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                                                    le costruzioni in rete

 ISOZAKI A FIRENZE?
 Solo con un'ARCHITETTURA SOTTILE

 Paolo MARZANO

Data di pubblicazione: 10/2004

 

foto tratta dal sito:      http://www.beniculturali.it/uffizi/uffiz_18.htm

 

Al 1071 della Fifth Avenue, a New York, la struttura del Guggenheim di Frank L. Wright ha determinato un salto di qualità per la storia dell'architettura e per questo anche della percezione di una città, anzi di una 'promenade' urbana che dovremmo sforzarci di comprendere. Parlo di percezione perchè la conosco più della politica. Bene, la 'passeggiata' newyorkese, essendo, in effetti un esterno, reso interno da una genialità ancora insuperata, è stato illuminato da infinite soluzioni espositive sia architettoniche sia artistiche, ma nessuna di esse pur esaltandolo, ha funzionato come continuazione di quello spazio architettonico 'originario'; tutte hanno contribuito, però a leggerlo nella sua dirompente qualità costruttiva profetica e soprattutto ancora vitale! Ora, trasliamo, non il contesto ma il concetto, nel centro storico di Firenze che, in effetti, si presenta come una galleria d'arte (interna) appartenente ad un esterno 'cittadino'; la verifica è semplice: trasformiamo questa architettura leggera e lineare di Isozaki in una (termine in uso in questo periodo) 'INSTALLAZIONE' architettonica, quindi osserviamola, fotografiamola, cataloghiamola, illuminiamola creiamole intorno un ambito espressivo adeguato, però appena passato un certo periodo di tempo togliamola e lo spazio sarà adibito ad un'altro progetto 'sensibile' ma non duraturo. Ecco come si rende vitale tutto un centro storico, con quelle che io ho chiamato le 'Architetture sottili'.  

EVENTI continui, ‘evenemenziali’ che apportano espressività alternative a luoghi storicizzati, ne guadagnerebbe lo spazio architettonico, che continuerebbe così ad insegnare quell’ attività relazionale tanto trascurata nei nostri centri urbani. Intanto l'edificio intero degli Uffizi rimarrebbe con il suo aspetto imponente e la sua forza originaria, come segno immanente di un’epoca straordinaria. Sappiamo come, non è certo in questi casi, che l’architettura contemporanea, deve mostrare la sua carica durevole e necessaria! Che la struttura, pure se valida ed adeguata al luogo, venga vista come 'superfetazioni' costruttiva o 'qualità aggiunta' dal tempo (come suppongo verrebbe giudicata dalle diverse parti), questo è una componente fisiologica di un contesto, come quello fiorentino, culturalmente preparato (adesso) alle evoluzioni del tempo; e se proprio siamo costretti a parlare o a trattare la contemporaneità, allora a maggior ragione non vedo perché la struttura di Isozaki dovrebbe essere fissa.

Non è forse una prerogativa della contemporaneità il carattere dell'effimero, del mutevole del sostituibile, del transitorio ?

Sono appunto, le 'sublimi transitorietà' dell'architettura che dovremmo comprendere, perché i flussi d’individui, delle idee, delle merci, degli spostamenti mediali che agevolano delle nuove regole relazionali dell’urbano vivere. Esse sono capaci di ‘consumare’, (io preferisco) ‘scolpire’ il tessuto cittadino suggerendone nel tempo la giusta direttiva compositiva, magari inattesa o non progettata.

Un insegnamento ci è arrivato ultimamente dalle decisioni prese in campo di demolizione nel tessuto fiorentino nelle vicinanze della stazione del genio Michelucci.

Pensilina di Toraldo di Francia DOCET !

 

http://www.architettiroma.it/archweb/index.asp

http://www.costruzioni.net/transitorieta.htm

http://www.costruzioni.net/ibridazioni2.htm

 
 
 

Nota biografica dell'autore

 


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