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 GLI UTILIZZI STRUTTURALI DEL LEGNO

 Dott. Ing. Igor Malgrati  igormalg@libero.it

Data di pubblicazione: 2002

 

Il legno, assieme alla terra e, in seguito, alla pietra e ai mattoni, rappresenta il materiale più antico utilizzato dall'uomo. Fortemente associato alla natura stessa del legno è il concetto di trave che si è utilizzato ben presto, quando l'uomo ha cominciato a costruire. Il legno, che per natura resiste agli sforzi di trazione, è infatti particolarmente adatto alle strutture inflesse. Lo sviluppo della civiltà ha poi portato a moltissime applicazioni, tra cui l'invenzione della capriata che, insieme all'arco, può essere considerata una della più brillanti soluzioni strutturali messe a punto dall'uomo. Come ogni maestranza, anche i carpentieri trasferivano la conoscenza dell'arte di costruire col legno da generazione a generazione.
L'avvento di acciaio e cemento armato hanno in Italia posto in secondo piano la cultura del legno che è continuata laddove c'era grande disponibilità di questa materia prima.
La riscoperta del legno da noi è avvenuta a partire dagli anni '60, in Alto Adige, grazie anche al contributo della tecnologia del legno lamellare incollato, inventata agli inizi del '900 in Austria e Svizzera (brevetto Hetzer), anche se, tuttavia, il concetto di accoppiare delle lamelle di legno era già presente in Leonardo. I pregi del legno lamellare rispetto a quello massiccio sono dovuti al fatto che è un materiale con caratteristiche superiori e più omogenee (a tal fine contribuisce il fatto che si possono scartare i difetti, quali nodi, cipollature,etc…), realizzabile con una varietà di dimensioni e forme che al legno massiccio non è consentita.
A livello italiano non esiste una normativa con regole di calcolo per legno, mentre in Europa il CEN nel 1995 ha emanato la norma "Eurocodice 5: Progettazione delle strutture in legno", che insieme alle norme prEN338/92 e prEN1194/93 (queste due norme classificano il legname a seconda delle prestazioni, indipendentemente dalla specie legnosa), aiutano il progettista.
Gli indubbi pregi del legno sono:
- Ottimo rapporto resistenza/peso specifico (5,40x103 m per la compressione della categoria GL36, mentre quello a trazione è un po' maggiore) rispetto a c.a. (1,12x103 per la compressione di un cls Rck=55 MPa) e acciaio (4,61x103, per l'Fe510);
- Basso impatto sull'ambiente in quanto il costo energetico per la produzione è basso e poi il legno è un materiale rinnovabile;
- Resistenza a trazione, che tra l'altro è paragonabile a quella a compressione (per il GL36 sono rispettivamente di 27 e 31 MPa);
- Resistenza ad atmosfere debolmente acide (la soluzione all'interno delle cellule del legno è infatti debolmente acida), in particolare quelle saline;
- Velocità di montaggio;
- Buone proprietà antisismiche per il connubio tra leggerezza, ottimo comportamento a carichi di breve durata, limitata presenza del fenomeno della fatica, elevata capacità di assorbimento di energia;
- Buone proprietà termoigrometriche.

Le carenze, che una buona progettazione deve tenere presente, sono:
- Combustibilità (lo strato che perde le caratteristiche di resistenza durante un incendio è solo quello superficiale; quindi si deve studiare la sezione per garantire un determinato tempo di resistenza in funzione della velocità di carbonizzazione);
- Deperibilità agli agenti biologici (si deve pertanto utilizzare legname adeguatamente stagionato e studiare la protezione opportuna con gli appositi impregnanti);
- Variabilità dimensionale e di caratteristiche con l'umidità (importante quindi lo studio delle deformazioni e degli eventuali giunti);
- Dipendenza delle caratteristiche meccaniche dalla direzione delle fibre (se ne individuano tuttavia tre principali; infatti il legno viene definito materiale ortotropo)
- Limitazioni dimensionali ai pezzi da assemblare, compatibili alle norme del codice della strada sui trasporti.

Lo studio di una struttura in legno si effettua ipotizzando un legame sforzi deformazioni lineare fino a rottura (da questa ipotesi vengono sperimentalmente ricavati i valori di resistenza, ipotesi che rispetta approssimativamente quello che in effetti avviene, anche se la rottura a trazione è fragile, mentre a compressione è duttile) ed effettuando l'analisi elastica lineare.
Secondo l'Eurocodice 5 gli stati limite ultimi da non oltrepassare sono:
- Resistenza delle membrature: trazione perpendicolare e perpendicolare alla fibratura, compressione parallela e inclinata rispetto alla fibratura, flessione, taglio, torsione, tensoflessione, presso flessione;
- Instabilità delle aste compresse e flessotorsionale delle travi;
- Resistenza delle unioni.

Per quanto riguarda gli stati limite di esercizio da limitare sono:
- Scorrimento delle unioni;
- Deformazione;
- Vibrazioni.

Per tenere presente il fatto che il legno è un materiale viscoso, con proprietà dipendenti dall'umidità relativa dell'aria, la normativa prescrive di applicare dei coefficienti alle caratteristiche del legno (resistenza, rigidezza,…).

L'utilizzo strutturale del legno, oltre al legno massiccio e lamellare può essere fatto mediante pannelli realizzati con fibre di legno, truciolato o compensato.

Le tipologie strutturali che le caratteristiche del legno lamellare determinano sono svariate (vanno dalla semplice trave appoggiata alle cupole geodetiche), prediligendo tuttavia gli schemi statici isostatici per la già citata variazione dimensionale dovuta all'umidità.
Ulteriori applicazioni del legno lamellare che si stanno già da tempo facendo strada sfruttano sia la precompressione (interna o esterna), sia l'utilizzo di armature lente incollate tra le lamelle.

 

Bibliografia
- Franco Laner, Il legno lamellare il progetto , Habitat Legno, Edolo (BS), 1994
- Mario Caironi Luigi Bonera, Il legno lamellare il calcolo , Habitat Legno, Edolo (BS), 1994
- UNI ENV 1995- 1-1/2 Eurocodice 5: Progettazione di strutture di legno
- Guglielmo Giordano, Tecnica delle costruzioni in legno, Hoepli, Milano, 1999


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