|
1.
PREMESSA
L’impiego delle pompe centrifughe a velocità variabile negli
impianti di sollevamento degli acquedotti consente di ottenere
notevoli vantaggi sia per quanto riguarda la qualità del
servizio offerto all’utenza sia nella economia di gestione.
Accade non di rado che la messa a disposizione di mezzi molto
versatili, come sono anche le pompe in argomento, conduca però
ad una loro utilizzazione tanto piu’ errata quanto maggiori
sono le possibilità che essi offrono. Vengono descritte alcuni
di tali errori e le cautele da adottare per evitarli.
2.
CARATTERISTICHE GENERALI
2.1.
LA VARIAZIONE DELLA VELOCITA’ DI ROTAZIONE
La
variazione di velocità dei motori elettrici ha più di un
secolo, ma inizialmente essa poteva essere attuata soltanto
in corrente continua con i problemi che ciò comportava, sia
nella costituzione dei motori data la complessità del loro
rotore, sia per le difficoltà insite nella produzione della
corrente continua.
Per parlare di azionamenti in senso moderno occorre arrivare
alla fine degli anni '50 quando, grazie, alla diffusione dei
semiconduttori di potenza al silicio, si sono diffuse le
applicazioni di motori in corrente alternata controllati da
convertitori statici. Negli anni più recenti la disponibilità
di microprocessori con tempi di scansione di pochi
millisecondi ha permesso di ottenere da motori asincroni la
massima regolarità di funzionamento anche alle basse velocità
con assenza di pulsazioni di coppia. L’aggiunta di un
elettroventilatore incorporato infine ha risolto il problema
del raffreddamento garantendo un adeguato flusso d'aria
indipendentemente dalla velocità di funzionamento.
2.1.1.
L’AZIONAMENTO ELETTRICO
L'azionamento elettrico di
cui si discute è essenzialmente costituito da un motore
asincrono trifase e da un convertitore statico di frequenza (inverter).
La sua adozione offre i
seguenti vantaggi:
- SEMPLIFICAZIONE COSTRUTTIVA E MANUTENTIVA:
Il motore asincrono ha un rotore pressofuso e non richiede
manutenzione. Il convertitore statico di frequenza ha
raggiunto standard qualitativi tali da assicurare una garanzia
di funzionamento molto lunga nel tempo.
- OTTIMIZZAZIONE DEI PROCESSI:
Modificare con una regolazione continua e precisa la velocità
di un una pompa consente di ottenere incrementi di produzione
e sensibili miglioramenti nella resa degli impianti.
- RISPARMIO ENERGETICO:
Nel comando di pompe è sufficiente una riduzione di velocità
del 20% per consentire un risparmio di potenza assorbita
dell'ordine del 50% - Avviare un motore con una rampa di
accelerazione controllata, consente di evitare assorbimenti di
corrente che altrimenti raggiungerebbero valori dell'ordine di
6-7 volte il valore nominale.
- INTEGRABILITA' NEL SISTEMA DI AUTOMAZIONE:
L'impiego di bus di comunicazione consente il collegamento
diretto dell'azionamento con le logiche di controllo dei
processi rendendo i sistemi di automazione più flessibili, di
semplice operatività e manutenzione.
2.2.
LE CURVE CARATTERISTICHE ED I RENDIMENTI MECCANICI
DELLA POMPA A VELOCITA’ VARIABILE
Il
funzionamento di una pompa centrifuga viene comunemente
rappresentato dalla curva portata/prevalenza del liquido
sollevato che ogni costruttore fornisce per ciascuna macchina.
Un altro elemento caratteristico importante è il rendimento
meccanico del gruppo motore-pompa che è molto variabile a
seconda del punto di funzionamento. Se esaminiamo in
particolare la curva A-B-C-D rappresentata con linea
tratteggiata grossa nella fig. 1 allegata e relativa ad una
comune pompa centrifuga a giri fissi possiamo notare i
seguenti punti di funzionamento:
Punto A.
La pompa ha la bocca di mandata chiusa, la portata è zero e la
pressione di pompaggio (in unità simboliche) è pari al 110%.
Punto B.
E’ questa la massima prevalenza cui la pompa può innalzare
l’acqua (114%). La portata, in tali condizioni, è modesta cioè
solo pari al 40% nel mentre il suo rendimento meccanico è
molto basso arrivando a meno del 50% rispetto a quello
massimo.
Punto C.
Rappresenta il funzionamento ottimale. La pompa lavora al 100%
di portata, 100% di prevalenza e 100% di rendimento (tutte le
grandezze sono convenzionali).
Punto D.
La portata massima (del tutto teorica) che la pompa può
sollevare è pari a 180% ma la prevalenza è zero.
Nel
grafico della figura 2 è rappresentato il funzionamento nel
caso di pompaggio in una condotta nella quale siano preminenti
le perdite di carico rispetto alla prevalenza geodetica. Si
tratta, ad esempio, di un impianto di sollevamento con una
lunghissima condotta di adduzione. Le due curve
rispettivamente di pompaggio (curva a) e quelle delle perdite
di carico del circuito idraulico (curva b) hanno un andamento
all’incirca perpendicolare tra di loro. e quindi il sistema è
stabile. Il punto P di intersezione delle due curve, fornisce
i dati, univoci atti a soddisfare ambedue le curve di
funzionamento cioè la portata e la prevalenza che l’insieme
condotta/pompa sono in grado di convogliare.
Nel
grafico della figura 3 è rappresentato il funzionamento nel
caso in cui sia invece preminente la prevalenza geodetica. E’
il caso di sollevamento in un serbatoio sopraelevato posto
nelle vicinanze della pompa. La curva rappresentativa del
circuito idraulico si avvicina molto ad una retta orizzontale
che interseca quella rappresentativa del pompaggio nel punto P
caratteristico del funzionamento. Anche questo insieme è
stabile.
Vediamo
ora cosa succede variando la velocità di rotazione della
pompa. Ad ogni nuova velocità corrisponde una nuova curva
all’incirca parallela a quella precedente nel mentre
collegando tra di loro i punti di pari rendimento meccanico
che si registrano nei vari casi si ottengono delle figure
elissoidiche come rappresentato nel grafico di fig. 1 . In
pratica ad ogni variazione della velocità di rotazione della
pompa si ottiene una nuova macchina completamente diversa da
quella precedente ma con un funzionamento analogo
rappresentato in grafico dalla relativa curva caratteristica.
La regola, per variazioni di portata direttamente
proporzionali al nuovo numero di giri, indica che la
prevalenza varia in proporzione del quadrato del numero di
giri e la potenza assorbita, essendo a sua volta proporzionale
al prodotto della portata per la prevalenza, varia in funzione
del cubo del numero di giri. Indicando con Q la portata, H la
prevalenza, W la potenza assorbita e con i pedici 1 e 2
rispettivamente i riferimenti ai numero di giri si ha .
-
per le portate Q2/Q1=n2/n1
-
per le prevalenze: H2/H1=(n2/n1)^2
-
per le potenze W2/W1= (n2/n1)^3
Ad
esempio se si aumenta sia il numero di giri che la portata del
20%, la prevalenza cresce del 44% (1.2 x 1.2 = 1.44) (vedi
punto F della figura n.1) mentre la potenza assorbita aumenta
del 73% (1.2 al cubo è pari a 1.73). Analogamente diminuendo
giri e portata del 20% (punto G della figura 1) si ha una
prevalenza pari al 64% ed una potenza del 51% rispetto a
quella normale.
Nelle
pompe a giri variabili devono essere rispettati alcuni
principi fondamentali.
Innanzitutto il motore deve, ovviamente, essere dimensionato
sulla base del lavoro da svolgere nelle condizioni più gravose
e cioè per la massima velocità il che equivale a dire che il
regime di normale lavoro della macchina è quello svolto con il
motore che funziona con la corrente elettrica di linea
utilizzata così come essa viene consegnata dall’Enel. Sarà poi
l’inverter che, limitando la propria funzione alla sola
riduzione del numero di giri per minuto ottenuta modificando
la frequenza della corrente, conferisce alla macchina la
caratteristica di poter modulare portata e pressione. Non è
ovviamente possibile far svolgere al motore un lavoro
superiore a quello di dimensionamento come si verificherebbe
nel caso l’inverter facesse, in modo improprio, crescere la
velocità oltre a quella di normale.regime. Esiste un limite
anche per la velocità minima di rotazione considerato che un
gruppo pompa-motore costretto a lavorare a velocità di
rotazione molto bassa presenta consumi energetici elevati in
relazione con il modesto lavoro che, in tale regime, sarebbe
destinato a svolgere. In definitiva una pompa a giri variabili
è una macchina che, per quanto riguarda la velocità massima e
quindi portata e prevalenza massime non è altro che una pompa
a giri fissi con inverter fuori servizio, e che, utilizzando
tale dispositivo di variazione della frequenza elettrica di
alimentazione, può diminuire la propria velocità di rotazione
e quindi diminuire a piacere portata e prevalenza, fino ad un
limite minimo variabile da pompa a pompa a seconda delle sue
caratteristiche.
L’esame
dettagliato del grafico di fig. 1 chiarirà meglio i concetti.
Importante, innanzitutto, la curva E-C-H ottenuta
congiungendo tra di loro i punti di massimo rendimento alle
varie velocità di rotazione, la quale rappresenta, appunto,
l’utilizzazione ottimale della macchina per tutto il campo di
variazione che le è proprio. Nella pratica risulta assai
difficile che la pompa possa seguire esattamente tale curva
pur restando accettabile il suo rendimento. Al posto di una
curva lineare sarà quindi opportuno considerare una fascia di
lavoro come quella tratteggiata nel grafico che è stata
ottenuta, in prima approssimazione, tracciando le due curve
“s” e “d” parallele a quella E-C-H, fascia che delimita i
punti di buon funzionamento della pompa per tutte la possibile
escursione di velocità anche se spinte fino ai valori estremi.
Caratteristica essenziale della fascia è quella di aver un
andamento molto simile a quello del circuito idraulico sia
quando questo è costituito da una condotta singola come pure
da una rete di condotte, in cui immettere l’acqua sollevata.
In altri termini la funzione che lega la pressione di testata
della rete idrica con la portata dell’acqua che la stessa può
addurre è molto vicina a quella che lega la prevalenza
manometrica totale con la portata che una pompa a giri
variabili è in grado di sollevare. Vedremo nel prosieguo come
sfruttare appieno tale favorevole circostanza.
Se
esaminiamo ora le curve di isorendimento del grafico
constatiamo che, come già detto, esse hanno una forma
elissoidica il cui asse maggiore è parallelo alla fascia prima
indicata.. La pompa presenta, pertanto, ottime caratteristiche
di utilizzo per la parte centrale in cui sussiste il
parallelismo tra tali curve e la fascia di lavoro nel mentre
nei tratti finali le curve tagliano la fascia stessa
denunciando un decadimento di rendimento che diventa sempre
più gravoso man mano che ci si avvicina alle velocità estreme
cioè a quella massima e a quella minima di rotazione. E’
quindi necessario ricercare i limiti entro i quali deve essere
contenuta la velocità di rotazione della pompa al fine di
garantirne una corretta utilizzazione. Al riguardo, nel mentre
il punto di massima velocità è, come già detto in precedenza,
forzatamente definito dal dimensionamento del motore elettrico
e corrisponde quindi alla velocità n=100 del grafico, risulta
molto difficile fissare la velocità minima per le molte
implicazioni che ne derivano. Utile, allo scopo, il grafico di
fig 4 relativo al funzionamento reale di una pompa a giri
variabili nel quale non figura, per le motivazioni prima
addotte, la parte superiore relativa alle velocità superiori
al 100%, e dove sono riportate, oltre alle curve di
isorendimento, le curve della potenza assorbita nelle varie
condizioni di funzionamento.
Vi è indicata anche la fascia di
lavoro reale in sostituzione di quella prima definita in modo
semplicistico dalle due curve “s” e “d” parallele a quella di
massimo rendimento . Vi si ricava che per velocità variabili
dal 100% al 80% il rendimento è ottimo essendo pari al 98 %.
Esso diminuisce sensibilmente quando si scende al 50% della
velocità e peggiora oltre. La conclusione, che a tutta prima
appare ovvia, è quella in base alla quale la velocità della
pompa non dovrebbe scendere mai al di sotto del 60% circa al
fine di contenere la perdita di rendimento entro il 6%circa. A tutt’altri risultati si arriva se si tiene conto di un altro
fattore determinante: la potenza assorbita dal motore per
l’azionamento della pompa. Si può notare come, alle velocità
basse e bassissime contemporaneamente al citato scadimento nel
rendimento meccanico ed elettrico che arriva al massimo ad
alcuni punti percentuali si verifica però un ben più
consistente ricupero energetico dovuto alla minor potenza
assorbita. Ad esempio, alla velocità del 60% mentre la perdita
di rendimento è stimabile nel 6% si ha un ricupero nella
potenza pari a ben l’80%, per cui il risultato finale vede, a
tale regime, una minor spesa energetica del 74%. Analogamente
per velocità del 50% si hanno una perdita di rendimento del 7%
ma un recupero nella potenza del 88% e quindi un ricupero
finale di ben il 81%; al 40% di velocità la perdita di
rendimento raggiunge il 12% ma il recupero il 95% e quindi
l’economia energetica finale arriva all’83%. Passando a
velocità inferiori l’economia diventa ancora più sensibile. I
consumi energetici alle varie velocità determinati tenendo
conto di ambedue i fattori descritti sono quelli della
seguente tabella.
|
VELOCITA’ DI ROTAZIONE |
RENDIMENTO MECCANICO ED
ELETTRICO |
PERDITA DI RENDIMENTO |
POTENZA TEORICA ASSORBITA
|
POTENZA REALE ASSORBITA
|
|
100% |
98% |
2% |
98% |
100% |
|
90% |
98% |
2% |
70% |
72 |
|
80% |
98% |
2% |
50% |
52% |
|
70% |
95% |
5% |
32% |
37% |
|
60% |
94% |
6% |
20% |
26% |
|
50% |
93% |
7% |
12% |
19% |
|
40% |
88% |
12% |
5% |
17% |
Dai dati
elencati si arriva a concludere che il rallentamento della
velocità di rotazione della pompa, anche se spinto fino a
valori estremi, è comunque atto a produrre una notevole
economia energetica il che dà una chiara idea di quali siano i
vantaggi che si possano ottenere dalla riduzione della
pressione di pompaggio e, in definitiva, quanto sia importante
la scelta della pressione variabile nell’alimentazione degli
acquedotti in sostituzione di quella a pressione di partenza
fissa che la maggior parte degli acquedotti attua normalmente.
In altre parole tutte le volte che l’utenza non lo richiede, è
inutile sollevare l’acqua alle normali elevate prevalenze:
molto meglio, in tali casi, ridurre la prevalenza manometrica
delle pompe per ottenerne un notevole risparmio energetico cui
deve aggiungersi, fattore importantissimo per il servizio
idrico, la sensibile riduzione delle perdite occulte d’acqua
dalle condotte della rete che si realizza in tal modo.
E’
evidente che ulteriori marcate economie energetiche potrebbero
aversi qualora si riuscisse a contenere i rendimenti meccanici
della pompa costantemente entro valori ottimali. Ciò può aver
luogo soltanto tramite installazione di più pompe a giri
variabili ognuna delle quali funziona da sola quando le
caratteristiche di portata e prevalenza richiesta dal circuito
idraulico rientrano entro i suoi limiti di corretto
funzionamento. Non appena tale circostanza non è più
verificata deve essere l’automatismo di regolazione che
provvede al suo arresto previa messa in moto di un’altra pompa
di adeguate capacità.
Dalle
considerazioni esposte risulta chiaramente che la scelta
dell’assetto definitivo di ogni impianto di sollevamento deve
derivare .dal raffronto tecnico/economico tra costi di
installazione e di esercizio di più gruppi pompa aventi
diversificate caratteristiche. Ad esempio in una rete
caratterizzata da basse e bassissime richieste dell’utenza
molto rare potrà essere conveniente prevedere una unica pompa
a velocità variabile anche se eccezionalmente impiegata fuori
rendimento. Nel caso di un’utenza i cui bassi consumi si
verificano con una maggiore frequenza, trova invece piena
giustificazione l’altra soluzione che prevede più pompe tutte
a giri variabili oppure, ed è questa una circostanza che si
verifica molto spesso, anche una serie di pompe a giri fissi
da affiancare alla pompa principale.
2.3.
COSTITUZIONE DELL’IMPIANTO DI SOLLEVAMENTO IDEALE
Sulla
scorta dei concetti espressi nei capitoli precedenti e tenuta
presente la convenienza di adottare nell’esercizio delle reti
di distribuzione a sollevamento meccanico, il pompaggio
diretto in rete a pressione variabile asservita alle necessità
dell’utenza per i molti vantaggi che, come meglio dimostrato
nell’articolo “LA RAZIONALIZZAZIONE DELLE RETI DI
DISTRIBUZIONE ACQUA POTABILE A SOLLEVAMENTO MECCANICO” esso
presenta, si può realisticamente affermare che un impianto di
sollevamento ideale è costituito da:.
1.
Una sola pompa a giri variabili che, immettendo l’acqua
direttamente in rete, sia destinata a svolgere il ruolo
principale cioè a coprire le fasce di consumo che vanno dalla
portata massima prevista per l’ora di punta del giorno di
massimo consumo fino alle basse portate per le quali i
rendimenti meccanici ed elettrici sono ancora accettabili.. La
sua grande flessibilità le consentirà, durante l’anno tipo,
di fronteggiare agevolmente le punte di consumo elevate ed
elevatissime che, statisticamente, sono rare. Essa sarà
destinata a funzionare per la maggior parte dell’anno a
velocità moderate consentendo così di ottenere rilevanti
economie energetiche viste la minor potenza assorbita a tali
regimi. La scelta delle caratteristiche costruttive e di
regime della pompa dovrà comunque esser particolarmente curata
visto e considerato che è da essa che dipende la maggior parte
della spesa energetica di sollevamento dell’intero impianto.
2.
Una serie di due o tre piccole pompe a giri fissi di
adeguata portata e prevalenza, che, funzionando singolarmente,
soddisfino, con ottimi rendimenti meccanici, le basse portate.
Si tratta di un ruolo molto importante visto che
statisticamente avrà, durante l’anno tipo, una durata notevole
e che, grazie alle modesta potenza assorbita, consentirà di
avere consistenti economie energetiche. Trova piena
giustificazione l’adozione di macchine a giri fissi meno
costose di quelle variabili ed atte comunque a svolgere
correttamente e. senza dispendio energetico il sollevamento
della piccole portate richieste dall’utenza nelle condizioni
di regime che qui si esaminano. L’unico inconveniente che può
aversi è un funzionamento fuori rendimento per la pompa più
piccola quando le portate richieste sono molto basse. Il
pompaggio risulterà comunque accettabile in quanto gli eccessi
di pressione e il dispendio energetico che ne derivano sono
comunque minimi.
3.
Una serie di casse d’aria atte ad attenuare gli effetti
indotti alla rete dal colpo d’ariete conseguente alla
immissione diretta dell’acqua nella rete.
4.
L’ installazione delle casse d’aria di cui al punto 3
potrà anche essere evitata con accurate scelte progettuali
dell’impianto e particolarmente con:
-
avvio di tutte le pompe a bocca chiusa con successiva
apertura graduale;
-
posa in opera di valvole di ritegno contrappesate o di
tipo a membrana nelle quali la chiusura avvenga senza
inversione del flusso d’acqua;
-
costituzione di una condotta di grande diametro munita
di valvola di ritegno contrappesata e che, bypassando le
pompe, realizzi un collegamento diretto tra fonti e rete atto
ad impedire l’arresto rapido della colonna d’acqua al momento
della messa fuori servizio rapida della pompa per motivi
imprevedibili come ad esempio per mancanza di corrente.
3.
LE APPLICAZIONI
3.1.
POMPAGGIO CON PREVALENZA FISSA E PORTATA VARIABILE
Esaminiamo un circuito idraulico composto da due serbatoi
posti a quote altimetriche notevolmente differenti e tra di
loro collegati da condotta di adduzione munita di pompa che
deve sollevare dall’una all’altra vasca una portata variabile
nel tempo (v. fig 5). La curva caratteristica
portata/prevalenza del circuito idraulico, considerando
trascurabili le perdite di carico della condotta e le
escursioni di livello dell’acqua nei due serbatoio in quanto
valori relativamente modesti nei confronti del dislivello
geodetico da vincere con il pompaggio, è rappresentata nel
grafico di fig.5 con una retta sub-orizzontale che interseca ,
come rappresentato con linea grossa, la fascia di lavoro della
pompa a giri variabili. Se ne arguisce che le modalità di
regolazione della velocità sono molto ridotte e che, pertanto,
la caratteristica precipua della pompa a giri variabili cioè
la sua grande versatilità è praticamente nulla. Molto meglio,
in una applicazione come quella in oggetto, scegliere una
pompa a giri fissi di portata pari a quella di massima
richiesta che, con semplice funzionamento pulsante regolato da
un galleggiante posto nel serbatoio superiore, è in grado di
immettervi i volumi d’acqua richiesti e per qualsivoglia
portata. Sarà il serbatoio superiore, opportunamente
dimensionato, a compensare gli scostamenti tra portata
pulsante ma di valore costante che vi arriva e quella
continuamente variabile in uscita dallo stesso .
Una
possibile variante nel pompaggio a prevalenza fissa e portata
variabile di cui si discute, è quella relativa al sollevamento
da serbatoio a rete di distribuzione. Anche in questo caso,
pur mancando il serbatoio di arrivo che rende possibile un
funzionamento pulsante della pompa, è da escludersi l’impiego
di pompe a giri variabili per gli stessi motivi prima addotti.
Sarà invece opportuna l’installazione di più pompe a giri
fissi aventi tutte la medesima prevalenza ma portate
differenziate in modo da coprire con funzionamento singolo
pompa per pompa o mediante loro accoppiamento in parallelo,
tutte le richieste escursioni di portata
Si
constata come non sia raro, in applicazioni reali simili a
quelle delle applicazioni descritte, assistere all’uso di
pompe a velocità variabile con la motivazione che esse possono
modulare senza soluzione di continuità la portata sollevata
così come richiesto dal servizio ,. Si tratta evidentemente di
un uso improprio della pompa a giri variabili che la costringe
a lavorare quasi sempre fuori rendimento. I risultati sono
evidenti: impianto inutilmente complesso con costi elevati sia
nella installazione che nell’esercizio.
3.2.
POMPAGGIO CON PORTATA E PREVALENZA VARIABILI E ARRIVO
IN SERBATOIO
E’
questo il caso di un circuito idraulico di alimentazione di un
serbatoio posto in alto e a notevole distanza dalla produzione
dell’acqua. La condotta di collegamento accusa perdite di
carico che variano notevolmente con il variare della portata
addotta. Considerato che esiste il serbatoio di arrivo, il
pompaggio potrebbe avvenire tramite pompa a giri fissi con
funzionamento pulsante ed avente una prevalenza manometrica
totale determinata in funzione della propria portata. Si
tratta comunque di uno dei casi di impiego ottimale della
pompa a giri variabili in quanto atta a risolvere
razionalmente tutti i problemi che possono presentarsi. Come
risulta dal grafico della fig. 6 la curva caratteristica del
circuito idraulico attraversa la fascia di lavoro della pompa
a giri variabili per una zona molto estesa il che consente una
ampia regolazione della portata sollevata.
Una
particolare cura dovrà essere posta nella regolazione
automatica del numero di giri che il motore deve via via
assumere. Si deve infatti notare come il citato parallelismo
tra curva portata/prevalenza del circuito idraulico e la
fascia di lavoro ottimale della pompa a giri variabili. se da
un lato assicura il soddisfacimento con buoni rendimenti della
richiesta idrica per tutte le portate d’acqua in gioco,
dall’altro, appunto perché privo di una soluzione univoca,
conferisce al sistema una totale instabilità cui deve essere
posto rimedio dall’impianto di regolazione automatica. Un
esempio chiarirà meglio il concetto. Immaginiamo che la
velocità della pompa sia asservita alla portata in uscita
allo scopo di poter automaticamente seguire la richiesta.
L’automatismo dovrebbe cioè aumentare o diminuire la velocità
di rotazione, e quindi la portata e la pressione di
sollevamento, in funzione della tendenza alle variazioni in
più o in meno della portata in uscita rilevate da apposito
misuratore. Il sistema, nel mentre funziona benissimo per le
pompe a giri fissi in quanto la loro curva caratteristica,
essendo sempre perpendicolare a quella del circuito idraulico
conferisce, come già detto, stabilità al sistema, nel caso
della pompa a giri variabili potrebbero produrre risultati
imprevedibili. In pratica al verificarsi del primo aumento di
portata, la velocità della pompa inizierebbe a crescere
provocando un nuovo aumento di portata e pressione che a sua
volta darebbe origine ad un nuovo aumento di giri. Il ciclo
potrebbe ripetersi con risultati disastrosi.
Per
risolvere razionalmente il problema sarà necessario asservire
la velocità della pompa ad elementi del tutto estranei al
sistema pompa/condotta. Si potrà, ad esempio, asservirla ai
livelli che si desidera avere nel serbatoio di arrivo.
L’esempio classico è quello di un serbatoio di arrivo che si
vuole mantenere costantemente al suo massimo livello di
invaso. In tal caso l’automatismo farà aumentare la velocità
di rotazione della pompa di mandata ogni qual volta il livello
scende per diminuirlo in caso contrario. La pompa sarà fermata
qualora il livello tenda a superare quello di massimo invaso.
Sarà anche possibile, in maniera analoga, assegnare al
serbatoio superiore livelli variabili nel tempo sulla base di
un prefissato diagramma giornaliero o settimanale di
riempimento/svuotamento. Con le citate modalità di regolazione
la pompa, una volta assunta una determinata velocità, si
comporta esattamente come una pompa a giri fissi avente una
sua curva caratteristica ad andamento perpendicolare rispetto
alla curva del circuito idraulico. Per tutto il periodi in cui
la velocità si mantiene costante siamo quindi in presenza di
un sistema stabile con portata e pressione di pompaggio date
dal punto di intersezione tra curva caratteristica della pompa
e quella del circuito idraulico in maniera del tutto analoga a
quanto indicato prima per le pompe a giri fissi. Al variare
della velocità di rotazione sarà la nuova curva caratteristica
a fissare nuove modalità di funzionamento. Una buona regola,
normalmente adottata nella costruzione degli impianti di
regolazione automatica come quelli in oggetto, è quella di
imporre manovre graduali che danno al sistema tempi
ragionevolmente lunghi e quindi atti a consentirgli di
mettersi a regime ad ogni variazione di giri della pompa.
Quando,
nonostante la cura posta nella progettazione della rete di
condotte, si è in presenza di una rete di condotte la cui
curva caratteristica fuoriesce per una porzione determinante
dalla fascia di lavoro della pompa, sarà necessario prevedere
l’installazione di più pompe a velocità variabile in modo da
poter soddisfare l’intera gamma di portate da sollevare, come
figura nel grafico di fig 7 nella quale la maggior parte del
lavoro è svolto dalla pompa più grande alla quale ne è stata
affiancata una più piccola atta a coprire le basse portate.
Una buona regola è quella di curare la progettazione
dell’impianto in modo da avere una sola pompa a giri variabili
che sia in grado di coprire una gamma di portate il più ampia
possibile e di affiancare ad essa, per le minori , delle pompe
a giri fissi che, con un funzionamento più semplice possano
far fronte alle piccole portate sia pur non rispettando in
pieno la prevalenza richiesta. Trattandosi di basse portate i
risultati saranno ottimi anche se la pressione effettiva alle
piccole portate è leggermente diversa da quella teorica (vedi
fig.8)
Particolari sulla regolazione del serbatoio di arrivo, sempre
congruenti con le citate regole di buon funzionamento della
pompa a giri variabili, possono essere letti nell’articolo “
La regolazione dei serbatoi di compenso”.
3.3.
POMPAGGIO CON PORTATA E PREVALENZA VARIABILI MA CON
ARRIVO IN UNA RETE DI CONDOTTE
E’
questo un caso del tutto analogo a quello esaminato nel cap.
precedente ma con la variante che la pressione finale di
arrivo non è fissa ma dipende da numerosi fattori tra i quali
la velocità della pompa (e quindi portata e pressione di
partenza) e la tipologia del prelievo. Anche in questo caso la
pompa a giri variabili è atta a soddisfare in toto la
richiesta, qualsiasi siano le portate che l’utenza richiede
nel mentre, anche in questo caso, assume rilievo particolare
la regolazione della velocità. Una delle modalità che possono
dare buoni risultati consiste nell’asservire il numero di giri
della pompa alla pressione ai nodi finali della rete rilevati
in tempo reale nei punti caratteristici della stessa e
trasmessi all’impianto di telecomando. Sia nel caso di
richiesta di una pressione finale assolutamente costante nel
tempo, oppure variabile di ora in ora sulla base di un
prefissato digramma, in ambedue i casi l’impianto di
regolazione dovrà variare la velocità di rotazione in modo da
garantirne il raggiungimento con la pregiudiziale di mantenere
costantemente i rendimenti meccanici di funzionamento della
pompa entro valori ottimali. Qualora invece i rendimenti reali
se ne scostino notevolmente, il sistema dovrà aumentare la
pressione di funzionamento fino al limite necessario e
sufficiente per rientrare entro tali limiti. L’alimentazione
di rete denuncerà allora una pressione leggermente superiore
rispetto a quella prefissata ma sarà pronta a rientrarvi non
appena le condizioni di prelievo lo consentiranno. E’ utile a
tale proposito, rilevare come una differenza di pochi metri di
colonna d’acqua nella pressione di arrivo non provochi alcun
inconveniente nella distribuzione idrica mentre può essere
sufficiente per evitare inutili sprechi energetici. Qualora
però, per rientrare entro valori accettabili di rendimento,
fossero necessari scostamenti troppo rilevanti, saremmo in
presenza di una anomalia di base data dalla mancata
corrispondenza tra curve caratteristiche cui occorre porre
rimedio modificando il circuito idraulico.
Da
rilevare come la caratteristica peculiare del sistema
descritto che consente di variare pressione e portata di
esercizio della rete alimentata sia atto a far seguire le
richieste dell’utenza anche in presenza di sostanziali
modifiche come sono quelle relative ad un importante
incremento delle aree abitate.
3.4.
L’ACCOPPIAMENTO IN PARALLELO DI PIU’ POMPE
La
caratteristica principale della pompa a velocità variabile è,
come ripetutamente spiegato, quella di consentire un
sollevamento differenziato dell’acqua essendo portate e
pressioni variabili l’una assieme all’altra e con continuità
al fine di soddisfare le diverse esigenze del circuito idrico.
Si è già
fatto rilevare come l’escursione massima di ciascuna macchina
è condizionata da numerosi fattori costruttivi e di rendimento
per cui deve essere contenuta entro limiti che variano di
volta in volta. Non è raro il caso in cui non sia possibile
reperire in commercio pompe atte a coprire tutta la gamma di
portate e pressioni che sono richieste. Non resta allora che
ricorrere alla installazione di più pompe di potenza via via
crescente e che entrino alternativamente in funzione per
coprire le gamme di competenza di ciascuna di esse. Ne deriva
un impianto di sollevamento la cui fascia generale di lavoro
data dalla sovrapposizione degli elementi singoli può
contenere agevolmente la curva caratteristica del circuito
idraulico e quindi garantire il funzionamento ottimale
dell’insieme. E’ questo pertanto il tipo di installazione che
deve essere adottato.
Non è
raro invece constatare come il problema citato venga risolto,
pensando di economizzare nei costi, tramite installazione di
due o più pompe uguali e regolate da un unico inverter. Il
funzionamento di un impianto di questo tipo, che è
assolutamente da evitare, ha luogo con le seguenti modalità.
All’inizio entra in funzione la pompa n. 1 che fornisce le
basse portate regolate a mezzo dell’inverter con progressivo
aumento della velocità di rotazione fino a raggiungere, a
pieno regime, la massima potenzialità della pompa. Se la
portata richiesta aumenta ancora la pompa citata continua a
funzionare alla velocità di regime senza aver bisogno dell’inverter
che pertanto può essere staccato e collegato alla pompa n. 2
la quale inizia a dare il suo contributo sollevando portate
via via crescenti fino a raggiungere anch’essa la velocità di
regime normale. A quel punto l’inverter passa alla pompa n. 3.
Il ciclo può ripetersi fino ad avviare tutte le pompe che
compongono l’impianto, salvo provvedere a diminuire le
velocità e quindi ad arrestare via via le pompe quando la
richiesta di portata diminuisce.
Pur
essendo quello descritto un impianto atto a coprire tutta la
possibile gamma di portata che il circuito può richiedere, si
tratta di una modalità assolutamente da evitare per i pessimi
rendimenti meccanici delle pompe costrette a lavorare quasi
sempre fuori rendimento come succede quando ha luogo
l’accoppiamento in parallelo di una pompa a pieni giri con
un’altra che gira a bassa velocità. Se si redige il grafico
portata/prevalenza delle pompe delle relative fasce di
corretto funzionamento, si dovrà constatare come la curva del
circuito idraulico ne fuoriesca per la quasi totalità dei
possibili regimi, denunciando un funzionamento assolutamente
scorretto . Balzerà anche agli occhi come le pompe n. 2 e
seguenti sono costrette, per gran parte dei regimi di bassa
velocità, addirittura a girare a vuoto cioè senza sollevare la
benchè minima portata d’acqua ma dissipando in calore tutta
l’energia assorbita. Si tratta pertanto di un tipo di
installazione spesso usato ma totalmente errato.
4.
CONCLUSIONI
Dopo una
sommaria descrizione delle moderne apparecchiature di
variazione della velocità di rotazione dei motori elettrici,
si sono spiegati quali importanti vantaggi si possono
ritrarre dal loro impiego nell’azionamento delle pompe di
sollevamento degli acquedotti ed in particolare nel
funzionamento a pressione variabile delle reti di
distribuzione.. Si sono indicate, mediante grafici di
funzionamento, quali sono le caratteristiche principali e le
diverse possibilità di impiego mettendo in guardia sui
pericoli di un impiego errato.
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