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                                                    le costruzioni in rete

"Considerazione" ad Italia Nostra di Paolo Marzano, per il dibattito in corso sulla costruzione dell’auditorium a Ravello.

 Paolo MARZANO

Data di pubblicazione: 01/2004

 

aspettando il 1°  Aprile

Visto che ci sarà una pausa d’attesa fino all’ 1 Aprile, giorno della decisione del TAR di Salerno, sulla possibilita di realizzazione dell’auditorium a Ravello, vorrei che ad Italia Nostra arrivasse questa mia considerazione sul dibattito in corso.

A Ravello, non entro nel discorso di particolaristici interessi politici che più delle volte rallentano e sprecano energie debilitando gli entusiasmi e la voglia di fare, mi chiedo se è possibile che non sia chiara la logica confluenza di un indotto ‘culturale’ nel vero senso della parola.

Possiamo osservare questo particolare fenomeno come su un vetrino di un microscopio in un laboratorio che analizza l’intima struttura, quando s’interviene  sulla materia paesaggistico-artistico-storico-natuale. Essa, infatti, rappresenta ricchezza che non manca certamente, sul tavolo della ricerca italiana per lo sviluppo del nostro paese. Componenti determinanti facenti parte, ora di una ‘coltura’ d’elementali particelle che con impercettibili ameboidi movimenti, elaborano nuove interconnessioni. Generano sinapsi interstizialmente capaci, con il tempo, di far emergere un tessuto ‘sensibile’, una probabile nuova metodologia d’approccio alla difesa di questi stessi ambienti; magari isolando eventuali punti deboli oppure comprovando generatori di energia propulsiva per quanto riguarda flussi turistici e forze imprenditoriali locali. La natura può essere benissimo vincolata, quindi salvata e strappata ad artigli cementizi, anche fondendola ad uno dei suoi pricipali ‘derivati’, l’uomo.

Guarda caso l’uomo per vivere con i sui simili crea comunità, le comunità hanno bisogno di relazioni comunicative supportate, questo è importante, da fattori emozionali che stimolano conoscenza, sviluppando dinamiche indirizzate al miglioramento della qualità di vita. La natura da difendere quindi è formata anche dall’ “uomo urbano”. Questo è essenziale; appena l’individuo si confronta con atteggiamento conoscitivo, all’ambiente in cui vive, crea delle relazionalità in uno spazio  che appartiene già alla collettività, per cui ha bisogno di essere interpretato nella maniera più aperta e flessibile. 

Ora, quando in questo caso, tutte queste cose, confluiscono in un luogo geografico ben determinato (pensiamo al miglioramento ed alla reale riqualificazione che l’intervento darebbe a gran parte della costa su cui sorgerà l’auditorium, nel rispetto delle regole) allora non ci si può preoccupare se si tratta di una costruzione di cemento o pietra a vista. Esso apporta un salto qualitativo legato indissolubilmente ad una cultura dinamica (la natura rientra come recettore sensibilmente in ‘attesa’ di continuità con altri vettori pluridirezionali) già verificata da anni. Spero non si tiri fuori, in ultimo, l’argomento bello/brutto che come si sa’, è scomparso come concetto al salto del secolo ‘800/ ‘900; come genialmente dice Woody Allen.

Dalle mie ricerche sulle mutazioni dei luoghi collettivi derivate dalla trasformazione tecnologica, penso che se osservata da vicino, quest’intera area produrrà fenomeni che diventeranno dei precedenti, per soluzioni strategiche future d’intervento sull’argomento ambientale. Pozione difficile e complessa da ottenere in quanto le percentuali di sostanze componenti sono difficili da dosare per ogni luogo deputato ad evidenziare le sue caratteristiche, ma il risultato certamente sarà inequivocabilmente positivo se però, sarà adottato il principio del laboratorio sperimentale, capace di trasformazioni appena una caratteristica ambientale evidenzia nuove e impreviste, ma utili ipotesi di sviluppo. Recepire, maturare, sviluppare. Questo, ricordate, richiamerà l’attenzione di fervide menti pronte a considerare le vittorie e sottolineare le immancabili disattenzioni progettuali (parlo di tutta l’area), per cui consiglio di prestare attenzione soprattutto ai collegamenti per così salvaguardare, per esempio; la viabilità e di dotarla delle sue diverse destinazioni d’uso perché tutti possano accedere, ed in qualunque modo ad una migliore qualità di vita che l’opera sicuramente produrrà. L’auditorim nasce come cntro di confluenza culturale per cui sarà di tutti. Un ultimo consiglio che ho tratto dall’insegnamento dei maestri dell’architettura, nei casi in cui si costruiva un’opera per la collettività:

sono entusiasmanti e stimolanti le pubblicazioni dei progetti che si realizzeranno per la riqualificazione di tutta l’area, ma oltrechè raccoglirle in testi o monografie che gireranno per il mondo, sarebbe auspicabile che venissero presentate in mostre ed esposizioni locali itineranti, che illustreranno alla popolazione come si svolgeranno i lavori prima durante e dopo il progetto o i progetti. Un modo di comunicare i cambiamenti, traducendo le trasformazioni alla gente del luogo, o ai visitatori che si sentiranno un po’ più vicini ad una terra in trasformazione comprendendo le vere potenzialità tanto attese e acquistando una qualità ritrovata che non sarà legata alla nostalgia di un “come eravamo” ma pretenderà dal futuro una concreta realtà di “come saremo”.

http://www.niemeyer.org.br/

http://www.architettiroma.it/archweb/dettagli.asp?id=4947

http://www.costruzioni.net/AuditoriumRavello.htm

http://www.antithesi.info/testi/commenti/leggi.asp?id=596

 

 

Nota biografica dell'autore

 


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