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L'uomo altrove |
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Indagine sui limiti, le tensioni e gli equivoci
spaziali di un'architettura probabile |
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Paolo
MARZANO |
Data di
pubblicazione: 11/2003 |
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Come avrebbe descritto il tempo che viviamo Tolstoi
che sintetizzando, sullo spostamento veloce degli
individui diceva: “Il treno sta al viaggio come
il bordello sta all’amore…” ? Cosa avrebbe
pensato della velocità raggiunta, adesso che
bussiamo alla porta dell’ubiquità, alleggeriti ormai
dai carichi percettivi e relazionali? Per essere
dovunque e per vivere ogni momento in tutti i
luoghi, paghiamo cosumando valori emozionali e
contatti visivi ineguagliabili. I media,
contribuendo a ridurre le distanze, evidenziano il
nostro 'con-vivere' con esperinze ‘semplificate’ (il
peggio che poteva capitare ad individui
relazionanti). |
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Possiamo partecipare in diretta ad ogni istante,
essere presenti nel mondo interattivamente secondo
un 'ideale panottico' utopizzato e ormai
realizzato. |
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Condividiamo le
scoperte per migliorare il nostro quotidiano, e
accettiamo le minacce che dallo stesso strumento di
comunicazione ci arrivano più impetuose che mai. Tra
altalenanti ‘umori’ e debilitate sensibilità, siamo
catapultati tra le fauci di tragedie d’indicibile
portata come in scoperte meravigliose. Nel 1928
appare lo scritto di Paul Valéry ‘ La conquista
dell’ubiquità’, quasi un decennio più tardi
FrankLloyd Wright intitolava ‘Ubiquità’ uno degli
scritti della sua autobiografia, altri scrittori ne
fanno argomento di discussione W. Benjamin filosofo
tedesco, R.Barthes semiologo, e nei nostri giorni
Paul Virilio. Sperimentiamo oggi l’essenza reale di
questo concetto; infatti ci accorgiamo come la
velocità soppianta l’attenzione
riducendone i termini e scardinandone le fondamenta,
mille visioni dello stesso momento nel mondo,
piombano in un attimo nel nostro reale e dilagano
nel più intimo presente.
L'attimo è sconfitto
a favore di un'implosione silenziosa, carica di
verità simultanee.
Si realizza l’ubiquità, la riconosciamo
nell'impercettibile 'istante reale di un altrove
continuo', che crea. L’uomo a questo punto si
trova continuamente ‘altrove’. E’ strana come
sensazione la continua tendenza a spostarsi sia
fisicamente sia percettivmente, ‘l’essere lì’
continuato. Uno stato d’attesa che proietta il
proprio io in un altro luogo e quel luogo
sarà sentito come presente, in quanto connesso.
Questo fatto mi
ricorda quella sensazione descritta dai medici
quando un individuo, cui è stata amputata una gamba,
sente una fitta al dito dell’arto che non esiste,
un’estensione mancante, una percezione
‘sensibilmente’ connessa ad un ‘luogo’ virtuale.
Ciò che virtualmente
percepiamo in quell’istante è reale?
Penso che la realtà
architettonica internazionale, mai come in questo
momento, stia seguendo da vicino il susseguirsi
degli eventi riguardanti l’attacco lanciato dal
mondo delle informazioni all’ambiente vitale umano.
Come prima reazione esso, si sta rinchiudendo in
bolle, lontane indipendenti dal presente
relazionale, che viaggiano in un generale fluido
magmatico (amniotico?!). I modi e i tempi perciò una
forma complessa (prima solida ora liquida) è
controllata e posta sul tavolo da laboratorio della
ricerca architettonica. Siamo certi che
architettonicamente abbiamo raggiunto veramente un
grado di possibilità e libertà espressiva totale, ma
ora il lavoro è più impegnativo. Non si tratta di
coincidenze ma di evoluzioni 'virtuali' che ormai
fanno parte del nostro mondo e modo di vivere e di
cui ancora non conosciamo le possibilità i rischi e
i vantaggi.
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1
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2 |
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1 L’Arca
173 - Tom Leader Studio,(USA)
Riflettendo su Fresh Kills, New York
2002 |
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2 L’Arca
182 - Gruppo Ghigos, CDQ_V3 |
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3 L’Arca
181 - Abbas A.Garib (Italia)progetto
epr la nuova sede National iranian Oil
Co, Teheran |
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3 |
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Per fare questo
abbiamo bisogno di sperimentare su scenari
possibili, traendo utile aiuto dalle diverse
esperienze architettoniche trascorse (è
fondamentale) e dai tentativi azzardati di visioni
future. Essendo l’elemento dominante del nostro
mondo architettonico, lo SPAZIO ed essendo proprio
quest’elemento che sta subendo maggiori
sollecitazioni derivate dalle trasformazioni
comunicative, cercheremo di evidenziare i limiti e
le tensioni che esso sopporta. Fluttuiamo in una
dimensione in cui l'indecidibilità prevale ed emerge
l'allucinante situazione di 'attesa distratta'
da altre componenti tutte nuove e tutte
tremendamente fascinose. Tutto questo a scapito di
un controllo individuale della successione d’eventi
secondo un tempo preciso. Ballard avverte sulla
presente ‘ristrutturazione dello spazio-tempo’.
Tutto prevedibile visto la
grande guerra dell'uomo, alleato alle macchine,
scatenata per risolvere la sua stessa incompiutezza
nell'affrontare e capire la sua vera natura
relazione con il suo mondo dalla quale a volte
fugge.
Cerchiamo di essere
più chiari e analizziamo a fondo i fenomeni come
sempre si è fatto in questi scritti, siamo alla resa
dei conti di una fase storica importante durata
tutto il ‘900. Come sempre per chi è interessato
all'argomento non mancheranno curiosità e sorprese
approfondendo argomenti che hanno affascinato e
tutt' ora lo fanno teorie sull'indeterminazione che
da metà 900' se non prima hanno avvertito di
possibili 'sospensioni' e che già facevano sentire
nell'aria una probabile futura ridiscussione
generale delle coordinate umane. Guai a chiamarla
tendenza in atto o moda, e cerchiamo di vedere il
discorso un po’ più da lontano. Dal testo’Lo spazio
critico’ di P.Virilio ci interessa l’argomento: “La
crisi delle dimensioni fisiche, come crisi della
misurazione, va di pari passo, come è facile
compredere, con la crisi del determinismo, e
riguarda, oggi, l’insieme delle rappresentazioni nel
mondo”, poi riportiamo un brano di D. Gallo in ‘La
percezione del presente nell’epoca dell’ipertrofia
tecnica’, quando tratta di Stephen Kern, nel suo
volume ‘The Culture of Time and Space 1880-1918’, il
brano è : “La riflessione in materia era divisa
su due questioni basilari: se il presente sia una
successione di singoli eventi locali o una
simultaneità di molteplici eventi lontani, e se il
presente sia una porzione infinitesimale del tempo,
fra passato e futuro, o di una più estesa durata”
pg 89.
Al testo “La rivoluzione
informatica” di A. Saggio mi piace unire anche
la lettura de “La bomba informatica” di
P.Virilio, senza perdere le evoluzioni poetiche
sullo spazio che fa G. Bachelard in "La poetica
dello spazio", non tralasciando pero riferimenti
agli spazi ‘coercitivi’ 'eterotopici' di M.
Foucault o alla frammentazione delle individualità
come forma di controllo delle società discusse da
G.Deleuze, l'ispirazione positivistica sulle nuove
intelligenze di P.Lévy o l'avvertimento della
mutazione interstiziale meccanicistica di
J.Baudrillard, e documenti come il testo ‘Gr’ edito
dalla cooper & castelvecchi che risulta un manuale
ricco di visioni nuove di un’Italia che sperimenta
ed è architettonicamente in trasformazione al link
http://architettura.supereva.it/books/2003/200306010/index.htm
il testo in questione.
Qualcuno ancora sostiene che
in questi argomenti non esiste il benchè minimo
accenno all’architettura! Decidete voi perché se è
così, vuol dire che il lavoro da fare è ancora più
impegativo.
L’esperienza vissuta
a contatto di elementi visivi reali linee, piani
volumi da indagare è assolutamente infinita, ora
si ‘gioca’ a rimodellare virtualmente l’esistente,
siamo in preda ad una fase di eccitazione ed
entusiasmo. Certo dagli ultimi concorsi che tutti
possono osservare (sempre messi in coda alle riviste
specializzate (le cui immagini chissà perché sono
sempre più piccole dovrebbero mettre quelle in
copertina e altre ridurle perché fuori tempo!),
evidenziano tipologie ed espressività nuove, i
gruppi di progettazione sono molto più avanti
secondo me, del lavoro dei loro maestri che cadono a
volte in regole fin troppo autocelebrative, che in
fin dei conti sono riconosciute dalla maggior parte
dei giovani creativi come ‘di maniera’ e questo
rappresenta un gran passo avanti, vediamo perchè!
Si chiama ‘CATIA’ il
software generato dalla Dassault Systemes che un
tempo serviva a progettare e costruire gli aerei da
combattimento Mirage, adottato poi dalla Boening per
il progetto d’aerei civili.
Quale rivoluzionaria
innovazione, quando il programma entrò negli studi
d’architettura! Il facile (si fa per dire)
controllo di forme complesse rappresentò uno sbarco
su un’isola sconosciuta e davvero vennero ridiscusse
forme e volumi (ancora una volta un’invenzione
bellica come strumento di innovazionie
architettonica quindi di ricerca di libertà
espressiva per migliorare il quotidiano, sarebbe da
approfondire come tematica!).
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1 http://spazioinwind.libero.it/freedom_mind/Mind%20Food/Frank_O.Gehry/Foto%20Gehry10.html |
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2
http://www.tate.org.uk/modern/exhibitions/kapoor/ |
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3
http://www.bta.it/img/a0/03/bta00319.jpg |
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Vedete, incastrando
forme anatomico-organiche o zoomorfiche di qualunque
profilo; una testa di cavallo o un pesce dei fogli
al vento o della lamiera accartocciata,
evidentemente è una strada da percorrere, insomma la
libertà formale raggiunta può distribuire qualunque
piega e concavità, ma il rischio è di trasformare
quest’enorme possibilità in un’impasse
progettuale!
O titanio o teflon o
qualsiasi altro materiale va bene come esperienza
tecnologica, è da evitare la produzione in serie di
forme casuali cui appiccicare il nome a seconda
della destinazione d’uso del momento. Sappiamo già
da tanto, tanto tempo che una forma libera può
contenere un solido geometrico oppure quest’ultimo
contenere la prima, sappiamo che i due volumi
possono incastrarsi e allora realizzano
‘interferenze’ o
NURBS o anelli di Mobius come le volete definire,
bene studiamone le caratteristiche spaziali e
azzardiamone le possibili intelaiature rimanendo
attenti alla forma generale altrimenti finiremmo per
creare acquari giganteschi o bottiglie con i velieri
all’interno o gabbie per imprigionare le nuvole
(forme costrette). Certo la tecnologia è sollecitata
dalla grande scala d’intervento, ma la forma è
ormai ‘industrialmente’ acquistabile!
(sapevamo che andava a finire
così link
http://www.gehrytechnologies.com/
)
I contenitori
costituiti da una maglia strutturale 'grigliata'
capace di amplificare visivamente la forma per
contrasto rispetto ad un fondo omogeneo, (vedere
figure con rispettivi link di approfondimento fig
1,2,3) mostra una forma illusoriamente libera
però 'contenuta'. E’ un approccio veramente povero!
Rimane una condizione abbastanza frustrante, basare
la passionale intenzionalità architettonica solo
stabilendo la scala degli omini di riferimento
magari ben distribuiti attorno all’aura di un poco
probabile ‘sublime informatico’. Tutto questo
lo conosciamo già lo abbiamo studiato, digerito,
ripercorso e ritrattato ma è capace, sotto altre
spoglie di ri- ri- ripresentarsi
Sappiamo dunque
quanto sia ‘popolare’ tra alcuni degli osannati
maestri contemporanei, la tendenza a caratterizzare
la trovata architettonica attribuendole del valore
aggiunto di perfezione digitale, tale forma “[…]
carica l’immagine globale di valori autoreferenziali”,
vedi F.Purini, Il disegno digitale , Quaderni LAR,
3, 1998 pp.19-33.
Bisogna riferirsi ad
esempi pratici per analizzare e tentare di
interpretare alcuni elementi che si presentano con
il nostro 'quotidiano' architettonico in preda a
sconvolgimenti mediali e trasformazioni
comunicative. Questo ci aiuta ad oltrepassare pian
piano la linea invisibile tra una realtà fisica
relazionale-materiale, connessa alla grande
città parallela del mondo delle informazioni, o
almeno quello che noi percepiamo di essa, durante il
nostro 'normato' vivere, relazionale-virtuale.
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L’Arca 176 - mNemo TIC space, 1999
LAB[au], laboratory for architecture and
urbanism |
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5
L’Arca 177 - Dominique Perrault
Innsbruck nuovo municipio di Innsbruk
Town Hall |
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6
L’Arca 179 – Island on the Mur, graz,
2001-2002, Acconci studio. |
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Quando K. Dick creò il romanzo
dal titolo Do Androids Dream of Eletric Sheep,
dal quale poi Ridley Scott trasse Blade
Runner, molte delle invenzioni dello scrittore
non passarono (logicamente) al film che pure diventò
un cult degli anni 80'. In un paesaggio in
dissoluzione, Dick osserva descrivendolo, uno stato
generalizzato di 'fusione'. Il poeta-profeta
della letteratura fantascientifica traduce, in
effetti, uno 'stato empatico'. Lo scrittore pone il
romanzo in un tempo ed in un luogo (Los Angeles
2020) decaduto nella situazione post-nucleare in cui
l'uso delle armi durante i conflitti ha compromesso
l'equilibrio atmosferico producendo piogge acide
tanto che a questo stato di angoscia e depressione
generale, si è provveduto a 'controllare' l'umore
umano con invenzioni tipo la 'scatola dell'empatia'
che assicurava una forma di condivisione delle
soddisfazioni dell'individuo e conseguentemente ne
distribuiva anche le angosce. Trovo un importante
nesso (a parte le piogge acide e i conflitti
nucleari, ma solo per quelli) con la nostra realtà
in cui il mondo delle informazioni e la loro
velocità di propagazione ha stretto gli spazi e ha
rivoluzionato i tempi di comunicazione producendo,
secondo me, una forma esaurientemente simile alla
'fusione' del nostro illuminato scrittore. Alla ‘fusione’
contemporanea partecipiamo con la continua e
immodificabile connessione ad una rete diventata
ormai ‘struttura’. La terra è ormai diventata così
piccola per l'informazione che tutti soffriamo per
le catastrofi e tutti gioiamo per le grandi
invenzioni che apportano miglioramenti al nostro
vivere. Un discorso affrontato su un mio scritto
'Prossimità di senso inedito'
http://www.archandweb.com/scritti/prossimit%C3%A0%20di%20senso%20inedito.htm
a proposito di 'intelligenza collettiva' e di 'Corpo
senza organi' di sicura vostra conoscenza.
La tecnologia, dopo aver
avviluppato le coordinate stesse del nostro spazio
vitale fisico si accinge a scombussolare quello che
cerchiamo da tanto tempo di ‘percepire’. Essa ha
saputo con solerte velocità, come era logico che
facesse data la sua natura basata sul presente,
consumare il passato e sulla base di questo
restringere le possibilità di produrre futuro.
Convincendoci subdolamente della bellezza di un
improbabile risultato ci ha fatto puntare tutti i
nostri averi ‘sensazionali’ ed ‘emozionali’ sul
‘numero’ del presente come unica possibilità di
conquista assoluta del momento che vivevamo. Il
presente è stato disgregato e frammentato colmando
i nuovi spazi da realtà troppo veloci da essere
umanamente percepite. Ora abbiamo ottenuto un
presente carico e sovraesposto, sconvolto da enormi
verità che viaggiamo parallelamente capaci di
presentarsi simultaneamente.
E' praticamente
imploso l'attimo presente, deformando se non
rovesciando, i nostri criteri di giudizio e
mantenendoli pericolosamente sospesi.
Ho, a volte il
sospetto che il famosa mitico racconto della sfinge
con Edipo abbia altri significati che evidenziano
altre verità. Provate ad immaginare che la risposta
di Edipo alla Sfinge sia certamente riferita all'animale
uomo nelle sue tre età, ma che come età siano viste
metaforicamente come fasi evolutive non in una vita
ma nel suo tempo , ‘il tempo umano’; quindi il
passato come origine di ominide a quattro zampe, poi
come posizione eretta nel presente capace cioè di
guardare lontano per una maggiore qualità della vita
e nel momento in cui si definisce la posizione delle
tre gambe, una di queste rappresenta l’estensione
meccanica o digitale di cui egli avrà bisogno in
futuro e dalle quale dipenderà la sua stessa
identità.
Ciò che vedo attinente alla
nostra discussione è nel fatto che comunque tale
estensione renda la figura umana, 'asimmetrica',
ritorna quindi in gioco la sua incompiutezza? Ciò
che nell’articolo ‘Prossimità di senso inedito’
http://www.archandweb.com/scritti/prossimit‡%20di%20senso%20inedito.htm
andavo prefigurando ha dato un suo primo esito e
nella pur limitata e discutibile interpretazione
della nascita di un nuovo senso umano si sta
rivelando come un bisogno dell’uomo di ‘usare’ una
diversa intelligenza quando si trova di fronte a
una realtà virtuale come quella che ci appare
continuamente proponendoci, come le definisco io,
delle “tridimensionalità presunte”. Il senso
inedito privilegia un’intelligenza diversa, basata
su diversi valori, certo si tratta sempre di punti,
linee, piani, volumi di differente geometria, ma
descritti da una diversa relazione fra le parti ed
una loro diversa ‘intensità’ interpretativa.
Rinnovo un elogio
alla materialità e all’espressività di testure e
corpi di natura diversa del mondo esistente e
rinnovo un’entusiasmante apprezzamento delle
possibilità di nuove configurazioni architettoniche
nate da scoperte derivate da ricerche informatiche.
Sono trasformazioni interstiziali che si rivelano,
nell’indifferenza generale, in una società che per
molti rimane ancorata a principi (illusoriamente)
sicuri.
Arte, architettura e
profezia meccanicistica si stanno fondendo
lentamente facendo intravedere una realtà
organico-elettronica e non più meccanica che
superando le meravigliose fantasie di H.Giger sono
ora sulla soglia di una nuova imponderabile meta. Di
fronte alle fantasiose tavole dei concorsi di
architettura contemporanei costruite con attenta
espressività e una colta indagine, ci accorgiamo dei
limiti formali, è evidente che questi programmi
privilegino la forma a bolla a goccia a contenitore
ovoidale a qualunque scala (vedere gli omini
chiaramente!).
La virtualità tanto
dibattuata porta facilmente l'uomo a vivere una
‘rappresentazione’ di una relazione lontane da
quello che in effetti rappresenta male lo SPAZIO.
Un programma che ci
permette di progettare può comportarsi come un
'simulatore' di spazio ? La soluzione trovata
asintoticamente descrive un’ immagine impoverita di
esso. Cio che accade lo sappiamo tutti invece dello
spazio si cade nella trappola di forme inconsuete
anche interessanti (poche), ma molte molte banalità
per la maggior parte calligrafismi di matrice
pop-digitale.
Il presente
purtroppo è imploso portando con sé l'attenzione
come unica illusoria possibilità di recupero di un
tempo che l'informazione, lo sappiamo, non genera.
Regalato il presente all’informazione mediale, le
azioni distribuite secondo una successione
temporale, sono divetate schocs simultanei
L' invenzione cinematografica
poi televisiva e ora digitale ha frapposto tra il
nostro organo relazionante per eccellenza, e il
mondo reale, una componente nuova. Un'estensione
visiva come un telescopio che indaga stelle lontane,
o un periscopio che spia in incognito la linea della
terra rispetto alla sua posizione sottomarina. Si
tratta di un'estensione che accorcia le distanze tra
la posizione dell'osservatore e l'oggetto in
questione. E' una dimensione 'oltre', diversa dalla
scala calibrata per l'umano 'osservare', diversa
dalle possibilità visive naturali. Ritengo
complessissimo rilevare i fenomeni che vengono
generati quando un individuo osserva un oggetto
(scultura o qualsiasi elemento che stimola la
curiosità), ma la più difficile da interpretare,
immaginiamo quando l'oggetto allora non esiste nello
stesso luogo dell' osservatore ma ne percepisce l'
immagine 'virtuale'.
Un altrove reale
ma…'condizionato' da una distanza fisica . In questo
semplice atto esiste la conponente rivoluzionaria e
sconvolgente del nostro presente.
Quando un anno fa parlavo su
un articolo dal titolo ‘Lo spazio… delle
riflessioni’, e ne ‘La soglia in dissolvenza :
http://www.architettare.it/public/commento1/spazio_riflessioni.php
http://www.buildlab.com/article/158
descrivevo come l’elemento
trasparente prendeva piede nella progettazione e che
avrebbe descritto lo spazio abitativo ispirando
nuove idee per le partizioni interne contribuendo
esso stesso a descivere supporto per una finestra ‘attiva’,
in diretta sul mondo proiettando in casa i diversi
scenari e le diverse atmosfere di altri luoghi
lontani. Anche in questo caso l’uso smisurato del
vetro e della trasparenza ripreso in ‘Relazioni e
segni elettivi …sottovuoto!’
http://www.buildlab.com/article/161
,ha avuto il suo tempo d’interesse, certo che con
l’aumento della temperatura esterna sarà uno
strumento edilizio usato solo nella partizione
interna, mentre all’esterno avremo gusci
stratificati come enormi testuggini che già fanno
parte della pratica architettonica (vedi lavori di
M.Chiattone nel periodo del Futurismo oppure Renzo
Piano nell’Auditorium a Roma e altre esperienze che
sarebbe interessante indagare, questi due sono
infatti gli estremi di un lavoro che sarebbe
affascinante da indagare). |
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7 -
immagine tratta da Materia n 41 2002, rendering di
Maggio-Agosto 2003, pag.22
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8
- spazi di ricerca architettonica
Marzano Paolo
pubblicata sullo scritto: ‘ La soglia in
dissolvenza’, giugno 2002 |
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Le partizioni interne
costruite con diversi tipi di vetro contrinbuiscono
ad evidenziare una piacevole dissoluzione
strutturale rendendo più libero il movimento sia
fisico sia percettivo nei nostri interni (sembra
normale come discorso ma è fondamentale per la
qualità della vita). Sarò più chiaro; appare
evidente che le direttive di progettualità
architettonica si stanno limitando a discutere il
lato più banale rispetto alle loro possibilità
multimediali d’intervento.
Invece le ultime
trovate tecnologiche non riescono ad uscire da una
soluzione che ormai è diventata di ‘maniera’. Bolle
di vetro ibride in vuoti atmosferici lunari (mi
ricordano alcune opere del pittote che già nella
seconda metà del ‘400 vedi il dipinto ‘il
giardino delle delizie’, presagiva atmosfere e
trasparenze avanguardistiche), , gocce fuoriscala
che compaioni dappertutto nelle città e sulle cime
delle montagne, architetture che si ‘sciolgono’ in
cerca di una forma, anche qui, la tecnica ripetitiva
delle presunte ‘forme libere’, produce assonanze,
sebrerebbe una resa incondizionata (indecidibilità
o fase di transizione?). Ad una forte tecnologia
strutturale e comunicativa non corrisponde una
travolgente passionalità formale. Le parti
meccanico-organiche si stanno trasformando in parti
digitali-anatomiche e alcuni degli ultimi progetti
sembrano quasi delle ‘ecografie tridimensionali’
abitabili; penso allora ai ‘ventri di architetti’
renderizzati o cistifellee o fegati ingigantiti, e
visceri ingombranti; più che una sperimentazione
architettonica, sembra un viaggio nel corpo umano,
(fig. 1,2,3,4,5,6,9,10,11) insomma una fase
surrealista forse per preparare la tavolozza
tecnologica-formale di una probabile architettura..
Fu interessante, qualche tempo
fa, invece, sulla rivista L’Architettura n.524 la
ricerca fotografica di FABRICA,
il centro di ricerca
sulla comunicazione creata da Oliviero Toscani nel
1994 – dal titolo Lo
spazio umano (fig. 12).
Comunque anche in
questo caso, per quanto riguarda le ‘nuvole’
progettate (fig. 1,3) di nomi ‘importanti’dalla
contemporanea ricerca, credo nei givani gruppi di
designers e architetti, penso che sia comunque
presente una volontà di forma (una nuova
Kunstwollen?!) data più dall’entusiasmo
tecnologico informatico che da una voglia di
concepire uno spazio per la vita dell’uomo.
S’ indaga
praticamente un ‘altrove’ digitale (conferma delle
possibilità fantastiche ed entusiasmanti) e dopo un
largo giro di sperimentazione e di forme tornare, ne
sono certo, a mettere l’individuo unico centro di
una reale energia vitale fatta di movimenti fluidi e
traslazioni orizzontali che determinano le
importanti ‘relazioni’ prettamente umane di cui
abbiamo sempre parlato. Si arriverà ad un ‘picco’
formale poi la ricerca guarderà, spero presto, a
forme meno anatomiche e più legate ad un concetto
costruttivo quindi più architettonico. Vorrei che si
riflettesse proprio su questo infatti, quando la
forma progettata lascia per magia architettonica la
‘memoria’ del computer oltrepassando ,immaginiamo,
la barriera trasparente dello schermo, attuando così
quella ‘sublimazione al contrario’, dal virtuale al
reale, dall’astratto al concreto, c’è qualcosa che
cambia, che inibisce la creazione, debilita
l’immagine e degrada la forma. Ebbene, è la mancata
consapevolezza del controllo informatico dell’unico
elemento capace di creare e generare l’architettura
e che lo schermo non può riportare né cntrollare; lo
spazio. |
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9
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9 -
L’Arca 174 - HOV_ David Ramponi Museo delle
emozioni |
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11 |
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10
- L’Arca 172 - Space Station Module, Kas Oo
sterhuis, André Houdart
11
-
L’Arca 174 - HOV_
David Ramponi Museo delle emozioni |
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12
- foto da L’Architettura n.524, la ricerca
fotografica di FABRICA,
il centro di ricerca sulla comunicazione,
creato da Oliviero Toscani nel 1994. |
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L’architetto allora, con la sua la penna ottica di
uno scanner tridimensionale muove nello spazio la
sua mano creando segni che vengono avviluppati e
rinchiusi nella memoria del computer e trasformati
in numeri per poi ricomparire come possibile
soluzione abitativa, da qualche altra parte nel
mondo. Una magia che ha da tempo aperto nuove
visioni già abbondantemente sperimentate, già
all’orizzonte si vedono i primi cambiamenti. Nuove
idee in cantiere nuovi generi di programmi,
strumenti ora essenziali per parlare di spazi
‘altri’ e di architetture proponibili e probabili.
E’ importante connettersi, confrontarsi, maturare,
sperimentare nuove soluzioni. La natura ci ha
insegnato: la relazione come parola magica
che ha fatto nascere bellissime architetture nel
secolo passato, ora ci sussurra la prossima che è
fondamento di novità , di spazio ,di energia
diversa , sinonimo di tutte queste cose e
l’ineguagliabile iniziatica matrice di richezza
: la differenza |
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Nota
biografica dell'autore |
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