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L'Architettura in
.... quota

-Ponte e
centro di controllo Autorute 14 Nanterre
Hauts-de-Seine (France) di Odile Decq e Benoît
Cornette.
-particolare interno della nuova Biblioteca di
Alessandria
-Trampolino di Zaha Hadid a Bergisel Innsbruk 2002
-viaduc Millau, Francia
Da
quando iniziò la mia pubblicazione degli scritti in
rete, sulle trasformazioni della città, nell’ambito
delle nuove tecnologie, ho cercato di proporre
alcuni miei studi e alcune ricerche ampliando il
discorso al tipo di soluzioni strutturali-formali
che importanti architetti mettevano a punto. Veniva
a comporsi così un loro percorso di progettazione,
in cui le evoluzioni strutturali adottate o le
sperimentazioni volumetriche messe a punto,
sottolineavano le possibilità espressive di un’epoca
che grazie all’apporto tecnologico realizzava
un’integrazione di segni nel tempo. Le conquiste
tecnologiche, l’avanzamento dell’informatica, la
cultura architettonica, l’evoluzione dei
materiali, le innovazioni nel campo spaziale, hanno
contribuito in maniera sostanziale ad evidenziare i
grandi passi fatti dall’uomo in queto campo.
Osservando queste architetture, quindi, da almeno
una decina di anni, tra materiale raccolto e
documenti sull’argomento, la mia ricerca si è basata
su queste nuove forme in ‘quota’ che pian piano, ora
vengono fuori; dove l’elemento predominante è una
leggerezza strutturale, una componente
tecnico-scultorea unita indissolubilmente
all’apparato sofisticato delle reti di cui queste
architetture rimangono metafora e verifica
fisica.
Il
ritorno di un’ architettura parlante? Bhè, il
discorso è più complesso ma possiamo aggiungerla a
quel capitolo nella grande storia dell’architettura
creata dall’uomo.
Lo
sconvolgimento informatico e l’onda mediale alla
quale assistiamo hanno prodotto una notevole
accelerazione dei sistemi di comunicazione, di
trasferimento delle idee, della pubblicazione delle
ricerche e del modo di recepirle, studiarle e perché
no, ridiscuterle. Ciò che ho preferito definire
Ibridazioni sono proprio quelle architetture
nate da ricerche sullo spazio architettonico
contemporaneo e sul modo di sfruttarlo per
migliorare la nostra esistenza o almeno tentare di
farlo. I riferimenti teorici storici e bibliografici
sono tutti presenti nei miei scritti pubblicati. A
piè di scritto invece indico un percorso di rete che
vi farà riflettere su alcune architetture realizzate
o in corso di realizzazione (è importante). A questo
materiale, abbastanza descrittivo, unite le foto del
ponte costruito appena inaugurato in Francia di
‘Viaduc millau’ e IBRIDATE le varie ipotesi, se 2 +
2 = 4 allora altre soluzioni progettuali sono
all’orizzonte e adesso, tutte possibili. L’alba di
una nuova procedura progettuale per la città,
indagherà, grazie a queste strutture in quota,
altri spazi come ho sempre sostenuto, con altri
parametri dimensionali e ambiti funzionali, la città
perderà sempre più i margini e si inoltrerà
destrutturandosi, lungo direzionalità nuove,
avvilupperà le direttrici stradali, fondendosi con
il territorio circostante, ma senza invaderlo. Gli
stessi piloni dei viadotti assolveranno ad altre
funzioni. La direttiva rimane quella di proiettare
possibilità inesplorate su funzioni d’uso
riconvertite dal tempo e chiamate ad altri scopi.
Strategie profetizzate già tanto tempo fa da Wright.
Egli infatti, senza mezzi termini, riprendeva la
reticenza degli ingegneri, incoraggiandoli ad
impegnarsi nello studio delle strutture
aggettanti quelle strutture per cui il vuoto,
quindi lo spazio, rientrava tra le componenti
formali, diventendo carattere dominante e perché no,
strutturale. Archietture che nell’utopia hanno
mostrato il loro lato convincente, ma sono sempre
state troppo poco sperimentate. Ora si affaccia
un’opportunità inattesa, non prevista dalle ricerche
ma che viene fuori dalla pratica costruttiva e
dall’economia dei materiali, dalle riconversioni
strutturali delle aree dismesse o comunque soggette
a trasformazioni.
Forse saranno unità abitative informaticamente
supportate, che possono assolvere compiti di
postazioni multimediali, uffici o abitazioni
destinate ad utilizzi di particolari attività di
controllo della città (ricordiamo il progetto
di viadotto e centro
operativo sulla A14 – le prime avvisaglie
interpretative di questi spazi-).
Le menti attente hanno visto oltre la realtà, sicuri
che pian piano la composizione avrebbe preso forma e
con gli ultimi progetti vengono fuori i primi
risultati. Il profilo di una città diversa è in
formazione, gli organi che la costituiranno nascono
dall’evoluzione delle tecnologie applicate
all’architettura, dalle teorie derivate da una
storia ricca di spunti ancora tutti da verificare.
Sarà compito della critica attenta, di sollecitare
le nuove potenzialità ed a scartare le banalità, per
una maggiore forza conquistata sul tavolo da
laboratorio della ricerca architettonica, tradotta
dalla colta sensibilità e dalla tecnologia, in
preziosissima qualità della vita.

‘Viaduc millau’
http://www.fosterandpartners.com/InternetSite/html/Project.asp?JobNo=0778
Paolo Marzano
http://www.costruzioni.net/architetturesottili.htm
http://www.costruzioni.net/ibridazioni.htm
http://www.costruzioni.net/ibridazioni2.htm
http://www.costruzioni.net/balzinecessari.htm
http://www.costruzioni.net/LaCittE0Desiderata.htm
http://www.costruzioni.net/esteticadellespansione.htm
Paola D’Arpino
http://www.architettare.it/public/commento1/FugheMetropolitane.php
http://xoomer.virgilio.it/mediterraneita/Architettura/Commenti2.htm
Alessandro Bagella
http://architettura.supereva.it/files/20020210/
Giacomo Gallarati
http://www.pda.arch.unige.it/numero1/14.html
Architecture.it
http://www.architecture.it/it/eventi/find.asp?question=viadotto |