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Il 9 Ottobre 1963 alle ore 22,39 nella valle
del torrente Vajont cadde un'immensa frana (con un fronte di
quasi due chilometri) nel bacino artificiale formato da una
diga che aveva sbarrato una forra posta poco a monte della
confluenza con il fiume Piave.
L'effetto fu una ondata di circa 30 milioni di mc di acqua e
in quasi 5 minuti di apocalisse vennero rasi al suolo o
subirono gravissimi danni il paese di Longarone e le borgate
poste lungo la valle e a monte della frana.

Le Vittime furono oltre 2.000; fu un
tragico bilancio; .... e non fu un fato!
La frana piombò giù dal versante
settentrionale del monte Toc, in sinistra del torrente Vajont,
in un blocco unico, con una massa di circa 250 milioni di mc e
con una velocità compresa tra i 60 e i quasi 100 Km/ora,
senza scompaginarsi.
Raggiunto il fondovalle, la frana risalì la sponda opposta
(destra) sormontando di quasi 140 metri la diga stessa.

Veduta della valle del Vajont
(tratto dal Museo del Parco delle Alpi Friulane nel Comune di
Erto e Casso. Opera: arch. Luciano Di Sopra).
LA DIGA
La diga ad arco a doppia curvatura in
calcestruzzo venne iniziata nel 1957 dal Gruppo S.A.D.E. -
Società Adriatica di Elettricità di Venezia e venne portata
a termine nel 1959.
Dati principali:
-
Altezza complessiva
.....................................................
264,6 m
-
Larghezza alla base
........................................................
27,0 m
-
Larghezza in sommità
.................................................... 3,4 m
-
Livello di massimo invaso
............................................. 722,5 m slm
-
Livello di massima piena
............................................... 462,0 m
slm
-
Livello massimo
............................................................
725,5 m slm
Capacità di invaso:
-
Complessiva
.................................................................
168,715 milioni di mc
-
Utile
..............................................................................
150,000 milioni di mc
CAUSE PREPARATORIE
LA GEOLOGIA
Litologia:
La sequenza degli strati coinvolti nel vasto franamento è
visibile quasi per intero nell'area del comune di Casso in
destra della valle e presso la forra del Vajont, ove insiste
la diga. La successione, in accordo con B. Martinis e
V. Francani, è la seguente:
Giurassico:
-
G1: calcari marnosi e
selciferi,
grigio-scuri, intensamente e sottilmente stratificati, con
marne calcaree. (Lias)
-
G2 : calcari
oolitici, alla base
dolomitici, compatti e caoticamente grossolanamente
stratificati. (Dogger-Malm)
-
G3 : - si riconoscono 3 livelli,
(Malm):
a) calcari grigi scuri con liste e
noduli di selce, sottilmente stratificati con interstrati
basali marnoso- calcarei verdastri e con intercalazioni
marnosio-argillosi;
b) calcari grigi, come i precedenti, e,
gradualmente, da mediamente a sottilmente stratificati;
c) calcari e calcari marnosi , sempre simili al
livello basale, ma in banchi superiori al metro.
Cretaceo:
-
C1/2 : calcari marnosi da grigi e
rosso violacei a verdastri; calcari selciferi.
Interstratificazioni di marne argillose. (Cretaceo
inferiore);
-
C 3 :
conglomerato calcareo con cemernto calcareo-marnoso.
(Cretaceo superiore);
-
C 4/7:
calcari e calcari marnosi con noduli e liste di
selci,da grigi e rossastri a verdastri con in alto
intrcalazioni di marne calcaree. (Cretaceo superiore);
-
C 8
: "Scaglia" (marne calcaree rosse e
grigio verdastre). (Cretaceo superiore).

Osservazione:
Da un attento studio della litologia, della
dislocazione e della serie stratigrafica in posto si evince
che gli strati G 3a e C1/2 sono i livelli
che possono aver esercitato una azione lubrificante che ha
favorito il distacco del corpo della frana.
Tettonica :
Al seguito dell'orogenesi alpina, nell'Oligocene,
circa 30 milioni di anni fa, le formazioni calcareo marnose e
argillose vennero piegate, fratturate e sollevate; queste,
verso la base, presentano una superficie inclinata di tensione
che poi è stata coinvolta nell'enorme franamento del Monte
Toc.

Sezione tratta da un lavoro dell'Università
di Portsouth
Sismica :
La valle del disastro insiste su di una area a
moderata sismicità ed è circondata da aree ad elevata
sismicità.
Morfologia :
La valle del Vajont è di origine glaciale. Nel
Pleistocene il ghiacciaio si ritirò ed ivi s'impose una
erosione torrentizia.
Questa incise tanto profondamente la valle da mettere in vista
i terreni del Cretaceo sino ad intaccare i sottostanti terreni
giurassici.
Infine (ed inserisco questo argomento nella morfologia solo
per facilitare una omogeneità di lettura) il ghiacciaio aveva
esercitato oltre ad una azione sul fondo e sui fianchi della
vallata, anche, verosimilmente, una tensione nelle rocce via
via decrescente dal basso verso l'alto .
Con il ritiro del ghiacciaio würmiano, le rocce interessate,
liberate dalla massa glaciale, hanno accusato un rilassamento
dovuto alla mancata tensione preesistente. Le conseguenze di
questo rilassamento furono uno squilibrio tensionale interno
delle rocce in oggetto e vari fenomeni di franamento nell'area
(come le antiche frane di Casso e del Monte Borgà ). Risulta
probabile che dette tensioni siano tuttora in atto.

IL CLIMA
La diga del torrente Vajont insiste su di una
area ad elevata piovosità con massimi in primavera ed in
autunno e con minimi in inverno . Nei 2 mesi precedenti il
crollo della frana le piogge ebbero una eccezionale intensità.
L'azione del gelo-disgelo insiste sul versante meridionale
della valle. Inoltre, data l'esposizione della stessa verso
Est-Ovest , essa è sottoposta ad una scarsa insolazione.
CENNI SUGLI STUDI
COMPIUTI
Sin dal 1957 il versante sovrastante la diga
fu sotto controllo. Tre anni dopo avvennero dei movimenti
franosi che in seguito si amplificarono e si intensificarono e
lasciarono per testimonianza, una frattura a forma di M che fu
quella destinata a precipitare in seguito.
Dagli studi eseguiti furono segnalate anche delle fratture
parallele alla valle, ma l'errore dei tecnici fu di pensare
che l'enorme massa rocciosa sarebbe venuta giù un po' alla
volta, cadendo nella valle sino a formare un contropiede che
sarebbe servito a sostenere le fette successive e fino ad
esaurimento della massa franosa in movimento.
Ai primi giorni del novembre 1960, come
accennato, accadde un fatto di straordinaria importanza: sotto
il piano della Pozza (nel versante nord del M.te Toc) si staccò
una frana di circa 700.000 mc con un fronte lungo quasi 300 m;
il movimento fu abbastanza lento e aveva provocato modeste
ondate dell'acqua del bacino del Vajont.
Questo fatto venne interpretato come una prova
generale di quanto sarebbe potuto avvenire se fosse realmente
accaduto (come paventato) che franasse quella enorme massa
rocciosa in movimento.
Venne allora costruito un by-pass in modo da collegare con una
galleria i settori a monte e a valle, interrotti dalla massa
franata, all'interno del bacino della diga del Vajont.
Furono a più riprese compiuti studi di carattere geologico
(con l'ausilio di cunicoli e di perforazioni), geosismico e
venne perfino costruito un modello idraulico per osservare il
comportamento dei terreni coinvolti nel franamento.
CAUSE PREPARATORIE
Le cause preparatorie o predisponenti
per il disastro del Vajont sono state varie, e cioè:
-
la costituzione geologica (come sopra
specificato) del versante nord del Monte Toc;
-
il disboscamento;
-
un progressivo decadimento delle
caretteristiche meccaniche della base delle rocce
interessate al movimento;
-
secondariamente, gli sbancamenti e le
incisioni provocate dalla costruzioni delle stradali e dei
canali nell'area in oggetto.
CAUSE DETERMINANTI E
SCATENANTI
Tra le cause determinanti o scatenanti
l'immenso franamento si deve annoverare:
-
L'intensità eccezionale delle piogge che
si registrarono nei 2 mesi precedenti l'evento franoso
nella valle del torrente Vajont;
-
L'invasamento e lo svasamento repentino
che venne effettuato durante i mesi di collaudo della diga
e che ha asportato, in soluzione o in sospensione,
materiale cementante le rocce in questione, alterandone le
resistenze meccaniche e che in un secondo momento furono
soggette al fenomeno franoso.
Le precipitazioni provocarono:
l'appesantimento della falda rocciosa, l'imbibizione del suo
letto ed un'azione lubrificante della superficie di
scorrimento della futura frana. Inoltre, nel tratto più
elevato del Monte Toc, soggetto a forme di erosione carsica,
l'acqua si era infiltrata nel sottosuolo minandone la solidità
delle masse rocciose.
Le operazioni di invaso e svaso, effettuate
durante il collaudo della diga, determinarono delle fessure
nelle rocce, un effetto di lavaggio e di asportazione del
materiale più fine, peggiorandone la coesione ed alterandone
la permeabilità. Inoltre l'acqua ha esercitato una
sottotensione tra i grani interstiziali della roccia fino a
permetterne il "galleggiamento". Questo spiegherebbe
come la massa franante sia precipitata tutta in blocco ed in
tempi rapidissimi.
Tanti altri effetti si sono potuti esercitare
nella massa interessata dal fenomeno franoso; non è tuttavia
possibile stabilire una qualche particolare influenza
definitiva nel dissesto franoso e neppure è possibile
stabilire i tempi ed i modi con cui ciascun fattore può aver
influito sul crollo. Tuttavia nessuno di essi poteva risultare
determinante.
CONCLUSIONI
É indubbio che il fenomeno franoso in oggetto
è stato un avvenimento eccezionale. Con maggiore umiltà
intellettuale sarebbe stato forse possibile prevedere il
tragico evento. Le conoscenze scientifiche e i mezzi tecnici
allora disponibili sarebbero stati probabilmente sufficienti
per individuare il fenomeno franoso:
-
lo scivolamento della massa come un corpo
unico con lo scadimento delle caratteristiche meccaniche;
-
il modulo elastico delle rocce;
-
la caduta precipitosa della massa franante
con una rapida accelerazione.
Tutti gli studi compiuti concordano che le
variazioni di livello dell'acqua nel bacino sono state la
causa con il maggior peso relativo che ha scatenato lo
scivolamento.
Certamente anche l'azione delle acque
meteoriche, eccezionalmente intense nei due mesi precedenti,
è stata indispensabile per vincere le forze di coesione della
roccia lungo la superficie di movimento e, la massa intera
,"quasi sospesa", ha potuto piombare
precipitosamente nel lago artificiale del Vajont.
L'eccezionale intensità delle acque
meteoriche hanno potuto anche marcatamente appesantire la
falda franosa, ed hanno potuto accrescere le sottotensioni
interne delle acque carsiche (presenti nella zona in oggetto)
fungendo da lubrificante per lo scivolamento, tanto più che
sia i giunti di stratificazione che il letto della frana erano
stati imbevuti di acqua.
Tutte queste concause sono state sufficienti a
provocare dapprima lo sradicamento della falda di frana e in
un secondo momento, appena successivo, lo scivolamento con
accrescimento rapido della velocità di accelerazione
dell'immensa massa franante che senza più freni è piombata,
nella valle del bacino del Vajont, tutta in un blocco unico e
senza alcun scompaginamento.
Questo lavoro non è stato volutamente rivolto
alla ricerca delle responsabilità penali o civili che
l'evento ha comportato.
Non vuole nemmeno rappresentare una critica del lavoro di
quanti si sono cimentati nello studio e nelle previsioni del
fenomeno franoso.

Dopo la Tragedia - ottobre 1963
Queste pagine, invece, vogliono essere un
modesto contributo per la comprensione dei fenomeni avvenuti e
nel contempo essere anche di monito affinchè questa tipologia
di opere, che può arrecare gravi tragedie alle comunità
locali, debba essere concepito come umile servizio offerto
alla popolazione e alla economia della zona.
Dott. Mario COCO
http://digilander.iol.it/mlcoco |