|
|
| Il
vetro come materiale costruttivo
|
|
Ing.
Leonardo Lani |
Data di
pubblicazione: 05/2003 |
|
1/2
1.1 Prove
meccaniche
1.1.1 Prova di compressione e trazione
I materiali fragili come i vetri vengono
generalmente provati a compressione in quanto anche il
loro impiego pratico avviene di solito in queste
condizioni. In questa prova si sottopone un provino a
compressione crescente e si valuta la deformazione di
esso fino a rottura. Il vetro, come già detto, è un
materiale fragile quindi la rottura avviene
improvvisamente senza deformazione plastica, peraltro
il suo comportamento prima della rottura è lineare,
come evidenziato dal grafico 1.1, quindi facilmente
descrivibile.
Da questa prova si riescono a conoscere
caratteristiche fondamentali come il carico a rottura
e il modulo di elasticità.

Figura 1.1: Grafici tensione - deformazione per il
vetro e acciaio
Nella prova di trazione un
campione viene allungato sotto tensione, mentre
vengono registrati con continuità il carico e
l'allungamento. La rottura del vetro non è preceduta
da strizione come avviene per altri materiali come
l'alluminio, l'acciaio dolce e il rame, e la sua
rottura risulta in corrispondenza di un carico molto
basso dato che l'innescarsi di una microfrattura non
viene contrastata da una plasticizzazione locale, per
cui la presenza di imperfezioni locali inevitabili
determinano un comportamento poco favorevole.
Le caratteristiche meccaniche del vetro float sono
riportate seguente tabella 1.1:
Tab. 1.1:
Caratteristiche meccaniche del vetro floa
| Densità: |
2.5
Kg/dm3 |
| Durezza: |
6.5
Scala Mohs |
| Modulo
elastico: |
750000
Kg/cm2 |
| Coefficiente
di Poisson: |
0.23 |
| Carico
di rottura a compressione: |
10000
Kg/cm2 |
| Carico
di rottura a trazione: |
400
Kg/cm2 |
| Carico
di rottura a flessione: |
400
Kg/cm2 |
| Coefficiente
dilatazione termica: |
9x10-6 |
| Conducibilità
termica: |
1
Kcal/hm0C |
|
I dati riportati mostrano un
altissima resistenza a compressione del vetro;
paragonato ad un acciaio Fe 360 o ad un calcestruzzo Rck
300 (materiali da costruzione ordinariamente usati)
risulta evidente la superiorità di tale materiale
sottoposto a compressione. Il modulo elastico è di un
ordine inferiore a quello dell'acciaio e praticamente
uguale a quello dell'alluminio:
| Acciaio: |
E=2100000
Kg/cm2 |
| Alluminio: |
E=700000
Kg/cm2 |
| Vetro: |
E=750000
Kg/cm2 |
Risulta quindi un'affinità
tra la rigidezza dell'alluminio e quella del vetro, è
evidente che un accoppiamento di questi materiali sarà
più idoneo che non con l'acciaio. È fondamentale
infatti evitare concentrazioni di sforzi e rendere il
più uniforme possibile il fluire delle forze
attraverso elementi di contatto. È da notare anche il
basso valore del coefficiente di dilatazione termica e
quindi un ottimo comportamento agli sbalzi termici per
le strutture iperstatiche. È fondamentale ribadire
come soltanto oggi, grazie allo sviluppo di una
tecnologia adeguata, si inizi a sfruttare le
potenzialità di questo materiale che, per la sua
fragilità e per la sua bassa lavorabilità, è stato
usato solo come materiale secondario. Un uso
consapevole permette di ovviare le inadempienze del
vetro e sfruttare al meglio i suoi indubbi pregi.
|
1.1.2
Determinazione della resistenza a flessione
La normativa EN1288-1¸5 indica come
determinare la resistenza a flessione del vetro,
caratteristica fondamentale per poter usare un
materiale in edilizia.
La resistenza a flessione è influenzata notevolmente
dai seguenti fattori:
- Condizione della
superficie: la fragilità del materiale
comporta la formazione di cricche e microcricche
al contatto del vetro con materiali duri. Un danno
alla superficie di questo genere è praticamente
inevitabile sia durante le prove in laboratorio
che durante l'esercizio della struttura; si ha
quindi un inevitabile abbassamento della
resistenza a flessione tanto più la superficie è
danneggiata. Il deterioramento dal punto di vista
chimico è praticamente trascurabile rispetto a
quello meccanico. I test condotti, seguendo la
normativa sopra citata, si riferiscono a pannelli
in cui si è prodotto uno specifico danno
superficiale attraverso particolari trattamenti, i
risultati sono quindi correlati al tipo di degrado
superficiale oppure al trattamento che impone una
compressione superficiale residua in modo da
"chiudere" le microfessure formate.
- Durata e frequenza dei
carichi: per una interpretazione corretta dei
risultati della sperimentazione, assume
un'importanza specifica la durata e la frequenza
dei carichi applicati. È noto, infatti, che si può
avere la propagazione istantanea di microcricche
anche se sono soggette a forze di trazione
inferiore al livello critico (teoria di Griffith),
questo può essere dovuto a fattori come la
temperatura, umidità o appunto la frequenza dei
carichi. La stessa normativa precisa che per vetri
temperati tale dipendenza non si manifesta fino a
quando la trazione non eccede la compressione
residua permanentemente presente nella superficie.
- Porzione di superficie
caricata: questo fattore si lega a quanto
detto nel punto 1, in quanto una superficie
maggiore sollecitata ha più probabilità di
contenere imperfezioni al suo interno. La
normativa specifica quale deve essere la porzione
di area da testare in base al macchinario usato, e
mostra come la differenza tra differenti aree può
essere anche del 300%.
- Caratteristiche
dell'ambiente: l'umidità dell'ambiente ha una
valenza importante nella resistenza a flessione
del vetro solo se questa è molto bassa. Il vetro
usato in edilizia si trova in un ambiente la cui
umidità varia tra il 30% e il 100% per cui gli
effetti di questa è praticamente ininfluente.
- Età del materiale:
L'età del materiale è correlata al danno
superficiale.
- Temperatura: anche
le temperatura, come l'umidità, non varia molto
le caratteristiche meccaniche del vetro se questa
varia nei normali intervalli di utilizzo, i test
vengono comunque eseguiti in un ristretto range di
temperatura per avere un confronto più corretto
tra i diversi valori ottenuti.
Per i vetri piani le prove
sono descritte dalle normative EN1288-1, EN1288-2,
EN1288-3, EN1288-5 in cui le prove di flessione
vengo fatte variando la superficie caricata e la
tipologia di vincolo.
Tali prove di distinguono per la dimensione del
campione, la forma e il tipo di vincolamento imposto
dalla macchina.
|
Prova di
flessione su grandi superfici tramite carico circolare
Questa prova viene eseguita su grandi superfici
caricate da un carico uniformemente distribuito su una
superficie circolare vincolata da un anello fisso,
tutte le indicazioni sono riportate nella norma
EN1288-2.
È stata precedentemente evidenziata l'importanza
delle finiture dei bordi, i quali rappresentano spesso
la zona in cui ha inizio la formazione di microfessure,
proprio perché sono le parti che più si trovano a
contatto con altri materiali.
Tale test non tiene conto degli effetti dei bordi
proprio per la tipologia di macchina con cui viene
eseguita la prova.
Lo schema della macchina è riportato in figura 1.2,
nel quale si vede come il carico sia dato da una forza
F e da una pressione che mantiene il carico
distribuito su una superficie circolare.

Figura 1.2: Macchina per la prova di flessione su
grandi superfici
I risultati mostrano che per piccole flessioni il
centro del pannello è soggetto a una tensione di
trazione in cui le componenti tangenziali e radiali
sono praticamente uguali, tali valori si riducono
progressivamente verso i bordi.

Figura 1.3: Andamento tensionale per piccoli e
grandi spostamenti
Quando gli
spostamenti cominciano ad essere dell'ordine di metà
dello spessore (il limite preciso dipende dal rapporto
r2/r1) i due valori risultano differenti e un calcolo
con la teoria lineare porta ad errori non accettabili
(vedi figura 1.3).
Mantenendo costante la forza esercitata dal pistone F,
la pressione del gas p regola l'andamento delle
tensioni all'interno dell'area caricata (Fig.
1.4-1.5). Sarà quindi opportuno avere un andamento
costante all'interno di tale area per assicurare un
comportamento uniforme anche se è pur vero che non è
possibile ottimizzare attraverso p contemporaneamente
entrambi i termini. E' comunque da evidenziare come in
un materiale fragile, come il vetro, sono le tensioni
tangenziali che avviano la frattura che quindi guidano
il valore della pressione.
|
| Lo stato di
tensione biassiale che si viene a creare è proprio
uno dei vantaggi di questa prova; l'indipendenza della
direzionalità del carico neutralizza le possibili
imperfezioni che possono nascere in direzioni
privilegiate.

Figura 1.4: Andamento delle tensioni radiali al
variare della pressione p

Figura 1.5: Andamento delle tensioni tangenziali al
variare della pressione p
|
|
...continua
>> |
|
|
|
|
HOME
SU |
|
| |