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A chi, della mia
generazione, già frequentava le università durante il
periodo architettonicamente definito come post-moderno,
riuscirà più facile ricordare come in quella decadente
stagione, era palese una logorante stagnazione teorica.
Strumentalmente, certe 'cattedre' si crogiolavano nel
risuscitare secondo metodologie ancora recondite,
fantasmi del passato ed elaboravano giustapposizioni
mummificate d'elementi che a chiamarli 'codici
linguistici di riferimento', si faceva veramente una
fatica enorme. All'imperversare di quelle forme e di
quelle teorie narcotiche, incantatrici, ridondanti e
nauseabonde, come mi è capitato già di spiegare (vedi
articolo in rete; La soglia in dissolvenza), si è
verificata una corrispondente ricerca silenziosa da
parte di una generazione coraggiosa, in quanto
consapevole delle proprie possibilità, preparata e
soprattutto colta sulle tematiche dell'approccio al
sistema urbano. Più che dalle visioni neo-neo classiche,
questa generazione ha preferito assorbire
didatticamente, dall'urbano, le sue regole indagandone
le complesse evoluzioni architettoniche. Intrisa di
relazionalità, tutta ancora da comprendere e da
interpretare, la problematica urbana ha cancellato
totalmente l'edonistica e infertile pesantezza
post-moderna, gettando le basi per l'apertura agli
sconvolgenti scenari urbatettonici che viviamo. Sono
stati generati, così, ambiti variabili di nuova
competenza, appoggiati da espressività che, nella
tecnologia informatica, hanno trovato un loro importante
riferimento. Praticamente, tutto ciò che le metafisiche
composizioni, confezionate dal post-moderno, non
avrebbero mai potuto esprimere. La mia riflessione si
ferma però a focalizzare (come al solito) una mutazione
culturale in atto. Una realtà data dalla sovrapposizione
continua della saturazione tecnologica posta sotto
pressione e per la quale occorreva un obiettivo ben
definito per potersi evidenziare. Ora finalmente ci
siamo; l'argomento riguarda le energie rinnovabili e le
fonti dalle quali esse scaturiranno. Questa realtà apre
le porte ad un universo nuovo, anzi alternativo.
Riabiliterà processi decisionali e categorie di
significati vicinissimi alla rivalutazione e alla
riconversione architettonica sia di aree dismesse sia di
edifici e parti di città, modificandone l'essenza e la
forma. Traspare, infatti, una condizione che si
differenzia dall'allucinante vortice di calligrafismi
autoreferenziali, capaci di condurre in un vero e
proprio delirio di visioni, per meglio accedere ad una
concretezza intellettuale.
 
Abbiamo ormai riconosciuto
come le ibridazioni, tra avanguardia tecnologica e
problematiche sociali, possono intrecciare nuovi
discorsi d'argomentazione prettamente architettonica.
Ho sempre sostenuto che,
tali cambiamenti di scenari, attivano idee e
funzionalità diverse da quelle per i quali, sono state
scoperte (ibridazioni, appunto!), realizzano una loro
diversa destinazione d'uso condizionata dalla
transitorietà degli eventi metropolitani e dalla
ricombinazione dei flussi tecnologici. Sappiamo che,
parte dell'uso dell'energia alternativa, volgerà sempre
più l'attenzione, verso la fonte solare, per cui, in
linea di principio, osserveremo per esempio, come
progettualmente aumenteranno le superfici che ad esso,
saranno rivolte. Siamo, quindi, vicini ad una visione
nuova di urbanità; sorgeranno edifici tronco-piramidali
oppure sistemi di collegamento stradali che si
attiveranno come vere arterie e capillari di un sistema
integrato di linee energetiche. Porteranno linfa e
vitalità alla città, pronta ancora una volta, a
trasformarsi ed a mutare. L'architettura, in effetti, ha
sempre portato conforto ad idee ed a mondi possibili,
cercando con grande impegno di non allontanarsi dalle
problematiche evolutive che toccano la vita dell'uomo e
del suo ambiente. Infatti, se pensiamo bene, l'aumento
dell'interesse legato alle nuove forme d'energia
rinnovabili, prodotto dall'aumento del costo del
petrolio o dalla crisi prodotta dalla limitazione
continua, delle riserve di gas, oppure l'inizio di
discorsi sulla salvaguardia dell'ambiente naturale, ha
spostato l'interesse verso queste nuove forme di
recupero (un po’ tardivo) dell'energia. Appare chiaro,
che siamo all'alba di una nuova epoca com'è stata quella
per la scoperta del fuoco o dell'uso della ruota; un
nuovo modo d'intendere l'uso della materia, terra.
Non perché ci si sia
impegnati a capirla, ma perché le condizioni del suo
esagerato sfruttamento ci hanno alfine, costretti a
farlo. Le ibridazioni condurranno l'uomo-urbano a
confrontarsi continuamente con il suo stesso luogo
d'appartenenza, ridiscutendo ancora una volta le sue
coordinate che appena adesso si stavano adeguando, 'radicalizzandosi'
paradossalmente, all'ipnotica dimensione virtuale. Il
contemporaneo tecnomade procederà senza sosta all'architetturazione
del suo spazio, completando il ciclo naturale di
ricomposizione delle competenze che era stato interrotto
con l'uso dei combustibili fossili.
Allora si rivelano chiari i
motivi delle eclatanti forme irregolari, delle svariate
estrusioni lungo percorsi dati, dei contorsionismi
esageratamente non competenti della vera metericità
architettonica, delle tanto improbabili quanto seducenti
gastroscopie grafiche che indagavano pieghe ameboidi.
Sono infatti, una forma di simulazione controllata per
le categorie compositive nuove, sono gli esperimenti di
ricerca per affilare gli strumenti da usare nella
prossima stagione architettonica. Sono i modelli
virtuali di realtà possibili che aprono spiragli ad una
mirabolante nuova contemporaneità. Il dubbio che
riguardava la validità del gioco delle relazioni urbane,
dove queste forme, soffrivano di una tremenda crisi
d'inferiorità, ora è svelato. Gli esercizi sui corpi
edilizi che come 'cavie' da laboratorio sono stati messi
a contatto di programmi rivoluzionari, hanno reagito
ottimamente. Gli studi di performances
geometrico-frattali diversificate, hanno generato nuovi
e inaspettati cataloghi di un'anatomia architettonica
rinnovata. Tutto fa parte di un lavoro da laboratorio
strettamente legato alla ricerca architettonica che
sarebbe grave inserire, nell'urbano fluido metropolitano
in pieno esperimento. Il livello raggiunto, badate bene,
è altissimo; gli strumenti per la progettazione
dell'architettura sono calibrati e tarati da uno studio
attento. Una strada di ricerca varia, apprezzabile e
certamente 'confortevole', ma non è ancora strutturante.
Il rischio sempre in agguato è quello, come si è già
detto, di costituire un'altro blocco progettuale, con
cadute nel mare magno del calligrafismo-informale, come
una riproposizione variata di profili in un'allucinante
e perenne ripetizione di forme geometriche da screen
saver autoriprodottesi sui video dei computer in
stand-by. Ho ritenuto interessante, in questa trilogia
sulle ibridazioni, evidenziare, la notevole genesi
mutante dell'architettura che sembrerebbe affetta da
un'intima facoltà mimetica (di memoria benjaminiana), in
preda ad una seducente estetica della sparizione (di
memoria viriliana) per cui la ricerca guarda ai percorsi
e alle direzionalità e anche sulle nuove e colte
proprietà formali di pezzi di urbano che sembrano
superare le sperimentazioni della spettacolarità
grafica. Interessante a proposito, l'idea di Zaha Hadid
per il concorso del Phaeno Science Centre di Wolfsburg
che contrasta con la stalagmitica introspezione
ecografica del progetto di grande Forum per la musica,
la danza e le arti visive a Gent, di Andea Branzi e Toyo
Ito (progetti su Domus 887).

Oppure il progetto Abalos
& Herreros per l'edificio polifunzionale a Las Palmas de
Gran Canaria in Domus 882, la soluzione di Anish Kapoor
+ Furure Systems nelle pagine di Casabella 739/740, gli
estremi possono essere delle buone soluzioni
sperimentali nello studio della qualità spaziale nel
caso delle ville progettate da Richard Neutra negli anni
'60 e riviste da Zaki Amir (fotografo, Domus 885), ma
molto sollecitante per questo tema è il numero di
Casabella doppio 739/740 dal titolo Forme del movimento.
Se l'urbano assumerà delle
forme di questo genere diffondendosi nello spazio,
allora si potrà concepire una nuova idea di città che
fonda la sua matrice nelle forme d'energie, derivabili
dalle sue stesse tracce (percorsi) architettoniche. Una
prova pratica di quanto detto?
Qualche tempo fa parlavo de
l'Estetica dell'espansione, univo il colossale filtro
descrittivo e il significativo apporto culturale
boccioniano del linearismo congenito e del dinamismo
plastico, alla formazione compositiva architettonica che
si andava delineando. Tentacolare è lo sviluppo della
città e quindi, tentacolari risulteranno le forme degli
interventi che si realizzeranno in essa. L'apporto
tecnologico per 'strutturare' un volto nuovo alle
periferiche diramazioni urbane, rivela una vicinanza
compositiva con le profetiche opere scultoree e teoriche
dell'artista Umberto Boccioni.
Per la sua conformazione
l'Italia, è caratterizzata dalla sua direzione
geografica longitudinale verso le zone calde. Questa
visione è utile per comprendere come potrebbe rivelarsi
vantaggiosa la possibilità di sfruttare le lunghe
arterie di comunicazione per ricavarne la colonna
vertebrale, per esempio, di una struttura fotovoltaica o
a pannelli solari o ancora eolica per produrre energia,
senza, per questo, rinunciare a superfici utili e
procurando impatti ambientali catastrofici. Immaginate,
infatti, di iniziare un discorso un po’ più puntuale e
particolareggiato sui progetti per queste nuove fonti 'energetiche',
per esempio sfruttando i tracciati autostradali, di
linee fotovoltaiche (e non più campi), o i viadotti o le
sopraelevate o i ponti, si possono immaginare strutture
capaci di sostenere moduli di pannelli fotovoltaici e
che questi possano essere messi a disposizione di opere
statali o private per il recupero di energia (per
esempio i pannelli fotovoltaici addossati ai piloni dei
viadotti o compattati come le barriere antirumore delle
autostrade, oppure pale eoliche applicate tra le campate
dei piloni dei viadotti o dei ponti per evitare
possibili impatti ambientali).
Esistono università
d'architettura capaci, giorno dopo giorno, di coltivare
idee importanti e teorie interessanti che sono però
confinate ad un'autoesaltazione delle forme bloboidi o
derivanti da mirabolanti composizioni magari troppo fini
a se stesse, senza collegamento con le vere regole
dell'evoluzione urbana. Auspico, allora una
contestualizzazione didattica capace di operare una
determinante, quanto utile, intelaiatura concettuale e
progettuale per la 'costruzione' di strutture
collaboranti con gl'impianti di energie alternative.
Pensate un po’, si può avere dell'energia nuova e
disponibile, 'catturata' da forme architettoniche di
nuova generazione. Queste, eviteranno chiaramente,
l'omologazione degli ambienti naturali dove vanno ad
insersi, e sicuramente diversificheranno il paesaggio.

L'architettura è pronta ad
impegnare la via per la riqualificazione strutturale del
paesaggio quindi di se stessa. Dalla sua mutazione, si
procederà alla ridefinizione di tutto un diverso genere
di visioni e soluzioni soprattutto per la vivibilità
dell'ambiente urbano. Ancora una volta le fondamentali
ibridazioni architettoniche hanno funzionato, anzi,
hanno dimostrano di condurre ad importanti sviluppi per
il futuro. La transitorietà ed il consumo della materia
architettonica, come auspicavo tempo fa', cancella e
nello stesso tempo rigenera nuovi e inattesi scenari,
una verifica sostanziale e concreta, per chi, fin
adesso, ha sperimentato compositivamente la forma e l'ha
fatta maturare.
La dimensione urbana ora,
chiederà al tecnomade, un impegno colossale, ma
soprattutto pretenderà da questi, una vera sensibilità
per il controllo del suo territorio secondo terminologie
architettoniche totalmente nuove, alle quali ora,
possiamo dire di essere culturalmente e tecnologicamente
preparati. Non esiste più alibi, l'energia pulita è la
risposta.
L'alternativa ? E' chiaro,
mancando la sensibilità per i problemi urbani, quindi
attinenti direttamente all'uomo, apriamo le porte alla
possibile e ovvia catastrofe ambientale.
Immagini tratte da alcune
disegni tavole e lavori di Paolo Marzano. |