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                                                    le costruzioni in rete

"Riflessione ... su Terragni

 Paolo MARZANO

Data di pubblicazione: 09/2004

 

Dan Graham - Half square/Half crazy

Fotografie di Pino Musi. Courtesy Galleria Massimo Minini

Presentata dall'Associazione culturale Borgovico 33 e la Galleria Massimo Minini

 

Trasparenza, una qualità ineccepibile, strumento energetico e vitale nelle intuizioni dell’artista Dan Graham, istituisce a Como un ‘notevole’ incontro.

Il flebile ‘respiro’ di una forma riflettente al cospetto di un’ossea struttura.

Quale delle due è l’installazione? 

Il riferimento rispetto al quale si interpreterà l’altra? 

Ma soprattutto, è la Casa che cerca l’irraggiungibile trasparenza, o è l’installazione che desidera contornarsi di volumi puri e di invidiabile razionalità?

E’ l’ex casa del Fascio che comunica la sua sublimata energia iniziatrice mutata, in trasparenza strutturale, oppure è l’installazione che solidifica, al di là di un tempo, i propri riflessi azzardando la cristallizzazione della moltitudine di eventi compositivi dall’esterno fino all’interno della casa?

Si verifica qui, nello spazio storicizzato ‘tra’ le due strutture, un depotenziamento dinamico del valore ‘utile’ delle due opere per un’amplificazione dei loro aspetti ermetici. L’effetto è percepibile ma di breve durata, quanto basta per esplorare l’installazione e intravedere tra i riflessi del vetro riflettente la sovrapposizione cangiante dei riquadri ‘mitici’. L’ex casa del fascio di Terragni è, nel riflesso momentaneo, dell’esile barriera trasparente, una luminosa architettura diffusa nell’intorno. Condizione essenziale di un paesaggio rinnovato che il maestro, a distanza di tanto tempo, ci ha ancora una volta, regalato.

Che gli studenti di architettura percorrano in largo e in lungo la piazza e che scrutino come dall’interno dell’atrio della Casa, la piccola forma lucente riverberi per proiezione sulle pareti interne della struttura.

Bagliori, brevi luci diffuse, ripetono le “ L” compositive all’interno, un gioco caleidoscopico; per poco tempo, ma l’effetto dello spazio architettonico attuato, farà capolino prorio in questa distanza e nel tempo dell’esplorare le iniziatiche relazioni.

Como, con questo binomio architettonico strutturale-percettivo realizzato, testimonia come gli eventi architettonici, possono entrare a far parte di un percorso didattico per una rinnovata (FINALMENTE) interpretazione della storia moderna che andrebbe solo saputa ‘leggere’ e raccontata. Plauso all’iniziativa, che secondo me diventerà uno degli eventi più interessanti e stimolanti degli ultimi decennni ‘archiettonici’ italiani.

P.S.   I riflessi dell’architettura diffusa di G. Terragni saranno osservati anche dopo quest’anno importante e forse decisivo per la storia dell’architettura non solo italiana. Un riflesso di quello che accade a Como, però ancora non è arrivato a Venezia. Alla Biennale, altri suoni, altre visioni, altre ibridazioni contemporanee, ancora rimangono ‘seconde’ all’ineguagliabile ‘mitica relazione’ BIANCA (intransigente e mutante) generatrice di rinnovati insegnamenti. Quanto è lontana la Metamorfosi della Biennale di Venezia dal colto contatto verificatosi a Como, è proprio lontanissima!!!

Foto dell’installazione di D. Graham a Como dal 15 Ottobre 2004 a sabato 20 Novembre 2004, tratta dal sito

       http://www.sfogliamilano.it/home/evento.php?calendarioID=430

 

Nota biografica dell'autore

 


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