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Nei condomini
era un tempo consuetudine ampiamente consolidata, affidare il
compito del riscaldamento ad un grande impianto termico
centralizzato e gestito a cura dell'amministrazione
condominiale. L'avvento di nuove possibilità sia per quanto
riguarda il combustibile che le apparecchiature di fornitura e
distribuzione del calore ha portato a optare per gli impianti
autonomi tanto che, a meno di qualche rara eccezione, tutte le
unità immobiliari sia abitative che commerciali, per uffici o
di qualsiasi altro tipo, di recente costruzione, sono
corredate di impianti esclusivi per ciascuna unità. Ne deriva
che ciascun condomino, considerando che può prendere per
proprio conto ogni decisione in merito alle modalità di
riscaldamento invernale dei propri locali e alla produzione
d'acqua calda che gli serve durante tutto l'anno, ha la
convinzione di aver risolto in maniera economica e razionale
il problema in argomento ed inoltre di contare su una più equa
attribuzione delle spese, oggi assai rilevanti, che si devono
sostenere per l'esercizio e la manutenzione dell'impianto. Si
vuole qui dimostrare l'infondatezza di tale assunto.
Innanzitutto la questione economica. E' facilmente
dimostrabile come una caldaia sola e di grande potenza abbia
rendimenti notevolmente migliori di tante piccole caldaie come
sono quelle individuali. Allo stesso modo le spese di
manutenzione sono senza dubbio inferiori nel primo caso in
quanto i relativi oneri per ogni intervento, che come numero
annuo e importo sono quasi equivalenti sia nel caso di una
piccola che grande caldaia, vanno ripartiti tra tutti i
condomini. Ma la prova decisiva che, secondo alcuni,
privilegia l'autonomia' è quella della minor spesa individuale
per combustibile che si registra. In questo campo, anche se
riconoscibili con molta difficoltà, sussistono due problemi:
uno riguarda il benessere individuale e l'altro la correttezza
di comportamento.
Molto
spesso la minor spesa di consumo dei combustibili necessari
per il riscaldamento invernale dei locali non è tanto dovuta
al fatto, normalmente sbandierato con foga, che tutte le volte
che l'interessato si assenta da casa, può chiudere il
riscaldamento e quindi evitare una inutile dissipazione di
calore, quanto invece alla insufficiente temperatura che viene
mantenuta in casa da chi è munito di riscaldamento autonomo,
pressato com'è dalla paura di dover sostenere ingenti spese di
riscaldamento. Come dicevo prima, a parità di calore interno,
la resa e quindi il costo specifico di una unica caldaia è
molto ma molto inferiore di quello di tante piccole
apparecchiature. Così non è quando il condomino, che, quando
era alimentato dall'impianto centrale condominiale, pretendeva
di avere nella propria abitazione costantemente non meno di 20
gradi, una volta cambiata la situazione e divenuto autonomo,
ritiene sufficiente avere in casa, di giorno, 17 gradi e, di
notte, gli bastano anche 15 gradi perché 'è tanto di salute
dormire al fresco!'.
Da
considerare inoltre che l'economia che si realizza ogni qual
volta si è assenti da casa sospendendo il riscaldamento, è per
buona parte fittizia, perchè è dimostrato che, una volta fatti
raffreddare i muri, occorre un maggior consumo per riportarli
alla usuale temperatura. Infine la dissipazione di calore
dovuta al convogliamento dell'acqua da caldaia a radiatori
risulta senz'altro più gravosa negli impianti singoli composti
da una miriade di tubi di piccolo diametro che percorrono in
lungo e in largo ogni singolo appartamento nei confronti del
trasporto idrico che l'impianto centralizzato esegue tramite
colonne montanti di grande diametro che collegano tra di loro
i radiatori in verticale e quindi con percorsi molto brevi.
Per
quanto riguarda l'etica di comportamento condominiale, vengono
normalmente infrante, a mio giudizio, alcune regole di base.
Nella realtà colui che per i motivi più vari, anche se
ampiamente giustificabili, come sono le difficoltà
economiche, i periodi di lunghe assenze da casa, mantiene
nel suo appartamento temperature molto basse, costringe il
vicino che avesse necessità di un normale riscaldamento del
proprio appartamento, ad un super lavoro che supplisce, in
parte, a quello suddetto. Si potrebbe arrivare all'assurdo di
un condomino che, circondato da appartamenti tutti riscaldati,
potrebbe tenere tutto l'inverno il suo impianto chiuso,
riuscendo ad avere in casa 18 o 19 gradi di calore a totali
spese dei vicini. Se tale situazione appare poco probabile,
non lo è più se si pensa all'eventualità di una casa singola
sita in zone particolarmente fredde la quale, anche se
disabitata, d'inverno dovrebbe forzatamente mantenere in
funzione il proprio riscaldamento per evitare la formazione di
ghiaccio negli impianti interni. Ebbene nel caso di
appartamento in condominio e riscaldamento autonomo, il
proprietario potrebbe evitare in toto di utilizzare per tutto
l'inverno il proprio impianto essendo, cosa evidentemente non
equa, sufficiente il calore trasmesso dagli appartamenti
vicini.
Un
ragionamento importante è quello riguardante le norme che
attualmente regolano la conduzione degli impianti di
riscaldamento, norme che non sono sempre rispettate dal
singolo: nel bilancio annuale ciò sembrerebbe rientrare tra le
possibili economie della soluzione "autonomo" mentre, nella
realtà, costituisce una infrazione bella e buona di leggi
fondamentali.
A
conclusione del ragionamento riguardante l'etica di
comportamento condominiale concluderei affermando che un
condominio è un'entità composita nata per far convivere i
condomini nel mutuo rispetto e che non si può in nessun caso,
e quindi nemmeno per quello che riguarda riscaldamento,
considerarsi come delle entità singole ed autonome bensì
sempre legate agli altri.
In
questo senso le unità devono tutte essere riscaldate allo
stesso modo perché è questa l'unica maniera per non infrangere
detta regola di base. Si tratterà di dotare l'edificio di un
impianto centralizzato che funzioni nel modo migliore e senza
creare disparità tra i condomini. Dovrà quindi essere munito
di dispositivo automatico di regolazione della temperatura dei
locali in funzione di quella esterna. Ogni locale sarà dotato
di una superficie radiante calcolata in funzione, non del solo
volume riscaldato ma invece di tutte le condizioni reali, in
conclusione facendo in modo che tutti abbiano la medesima
temperatura. L'impianto sarà condotto rispettando tutte le
norme di legge, attualmente assai severe in questo campo. La
suddivisione della spesa di riscaldamento invernale tra i
condomini dovrà essere fatta non sulla base della tabella
millesimale generica che è proporzionale al valore di ogni
singola unità immobiliare, bensì usando una apposita tabella
millesimale redatta tenendo conto degli elementi che hanno
attinenza con il riscaldamento e, in maniera predominante, dei
volumi riscaldati. Tanto per fare un esempio, non sarebbe
congruo che un appartamento il cui valore è maggiore degli
altri perchè dotato di ampie terrazze dovesse pagare di più di
quelli che ne sono privi. Non sarebbe parimenti equo che
l'appartamento esposto a nord dovesse sostenere maggiori spese
di quelli posti a sud, come succederebbe nel caso la
ripartizione fosse basata sulla superficie radiante. Tale
conclusione è motivata dal fatto che gli appartamenti male
esposti finiscono per proteggere gli altri e, pertanto,
l'onere relativo deve essere ripartito equamente tra tutti.
Per
quanto concerne la produzione dell'acqua calda, una volta
centralizzato il riscaldamento, dovrà anch'essa essere
prodotta dall'impianto centrale con la pregiudiziale di munire
ogni utente di contatore di misura dei consumi ed inoltre di
sistema per la circolazione continua dell'acqua calda a
circuito chiuso in modo da rendere immediata la consegna ad
ogni utente. Il calcolo della spesa sostenuta annualmente
sarà fatta determinando con calcolo teorico e verifica pratica
il costo del combustibile e delle spese di manutenzione che si
debbono sostenere per portare l'acqua alla temperatura
necessaria e quindi determinando il costo annuo per il
riscaldamento dell’acqua sulla base del volume totale
consumato e misurato dai contatori. La ripartizione tra i
condomini deve essere fatta suddividendo il totale speso in
due parti. La prima, corrispondente ad una percentuale che và
dal 15% al 20%, costituisce il minimo fisso che ogni condomino
deve pagare anche se non consuma acqua calda e và ripartita in
funzione dei millesimi di base, la restante parte va divisa
tra i condomini in proporzione ai mc effettivamente consumati
e registrati dal contatore individuale.
Se
vengono rispettate queste regole un condominio dotato di
impianto centralizzato di riscaldamento, ha tutte le
caratteristiche di un servizio razionale, economico ed equo.
Il condomino che vi abita trova risolto nel migliore dei modi
uno dei problemi principali della propria abitazione o del
proprio luogo di lavoro. Egli può assentarsi da casa quando
vuole sicuro di trovare al suo rientro, la casa perfettamente
riscaldata e sicuro che c'è chi si preoccupa di far in modo
che ciò avvenga nel rispetto delle leggi e dell'economia. Ben
diversa la situazione di colui che avendo l'impianto autonomo
deve preoccuparsi personalmente del funzionamento di
apparecchiature, nonostante tutti gli automatismi assai
complesse e così pericolose da abbisognare di frequenti
controlli tecnici e da dover essere assoggettate a severe
norme di legge.
Un'
ultima considerazione deve essere fatta riguardo un sistema
recentemente entrato nell'uso comune perché, asseritamene,
atto a dotare il riscaldamento centralizzato condominiale di
una sorta di autonomia nella utilizzazione del calore
appartamento per appartamento.
Si
tratta di un sistema escogitato per dare a ciascun condomino
quell’illusione di maggior benessere accompagnato da una minor
spesa, che costituisce il falso scopo degli impianti di
riscaldamento autonomi già descritto.
In
pratica ogni radiatore viene munito di una valvola
termostatica destinata a svolgere la doppia funzione di
regolazione della temperatura stanza per stanza e di misura
automatica e continuativa della quantità di calore che la
caldaia centralizzata fornisce a ciascun radiatore. La misura
viene trasmessa tramite apposita rete di cavi in caldaia al
fine di poter alla fine ripartire la spesa. Questo sistema,
anche senza considerare la complicazione dovuta alle valvole
termostatiche di cui deve essere corredato ogni radiatore e
dovute ai cavi elettrici che di collegamento se da un lato
beneficia della maggior economia dovuta alla caldaia centrale,
dall’altro crea gli inconvenienti già indicati per il
riscaldamento singolo e quindi è, a mio avviso, da bandire.
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http://altratecnicabis.3000.it
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