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Movimento degli studenti della laurea tradizionale (V.O.)
delle facoltà di ingegneria italiane
Esame di Stato
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ESAME DI STATO INGEGNERIA V.O.
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| a cura del Movimento Nazionale DPR328 | Data
di pubblicazione: 13/11/2006 |
Non
sono certo dei rompiscatole "quelli
del 328"! Ha tenuto a puntualizzare
il Sottosegretario al MIUR On. Luciano
Modica, durante l'incontro - tenutosi
a Pisa - con i Rappresentanti della sede
locale del Movimento, riferendosi alle 28131
FIRME inviate al Ministero nell'ambito
della QUARTA PETIZIONE NAZIONALE.
L'iniziativa, promossa fin dal 2002
dagli studenti e dai laureati in Ingegneria
del Vecchio Ordinamento, è nata per
portare all'attenzione delle principali
istituzioni il grave problema che coinvolgerà
oltre 33.377 iscritti in tutta Italia a
partire dal 2007.
Essi saranno infatti costretti a
superare un esame di abilitazione che non
compete loro, nonché a subire privazioni
in campo professionale non giustificate
vista la loro preparazione: il
nuovo esame prevede infatti ben quattro
prove invece che le attuali
due a fronte dell’iscrizione ad
un solo settore dell’Albo professionale
invece che agli attuali tre.
L’On. Modica ha poi aggiunto
che, a seguito del materiale inviato,
è ormai ampiamente informato riguardo
alla nostra questione e che cercherà
di tenerne conto e di risolvere il nostro
caso nella prossima azione legislativa del
Ministero riguardante le professioni. Di
fronte alla richiesta di chiarimenti a riguardo
ha risposto che non può promettere
un transitorio a tempo indefinito, ma che
cercherà di fare in modo che un transitorio
ci sia, suggerendo di fare leva,
nelle nostre richieste, soprattutto sul
fatto che noi ci siamo iscritti all’università
con un certo regolamento e con certe aspettative
professionali, e che tali debbano rimanere
fino alla conclusione del percorso che ci
porterà ad esercitare la professione.
Ha poi riferito che la questione non è
di facile soluzione poiché è
prevedibile un effetto domino che potrebbe
tirare in ballo molti altri aspetti riguardanti
il mondo professionale e che attualmente
c’è parecchio fermento intorno alla
materia.
Infatti, poiché gli Ordini professionali
fanno capo al Ministero della Giustizia,
sembra che l’azione legislativa a riguardo
debba essere fatta di concerto tra il Ministero
dell’Università e della Ricerca
- che ha tra le proprie competenze gli Esami
di Stato - e lo stesso Ministero della Giustizia.
E gli ordini professionali hanno ragioni
per opporsi all’accoglimento delle nostre
richieste?
Al momento non si intravedono segnali non
rassicuranti da parte degli Ordini soprattutto
a fronte dei pareri espressi dai Consigli
di Teramo, Pisa,
Firenze e Vicenza
a seguito di precise richieste da parte
dei Referenti del Movimento che li avevano
interpellati, tutti favorevoli alla nostra
questione:
"Il Consiglio dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Teramo, nella riunione del 28 febbraio 2006, ha espresso parere favorevole alla richiesta da Voi avanzata nelle sedi competenti; ovvero che venga riconosciuto a quanti conseguiranno la laurea secondo il vecchio ordinamento della Facoltà di Ingegneria il diritto a sostenere gli esami di abilitazione alla professione secondo le modalità attualmente in essere, previgenti al DPR 328";
Ma
forse è il Consiglio di Vicenza ad
interpretare nello specifico il reale pensiero
dei ragazzi del Movimento, che si è
sempre saputo non osteggiano la riforma,
ma chiedono solo la restituzione dei diritto
acquisiti all’atto dell’iscrizione:
"Nella seduta del 6 luglio 2006
il Consiglio dell'Ordine degli Ingegneri
della Provincia di Vicenza nel prendere
visione della Vs lettera con oggetto: "Movimento
DPR328, Ingegneri Vecchio Ordinamento riforma
dell'accesso all'Albo" pur
condividendo il principio del mantenimento
dei diritti acquisiti, approva e condivide
anche la settorializzazione introdotta dal
DPR 328/01. Stiamo provvedendo
comunque ad interessare le Sedi opportune
(CNI, MIUR, ...) per sostenere la Vs posizione".
Ma
probabilmente trattandosi di una posizione
scontata altri Ordini non hanno sentito
la necessità di sottolinearla:
"Il Consiglio dell'Ordine degli
Ingegneri di Pisa nella Riunione del 6 marzo
2006 ha espresso parere favorevole
alla richiesta da voi avanzata nelle sedi
competenti, ovvero che venga riconosciuto
a quanti conseguiranno la laurea secondo
il vecchio ordinamento della Facoltà
di Ingegneria il diritto a sostenere gli
esami di abilitazione alla professione secondo
le modalità attualmente in essere,
previgenti il DPR 328/01".
E
anche il Consiglio di Firenze non manca
di ribadirlo:
"Il Presidente riferisce al Consiglio
nella comunicazione inviata all'Ordine dal
Movimento Nazionale DPR 328/01. In particolare
il Movimento chiedeva sostegno per la proroga
degli Esami di Stato per i laureati con
il vecchio ordinamento. Il Consiglio
approva le richieste del Movimento (...)
tale da consentire anche gli ultimi iscritti
che termineranno gli studi (...) di avere
pari trattamento dei precedenti Colleghi".
E concordano anche gli Studenti del Politecnico di Bari che – accogliendo le richieste della Rappresentate per la sede locale del Movimento - per la seconda volta ribadiscono all’unanimità attraverso il loro Consiglio “Che venga estesa, nel tempo e a tutti gli studenti che conseguiranno la laurea in Ingegneria secondo il previgente ordinamento, la possibilità di sostenere l’esame di Stato secondo l’ordinamento previgente al DPR328/01, superato il quale sia garantito l’accesso, simultaneo e non ulteriormente condizionato, a tutti i settori in cui è stato o sarà diviso l’Albo professionale”.
E
del resto anche lo stesso CNSU non ha mancato
di esprimere nuovamente il proprio parere
attraverso una mozione in cui si legge “Riteniamo
necessario garantire la possibilità
a tutti i laureati del vecchio ordinamento
di poter sostenere la prova dell’esame di
Stato secondo la vecchia modalità,
senza la necessità di dovere sostenere
un tirocinio abilitante. Riteniamo
inoltre che sia gravissimo trattare tali
studenti come i laureati del nuovo ordinamento
rispetto all’iscrizione all’albo professionale”.
Il precedente Governo di centro-destra aveva
del resto mostrato forti segnali di apertura
sebbene avesse restituito il diritto (a
sostenere l’esame di Stato e l’iscrizione
all’Albo secondo le modalità previgenti
il famigerato Dpr328) inspiegabilmente solo
fino alla fine del 2006 e aveva manifestato
disponibilità all'accoglimento di
ulteriori richieste circa la necessità
di un transitorio di più ampio respiro.
Tutti d'accordo quindi, ma allora? Cosa
fa sì che tanti ragazzi nell'arco
di cinque anni abbiano continuato a doversi
riunire in una organizzazione come quella
del Movimento per vedere restituiti i loro
diritti? Principalmente una disparità
di trattamento fra coloro che si sono iscritti
con delle regole - e con quelle si sono
laureati ed abilitati all’esercizio della
professione - e coloro che le hanno viste
cambiare improvvisamente durante il corso
di studi, ma soprattutto una situazione
che evidenzia come il disappunto continui
ad essere non solo costante ma venga addirittura
ad esacerbarsi a cinque anni dalla riforma.
Cosa
ha spinto quindi nuovamente i ragazzi
del 328 a protestare? Dopo il ritiro
della bozza di riforma del regolamento di
accesso alle professioni, che aveva fatto
ben sperare - non solo perchè supportato
dai pareri negativi del Consiglio
di Stato e della Corte dei Conti
- ecco giungere all'esame delle Commissioni
un disegno di legge, Riforma della disciplina
delle professioni intellettuali, contenente
una previsione di tirocinio generalizzata,
che andrà definita poi da un apposito
regolamento per le singole professioni.
All’art. 16 (Tirocinio ed esame di Stato)
questo viene definito in tutti i suoi aspetti,
che vanno dalle finalità, alla durata
alle modalità.
Lo stesso disegno di legge negli art. 41
e 42, demanderebbe al Ministero di Grazia
e Giustizia il compito di stilare uno o
più regolamenti attuativi che specifichino
cosa accadrà alle relative professioni.
All’interno di questo o questi regolamenti
dovrebbe trovare una collocazione la nostra
attività professionale.
Ma come la pensa il Ministero dell’Istruzione
a riguardo?
Come si legge da un recente articolo pubblicato
sul Il Sole 24 Ore del 11 novembre
2006 “In una lettera inviata giovedì
pomeriggio alla presidenza del Consiglio
e al Ministero della Giustizia, il MIUR
ha sottolineato di non essere stato mai
coinvolto per partecipare alla stesura dello
schema di disegno di legge di riforma degli
Ordini professionali e dell’accesso alle
professioni, né ha mai ricevuto alcuna
informazione in merito. Dunque, sino a quando
il capitolo del provvedimento relativo all’accesso
agli Albi non sarà rivisto e concordato
con il Ministro Fabio Mussi, il dicastero
dell’Università si oppone all’eventuale
iscrizione del disegno di legge all’ordine
del giorno del pre-consiglio”.
Da cosa nasce la presa di posizione del
Ministro Mussi nei confronti del Ministro
Mastella?
“L’articolo 1, comma 18 della legge n.4
del 4 gennaio 1999, attribuisce al Ministero
dell’Università e della ricerca scientifica
e tecnologica l’iniziativa per l’adozione,
di concerto con il Ministero della Giustizia,
di uno o più regolamenti ai sensi
dell’articolo 17, comma 2 della legge n.400
del 1998, concernenti la disciplina degli
ordinamenti delle professioni, per il cui
esercizio è previsto l’esame di Stato,
nonché dei requisiti per l’ammissione
agli esami di Stato e delle relative prove
– fa presente il MIUR – Si rammenta, altresì,
che nell’ultimo scorcio della passata legislatura
era stato anche predisposto da questo Ministero,
con il concerto del Ministero della Giustizia,
uno schema di regolamento di modifica del
D.P.R. 328/01 volto a disciplinare alcune
professioni non comprese nel precedente
provvedimento e modificare la normativa
sullo svolgimento delle prove. Tale provvedimento
approvato definitivamente dal Consiglio
dei Ministri e firmato dal Presidente della
Repubblica, ha ricevuto un rilievo dalla
Corte dei Conti in sede di registrazione
ed è stato pertanto ritirato per
un approfondimento. Alla luce della normativa
vigente, si ritiene, pertanto, che ogni
provvedimento riguardante la disciplina
dell’accesso alle professioni debba essere
proposto da questo Ministero e, di seguito,
valutato congiuntamente dalle due Amministrazioni,
cui è riservata la competenza istituzionale.”
Nonostante
i segnali di apertura dimostrati dall'attuale Governo, ecco
nuovamente che si gioca con le speranze e il futuro di oltre
33000 studenti di ingegneria, senza contare le migliaia di ragazzi iscritti
ad altre facoltà, che non chiedono di meglio che potere
completare i propri studi in ottemperanza a quanto stabilito all'atto
dell'iscrizione.
E del resto il lavoro dell'organizzazione, in questi anni, non
ha mai dato segnali di cedimento annoverando tra i risultati
più importanti i contatti con le principali istituzioni che hanno
portato al cambio di una legge per ben due volte nel 2002
e nel 2003. Ma principalmente ha contribuito in maniera
significativa a fare uscire gli studenti dalla sudditanza delle voci
di corridoio e della disinformazione che purtroppo si annida nelle stesse
segreterie di alcune istituzioni, subordinando tutto ad una conoscenza
molto attenta delle leggi e delle loro modalità di approvazione.
Con questa stessa serietà ora i Ragazzi del Movimento sono nuovamente
scesi in campo per portare all'attenzione dell'attuale Ministro
dell'Università e della Ricerca On. Fabio Mussi e del
Sottosegretario On. Luciano Modica il grave problema
che li riguarda. E proprio quest'ultimo ha voluto rassicurare i colleghi
del Comitato di Pisa circa la volontà del Governo nel volere
venire incontro alle esigenze di questi futuri professionisti. E del
resto la stessa volontà era già stata manifestata dal
precedente Governo di centro-destra dall'allora Sottosegretario Maria
Grazia Siliquini che già si era fatta promotrice di due precedenti
decreti di proroga (D.L. 107/02 - L. 173/02 e D.L. 105/03 - L. 170/03)
convertiti in seguito in legge con modifiche.
Alla luce di tutto ciò, il nostro perseverante lavoro, orientato
ad una risoluzione ottimale della problematica, non può certo
essere orientato solo al tentativo di vincere la attuale inerzia del
MIUR, ma si manifesta anche attraverso una costante vigilanza tesa ad
individuare altre possibili strade alternative. Alcuni tra i nostri
referenti sono infatti impegnati in una costante ed encomiabile attività
volta ad incalzare tutte le parti politiche in gioco: Ministero dell’Università
e della Ricerca in primis e Ministero della Giustizia e Ministero delle
Attività Produttive, ma anche molti membri delle commissioni
parlamentari “II GIUSTIZIA” e “X ATTIVITA’ PRODUTTIVE”, attualmente
impegnati ad esaminare entrambi i DDL in materia di riforma delle professioni,
proposti sia dalla maggioranza che dall’opposizione.
Ma andiamo nel dettaglio:
L'approvazione frettolosa del D.P.R. 328/01, avvenuta
alla fine del 2001, aveva comportato un brusco cambiamento nelle regole
per l'abilitazione professionale di tantissimi studenti V.O. dimenticando
che essi si erano iscritti con regole diverse da quelle riservate agli
appartenenti alla riforma universitaria (ex D.M. 509/99). Il
malcontento che ne era seguito, aveva generato una levata di scudi da
parte di una organizzazione di studenti che in modo del tutto civile
e democratico si era fatta carico di portare all’attenzione del Governo
il problema. La protesta era stata accolta dal Governo attraverso l’approvazione
di due decreti aventi carattere di urgenza - successivamente
convertiti in legge con modifiche in sede parlamentare – grazie
ai quali il diritto era stato restituito fino alla fine del 2006.
Il D.P.R. 328/01 - regolamento di attuazione della legge 4/99 - era
stato oggetto di revisione da parte del MIUR durante la scorsa legislatura
e, in seguito, era stato frettolosamente approvato in Consiglio dei
Ministri un nuovo testo contenente un tirocinio di un anno per gli ingegneri
(a fronte di uno inspiegabilmente di soli sei mesi per gli architetti).
Il decreto è subito finito in mezzo alla bufera; prima a causa
delle osservazioni negative da parte del Consiglio di Stato, successivamente
a causa del rinvio al MIUR da parte della Corte dei Conti perchè
lo riformulasse. Alla fine è stato definitivamente ritirato dal
nuovo Governo di Centro-sinistra prima che venisse pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale.
Ma non finisce qui: ecco sbucare all’orizzonte addirittura un disegno
di legge - ad opera dell’attuale Governo di centro-sinistra - contenente
una previsione di tirocinio non meglio specificato che si potrebbe estendere
in un arco temporale che va da uno a due anni.
Siamo punto e a capo? Cosa c’entrano i ragazzi del V.O. con le scelte
ottemperate in merito alla riforma? Quali le motivazioni per non escluderli
da qualcosa di cui nessuno li aveva informati all’atto dell’iscrizione?
E nemmeno i nostri colleghi di Architettura sono molto propensi ad accettare
questo stato di cose.
Lo hanno detto chiaramente scrivendo nell’ ormai storico gruppo di discussione
su internet :
http://it.groups.yahoo.com/group/MovNazDpr328
al quale partecipano sempre più numerosi.
Non ci stanno gli oltre 17000 amici di Architettura ancora iscritti
al V.O. e allora ecco che si uniscono alla protesta.
Insomma abbiamo le nostre buone ragioni e continueremo a fare
di tutto per la difesa di un giusto diritto ad avere lo stesso trattamento
riservato fino ad oggi a tutti i possessori del nostro stesso titolo
di laurea: non sono rivendicazioni di carattere economico le nostre,
ma di carattere professionale! Altrimenti che ci convincano del contrario!
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Ultimo aggiornamento: 13-11-06
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