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http://marsrovers.jpl.nasa.gov/newsroom/pressreleases/20040104a.html
Quando George
Steiner scrive Language and Silence usa un
esempio che ascrive una certa drammaticità alle
scelte dell'uomo ed ai suoi altalenanti
comportamenti verificando i limiti della sua
evidente incompiutezza. Incapace forse di ampliare i
suoi orizzonti. G.Steiner guarda ad un contesto
qual'è quello dell'esaltazione generale
dell'individuo dato dalla presunta evoluzione del
'nuovo uomo' della cultura tedesca durante il regime
hitleriano. Arriva a riconoscerne la paradossale
situazione che portava l'individuo, in quel periodo,
a comportarsi, senza difficoltà, passando da una
lettura di Goethe o Rilke a suonare Bach e Schubert
la sera, innalzando lo spirito a livelli sublimi di
coscienza e quindi, il mattino dopo, di recarsi al
proprio lavoro ad Auschwitz.
Il salto concettuale
che viene espresso in questo breve brano è
sconcertante, ma ora la forbice percettivo-culturale
di una paradossale realtà, si è aperta,
drammaticamente, ancora di più. Impensabile se non
irreale la ripresentazione di situazioni al limite
dell'irrealtà nei nostri giorni. Dopo un periodo di
decantazione delle immagini e dei dibattiti, delle
emotività e le conseguenti discussioni in merito
alle vicissitudini dell'attacco kamikaze alle torri
gemelle come apice di una tensione che prima o poi
doveva sfociare in uno scontro di civiltà.
Contemporaneamente la sovrapposizione di ricerche e
di studi per completare la mappatura del genoma
umano, evidenziano un orizzonte umano capace di
generare catastrofi immani o produrre meravigliosi
scenari per un futuro migliore. Ancora una volta
l'uomo ha mostrato la sua attività capace di
generare sconvolgenti 'prodotti' derivati da
un'umana incompiutezza.
Quale destino
dunque, per la nostra percezione della realtà, se le
scovolgenti vicissitudini portano una sempre più
potente energia all'infrangersi delle onde
comunicative contro la già dilaniata scogliera della
nostra percezione?
Nascono da queste
realtà, appunti e riflessioni, note e scritti che
presentano la determinante componente che,
trasformandosi, può scovolgere l'identità umana e
purtroppo condurre ad una mutazione della percezione
del 'reale'. Sul filo di rasoio viaggiamo oscillando
tra l'abisso comunicativo di reti che catturano
menti solitarie e la probabile formazione di
comunità virtuali, prospettando nuove connessioni e
quindi, verità relazionanti, vitali per il genere
umano. Velocità estreme che da un microprocessore al
silicio già superato dalla velocità della luce di
microprocessori ottici di nuova generazione,
investiranno ancora una volta il nostro presente di
nuovi scenari e sarà più complesso assorbirne
l'energia sempre più compressa dalla nostra
evidente, solita incompiutezza. Cerchiamo di
indagare quindi, il susseguirsi degli eventi per
poterne trarre materiale di 'consumo' riflessivo.
Daltronde l'architettura coincide esattamente con lo
spazio in cui l'uomo si relaziona con il suo
ambiente e ne determina la sua possibile piacevole
esistenza. Nel frattempo altre componenti hanno
trovato posto, inserendosi nelle sue prossimità
percettive determinando schocs cognitivi.
Scandagliare il presente, allora, diventa necessario
per ridiscutere significati, valori, eventuali
procedure obbligate per affrontare il 'reale'.
Veloci percezioni antagoniste, in-mediate
visioni scaricano la loro ributtante
sovraesposizione nella nostra realtà visiva.

The
Beam Residential Block, Donaucity, foto Margherita
Spiluttini, AREA N. 68
Contribuiscono a sconnettere
gli antichi e stabili paesaggi, dilapidano
esperienze cognitive in vertiginosi
Déjà vue
d'Architettura.
Ma il tempo per l'architettura deve essere
rispettato in nome della stessa realtà vitale
dell'uomo. L'uomo 'contemplante' intravede nel 'suo'
tempo, esplora, isola particolari da una scena
complessa e scolpisce 'sbozzando' la sua momentanea
realtà, otticamente genera volumi estremi di
irraggiungibile fattura, poi nella sua mente li
rende reali, solo per quell'istante. Immagina così,
l'esistenza, proponendo idee per la possibile
costruzione, elabora la dimensione proiettando la
visione, condivide la concreta rivoluzionaria
portata; poi in un istante, ritorna. Ecco verificata
una virtualità 'estensiva' sempre a disposizione
dell'individuo, un'esperienza visiva immaginifica,
un progetto possibile, l'intuizione in primis.
Un processo 'virtuale' eccellente, un'onda
emozionale derivata da connessioni casuali
d'esperienze vissute o desiderate in cui l'opera del
'tempo di contemplazione' è determinante. Il tempo
dell'esperienza visiva che fonde con l'esperienza
immaginifica, scenari 'possibili'. E' quindi
l'epoca delL'
Uomo altrove
che stabilisce nuove volontà nomadi oppure bisogna
introdurre una figura nuova, delineata
dall'evoluzione sempre più veloce della
comunicazione e della proiezione individuale in
diverse direzioni spaziali di flessibile entità. Una
volontaria frammentazione dell'identità individuale,
dilaniata ed esposta all'immensa platea del pubblico
di rete osservante. Ormai un linguaggio ubiquo
per cui, si finisce per 'smembrare' le estensioni
energetiche delle azioni umane in-diretta, ho
chiamato allora, questa realtà; dell'Uomo
diffuso. La sogli attraversata della 'sonda'
Spirit estende la già ampliata parvenza di un nuovo
infinito in-formante. Immagini reali di un presente
'prossimo'. Le prime foto arrivate sulla terra mi
riportano alla mente un racconto di P.K.Dick
"Vedere un altro orizzonte". Sì è proprio un
altro orizzonte 'connesso' con la Terra, ci siamo, è
un mondo a disposizione. Sarà possibile portarci un
uomo nuovo ed evoluto o useremo il pianeta per
sporcarlo di incompiuta umanità? Abbiamo in queste
ore la verifica di un mondo virtuale sul quale
adesso è possibile immaginare e costruire nuovi
scenari. Orizzonti nuovi, profili boreali
evanescenti capaci, se stimolati, di generare una
concreta visione. Si evolve l'estensione di senso
del suo mondo, si dilata il tempo in piccole
eternità mediali, e si contrae di fronte a lampi
commutanti d'idee travestite da metafore e processi
mentali auto-referenti che divengono in millesimi di
secondo, effimere cristallizzazioni di parabolici
soliloqui, comunque 'opere' da scandagliare a tempo
debito. Tra un interno ed un esterno di 'mitica'
matrice architettonica, è generata una comunicazione
'sovrapposta' dove i livelli conoscitivi determinano
nell'uomo un'evidente fase 'boderline', tra
l'individualismo più assordante e la silenziosa
energica comunicazione con un'ampliata collettività.
Nello stesso tempo rimane sospeso tra una
compiutezza mediale e un'astratta relazione con il
mondo; l'enigma rimane comunque insoluto
Interazione
'reale' o alterazione 'virtuale'?.
Egli evita la contaminazione informazionale come
distrazione della mente, ma comprende, nello stesso
tempo, l'importanza della 'variazione' e la
concezione di ordini diversi e ritmi compositivi
nuovi come elemento importante per la sua stessa
essenza. Uno dei meravigliosi scopi
dell'architettura è sempre stato quello di generare
metafore per i significati e le relative relazioni
che nascono tra l'uomo e il suo ambiente. Abbiamo
notato come il bisogno assoluto di trovare dei
riferimenti gli ha, allora permesso, con un gioco
connettivo, di sovrapporre schematicamente la sua
mente ad una possibile città che da aggregato urbano
è diventata una megalopoli, ma la metafora si è
dissolta quando ha percepito che la stessa città,
era a sua volta formata da piccole infinità
relazionali ed il gioco stesso ha evidenziato quanto
labili fossero le regole. Si è passati a rielaborare
il riferimento prendendo come elemento al quale
rifarsi per poter affrontare la complessa
problematica; il 'testo', altra pratica complessa
dalle infinite regole che ancora di più erano vicine
all'umano comportamneto conoscitivo e relazionale.

Le fondamenta del
Mausoleo di Adriano Imperatore, G.Piranesi,da "Piranesi"
di Jean-Jacques
Léveque edizione Alfieri e Lacroix
Di lì a poco l'evoluzione ha
dilatato gli orizzonti e, alle già complesse regole
della semiologia ha connesso l'ipertesto' come
essenza relazionante aggiornata e ancora più
aderente al reale bisogno di comunicazione 'allargata'.
Appena si è cercato di studiare le infinite
relazioni tra un testo e il suo 'doppio'
acculturato, l'ipertesto, ecco stabilirsi
connessioni nuove; il link (collegamento)
nascosto o collegamento attivo che, di un ipertesto
ha tratto una lettura continua e infinita
moltiplicandone a dismisura le note, i riferimenti,
gli aggiornamenti. Tra la moltitudine di poetiche
e
Sensibilità
assonanti,
si creano discontinità reali. Sicuramente si tratta
di
Balzi necessari
all'Architettura dell'interazione,
perché è chiaro che si tratta di un altro modo di
comunicare e di un'altra intelligenza da usare
commutando sia livello di percezione sia di
conoscenza. Avviluppati da una nuova
Estetica dell'
espansione
di significati e d'immagini, di comportamenti, di
proiezioni per il futuro, continuimo a sognare e a
lavorare per una 'nostra' visione realizzabile delLa
città desiderata.
I grandi eventi che si sono susseguiti hanno
contribuito ad una dissoluzione sia della nostra
città interiore con i suoi collegamenti percettivi
ed esperienze visive, sia della città intesa come
urbano costruito, anch'essa con i suoi collegamenti
spaziali e le sue sperimentazioni architettoniche.

Centro di
vulcanologia in Francia disegnato da Hans Hollein,
foto Christian
Richters, Domus 852
Un tempo, le grandi
mura che la circondavano, con il loro bugnato
appena sbozzato incutevano terribilità e bloccavano
la stessa idea di procedere oltre. Adesso, la
mutazione sembra completata e le torri di vedetta si
sono trasformate in potenti ripetitori, sconvolgendo
la loro stessa natura, irradiano verità sintetizzata
in attimi di 'presente', velocemente commutabile. I
grandi blocchi che costituivano cortine
insormontabili, sollecitate da onde telluriche
somiglianti a spasmi muscolari di un corpo travolto
dall'ansia di percepire l'ignoto, hanno sconnesso le
irregolari fughe tra le scabre pietre rozzamente
squadrate disincrostando gli ormai labili leganti e
l'incantesimo 'interattivo' ha evidenziato come i
grandi massi consumati dal vento inter-relazionale,
riducendosi in superfici sottili che solo il tempo,
geniale scultore, poteva levorare e cesellare, hanno
dato forma a sottili video e ad enormi schermi
riflettenti. Poi abbandonando la loro effimera
trasparenza si sono lasciati investire da
un'invisibile emissione di tele-visività
trasmettendo continuamente realtà in diretta con
l'altrove. L'energia vitale trasformata in impulso
luminoso, scintille d'intuizione congelate in
griglie di pixel, gli evoluzionismi delle interfacce
aprono finestre su una profonda voragine che
ingurgita identità e coscienze per trasformare tutto
questo in un flusso indistinto. L'attimo
dell'incontro, della 'variazione' ultraveloce di
punti luminosi, stimola la zona foveale, rincalza la
concentrazione, dilaga in una realtà ipnotica,
rapisce l'attenzione e codifica riaggiornando la
strategia invasiva. Penetrando pneumaticamente con
martellate di caleidoscopici grovigli di colori,
forme, flash messaggi luminosi tanto dinamici quanto
accattivanti, prepotenti e volontari strumenti
allucinogeni di nuova generazione, cercano di
mimare, invidiando le imprevedibili dinamiche
percettive e comunque mentali umane. Paradossale, ma
ogni volta che iniziamo un processo interattivo
indaghiamo, scopriamo e osservando, ci muoviamo
nella rete, ma appena veniamo illuminati dalla luce
delle schermo l'enigma ritorna: chi, osserva chi?

Terminal
Hoenheim-Nord, Strasburgo 2001,
progetto di Zaha
Hadid, Casabella 702
Siamo noi ad essere indagati
scoperti osservati e mossi da un'entità, non di
controllo (ancora), ma da un'intelligenza che
interagisce con la parte più intima, quella parte
capace di generare conoscenza e adottarne sempre di
nuova quanto prima. E' l'interazione. Flussi
in-formanti in cerca di se stessi e dei loro simili
vortici informazionali, diffondono immagini e
uomini, adottando nuove coercizioni e sunti di
socialità trattate e divulgate. Onde di magma
informativo avvolgono nell'impetuoso vortice
interattivo le realtà connesse, gonfinado
l'imponderabile mare magno della conoscenza.
Il vano tentativo di ricontrollare il flusso
sgusciante illudendosi di riprenderne le redini
estensive, primordiali finimenti per imbrigliare
l'ormai astratta potenza informazionale che, è
fondamentale, genera nell'uomo attese istigatrici e
sorprendentemente ammiccanti, per la maggior parte
convincenti. L'attesa di un paesaggio migliore in
cui potersi diffondere creare così
L'Ambito
variabile
individuale
continuamente riprogettabile perché in crescita
continua unendosi ad una collettività alla quale ha
sempre appartenuto, il ritorno forse ad una natura
sociale servendosi di estensioni tecnologiche che
fanno parte di altre nature e che per funzionare
hanno bisogno di 'ospiti' volubilmente labili
generosi di spazi e tempi per riprodursi.
L'incompiutezza umana rivela i suoi limiti quando si
affida a 'corpi' d'altra natura per raggiungere
paradossalmente l'equilibrio naturale relazionale
con il suo ambiente. L'arma della presunta
informazione diventa tanto imbattibile quanto il suo
fascinoso convincente innesco d'attesa e di
sospensione.

Tadao Ando Museo
Sayamaike a Osaka interno con vista del passato
archeologico del sito
foto di Shigeo Ogawa
Domus n. 852
Essa continua, come
avvertivamo già in tempi non sospetti in una
Simulazione
d'assenza,
ora trasformata invece in un' Assenza verificata.
La distrazione dilaziona la codifica
dell'informazione facendo sconnettere i delicati e
fin troppo sollecitati equilibri percettivi. La
griglia relazionale creata per i contatti eleborati
e rielaborati continuamente aggiornati è sconvolta
da perturbanti onde connettive dell'informazione che
agganciano i flussi delicati del sapere nei loro
incroci più sensibili, nei nodi strutturali,
intaccando l'intima struttura della conoscenza,
mobilitando sconnessioni e interferendo soprattutto
con il tempo utile per attuarla.
Tra un
microprocessore ottico espressione ubiqua di una
realtà in bilico tra il probabile dramma temporale
supportato da nuove velocità che avvolgeranno il
nostro quotidiano, e la salvezza di una possibile
libertà spaziale. Una carezza visiva sfiora il vuoto
attorno, realizza e rimbalza alternatamente tra il
nulla e lo spazio attivato interattivamente di
sicura origine architettonica (relazionante). Il
profilo dell'uomo ancora una volta si modificherà
recependo 'regole' rinnovate.

Istallazione presso
il Museo del Centro Palladio dell'ing. Jurg Conzett
di Coira Svizzera,
AREA n.65, foto di
Pino Guidolotti
A quale origine
biologica dovremo far riferimento per comprendere il
ruolo di questo materico fluido amniotico capace di
avviluppare, trattenere i nostri movimenti,
adattandoli a cadenze gestuali nuove, le nostre
antiche abitudini ormai irrecuperabili e sostituite,
ricordi ancestrali istintivi e trasformati in
violente visioni alle quali sovrappone senza tregua,
sensazioni che elevano l'animo a ricordi di spazi
vissuti e mai ritrovati, in una vertiginosa veloce
sequenza di frammenti di 'quotidiano' umani.
L'indagine risulta
quanto mai complessa, di difficile soluzione, dagli
ultimi indizi appare però chiaro; un sentiero tra
arbusti cognitivi e ingarbugliate ramificazioni
percettive (come i link inseriti in questo
scritto vogliono testimoniare) nella foresta
mediale ancora inesplorata, le tracce iniziano ad
essere riconoscibili, nitide, non c'è dubbio; in
questi spazi, è ora diffuso, l'Uomo! |