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necessari
all' Architettura
dell' interazione
sovrapposizioni intuitive e
discontinuità connesse
(appunti
scritti sul retro di alcuni disegni d'architettura)
"[…] Un corpo che
produce ambiente appare pertanto come una forza che
interagisce con situazioni date, adattondovisi e
modificandole. Un simile processo realizza un
andamento tutt'altro che lineare perché occorre che
alle urgenze del corpo facciano riferimento tutti
quei piani di relazione, quelle pieghe e quelle
istituzioni che predispongono l'ambiente non solo
ereditato ma anche l'ambiente di riferimento e
costruzione che si realizza in un determinato
momento. Entrambe queste realtà esprimono un
orizzonte macchinico e plurale che costituisce il
presente al quale i corpi appartengono."
Tratto dal n.19
della collana Millepiani, scritto da Tiziana
Villani, Tecnologie del controllo, maggio
2001
La relazione
dell'uomo con l'ambiente rappresenta uno degli
argomenti più discussi e dibattuti degli ultimi
tempi. Esprime in pieno la fase di transizione che
il sociale affronta immergendosi nel quotidiano,
vengono infatti rivisti e ritrattati saperi e
categorie di giudizio fin'ora esistenti. L'uomo e lo
spazio in cui vive, sono i primi protagonisti
inseriti tra le maglie irregolari di una 'tensione
urbana' globalizzante, capace di intaccare i
delicati processi percettivi di apprendimento
rivolti verso i possibili nuovi scenari del loro
intorno relazionante. Vale sempre la pena allora,
riappropriarsi di una forte energia capace di
riferirsi ad altri ordini d'idee oltre a quelli
comunque condivisi, secondo quei balzi necessari,
di cui parleremo, che sono in grado di apportare
traformazioni culturali e offrire così visioni nuove
e scelte alternative rispetto ai codici comunemente
riconosciuti. Le prove di queste visioni nuove e
possibili, arrivano da una storia e da esperienze di
vita che confermano il bisogno di stabilire con lo
spazio in cui viviamo, una sorta di sacro 'contatto',
sia esso fisico sia psicologico che chiamiamo
comunemente interazione. Si tratta di
un'azione che unisce un mondo 'possibile' percepito,
ad un mondo fisico; il contatto tra un'entità
astratta in attesa di informareall'ambiente.
Proviamo in questo scritto a fare riferimento ad
alcune osservazioni di un geniale artista, qual'è
Umberto Boccioni. Riflettendo sulla sua opera
scultorea pittorica e di scrittore, indagheremo
parallelamente il nostro presente informatico,
allora forse avremo più notizie riguardo
l'importanza dell'interazione come strategia
della conoscenza. Ci soffermeremo quindi, su certi
punti di contatto della ricerca e la sperimentazione
anche architettonico-scultorea che, secondo me,
evidenziano una condivisione di mezzi siano essi
strumentali o teorici, profetizzati dal nostro
personaggio. Una delle nicchie fisiologiche
dell'evoluzione informatica in atto, è occupata in
gran parte dall'architettura, desiderosa come
sappiamo da sempre e ansiosa di sperimentare visioni
cercando di concretizzare utopie. Questo ci pone di
fronte a delle riflessioni, osservazioni e a delle
ridiscussioni di riferimenti che fin adesso
sembravano intoccabili.

Domus
827- progetto di Jean
Nouvel, Museo delle
arti e della civilizzazione “Quai Banly” Parigi.
Rampe come segni o balzi elicoidali, sospesi
proiettati nel vuoto; percorsi direzionali
percettivamente e fisicamente diversi all'altezza di
una personalità attenta qual è quella
dell'architetto francese.
Teniamo presente che la
differenza, rispetto al nostro
artista-accompagnatore, è rappresentata dal momento
sia culturale sia temporale. Contestualizzando,
notiamo facilmente che siamo circondati, se non
assuefatti, da una velocità d'informazione
estrema e tentacolare capace di invadere molti più
spazi (nostri) di quanto si possa immaginare. Questa
situazione, ha introdotto, nel già complesso
scenario, notevoli e determinanti altri, inattesi
parametri rispetto a quando le avanguardie
artistiche del novecento facevano i primi passi in
territori prolifici ancora da decodificare (anche
loro erano di fronte a travagli interpretativi e a
codici nuovi). Voglio sottolineare a questo punto il
balzo concettuale e l'interessante assonanza
sperimentale della stagione delle avanguardie
all'inizio del '900 e il fermento che stiamo
vivendo, per quanto riguarda l'aspetto critico
architettonico dato dalle nuove individualità
generate dai 'gruppi di rete'. All'architettura dei
gruppi e alle strategie dei database in-formazione,
arrivano echi di fermenti artistici-architettonici e
passionali declamazioni rivolte a platee
interattive. Un importante realtà alla portata di
sensibilità più capaci. In una recensione ad un
testo di nuova generazione infatti, ho osservato le
nuove possibilità interpretative innescate da questi
rivoluzionari cambiamenti capaci di poter
trasformare l'editoria, non allontanandosi dalla
rete, anzi integrandola in una straordinaria nuova
idea d'alternanza tra interattività digitale e
approfondimento cartaceo in un continuum
culturale che dilagherà, sono certo, nei nuovi
territori della comunicazione (La
generazione della rete).
Il confronto tra i gruppi di
artisti delle avanguardie, con i dibattiti
sull'architettura on-line, per un fenomeno di
'sublimazione culturale', legata strettamente alla
tecnologia digitale, hanno riacceso visioni che in
passato occupavano teatri, mostre, gallerie e si
sono trasferiti in rete per accoglire più
osservatori ed interlocutori, realizzando una molto
probabile interazione. Il risultato ottenuto è
ottimo; molte più idee date dallo scambio di
esperienze. Un balzo compiuto del parlare
architettura, da spazi limitati e forse elitari
ad una collettività connessa numerosa e
attenta, sicuramente aggiornata anche se non
propriamente colta. Ma osserviamo meglio la
grandezza di questo fenomeno interattivo. Sappiamo
che una semplice 'interfaccia' è la probabile
maschera umanizzata di un infinito indistinto
digitale. L'uomo che innesca, con un semplice cenno,
il viaggio 'informatico', entra in uno spazio dalle
diverse dimensioni, conclude praticamente un'azione
percettiva perturbatrice rispetto al suo consueto
movimento vitale. Si tratta di un altro tipo di
movimento, definito da una diversa attività e con
altre dinamiche percettive. L'individuo riproduce in
un breve istante, un risolutivo balzo
determinante ai fini conoscitivi. Muta la sua
condizione psicologica e abbandona 'un presente';
attua un'antica visione di teletrasporto percettivo
per un luogo di complessa definizione. Quello che
interessa alla nostra riflessione, riguarda però, la
veloce variazione della sua identità connessa a
questo spazio. Le sue estensioni si 'attivano' e
rinnova l'entrata in questa magmatica, fluttuante
materia fatta di dati appartenenti ad una
multiforme, funzionante intelligenza. Il suo volto è
praticamente illuminato da una luce diversa, egli
accede per un 'passaggio', effettua un balzo
e tra ronzii di memorie capienti e l'alternarsi dei
colori dello schermo s'immerge in una virtualità che
a questo punto irrompe nella sua attività istintiva
esplorativa. In pochi istanti inizia l'alternanza
tra l'identità del passeggero e l'identità del
pilota comunque, rimane un cosciente 'nomade'. Un
balzo quindi, che introduce l'esperienza singola
a confrontarsi con infinite altre esperienze in
transito. Abbiamo già incontrato questo stato
fisico-psichico di cose, dallo studio e la
discussione nell'articolo dal titolo
Simulazione
d'assenza
si sono tratte
delle osservazioni su l'intima struttura di quella
che è una nuova realtà complessa e mutante.

Diller & Scofidio,
Istituto di Arte Contemporanea di Boston (2002)
Se l'
informazione diretta come dice Paul Virilio:"…
è il risultato immediato dei sensi dell'udito,
dell'odorato e del tatto e anche del senso
muscolare, cioè delle capacità di motilità sul posto
e di mobilità nello spazio…e soprattutto dal gesto
di spostamento o del cambiamento di posizione
dell'organo e del corpo nello spazio-tempo",
allora ci accorgiamo che l'individuo innesca una sua
funzione esplorativa forse contemplativa, di uno
spazio percettivo che produrrà l' esperienza, ma
nello stesso tempo già risulta assorbita dalla
totalizzante informatizzazione che sembra omologare
le diversità adottando comportamenti d' interazione
di cui, in questo momento, la società ha
probabilmente bisogno. Penso che questi siano, in
effetti, i due campi d'intervento della possibilità
di comunicazione che è data dalla rete; creare dei
mondi possibili (architettonici) virtuali e la
possibilità di trasmetterli in poco tempo alla
collettività quindi l'interagire con altre
esperienze. Tutto ciò che si trova oltre questo
semplice e fondamentale processo di cominicazione
diretta, è un indotto di rete che determina
grosse sacche di valori trasformabili in breve tempo
e componenti velocemente sostituibili perché basati,
in effetti, sulla logistica di funzionamento
dell'intero meccanismo informazionale (molto vicino
al comportameneto di certi parassiti). Rientra però
come sappiamo, in un normale processo di crescita
naturale di un organismo complesso. Ma torniamo alla
nostra ricerca riflettendo sui termini usati e
sperimentati dal nostro artista-guida di
riferimento.

Domus 854
-
Monte Bergisel presso Innsbruck, progetto inaugurato
il 14 settembre 2002, trampolinio di Zaha Hadid
vincitore del concorso internazionale del 1999, un
balzo strutturale di nuovo segno e di rinnovate
coordinate, spaziali; un'architettura in 'quota'
nell'articolo
La città
desiderata
"[…] una fuga
della materia-simultaneamente nelle tre dimensioni,
così che la materia stessa ha potuto raggiungere il
tempo, la trasparenza interna dei corpi, il loro
movimento assoluto attraverso degli incidenti del
moto… Boccioni è convinto di aver ridotto
progressivamente gli spessori materiali delle sue
sculture, rinunciando alla loro colorazione e ad
intervenire con incidenti formali supplettivi
quali pezzi di ferro, modanature, eccetera, per
evitare dispersione e rimanere aderente alla sua
idea architettonica di scultura…Alcuni mesi
dopo, con un lavoro pressante e senza riposo
incominciai a immaginare la realizzazione del
dinamismo plastico in sculture tridimensionali, che
riassumessero nel loro slancio architettonico le
forze propulsive dell'ambiente…"
Da Zeno Birolli,
Umberto Boccioni - Racconto crititco, Einaudi
Letteratura.
Quale balzo
appare tra le righe di questo scritto! La necessità
di elaborare un progetto incessantemente desiderato,
sperimentando secondo la passionale attitudine alla
creazione artistica, un elemento comunicativo
indissolubilmente unito all'ambiente, azzardando
fusioni estreme e sconnettendo codici materici
diversi ma contigui. Corpi presenti nello stesso
spazio-ambiente, quindi, facenti già parte di una
composizione generale primaria e che trovano una
loro sintesi rappresentativa tra le mani
dell'artista 'illuminato'.
Invenzione seducente
di un attimo imponderabile nella moltitudine di
eventi che si rivelano durante la creazione di
un'opera. Come il balzo effettuato da
J.Pollok quando s'introduce fisicamente nella
cornice dell'opera e fa implodere essa stessa di
un'energia vitale nuova, anche qui i codici sono
chiari; i colori, la superficie, l'azione quasi
violenta nel proiettare le macchie sulla tela, ma è
l'atto in sè, che determina la relazione come valore
interstiziale nel creare quell'evento. Balzo
è quello di A.Burri che chirurgicamente cuce, anche
qui, codici diversi di singoli eventi materici quali
sacchi, scioglie plastiche arde legni e salda
lamiere costituenti il corpo vivo di un codice nuovo
sovrapposto fatto di rapporti tra la materia
fino allora creduta sotto controllo. Ricordiamo i
termini di Boccioni 'incidenti formali
supplettivi' o processi inspiegabili di una
pratica costruttrice capace davvero di inoltrarsi in
spazi insondati dalle possibilità futuribili
sconvolgenti.

Mantiastudio GR pag 147 -l
Carpet House, progetto per un’abitazione privata,
Pozzolone, Vicenza 2001
Poi ancora egli
continua aggiungendo: "Può darsi che un giorno la
pittura non basterà più e che si dovrà dipingere,
direttamente nel cielo decorazioni con gas colorati.
Però francamente a me basta che si possa dipingere,
anche se non riesco a fare ancora quello che intendo…
- e aggiunge - questo futuro che ci proietta
continuamente fuori dal presente". E'
determinante, (lo scritto in grassetto) si tratta di
una vera e propria consapevolezza di un'intuizione
irrealizzabile nel suo tempo, una connessione tra
elementi teorici discontinui perché non appartenenti
a quel progetto e a quel tempo. Delle
sovrapposizioni di determinanti intuizioni che da lì
a un cinquantennio avrebbero rivelato una silenziosa
e a molti indifferente rivoluzione architettonica,
capace di viaggiare alla velocità della luce tra
'memorie' e 'schermi' come le onde elettromagnetiche
sui tetti di una città parallela di cui ora
riconosciamo l'esistenza non più utopica o peggio
ancora onirica, ma consapevoli di una sua 'altra'
realtà, realizzata. Certo, quanto su scritto, è
l'atroce conferma di una geniale personalità che
vede l'evolzione in atto oltrepassare il limite del
suo tempo ed ancora tutta ancora da scoprire.
Il balzo però
è stato compiuto. La polimatericità come premessa di
un salto dimensionale si è evoluta in
tridimensionalità scultorea; ha generato un altro
tipo di spazio contenendo e avviluppando essa stessa
l'ambiente.
Il risultato? Non è
dato conoscerlo, almeno non adesso, ma sicuramente
queste rappresentano le basi da cui può nascere una
speranza progettuale che davvero rappresenterà nuove
coordinate e relazioni diverse, questo ho cercato di
evidenziare anche componendo e scegliendo l'immagine
di testa a questo articolo.
Quale architettura
dunque, per quale uomo,? E soprattutto, in quale
spazio?
Il David di
Michelangelo che si trasforma nell'opera dell'uomo
boccioniano di Figure uniche nella continuità
dello spazio. Le due opere rappresentano i poli
tra i quali si realizza una sconnessione temporale;
i volumi le superfici i segmenti e gli stessi punti
che compongono le due creazioni spaziali, in preda
ad una metamorfosi percettiva, unica
condizione di un passaggio evolutivo ben definito,
si dilatano, fluttuando si ricompongono secodo
schemi diversi; le conseguenze di una velocità che
trasforma l'intima struttura della materia, ora
mostra la vera meta da raggiungere; un profilo umano
mutato, magari troppo coinvolto se non sopraffatto
dalle sollecitazioni derivate da quell'antico quanto
sconvolgente schoc iniziatico, del balzo
necessario che ha espresso nuove possibilità di
relazioni. Nel David sono riflessi i colori
di Firenze e di un intero periodo storico, ma c'è
anche l'inizio della sua evoluzione arrivando alla
figura dell'uomo di Boccioni che racchiude stavolta
nelle sue stesse masse avvolgenti, nei suoi
riflessi, la perfezione scultorea del David.
Non si tratta di sviluppare un discorso intorno a
due visioni di opere indipendenti, ma di concentrare
l'ettenzione su quella che è la metamorfosi dello
'stesso uomo', in quanto con lui variano le
visioni, le relazioni, il suo spazio vitale, quindi
dell'architettura che intorno a lui si andrà
realizzando. Siamo perciò giunti a comprendere che,
sia esso pigmento di colore, sia saldatore, o
scalpello, sgorbia o programma per lo sviluppo di
forme complesse, lo strumento per intervenire in
questo mondo e con questa realtà, è stato
realizzato, però anch'esso risolve solo alcuni dei
problemi in quanto ancora una volta siamo di fronte
ad un 'utensile' perfettibile.
archivio fotografico di Paolo
Marzano, Area n.69 - Salzburg,
particolare della passerella
padiglione di Mies, Barcellona.
Centrale elettrica,
progetto di Betrix & Consolascio
L'intervento
dell'uomo sulla materia ha rinnovato le sue
possibilità espressive, come Boccioni, realizza una
sconvolgente esperienza materica che sfocia in una
realtà 'altra'. Dall'uso incondizionato di strumenti
primordiali, egli introduce nuove coordinate
d'intervento, nuovi modi d'espressione di una
'attualità' impressionante, proiettate, a quanto
pare, anche oltre il nostro tempo. Da questo traiamo
delle conclusioni anzi dei filtri o delle strategie
di critica, capaci certo di isolare a questo punto,
interventi anch'essi per assonanza d'approccio
metodologico, vicini (parecchio) alla visione
boccioniana. Un esempio? Bene, tra i tanti rendering,
tavole di concorsi, fasi di processi progettuali
compositivi analizzati e tra tanti segni grafici
liberi creati, ecco che mi appaiono degli appunti
sul retro di un mio disegno. L'importanza del lavoro
di ricerca, risulta l'elemento selezionatore, ma non
basta, esiste un valore che individua anche
caratteristiche diverse d'interpretazione; difficile
da reperire tra le infinità di progetti concorsuali
e pratiche progettuali a volte troppo assonanti e
legate a tendenze di mercato (mode!?). Il mio
interesse è per quei lavori che mettono a confronto
possibilità di unione inattese tra elementi
figurativi appartenenti a codici differenti. Si
scopre allora una notevole potenza connettiva ricca
di vere e proprie biforcazioni che rendono
assolutamente inatteso il risultato formale. Forse
una nuova famiglia di geometrie complesse che
intratterrà nuovi rapporti e relazioni con il nostro
spazio cartesiano.
Ma vediamo da vicino
come funziona questo lavoro di sperimentazione visto
al microscopio di una ricerca personale prettamente
formale-architettonica. Forme che tentano,
evolvendosi secondo parametri controllati, di
operare sul corpo vivo della figura tridimensionale
e sulla sua con-formazione. Estrusioni calcolate ma
aggiungendo alternatamente geometrie diverse. Fughe
direzionali spaziali che introducono, come abbiamo
visto, nuove essenze energetiche derivate dalla
materia prima, elemento essenziale per operare nella
materia virtuale.

L'ARCA n.182 -
Alcune sequenze del progetto Box 01 Codex of
Connection di Sonia Cillari.
Vedere anche a
proposito del lavoro il link di approfondimento:
http://www.newitalianblood.com/
in particolare i due articoli di 'teoria' di Simona
Cillari.
Alla ricerca di una
forma genetica che faccia sviluppare un organismo
nuovo, la sconvolgente definizione di una 'altra'
creatura architettonica e di una 'altra' forma di
relazione. Un esempio pratico di contaminazione di
codici diversi per produrre elementi compositivi
nuovi, ritengo sia quest'esperienza, che secondo me,
può produrre delle novità a livello oltrechè
progettuale-architettonico anche concettuale,
riguarda il lavoro di Sonia Cillari. La sua ricerca
arriva a creare modelli tridimensionali di progetti
quasi morfogenetici; è l'origine, le componenti
della 'pozione' quel che interessa. La combinazione
genetica tra cromosomi geometrici e parametri
appartenenti ad altre categorie, che nella sua
semplicità è sconvolgente. E' "un'applicazione di
strategie informatiche evolutive per generare e
sviluppare una matrice formale in risposta a criteri
informativi". Nuove coordinate d'intervento
appaiono, con questo lavoro, all'orizzonte, altre
relazioni tra parti di evidenti codici diversi,
geometrie combinate a testure e a colori digitali.
Una splendida connessione tra discontinuità
codificate. Il risultato? Un altro infinito
rivelato, un'ulteriore riserva energetica alla
portata dell'architettura. Nel lavoro di Sonia
Cillari la relazione si realizza tra informazioni ed
è formata dall'interazione tra 11 elementi: 6
geometrie e 5 texture di colore digitale che sono le
entità informative collegate per formare un codice
di informazione.
Un balzo metaforico e
anche evidentemente architettonico fu compiuto da
F.L.Wright quando progettò e costruì la casa sulla
cascata, opera che ormai fa parte dell' A B C
dell'architettura, e che non finisce di stupire per
un dinamico movimento di blocchi aggettanti che
sfidano visivamente la gravità e per un primordiale
tentativo del genio di Taliesin di attuare una 'iniziatica
rarefazione architettonica' tra gli spazi dei volumi
puri di una scatola abitativa ormai disgregata.
Rarefazione architettonica approfondita poi, in
La soglia in
dissolvenza.

a -
Fallingwater,35-37 in Understanding Frank Lloid
Wright's b - F.L.Wright, Il futuro
dell'architettura,
Architecture,
Donald Hoffmann, Dover Publications,inc N.Y.
Zanichelli
editore, 85, TAM 7.
E' chiaro che le due
foto della casa sulla cascata di F.L.Wright, prese a
proposito, quasi dalla stessa angolazione evideziano
la sporgenza rocciosa che, a detta del maestro di
Taliesin, è stata l'ispiratrice dell'intero
progetto. Infatti la foto con il nero 'sarurato' (fig.b),
definisce lo scuro dell'ombra sotto la casa
definendo meglio il grande masso roccioso a sbalzo
che sembra sospeso nel vuoto. Un balzo
strutturale iniziatore di una tecnica, un balzo
architettonico ancora troppo attuale ed inesplorato
ma capace, in quell'istante di cambiare le
coordinate dello spazio, diversamente vivibile, di
un'abitazione. Wright dice: "In quel bellissimo
bosco c'era uno scoglio alto e massiccio, posto al
di là di un cascata e l'idea più immediata fu quella
di costruirvi la casa; proprio a sbalzo sulla
cascata! Considerando che a Bear Run per la prima
volta avevo a disposizione il cemento armato come
materiale da costruzione, la 'grammatica' del
progetto potè chiarirsi su quella base.
E' un balzo
necessario all'architettura in un tempo che stabilì
il momento e solo quel momento (il masso roccioso,
la tecnica degli aggetti, il cemento armato, la
disgregazione della scatola abitativa; codici
diversi confluenti in una creazione architettonica)
perché si affrontassero discorsi diversi e anche
nuovi, perché si aprissero altre infinite
possibilità d'intervento e d'espressione
architettonica.
Un balzo che
ci ha sicuramente portati a comprendere maggiormente
l'oggetto e le sue potenzialità fisico-percettive
stabilendo dei tempi interpretativi e quindi,
creando una sua storia costruttiva generata solo da
parti di ambiente di cui è formato.
Ancora oggi le riflessioni e
le descrizioni di questa fusione con 'il proprio
ed invisibile ambiente', appaiono troppo attuali
forse perché ormai la strada di ricerca era stata
segnata. Il bisogno di evidenziare una zona di
fusione tra l'oggetto o il segno descrittivo di una
forma con il suo intorno, ha avuto il momento giusto
per iniziare a manifestarsi. Probabilmente
avvicinandosi a certe riflessioni di cui ho parlato
in
L'Ambito
variabile.

Hotel River,
Jean Nouvel,
Domus 827, nella Main Steet Pier a Brooklyn
N.Y Struttura
con balzo sull'acqua come un trampolino
trasparente, evidenzia fughe strutturale d'alto
livello formale, aperte nel vuoto in cui si
proietta. Opera 'costruttivista' di nuova
generazione.
Parafrasando quello che dice
Derrick De Kerckhove riferendosi a
Bill Moyer
sul calo dell'interesse televisivo, possiamo
affermare che in un certo senso l'oggetto e lo
spazio fanno parte di una visione interpretativa
pubblica, quindi piuttosto comune come approccio, ma
è il minimo necessario che serve alla nostra
percezione perché si stabiliscano effetti
relazionali straordinari di portata colossale della
nostra osservazione dello spazio privato,
un'educazione alla visione che usa queste come basi
e che lascia alla libertà individuale
l'approfondimento di tali argomentazioni.
Un affascinante 'infinito' di relazioni a
disposizione di chi volesse inoltrarsi
architettonicamente nel nostro spazio- ambiente
inteso già come parte del proprio corpo. C'è però da
aggiungere che la rivoluzione digitale, usando il
vettore televisivo ingloberà altre percezioni e sarà
chiaro che dovremmo rivolgerci altri quesiti per cui
sarà interessante saper porre la domanda giusta più
che pensare alla risposta e di certo non sarà
lontana da quella che tempo fa, mi preoccupai di
formulare affrontando già queste problematiche,
sembrerà delinearsi infatti, la difficile
distinzione tra un'interazione reale dalla,
non tanto impossibile, alterazione virtuale?
(vedi
Interazione
'reale' o alterazione 'virtuale'
?)
La frase che segue
sintetizza, in maniera determinante le probabili
caratteristiche conoscitive dell'architettura anche
quella futura, evidenziando la relazione tra
oggetto e ambiente e dando le istruzioni per l'uso
della sperimentazione e della ricerca non
tralasciando un valore umano inestimabile, il potere
dell' intuito.
"La forma
dinamica, per la sua essenza mutevole ed evolutiva,
è una specie di alone invisibile tra l'oggetto e
l'azione, tra il moto relativo e il moto assoluto,
tra il visibile e l'invisibile, tra l'oggetto e il
suo proprio indivisibile ambiente. E' una specie di
sintesi analogica che vive ai confini tra l'oggetto
reale e la sua potenza plastica ideale e solamente
afferrabile a colpi di intuizione."
Da Pittura e
scultura futuriste di Umberto Boccioni,
Vallecchi editore.
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