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                                                    le costruzioni in rete

 Come "Ibridazioni" volevano dimostrare

 Paolo MARZANO

Data di pubblicazione: 01/2005

 

 

L'Architettura in .... quota 

-Ponte e centro di controllo Autorute 14 Nanterre Hauts-de-Seine (France) di Odile Decq e Benoît Cornette.
-particolare interno della nuova  Biblioteca di Alessandria
-Trampolino di Zaha Hadid a Bergisel Innsbruk 2002
-viaduc Millau, Francia

Da quando iniziò la mia pubblicazione degli scritti in rete, sulle trasformazioni della città, nell’ambito delle nuove tecnologie, ho cercato di proporre alcuni miei studi e alcune ricerche ampliando il discorso al tipo di soluzioni strutturali-formali che importanti architetti mettevano a punto. Veniva a comporsi così un loro percorso di progettazione, in cui le evoluzioni strutturali adottate o le sperimentazioni volumetriche messe a punto, sottolineavano le possibilità espressive di un’epoca che grazie all’apporto tecnologico realizzava un’integrazione di segni nel tempo. Le conquiste tecnologiche, l’avanzamento dell’informatica, la cultura architettonica, l’evoluzione  dei materiali,  le innovazioni nel campo spaziale, hanno contribuito in maniera sostanziale ad evidenziare i grandi passi fatti dall’uomo in queto campo. Osservando queste architetture, quindi, da almeno una decina di anni, tra materiale raccolto e documenti sull’argomento, la mia ricerca si è basata su queste nuove forme in ‘quota’ che pian piano, ora vengono fuori; dove l’elemento predominante è una leggerezza strutturale, una componente tecnico-scultorea unita indissolubilmente all’apparato sofisticato delle reti di cui queste architetture rimangono metafora e verifica fisica.

Il ritorno di un’ architettura parlante? Bhè, il discorso è più complesso ma possiamo aggiungerla a quel capitolo nella grande storia dell’architettura creata dall’uomo.

Lo sconvolgimento informatico e l’onda mediale alla quale assistiamo hanno prodotto una notevole accelerazione dei sistemi di comunicazione, di trasferimento delle idee, della pubblicazione delle ricerche e del modo di recepirle, studiarle e perché no, ridiscuterle. Ciò che ho preferito definire Ibridazioni sono proprio quelle architetture nate da ricerche sullo spazio architettonico contemporaneo e sul modo di sfruttarlo per migliorare la nostra esistenza o almeno tentare di farlo. I riferimenti teorici storici e bibliografici sono tutti presenti nei miei scritti pubblicati. A piè di scritto invece indico un percorso di rete che vi farà riflettere su alcune architetture realizzate o in corso di realizzazione (è importante). A questo materiale, abbastanza descrittivo, unite le foto del ponte costruito appena inaugurato in Francia di ‘Viaduc millau’ e IBRIDATE le varie ipotesi, se 2 + 2 = 4 allora altre soluzioni progettuali sono all’orizzonte e adesso, tutte possibili. L’alba di una nuova procedura progettuale per la città, indagherà, grazie a queste strutture in quota, altri spazi come ho sempre sostenuto, con altri parametri dimensionali e ambiti funzionali, la città perderà sempre più i margini e si inoltrerà destrutturandosi, lungo direzionalità nuove, avvilupperà le direttrici stradali, fondendosi con il territorio circostante, ma senza invaderlo. Gli stessi piloni dei viadotti assolveranno ad altre funzioni. La direttiva rimane quella di proiettare possibilità inesplorate su funzioni d’uso riconvertite dal tempo e chiamate ad altri scopi. Strategie profetizzate già tanto tempo fa da Wright. Egli infatti, senza mezzi termini, riprendeva la reticenza degli ingegneri, incoraggiandoli ad impegnarsi nello studio delle strutture aggettanti quelle strutture per cui il vuoto, quindi lo spazio, rientrava tra le componenti formali, diventendo carattere dominante e perché no, strutturale. Archietture che nell’utopia hanno mostrato il loro lato convincente, ma sono sempre state troppo poco sperimentate. Ora si affaccia un’opportunità inattesa, non prevista dalle ricerche ma che viene fuori dalla pratica costruttiva e dall’economia dei materiali, dalle riconversioni strutturali delle aree dismesse o comunque soggette a trasformazioni.

Forse saranno unità abitative informaticamente supportate, che possono assolvere compiti di postazioni multimediali, uffici o abitazioni destinate ad utilizzi di particolari attività di controllo della città (ricordiamo il progetto di viadotto e centro operativo sulla A14 – le prime avvisaglie interpretative di questi spazi-). Le menti attente hanno visto oltre la realtà, sicuri che pian piano la composizione avrebbe preso forma e con gli ultimi progetti vengono fuori i primi risultati. Il profilo di una città diversa è in formazione, gli organi che la costituiranno nascono dall’evoluzione delle tecnologie applicate all’architettura, dalle teorie derivate da una storia ricca di spunti ancora tutti da verificare. Sarà compito della critica attenta, di sollecitare le nuove potenzialità ed a scartare le banalità, per una maggiore forza conquistata sul tavolo da laboratorio della ricerca architettonica, tradotta dalla colta sensibilità e dalla tecnologia, in preziosissima qualità della vita.

‘Viaduc millau’  http://www.fosterandpartners.com/InternetSite/html/Project.asp?JobNo=0778

Paolo Marzano               http://www.costruzioni.net/architetturesottili.htm

http://www.costruzioni.net/ibridazioni.htm

http://www.costruzioni.net/ibridazioni2.htm

http://www.costruzioni.net/balzinecessari.htm

http://www.costruzioni.net/LaCittE0Desiderata.htm                             

http://www.costruzioni.net/esteticadellespansione.htm

Paola D’Arpino              http://www.architettare.it/public/commento1/FugheMetropolitane.php

http://xoomer.virgilio.it/mediterraneita/Architettura/Commenti2.htm

Alessandro Bagella         http://architettura.supereva.it/files/20020210/

Giacomo Gallarati         

http://www.pda.arch.unige.it/numero1/14.html

Architecture.it               

http://www.architecture.it/it/eventi/find.asp?question=viadotto

 

 

Nota biografica dell'autore

 



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