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aspettando il 1° Aprile
Visto che ci sarà una pausa d’attesa fino all’
1 Aprile, giorno della decisione del TAR di
Salerno, sulla possibilita di realizzazione
dell’auditorium a Ravello, vorrei che ad
Italia Nostra arrivasse questa mia
considerazione sul dibattito in corso.
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A
Ravello, non entro nel discorso di particolaristici
interessi politici che più delle volte rallentano e
sprecano energie debilitando gli entusiasmi e la
voglia di fare, mi chiedo se è possibile che non sia
chiara la logica confluenza di un indotto
‘culturale’ nel vero senso della parola.
Possiamo osservare questo particolare fenomeno come
su un vetrino di un microscopio in un laboratorio
che analizza l’intima struttura, quando
s’interviene sulla materia
paesaggistico-artistico-storico-natuale. Essa,
infatti, rappresenta ricchezza che non manca
certamente, sul tavolo della ricerca italiana per lo
sviluppo del nostro paese. Componenti determinanti
facenti parte, ora di una ‘coltura’ d’elementali
particelle che con impercettibili ameboidi
movimenti, elaborano nuove interconnessioni.
Generano sinapsi interstizialmente capaci, con il
tempo, di far emergere un tessuto ‘sensibile’, una
probabile nuova metodologia d’approccio alla difesa
di questi stessi ambienti; magari isolando eventuali
punti deboli oppure comprovando generatori di
energia propulsiva per quanto riguarda flussi
turistici e forze imprenditoriali locali. La natura
può essere benissimo vincolata, quindi salvata e
strappata ad artigli cementizi, anche fondendola ad
uno dei suoi pricipali ‘derivati’, l’uomo.
Guarda
caso l’uomo per vivere con i sui simili crea
comunità, le comunità hanno bisogno di relazioni
comunicative supportate, questo è importante, da
fattori emozionali che stimolano conoscenza,
sviluppando dinamiche indirizzate al miglioramento
della qualità di vita. La natura da difendere quindi
è formata anche dall’ “uomo urbano”. Questo è
essenziale; appena l’individuo si confronta con
atteggiamento conoscitivo, all’ambiente in cui vive,
crea delle relazionalità in uno spazio che
appartiene già alla collettività, per cui ha bisogno
di essere interpretato nella maniera più aperta e
flessibile.
Ora,
quando in questo caso, tutte queste cose,
confluiscono in un luogo geografico ben determinato
(pensiamo al miglioramento ed alla reale
riqualificazione che l’intervento darebbe a gran
parte della costa su cui sorgerà l’auditorium, nel
rispetto delle regole) allora non ci si può
preoccupare se si tratta di una costruzione di
cemento o pietra a vista. Esso apporta un salto
qualitativo legato indissolubilmente ad una cultura
dinamica (la natura rientra come recettore
sensibilmente in ‘attesa’ di continuità con altri
vettori pluridirezionali) già verificata da anni.
Spero non si tiri fuori, in ultimo, l’argomento
bello/brutto che come si sa’, è scomparso come
concetto al salto del secolo ‘800/ ‘900; come
genialmente dice Woody Allen.
Dalle
mie ricerche sulle mutazioni dei luoghi collettivi
derivate dalla trasformazione tecnologica, penso che
se osservata da vicino, quest’intera area produrrà
fenomeni che diventeranno dei precedenti, per
soluzioni strategiche future d’intervento
sull’argomento ambientale. Pozione difficile e
complessa da ottenere in quanto le percentuali di
sostanze componenti sono difficili da dosare per
ogni luogo deputato ad evidenziare le sue
caratteristiche, ma il risultato certamente sarà
inequivocabilmente positivo se però, sarà adottato
il principio del laboratorio sperimentale, capace di
trasformazioni appena una caratteristica ambientale
evidenzia nuove e impreviste, ma utili ipotesi di
sviluppo. Recepire, maturare, sviluppare. Questo,
ricordate, richiamerà l’attenzione di fervide menti
pronte a considerare le vittorie e sottolineare le
immancabili disattenzioni progettuali (parlo di
tutta l’area), per cui consiglio di prestare
attenzione soprattutto ai collegamenti per così
salvaguardare, per esempio; la viabilità e di
dotarla delle sue diverse destinazioni d’uso perché
tutti possano accedere, ed in qualunque modo ad una
migliore qualità di vita che l’opera sicuramente
produrrà. L’auditorim nasce come cntro di confluenza
culturale per cui sarà di tutti. Un ultimo consiglio
che ho tratto dall’insegnamento dei maestri
dell’architettura, nei casi in cui si costruiva
un’opera per la collettività:
sono
entusiasmanti e stimolanti le pubblicazioni dei
progetti che si realizzeranno per la
riqualificazione di tutta l’area, ma oltrechè
raccoglirle in testi o monografie che gireranno per
il mondo, sarebbe auspicabile che venissero
presentate in mostre ed esposizioni locali
itineranti, che illustreranno alla popolazione come
si svolgeranno i lavori prima durante e dopo il
progetto o i progetti. Un modo di comunicare i
cambiamenti, traducendo le trasformazioni alla gente
del luogo, o ai visitatori che si sentiranno un po’
più vicini ad una terra in trasformazione
comprendendo le vere potenzialità tanto attese e
acquistando una qualità ritrovata che non sarà
legata alla nostalgia di un “come eravamo” ma
pretenderà dal futuro una concreta realtà di “come
saremo”.
http://www.niemeyer.org.br/
http://www.architettiroma.it/archweb/dettagli.asp?id=4947
http://www.costruzioni.net/AuditoriumRavello.htm
http://www.antithesi.info/testi/commenti/leggi.asp?id=596
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