione, modificando il parere precedentemente espresso, ne esprime
uno favorevole sugli identici emendamenti Folena 1.301, Paolo Russo 1.311 e Meloni 1.316, nei quali la data del 2009 si colloca
nel contesto di una fase triennale. Pertanto, invito i colleghi a ritirare
gli emendamenti Paolo Russo 1.310 e D’Agrò 1.315, altrimenti il parere su di essi
sarebbe contrario, mentre, ripeto, la Commissione si esprime favorevolmente nei confronti degli identici
emendamenti Folena 1.301, Paolo Russo 1.311 e Meloni 1.316”.
Il Presidente
chiede ai presentatori dei su citati emendamenti 1.310 e 1.315 se accolgono
l’invito al ritiro formulato dal relatore.
Interviene l’On. Boscetto di Forza Italia:
”Signor Presidente, ringrazio il collega Folena e la relatrice. Certamente,
converremo sull’approvazione dell’emendamento successivo che individua nel
2009 la soluzione di questa problematica, ma sappiamo anche che la fase dell’esame
di Stato è talvolta estremamente complessa: spesso tale esame deve essere
ripetuto più di una volta. Pertanto, ci pare più congruo l’emendamento in
discussione. Inoltre, forse sarebbe stato preferibile individuare una
formula – certamente abbiamo sbagliato anche noi a non proporre un emendamento
in tal senso – che non fissasse un limite temporale, ma che consentisse a
tutti i laureati, legittimamente laureati o ancora iscritti in un corso di
studi secondo il vecchio sistema, di dare l’esame di Stato una, due, tre,
quattro volte, quanto la loro abilità o la fortuna consente loro di fare,
fino a quando non riescano a superarlo ed a cambiare la propria posizione
nella vita. Insisto quindi perchè il termine di cui oggi discutiamo sia il
più ampio possibile e venga pertanto approvato l’emendamento Paolo Russo e altri 1.310, che prevede il 2010.
In caso contrario, sono sicuramente d’accordo con l’emendamento
successivo Folena 1.301, identico a quello Paolo Russo, Boscetto e Santelli
1.311”.
Interviene l’On. Garavaglia della Lega
Nord: “Signor Presidente, innanzi tutto vorrei fare una considerazione
procedurale. Quando l’opposizione argomenta in maniera corretta una propria
posizione e la maggioranza ne presenta una simile, è prassi che quest’ ultima
inviti l’opposizione a non proseguire, incaricandosi di portare avanti la
proposta emendativa. Tuttavia, non è proprio così che si dovrebbe fare. Infatti,
se una posizione è corretta, allora si dovrebbe chiudere la questione e votare
comunque a favore. Forse noi siamo all’antica, ma ragioniamo di sicuro in
maniera più semplice.
Venendo poi al merito, vi sono due considerazioni distinte
da fare su questi emendamenti identici in esame: una relativa agli studenti
tuttora in corso e che stanno completando il ciclo di studi con il vecchio
ordinamento e l’altra per quelli che lo hanno già completato. Infine, vorrei fare una considerazione di carattere
generale sugli effetti della riforma dal punto di vista della qualità dei
nuovi laureati con il nuovo ordinamento. Innanzitutto, bisogna tener conto
che chi ha iniziato con il vecchio ordinamento, oggi ha difficoltà oggettive
a completare il ciclo di studi. Infatti, mancano talvolta i corsi in
quanto i professori non li preparano nuovamente per gli esami che sono stati
eliminati.
Dunque, gli studenti di cui stiamo parlando devono fare
un esame senza avere la possibilità di ripetere il ciclo di lezioni. Il numero
di esami è inoltre limitato e, quindi, trovano difficoltà nel ripeterli durante
l’anno. Capita spesso che, se se ne « buca » uno, occorre aspettare l’anno
dopo. Dunque, inevitabilmente si allungano i tempi per completare il ciclo
di studi con il vecchio ordinamento.
Bisogna pertanto tener conto anche di queste difficoltà
oggettive e fare delle considerazioni specifiche riguardo il differente tipo
di università : un conto è il Politecnico di Milano, altro conto è un politecnico
da un’altra parte. Chiudere un ciclo di studi svolto con il vecchio ordinamento
al Politecnico di Milano – ve lo assicuro – è difficile: lo sappiamo per conoscenza
diretta.
Un ulteriore discorso da fare è quello relativo all’esame
di Stato vero e proprio. Anche in questo caso, se si è completato il ciclo
di studi con il vecchio ordinamento, perchè non si deve avere la possibilità
di sostenere degli esami consoni alla propria preparazione ? Perchè non si
deve tener conto di una preparazione oggettivamente superiore?
Vengo all’ultima considerazione di carattere generale
sugli effetti della riforma universitaria e sull’inserimento dei cosiddetti
CFU, i crediti formativi. Ora, chi ha scelto di completare l’università con
il vecchio sistema, sa bene che prima era molto più difficile rispetto ad
oggi. Infatti, adesso l’università è diventata una sorta di liceo. Chi non
si laurea oggi con i crediti formativi ? Basta infatti avere la pazienza di
ripetere qualche volta gli esami, guardarsi su Internet le prove, provare
e riprovare e alla fine si passa l’esame. Il risultato è una classe dirigente
del paese oggettivamente meno preparata di prima.
Spesso, inoltre, si fa una grossa confusione tra istruzione e cultura. Se
da un lato siamo tutti d’accordo che nel nostro paese si ha un numero di laureati
inferiore a quello che dovrebbe essere lo standard di un paese civile vero
e proprio, dall’altro lato non siamo invece d’accordo che la soluzione sia
quella di abbassare il livello di qualità. Purtroppo, questo è ciò che
è successo: abbiamo drasticamente abbassato il livello di preparazione.
Il collega Folena sosteneva che dobbiamo mettere mano alla riforma universitaria.
Per noi sta bene, ma dobbiamo preparare un percorso veramente selettivo per
premiare chi merita. Ciò non vuol dire non premiare anche chi ha buona volontà.
Tuttavia, oggi abbiamo
troppa gente laureata che viene messa tutta allo stesso livello, non esistendo
un sistema di meritocrazia vera e propria. Purtroppo ciò determina conseguenze
negative sull’occupazione, in quanto è un dato di fatto che il titolo crea
aspettative: un laureato non assume un lavoro da operaio perchè ritiene di
possedere un titolo di studio importante. Non vogliamo negare tale importanza,
ma se, per così dire, non rimetteremo in sesto il sistema scolastico, conferendo
davvero ad esso un minimo di selettività, avremo un sempre maggiore numero
di persone insoddisfatte nell’ambito lavorativo. Infatti, se non si è acquisita
una forte preparazione, è poi difficile trovare un posto di lavoro: anche
sostenendo cento colloqui ed esibendo il titolo di studio, se non si è preparati
non si è assunti in quanto, in genere, l’imprenditore assume i giovani preparati,
senza considerare il titolo posseduto. Quindi, interveniamo pure con delle
modifiche legislative ma nella direzione giusta, introducendo elementi minimi
di selettività”. L’intervento si conclude con gli applausi dei deputati dei
gruppi Lega Nord Padania e Forza Italia.
Il Presidente invita a passare ai voti e indıce la
votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti
Paolo
Russo 1.310 e D’Agrò 1.315,
quelli per intenderci grazie ai quali si voleva cercare di elevare il transitorio
al 2010, non accettati dalla Commissione né dal Governo. Segue la votazione.
Il Presidente dichiara
chiusa la votazione e comunica il risultato:
la Camera respinge (Vedi votazioni).
Presenti 477
Votanti 474
Astenuti 3
Maggioranza 238
Hanno votato sì 218
Hanno votato no 256
Si passa successivamente
alla votazione degli identici emendamenti Folena 1.301, Paolo Russo 1.311
e Meloni 1.316, con cui si chiede di spostare il termine al 2009.
Ricorda il Presidente
al riguardo che il relatore ha modificato, da contrario in favorevole,
il parere precedentemente espresso; chiede, dunque, al rappresentante del
Governo di precisare se intenda a sua volta modificare il parere già formulato.
L’On D’Andrea, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento
e le riforme istituzionali afferma che il Governo si rimette all’Assemblea.
Il Presidente dà la parola all’On. Frassinetti
di Alleanza Nazionale: “Signor Presidente, esprimo anzitutto un apprezzamento
per il dibattito testé svoltosi in Assemblea che ha indotto la relatrice
a formulare un nuovo parere, favorevole, sugli emendamenti in esame.
La data del 2009 ci sembra congrua, anche se dovrebbe
inserirsi in un dibattito più ampio sulla meritocrazia, atteso che bisognerebbe
riflettere sulla circostanza in base alla quale gli studenti dei corsi universitari
di ingegneria affrontano l’esame di Stato con diversi tipi di preparazione.
Ma la questione riguarda anche, oltre agli ingegneri, i geologi, i dottori
agronomi, gli architetti; quindi, veramente un’entità numerica di studenti
rilevante. E’ per tale motivo
che noi riteniamo che la scadenza del 2007 inizialmente prevista, poi prorogata
al 2008 dal testo approvato in Commissione, non avrebbe permesso agli ultimi
studenti immatricolati con il vecchio ordinamento universitario di sostenere
l’esame di abilitazione secondo la precedente normativa e ciò – ed è il punto
importante – neppure se avessero concluso gli studi nel termine della durata
legale dei corsi.
Quindi, con l’approvazione di questa proposta si eviterebbe
una lampante disparità di trattamento tra chi conseguirà l’abilitazione professionale
prima della scadenza del periodo transitorio e chi invece – precedentemente
sono state fatte anche delle considerazioni al riguardo –, pur appartenendo
allo stesso ordinamento (e in ciò risiede il cuore della disparità) ed avendo
seguito un identico percorso formativo, sarà equiparato ai laureati del nuovo
ordinamento che seguono un percorso didattico decisamente differente.
E’ importante rilevare
la differenza di tale percorso didattico; consideriamo che la durata media
degli studi di ingegneria, nel vecchio ordinamento, si aggira a seconda dell’ateneo,
tra gli otto ed i dieci anni: quindi, si tratta di studi sicuramente
impegnativi che riguardano migliaia di studenti che si trovano in questa fase
transitoria della riforma.
Se questa proposta non venisse accolta essi vedrebbero
sacrificati e anche deprezzati anni di studio e di sacrifici. Quindi ritengo
che questa misura tuteli, in ottemperanza alla scelta iniziale fatta in merito
alla propria carriera universitaria, anche proprio una metodologia di studio
che poi conduce alla giusta preparazione.
Si parla anche di
difetto della ricerca e di fuga dei ricercatori; è questo un campo, quello
dell’ingegneria, il campo scientifico, che va tutelato e guardato con un occhio
di riguardo relativamente alle questioni della preparazione e della meritocrazia.
Ma quello che potrebbe sembrare apparentemente un aspetto procedurale tecnico
attiene invece al merito perchè va proprio ad incidere sulla vita di migliaia
di studenti che hanno scelto di impegnarsi in questa disciplina. Quindi
penso e spero che questo emendamento venga approvato per eliminare un grave
stato di disparità.
L’intervento si conclude con gli applausi
dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale.
Interviene l’On. Paolo Russo di Forza Italia:
“Signor Presidente, registro una condizione schizofrenica della maggioranza.
Essa porta argomenti utili alla tesi rappresentata, secondo cui occorre evitare
una condizione di discriminazione nei confronti di migliaia di studenti presso
le facoltà di ingegneria. Tale considerazione porta di conseguenza la disponibilità
a votare gli identici emendamenti in esame, che prorogano al 2009 l’opportunità
di riequilibrare le condizioni di partenza degli studenti.
La questione che pongo,
sommessamente ma con fermezza, è la seguente: non si tratta più di migliaia
di studenti, perché quelli residuali saranno poche centinaia.
Voteremo questi emendamenti che permetteranno di sanare
la situazione di migliaia di studenti e lasceremo fuori una « sacca » piccola
di qualche centinaio di studenti, più sfortunati degli altri, in condizione
di maggiore debolezza, maggiore difficoltà e maggiore incapacità di sostenere
le proprie ragioni attraverso un’utile sollecitazione al Parlamento.
Quindi, mentre
colgo con piacere e favore la disponibilità della Commissione e del relatore
ad esprimere il parere favorevole agli identici emendamenti in esame,
mi chiedo per quale ragione discriminante si è voluto, cocciutamente, « bocciare
» gli emendamenti precedentemente votati che, viceversa, avrebbero veramente
consentito di mettere la parola « fine » a questa vicenda che comporta un
elemento di forte discriminazione. Le parole del collega Boscetto mi parevano
di buonsenso, prevedendo un percorso senza data che consentisse, senza alcuna
discriminazione, agli studenti iscritti con il vecchio ordinamento, di continuare
a procedere nel proprio corso di studi e professionale secondo il vecchio
ordinamento. Talvolta, però, il buonsenso non prevale”.
Seguono gli applausi dei deputati del gruppo
Forza Italia.
Prende la parola l’On. Formisano dell'Unione
dei Democratici di Centro: “Signor Presidente, intervengo per aggiungere
la firma mia e del collega D’Agrò all’emendamento Paolo Russo 1.311, ma anche per evidenziare qualcosa di non chiaro.
Non capisco per quale motivo approvare come termine l’anno
2009 e non il 2010. Avere oggi la
certezza che, nel 2009, tutti gli ingegneri iscritti al vecchio ordinamento
si saranno laureati e potranno svolgere gli esami con il vecchio sistema,
significherebbe avere la « palla di vetro », che nessuno in Parlamento può
ritenere di avere. Signor Presidente, accettando amaramente la « bocciatura
» degli identici emendamenti precedentemente respinti e sottoscrivendo quello
in esame scegliamo il « meno peggio ». Chiedo, allora, formalmente
un impegno al Governo, affinché nel 2009 vi sia una verifica in modo che tutti
gli iscritti alla facoltà di ingegneria del vecchio ordinamento possano sostenere
l’esame di iscrizione all’albo con il nuovo metodo. Mi sembra una proposta
di buonsenso per andare incontro a quegli studenti che, loro malgrado, si
troverebbero a sostenere un esame completamente diverso dal corso di studi
sostenuto”.
Prende la parola l’On. Garagnani
di Forza Italia: “Signor Presidente, intendo ringraziare i colleghi,
soprattutto i colleghi Paolo Russo ed il collega Boscetto che hanno sostenuto,
con l’emendamento presentato, ragioni di buonsenso.
Colgo l’occasione
anche per ribadire l’atteggiamento, che già il collega Russo ha definito tale,
« schizofrenico » da parte del Governo e della maggioranza nel farsi carico
dei problemi dell’università e di coloro che la frequentano, soprattutto gli
studenti, in una sorta di vacatio per cui mancano direttive precise. La
logica vorrebbe che coloro che si sono iscritti secondo modalità previste
dal vecchio ordinamento procedessero e definissero il proprio iter universitario
secondo le medesime regole. C’è stata la necessità di alcuni orientamenti
ben precisi e di alcune prese di posizione, per definire una situazione regolare
in base alla quale fino al 2009 questi studenti possono iscriversi all’albo
secondo quanto previsto. Colgo questa occasione per dire che, al di là delle
parole, noi siamo ormai abituati in Commissione cultura ad ascoltare una serie
di valutazioni di ogni tipo da parte del Governo sulla riforma dell’università.
Occorre procedere sollecitamente a questa riforma, diversificando anche l’approccio
alle facoltà scientifiche rispetto a quelle letterarie e ponendosi il problema
del titolo di studio e dell’abilitazione alla professione, con metodologie
diverse da quelle sostenute finora. Pertanto il mio intervento. è ovviamente
a favore, ma con la consapevolezza che i problemi urgono e non possono essere
ulteriormente dilazionati”.
Seguono gli applausi dei deputati dei gruppi
Forza Italia e Alleanza Nazionale.
.
Interviene l’On. Raiti dell'Italia dei
Valori, contattato dai referenti Giuseppe
Torrisi e Daniela Urso (ref.ti
Catania):”Molto
brevemente, dato che gli emendamenti in esame mi paiono assolutamente condivisibili,
desidero sottoscrivere l’emendamento Folena 1.301.”
In ultimo prende la parola l’Onorevole
Tessitore dell'Ulivo: “Se ci saranno persone che non riusciranno a
laurearsi entro il 2009, qualche problema ci sarà . Credo che ogni intervento
di carattere legislativo deve porre un confine, per non determinare una situazione
di incertezza e di precarietà e, questa volta veramente, di schizofrenia.
Ecco perchè si appoggia questo intervento, che ha esteso il termine del
2007 al 2009”.
Interviene l’On. Folena: “Colleghi,
la questione non è fare una specie di mercato sullo spostamento del termine
di scadenza di un anno. Un conto sarebbe stato, come ha detto il collega Boscetto,
una norma che non prevedeva limiti temporali. Già nella scorsa legislatura
– il collega Tessitore elegantemente lo ha ricordato un attimo fa – si era
proceduto con la medesima logica di una proroga indicando degli anni. Non
si è seguita quella filosofia neanche in queste ore: nessun collega – è stato
riconosciuto schiettamente dal collega Boschetto – ha proposto un’altra soluzione,
che forse insieme avremmo dovuto prendere in considerazione. Credo però
che la collega Formisano abbia suggerito una via, che ci permette di non considerare
questo come una specie di voto punitivo. Noi inseriamo una norma che per il
2009 dovrebbe dare, a mio modo di vedere, dai dati che ho, dalle considerazioni
che si possono fare, una certezza sul fatto che il problema si risolve. Contestualmente
possiamo preparare un ordine del giorno da votare prima del voto finale, che
impegni il Governo, nell’eventualità che nel 2009 rimangano dei significativi
problemi, a studiare le soluzioni per risolvere quei problemi. Credo che la
votazione di questo emendamento, per le ragioni dette da tanti colleghi della
maggioranza e dell’opposizione, permetta sostanzialmente di chiudere questa
vicenda”.
Domanda la parola l’On. Porfidia dell'Italia
dei Valori, contattato dal Referente per Caserta, Luigi Rubino: “Signor
Presidente, dichiaro di voler sottoscrivere anch’io questo emendamento”.
Il Presidente passa
ai voti e indice la votazione nominale, mediante procedimento elettronico,
sugli identici emendamenti Folena 1.301, Paolo Russo 1.311 e Meloni 1.316,
con cui si chiede di elevare il transitorio al 2009, accettati dalla Commissione
e sui quali il Governo si rimette all’aula.
Segue la votazione.
Il Presidente dichiara chiusa la votazione
e comunica il risultato:
la Camera approva (Vedi votazioni).
Presenti
474
Votanti
458
Astenuti
16
Maggioranza
230
Hanno
votato sì 456
Hanno
votato no 2
Terminano quindi con questa votazione
i lavori in Assemblea sul nostro comma, mancano ancora alcuni giorni prima
di chiudere il lavoro alla Camera sulla conversione del DL e lasciare la Parola al Senato.
Ed è in questi pochi giorni che l’idea dell’On. Formisano, appoggiata poi anche dall’On. Folena e da altri prende forma, ossia quella di presentare
un Ordine del Giorno volto a monitorare nel 2009 la situazione degli studenti
e dei laureati non ancora abilitati, per decidere poi le azioni più opportune
da intraprendere.
Per essere più chiari, e per non
generare equivoci, l’Ordine del Giorno non è un obbligo del Governo a fare
qualcosa nel 2009, ma la sua importanza consiste nel fatto che è un impegno
ufficiale, impugnabile dal Movimento al momento opportuno. In altri termini,
se nel 2009 ci saranno persone non ancora abilitate (come purtroppo prevediamo),
con tale documento chiederemo di riconoscere ciò che già una volta il Parlamento
ha riconosciuto giusto e valido con largo consenso.
Andiamo quindi ora a vedere il video ed a leggere tale
documento.
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