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A) PREMESSA
Un
problema fondamentale per l'isola d'Elba è quello di poter disporre
dei quantitativi d'acqua necessari non solo per gli indispensabili
usi potabili della popolazione residente e turistica ma anche per
altre determinanti necessità della sua economia (irrigazione
agricola, annaffiamento giardini e orti, usi industriali ed
artigianali, docce, piscine, ecc.). La sua risoluzione, un tempo
basata esclusivamente sulle risorse idriche locali, ha incontrato
notevoli difficoltà per le caratteristiche climatiche e fisiche del
territorio. In particolare la piovosità molto scarsa e quasi
inesistente proprio nei periodi estivi di maggior richiesta d'acqua,
in uno con una conformazione montagnosa i cui compluvi danno origine
a fossi o rii completamente asciutti per la gran parte dell'anno,
riducono notevolmente la possibilità di accumulo negli invasi
naturali sotterranei di ravvenamento delle sorgenti e quella di
soddisfacimento diretto delle altre necessità citate, nel mentre
grandi quantitativi del prezioso elemento vengono scaricati a mare
durante i brevi periodi di piogge intense. In anni relativamente
recenti si è pensato di integrare la produzione locale data dai
pozzi e dalle sorgenti con l'approvvigionamento esterno ottenuto
tramite la tubazione sottomarina di collegamento con la terraferma e
il trasporto con navi cisterna ma, ciononostante, la richiesta
idrica non risulta pienamente soddisfatta e si verificano sovente
dei periodi di crisi nei quali l'Ente gestore degli acquedotti deve
ricorrere al razionamento dell'acqua distribuita.
Nella planimetria generale della fig. 1 allegata sono
schematicamente rappresentate alcune possibilità di alimentazione
idrica dell'Elba. Tra di esse solo la condotta di collegamento con
il continente è un'opera realmente esistente ed è quella che
contribuisce in maniera determinante, sia pure con crisi alterne, al
soddisfacimento della richiesta idropotabile dell' isola. Le altre
indicazioni si riferiscono ad ipotesi formulate in varie epoche ma
che non hanno ancora trovato applicazione pratica. Tali sono, come
sarà più avanti spiegato, i bacini artificiali da realizzare
mediante dighe di ritenuta a Pomonte e a Patresi ed il bacino
sotterraneo da costruire con diaframmi di impermeabilizzazione nella
piana di Marina di Campo.
E' infine rappresentato il tracciato di massima del
serbatoio/galleria che, circondando il Monte Capanne, costituisce
l'oggetto precipuo del presente lavoro. Si tratta di un'opera
totalmente sotterranea che, a prima vista, desterà scetticismo
essendo normalmente destinata ad usi completamente diversi da quello
qui previsto anche se, in realtà, la sua utilizzazione è abbastanza
frequente. Si fa infatti notare come la maggior parte degli impianti
idroelettrici a condotta forzata sotterranea siano muniti di vasche
di espansione le cui caratteristiche costruttive e di funzionamento
idraulico sono del tutto simili a quanto qui proposto. L'opera
medesima non è in assoluto una novità nemmeno in campo
acquedottistico in quanto risulta realizzata ed utilizzata da oltre
mezzo secolo nell'acquedotto di Torino e in quello Campano per scopi
idropotabili identici a quelli che di seguito si indicano nonché in
analogo serbatoio/galleria costruito, in questi ultimi anni, nei
pressi di Latina. A giudizio di chi scrive essa è invece atta ad
affrancare l'isola da ogni assoggettamento esterno e ad offrire le
più ampie garanzie di soddisfacimento del suo fabbisogno idrico
futuro senza provocare danni di sorta nè all'ambiente né
all'economia del territorio.
B) FABBISOGNO IDRICO E PIOVOSITA'
Le
grandezze in gioco nel rifornimento idrico dell'Isola d'Elba, sono
approssimativamente rappresentate nel grafico della fig. 2 allegata.
Vi sono riportati i volumi d'acqua potabile effettivamente forniti
all'utenza mese per mese durante una recente annata e quelli che, in
via approssimativa, sarebbero necessari per soddisfare interamente
la richiesta dell'utenza per i prossimi 10 anni ed infine i volumi
medi di pioggia che sono caduti in questi ultimi anni nella zona
ovest dell'Isola d'Elba, zona che interessa particolarmente le opere
oggetto della presente relazione per una superficie di circa 30
chilometri quadrati contro i 223 chilometri quadrati dell'intero
territorio dell'isola.
Balzano immediatamente agli occhi :
· il grande deficit esistente tra portata massima necessaria (circa
60.000 mc nel giorno di massimo consumo) e quella estiva ora
disponibile che ammonta, al massimo, a circa a 35.000 mc al giorno;
· una consistente sovrabbondanza, rispetto a quelli necessari, dei
volumi d'acqua di pioggia che precipitano annualmente in isola.
L'Isola d'Elba dovrebbe quindi essere in grado di soddisfare
autonomamente i propri fabbisogni idrici;
· Il notevole divario temporale tra il periodo di elevata richiesta
idrica che ha luogo d'estate e quelli di abbondanti precipitazioni
atmosferiche che, al contrario, si verificano statisticamente in
tutti i periodi dell'anno fatta eccezione appunto per quelli estivi.
Da tale fatto deriva la mancata alimentazione delle falde locali ed
anche di quelle della Val di Cornia che attualmente fornisce agli
acquedotti elbani la maggior parte dell'acqua e quindi il citato
deficit idrico e le ripetute crisi del rifornimento idropotabile
della popolazione.
Interessante
anche il grafico della figura 3 nel quale gli stessi volumi
giornalieri che si prevede necessari all'Elba per i prossimi 10 anni
sono riportati in ordine decrescente, onde far risaltare le varie
classi di consumo. Esse hanno la seguente consistenza:
· Le giornate di consumo elevatissimo (circa 60.000 mc giorno) sono
molto poche e cioè circa 50 all'anno.
· Il consumo abbastanza elevato (45.000 mc giorno) si verifica
mediamente per altre 30 giornate l'anno.
· Per ben 285 giornate dell'anno esaminato si avranno solo consumi
bassi (17.000 mc/giorno circa) o bassissimi (10.000 mc/giorno).
Le conclusioni che si possono trarre sono:
1) L'isola d'Elba ha bisogno di un quantitativo d'acqua potabile
molto elevato per un periodo assai breve ma che coincide con quello
di scarse precipitazioni piovose.
2) I volumi d'acqua che piovono annualmente in isola, se non fossero
temporalmente sfalsati rispetto al fabbisogno, sarebbero ampiamente
sufficienti alla sua alimentazione idropotabile.
La soluzione del problema appare ovvia: immagazzinare durante i
periodi di scarsi consumi l'acqua in esubero e conservarla per
poterla utilizzare d'estate durante i brevi periodi di richiesta
elevata..
C) I LAGHI ARTIFICIALI E LE ALTRE
SOLUZIONI DELL'ENTE GESTORE
Tra le soluzioni che gli Enti
addetti hanno in animo di adottare per la risoluzione del problema
in argomento alcune sono basate, in maniera del tutto analoga a
quanto forma oggetto del presente lavoro, sulla raccolta ed accumulo
di grandi volumi d'acqua durante i periodi di pioggia intensa e di
scarsi consumi.
Quella che raccoglie i maggiori consensi concerne due bacini
artificiali da realizzare a mezzo dighe di ritenuta a Pomonte e
Patresi (vedi planimetria generale fig. 1) e ritenuti atti a
contenere i citati volumi d'acqua per utilizzarli nei momenti di
maggior bisogno. Tali interventi, attuati con successo in altre
località afflitte da carenza idrica, non sono, ad avviso di chi
scrive, proponibili in quanto nel caso specifico dell'Isola d'Elba
presentano i seguenti gravi inconvenienti:
· difficoltà di reperire ed espropriare aree adatte a ricavare
grandi bacini superficiali;
· gravi danni all'ambiente causati dai laghi che d'estate devono
essere svuotati onde utilizzarne l'invaso;
· pericolo di franamento delle sponde soggette a ripetuti invasi e
svasi;
· rapido interramento del bacino e conseguente sua diminuzione della
capacità utile;
· grandi perdite d'acqua causate dall'evaporazione;
· peggioramento delle caratteristiche organolettiche dell'acqua
immagazzinata nei laghi superficiali;
· possibilità di atti vandalici
· trattandosi di bacini all'aperto soggetti a notevoli perdite per
evaporazione non è consigliabile immettervi, come sarà proposto
invece nel serbatoio/galleria, acqua potabile avente costi di
produzione relativamente elevati.
Una seconda soluzione per raccogliere le acque di pioggia, ma che
non ha avuto seguito, è quella descritta nel lavoro : "Uso degli
acquiferi locali per la regolazione delle risorse idriche dell'Isola
d'Elba" redatto da prof. Pier Gino Megale dell'Università di Pisa".
Essa prevede, come sarà meglio spiegato più avanti, di costruire un
serbatoio sotterraneo da 2.000.000 mc di capacità utile tramite
diaframmi di impermeabilizzazione che circondano la piana di Marina
di Campo (vedi fig.1).
Gli altri interventi, già in via di parziale esecuzione o comunque
di attuazione già decisa dagli enti preposti al servizio idrico
dell'Elba, e cioè la costruzione di nuovi pozzi e l'installazione di
impianti per la desalinizzazione di acque salmastre o di quelle
marine mal si conciliano con le necessità dell'Isola in quanto non
sono in grado di fornire portate rilevanti durante il breve periodo
estivo. Sono invece atti, gli impianti di desalinizzazione, a
fornire portate modeste ma costanti per tutto l'anno ed i pozzi a
produrre acqua in tutti i periodi ma con esclusione di quelli estivi
durante i quali la falda sotterranea riduce sensibilmente la sua
producibilità. In periodi particolarmente siccitosi le falde idriche
sotterranee dell'Isola d'Elba ed anche quelle della Val di Cornia
accusano infatti degli abbassamenti di livello così marcati da
provocare notevoli immissioni di acqua marina o salmastra che le
rendono assolutanmente inutilizzabili ai fini potabili.
Una ulteriore proposta riguarda l'utilizzazione, sia ad uso potabile
sia quale acqua grezza per usi vari come l'irrigazione e gli usi
complementari di quelli potabili, delle acque restituite dalle
fognature pubbliche sottoposte ad adeguato trattamento. Anche questa
soluzione, spesso adottata in ottemperanza con le indicazioni delle
leggi vigenti in materia di disciplina delle acque e quando si è in
presenza di scarichi di grandi città aventi notevoli portate d'acqua
reflua, mal si presta nel caso dell'Isola d'Elba a causa
dell'eccessivo spezzettamento del servizio fognario che
comporterebbe una miriade di piccoli impianti di trattamento di
difficoltosa e onerosissima gestione cui deve aggiungersi, nel caso
dell'acqua grezza, la necessità di costruire e gestire una doppia
rete di distribuzione.
Il quadro del tutto negativo della reale situazione elbana è
completo quando si consideri l'impossibilità di incrementare la
fornitura d'acqua proveniente dalla terraferma e cioè dalla Val di
Cornia essendo invece da prevedervi carenze idriche ancora più gravi
di quelle attuali per motivi svariati tra cui:
· insufficiente producibilità delle fonti rispetto al fabbisogno
dell'utenza che da esse dipende;
· concomitanza delle crisi estive della Val di Cornia con quelle
Elbane;
· pericolo di inquinamento delle falde della Val di Cornia da boro;
· impossibilità di aumentare l'adducibilità dell'esistente condotta
sottomarina di collegamento con la terraferma.
Per documentare lo stato di crisi della Val di Cornia basterà
riportare integralmente la seguente frase riepilogativa delle
indagini svoltevi dal CIGRI Consorzio Intercomunale per la Gestione
delle Risorse Idriche: " L'insieme delle conoscenze acquisite
disegna un quadro di gravissima emergenza".
D) DESCRIZIONE DELLE OPERE CHE
FORMANO L'OGGETTO DEL PRESENTE LAVORO
III manufatto in progetto
consiste in un grande serbatoio per acqua potabile da realizzare
mediante escavo di una galleria di notevole sviluppo e di adeguata
sezione nel materiale roccioso sottostante i monti Capanne e Perone
dove sono più frequenti le piogge. La galleria, posta
orizzontalmente alla quota di 150 metri sul mare, con il suo
andamento planimetrico che circonda tutta la parte ovest dell'isola,
consente di drenare e ricevere gran parte delle acque di pioggia che
cadono in essa.
Le
sue caratteristiche salienti possono essere così riassunte:
1 - si tratta di un'opera totalmente invisibile e che, pertanto, non
arreca nessun danno al paesaggio dell'isola;
2 - il suo grande volume d'invaso consente di accumulare gran parte
delle acque di pioggia relative al bacino imbrifero sotteso
costituendo una riserva in grado di effettuare la compensazione
trimestrale delle portate per usi potabili e per usi vari di oltre
250.000 abitanti equivalenti;
3 - il suo andamento plano-altimetrico consente, come sarà avanti
descritto, una facile raccolta delle acque delle sorgenti, dei fossi
distribuiti in tutta la zona e delle falde sotterranee, ivi
esistenti e che attualmente si scaricano direttamente in mare senza
che la loro presenza sia nota.
4 - La quota altimetrica del serbatoio/galleria consente di
alimentare gran parte dell'utenza direttamente a gravità riservando
il sollevamento tramite pompe alle sole aree abitate poste a quote
elevate;
5 - Trattandosi di manufatto sotterraneo l'acqua accumulata può
rimanervi per lunghi periodi al riparo da perdite per evaporazione e
da agenti esterni vari come l'irraggiamento solare e la possibile
immissione di inquinanti e conservare pertanto intatte le sue
naturali doti di freschezza ed potabilità;
6 - Essendo formata da numerosi tronchi ognuno dei quali può
funzionare indipendentemente dall'altro, sarà possibile effettuare
alternativamente i lavori di manutenzione e pulizia senza
interrompere l'alimentazione dell'utenza.
7 - Sarà sempre possibile immettere nel serbatoio/galleria eventuali
volumi d'acqua provenienti da fonti diverse da quelle descritte come
ad esempio quelli addotti dalla Val di Cornia o raccolti da sorgenti
poste al di fuori del bacino imbrifero sotteso dalle opere in
progetto oppure emunte tramite pompe sommerse da pozzi terebrati
nelle falde profonde e che risultino in eccedenza rispetto al
fabbisogno momentaneo.
8 - Le opere potranno essere costruite per stralci funzionali in
modo da diluire la spesa nel tempo.
9 - Il serbatoio, essendo assolutamente inaccessibile, è
salvaguardato da possibili atti di vandalismo.
10 - L'ubicazione del grande serbatoio nella parte occidentale
dell'Isola cioè nel punto diametralmente opposto rispetto a quello
di arrivo della condotta di adduzione dell'acqua dalla Val di Cornia,
gli conferisce una ottima funzionalità idraulica di compensazione
delle portate sia nell'attuale ed autonomo assetto acquedottistico
sia in quello futuro integrato nel competente ATO (vedi art. P).
11-L'accumulo di grandi quantitativi d'acqua piovana contribuisce a
lenire i danni provocati in caso di eventi piovosi particolarmente
intensi.
E) - CARATTERISTICHE GENERALI DEI
MANUFATTI IN PROGETTO
Il
serbatoio/galleria consiste principalmente un manufatto a sezione
circolare del diametro interno di 10 m. e ad andamento planimetrico
ad anello che circonda, a notevole profondità sotto il suolo, il
territorio ovest dell'isola e le sue alture tra le quali spiccano il
Monte Capanna e Perone aventi rispettivamente una quota alla vetta
pari a 1018 e 630 metri sopra il livello del mare ( vedi fig. 4 =
Planimetria del serbatoio-galleria ). Lungo il perimetro esterno ed
in corrispondenza dei principali avallamenti del suolo, sono
previsti dei vertici planimetrici nei quali l'opera affiora in
superficie rendendo estremamente agevole, tramite modeste opere di
presa superficiali, la raccolta ed immissione dei fossi o dei rii
previa eventuale decantazione, filtrazione e disinfezione da
eseguirsi presumibilmente in galleria, nonché l'immissione diretta
delle acque in esubero di qualunque altra provenienza come pozzi o
acquedotti locali o quella proveniente dalla Val di Cornia. Altra
caratteristica estremamente favorevole è data dalla possibilità di
captare lungo il tracciato della galleria le acque di falda presenti
nel sottosuolo e che attualmente si scaricano a mare senza nessuna
loro segnalazione esterna.
L'andamento
planimetrico della galleria che attraversa perpendicolarmente tutti
i compluvi e le vallette esistenti nel territorio ( vedi fig. 4 =
Planimetria del serbatoio-galleria ), garantisce che tutte le vene
idriche che si sottopasseranno durante il suo scavo finiranno,
grazie alla presenza di faglie o fratture del terreno roccioso, per
essere richiamate all'interno come sempre succede nella esecuzione
di lavori del genere. Sarà quindi estremamente agevole creare nei
punti di intersezione con la falda le opere per la raccolta e
regolazione dell'acqua ferma restando la possibilità della loro
intercettazione e deviazione, in caso di bisogno, nella tubazione di
drenaggio esterna (vedi fig. 8 =particolari delle immissioni in
galleria dell'acqua di falda). Ogni immissione dovrà infatti essere
tenuta sotto controllo quantitativo e qualitativo tramite apposite
apparecchiature automatiche di misura e trasmissione continuativa
dei dati. La presenza di faglie e fratture nel materasso roccioso
attraversato dal serbatoio/galleria e che possono assicurare
l'immissione, diretta o tramite le opere specifiche di cui al
seguente art. G, delle acque di falda in galleria, è documentata
nella pubblicazione del Dipartimento di Scienze della Terra -
Università di Firenze "LE RISORSE IDRICHE DELL'ISOLA D'ELBA" di
Bencini, Pranzini, Giardi e Tacconi =Tacchi Editore - Pisa-
contenente le indicazioni tratte da analisi stereoscopica delle foto
aeree del territorio isolano
Il
serbatoio/galleria ricavato per tutto il suo sviluppo nello strato
roccioso, sarà interamente rivestito in calcestruzzo armato al fine
di garantirne la tenuta idraulica ed altresì creare una efficace
protezione da ogni infiltrazione indesiderata (vedi fig. 7 = sezione
tipo).. Nella parte inferiore mediana troverà posto una canaletta
interna atta a raccogliere ed evacuare le sabbie di deposito durante
i periodici lavori di pulizia e da eseguirsi mediante getto d'acqua
fornita dalla tubazione predisposta lungo la volta. Lungo la volta
sarà installata la linea elettrica di illuminazione e di
alimentazione di eventuali attrezzi necessari per i lavori di
manutenzione, i cavi per il comando e controllo delle
apparecchiature e per la trasmissione dei dati, la tubazione per il
rifornimento dell'acqua in pressione e quella per l'aria compressa,
dove ritenuta necessarie. Nella parte inferiore e all'esterno del
rivestimento in calcestruzzo troverà posto una tubazione di
drenaggio indispensabile per l'evacuazione delle acque di
infiltrazione durante i lavori di costruzione e che, in corso di
esercizio, servirà alla eliminazione di eventuali acque esterne alla
galleria che non avessero i requisiti di accettabilità, e sia di
quelle acque che fossero comunque da evacuare sia stabilmente che
temporaneamente. La galleria avrà andamento altimetrico orizzontale
con platea a leggera pendenza verso i punti di imbocco.
Le considerazioni che hanno portato alla decisione di fissare, in
prima approssimazione e salvo migliori determinazione da farsi in
sede di progettazione esecutiva, la quota altimetrica del serbatoio
a circa150 metri sul mare sono le seguenti:
1) - la quota deve essere il più bassa possibile al fine di
allargare al massimo la superficie del bacino imbrifero sotteso e
aumentare quindi le possibilità di raccolta d'acqua piovana;
2) - la quota di imposta del serbatoio deve, al tempo stesso, essere
sufficientemente elevata per dare la possibilità di distribuire
l'acqua del suo invaso direttamente a gravità alla maggior parte
dell'utenza da alimentare.
3) - la scelta altimetrica definitiva deve consentire di immettere
l'acqua direttamente nell'esistente rete di adduzione che collega
tra di loro tutti gli acquedotti dell'Isola e quindi di alimentare
l'intera isola fin dalla prima fase di esercizio utilizzando solo
opere esistenti. E' da rilevare come alla data attuale l'acqua
proveniente dalla Val di Cornia una volta giunta all'Elba dopo il
percorso sottomarino, percorre l'intera isola da Est verso Ovest
tramite opere comprendenti condotte, serbatoi e impianti di
sollevamento funzionanti tutti in serie ed aventi il loro punto
finale di arrivo in un serbatoio posto in prossimità ed alla stessa
quota dei quello sotterraneo in progetto. Fatte salve le necessarie
verifiche sulla scorta dei dati reali, è prevedibile che, una volta
costruito il nuovo serbatoio sotterraneo ed in attesa della
realizzazione della nuova potenziata rete di adduzione e di
distribuzione, si possano utilizzare gli stessi impianti a ritroso e
cioè da ovest verso est e quindi alimentare da subito tutti gli
acquedotti locali.
Considerato che una corretta concezione della
rete di distribuzione dell'acquedotto in una zona altimetricamente
varia come quella dell'isola richiede comunque delle reti distinte
per fasce altimetriche omogenee aventi ciascuna un'altezza massima
di circa m. 80 al fine di assicurare corrette pressioni di
funzionamento, considerato altresì che la prima fascia, quella che
dal livello del mare a circa 100 metri sul mare è la più importante
in quanto comprende la maggior parte del territorio abitato da
servire, si è pensato di privilegiare la sua alimentazione in
diretta e a gravità tramite le condotte di adduzione che si
dipartono a raggiera dal serbatoio/galleria, prevedendo che solo gli
altri centri abitati posti a quota più elevata siano serviti
mediante risollevamento meccanico dell'acqua.
In definitiva, con serbatoio a quota 150 m.s.m. e definita in 50 m.
la perdita di carico per il trasporto dell'acqua da serbatoio alle
singole reti dei centri posti nella fascia inferiore tramite le
condotte di adduzione che si dipartono a raggiera dal serbatoio
stesso, rimangono disponibili 100 metri di carico idraulico
necessario e sufficiente per il funzionamento a gravità delle reti
di distribuzione medesime. In altre parole con la soluzione
prospettata è possibile effettuare raccolta, accumulo e trasporto
dell'acqua fino al domicilio della stragrande maggioranza degli
utenti dell'isola d'Elba senza necessità alcuna di pompaggio ma
interamente a gravità
3) - il carico definito come sopra rende possibile anche
l'adduzione, sempre a gravità, dei volumi d'acqua diretti ai centri
delle fasce superiori ma con la pregiudiziale della loro consegna in
una vasca di raccolta posta ad una quota altimetrica pari a circa
100 msm. e nella quale dovranno pescare le pompe di risollevamento
di cui ognuno di tali centri dovrà essere dotato per la
distribuzione dell'acqua al domicilio dei propri utenti: si
raggiunge il duplice scopo di dotare questi ultimi di quella
pressione di esercizio che meglio si adatta alla loro posizione
altimetrica estremamente variegata e di contenere la spesa
energetica di risollevamento dell'acqua, considerato che si tratta
in genere di centri di piccola entità aventi esigui fabbisogni
idropotabili.
4) - le singole reti locali che attualmente usufruiscono di fonti
proprie, possono, nei periodi di scarso consumo dei loro utenti (ad
esempio durante le notti delle stagioni invernali), immettere nel
serbatoio/galleria la portata in eccedenza rispetto al fabbisogno,
tramite funzionamento a ritroso delle descritte condotte che, in
questo caso, vi confluiscono a raggiera. In prima fase l'immissione
in oggetto potrà aver luogo, per quanto detto, usufruendo della
esistente rete acquedottistica di adduzione.
In sede di progettazione esecutiva la quota definitiva del
serbatoio/galleria sarà, come tutte le altre caratteristiche
costruttive, ridefinita sulla base di approfonditi studi. La quota
potrà quindi subire modifiche, anche sostanziali, tenute presenti le
conseguenze, sia negative che positive, che ne deriveranno in
termini di maggiore o minore estensione del bacino imbrifero
sotteso, di estesa della galleria, di qualità dei materiali
incontrati, di pressione di funzionamento della rete di
distribuzione, di necessità di pompaggio dell'acqua, ecc. ecc.
L'aspetto negativo dell'insieme di opere che il presente lavoro
prevede, è rappresentato dalla necessità di smaltire lo smarino di
galleria e cioè un quantitativo di oltre due milioni di metri cubi
di roccia proveniente dallo scavo. Uno studio approfondito delle
modalità esecutive delle opere potrebbe però risolvere
brillantemente anche tale problema. Il territorio attraversato,
fatti salvi i migliori accertamenti da effettuare in sede di
redazione del progetto esecutivo, è infatti composto per la maggior
parte da ottimo materiale lapideo che, oltre a fornire le necessarie
garanzie circa la fattibilità tecnica della galleria e la stabilità
dei terreni durante e dopo la esecuzione dei lavori, potrebbe anche
costituire una importante fonte di materiale inerte per calcestruzzi
e in genere da costruzione o per rilevati stradali, per la
sistemazione di piazzali e campeggi ecc. ecc, sabbie per il
ripascimento di arenili erosi dalle mareggiate, se non addirittura
di meravigliosi graniti da lavorazione del tutto analoghi a quelli
prodotti nelle cave di S. Piero. Il tutto come sarà meglio spiegato
più avanti.
E' inutile sottolineare come la progettazione esecutiva dell'opera
debba essere, in ogni caso, preceduta da studi, indagini, rilievi,
sondaggi, accertamenti ecc. ecc. atti a verificare le condizioni di
fattibilità delle opere, il loro rapporto costi/benefici, le
disponibilità idriche effettive del territorio, ed a definire le
soluzioni tecnico/economiche ottimali di tracciato, di
dimensionamento ed in genere di costituzione dei vari manufatti. Da
notare come il tracciato definitivo sotterraneo del
serbatoio/galleria sia molto elastico non essendo legato a
particolari vincoli planimetrici fatta eccezione soltanto a quello
di presentare delle finestre di accesso dall'esterno disposte (se
necessario anche in derivazione dall'asse della galleria principale)
in modo da facilitare lo scavo della galleria e di consentire
l'immissione al suo interno delle acque raccolte in superficie. Il
tracciato può pertanto svolgersi seguendo quei percorsi che dagli
studi preventivi risulteranno i più idonei per la funzionalità
idraulica delle opere e per la natura del sottosuolo e la presenza
di faglie o fratture della roccia.
F) ELEMENTI ESSENZIALI DI
DIMENSIONAMENTO DEI MANUFATTI
I principali dati sono i
seguenti:
- bacino imbrifero sotteso : circa mq 40.000.000
- altezza minima di pioggia annua prevedibile: mm 500
- volume minimo d'acqua di pioggia annua totale: mc 20.000.000
suddiviso come segue:
volume pioggia disperso per evaporazione e traspirazione 58%: mc
11.600.000
volume deflussi superficiali 29%: mc 5.800.000
volume deflussi sotterranei 13%: mc 2.600.000
Totale: mc 20.000.000
- volume annuo raccolto dalla galleria mc 5.800.000 + 2.600.000 = mc
8.400.000
- volume trimestrale medio mc 8.400.000 / 4 = mc 2.100.000
- popolazione equivalente da alimentare: abitanti 250.000 nei
periodi di maggior afflusso turistico e abitanti 50.000 nelle
stagioni morte
- fabbisogno giornaliero nei giorni di punta: n. 250.000 x 0.300=mc
75.000 negli altri giorni : 50.000 x 0,300 = mc 15.000
- volume necessario per la compensazione trimestrale: gg 90 x mc
75.000 x 0.22 = mc 1.500.000
- volume utile di invaso del serbatoio/galleria: ml 25 600 x mq
76.20 = mc 1.950.000 corrispondente circa all'apporto medio
trimestrale di pioggia (mc 2.100.000)
G) L'INCREMENTO DELLA PORTATA
D'ACQUA POTABILE DA ACCUMULARE IN SERBATOIO
Poiché il serbatoio/galleria, al
contrario di altre soluzioni come quelle degli invasi da ricavare
mediante dighe di ritenuta o diaframmi sotterranei, è destinato a
contenere acqua potabile cioè pronta per essere consegnata, senza
alcun trattamento, all'utenza, devono essere poste in atto tutte le
possibili attività volte alla captazione di tale prezioso elemento.
Tra di esse assume una grande importanza l'immissione diretta in
galleria delle falde soprastanti che avrà luogo man mano che
procederà lo scavo senza che sia necessario alcun intervento
particolare. Potranno però verificarsi dei casi in cui l'immissione
in serbatoio di importanti quantitativi di acqua naturalmente
potabile contenuta in sacche permeabili o semipermeabili di terreno
soprastanti la galleria non abbia luogo per motivi vari come, ad
esempio, la mancata fratturazione della roccia di estradosso della
galleria che la rende assolutamente impermeabile, la particolare
ubicazione planimetrica della sacca, la presenza, nella sacca
medesima, di vie di fuga dell'acqua verso valle ecc. ecc. In tali
casi sarà possibile favorire la raccolta di detti volumi d'acqua
tramite perforazioni della roccia atte a realizzare il mancato
collegamento idraulico o tramite diaframmi di impermeabilizzazione
del bordo di valle della sacca atti ad eliminare le fughe descritte.
Anche in questo caso si tratta di opere completamente sotterranee
prive di impatto ambientale.
H) LA CAPTAZIONE ED IMMISSIONE IN
SERBATOIO DELL'ACQUA DEI FOSSI
L'apporto principale di acqua
potabile da immettere nel serbatoio/galleria è senz'altro quello
fornito, durante i periodi di pioggia intensa, dai fossi e quindi
deve essere posta una cura particolare nella realizzazione delle
opere atte allo scopo. Esse comprendono una presa da costruire nel
fosso e costituita da una briglia e da un pozzetto di raccolta dal
quale si diparte una condotta di diametro adeguato all'adduzione
dell'acqua alla finestra di accesso alla galleria. La finestra, cioè
quel tratto di galleria del diametro di 10 m.e di lunghezza
variabile, che collega l'imbocco esterno con la galleria/serbatoio
vero e proprio, (vedi figg. 5 e 6 ) può alloggiare, se ritenuto in
fase di progettazione esecutiva necessario, tre strutture idrauliche
poste una di seguito all'altra a partire dall'interno verso
l'esterno:
- la vasca di decantazione dei materiali in sospensione nell'acqua
costituita da un primo tronco di galleria della lunghezza massima di
circa 100 m;
- la sala filtri che occupa il secondo tronco della lunghezza di
circa 20 m ;
- la sala pompe posta vicino all'imbocco esterno.
L'acqua del fosso, captata ed immessa nel decantatore come indicato,
vi rimarrà per il tempo necessario perché il materiale in
sospensione vi sia depositato; attraverso appositi manufatti di
sfioro passerà poi nei filtri e quindi nelle sala pompe dove sarà
provveduto all'immissione del cloro di disinfezione e quindi al
sollevamento per la definitiva adduzione, con percorso a ritroso,
nel serbatoio/galleria, dove, come più volte indicato, dovranno
essere immesse solo acque potabili.
La canaletta, ricavata nella parte inferiore della finestra,
consentirà il periodico asporto del materiale di deposito nonché il
lavaggio della vasca di decantazione e dei filtri da eseguirsi come
di consueto in installazioni del genere.
Da rilevare come tutte le opere descritte, con la sola eccezione
della briglia di presa, siano sotterranee e quindi presentino tutte
gli stessi requisiti del serbatoio principale nei confronti
dell'impatto ambientale.
In alternativa a quanto precede la briglia di presa e le opere per
la decantazione, filtrazione e disinfezione potranno, se particolari
condizioni lo richiederanno, essere realizzate indipendentemente
dalla galleria sia all'aperto sia in caverna. Potranno, ad esempio,
essere ubicate ad una quota altimetrica superiore di quella del
serbatoio/galleria con il vantaggio di evitare il sollevamento delle
acque, oppure ad una quota inferiore allo scopo di poter aumentare,
a fronte dell'onere di dover pompare l'acqua captata, la superficie
del bacino imbrifero sotteso.
Le decisioni in merito alla raccolta delle acque dovrà in ogni caso
essere preceduta da approfondite indagini sulla piovosità reale,
sulle modalità di scolo naturale delle acque fosso per fosso e sulle
modalità da seguire per una efficace loro raccolta. Da tali indagini
potrà anche derivare la necessità di predisporre dei bacini di
accumulo rapido delle acque grezze ben più capaci di quelli
ricavabili, come indicato sopra, nelle finestre di accesso della
galleria il che comporta una sostanziale modifica delle opere come
sarà meglio descritto nei capitoli seguenti.
I) I SERBATOI SUPPLEMENTARI PER
ACQUA GREZZA
Come già indicato le acque di pioggia che si
raccolgono nei compluvi vengono, tramite una briglia posta di
traverso alla valletta, deviate e quindi addotte alle vasche di
decantazione ricavate all'interno delle finestre di accesso alla
galleria/serbatoio vera e propria.
E' evidente che i volumi d'acqua che si raccolgono sia pur per tempi
brevi ma con notevole intensità nei fossi principali che sottendono
vasti bacini imbriferi, richiedono invasi altrettanto notevoli che,
come tali, potrebbero non essere però compatibili con le citate
finestre di accesso. D'altro canto lo smaltimento dei depositi
necessario per la pulizia dei decantatori impone di non eccedere
nella loro lunghezza, fissata in circa 100 metri massimi.
Da tali considerazioni potrebbero, in sede di progettazione
esecutiva, derivare modifiche sostanziali delle vasche di raccolta
che da semplici strutture di decantazione delle acque, come
previsto, potrebbero invece assumere la caratteristica di veri e
propri serbatoi supplementari per acqua grezza. Nel caso,
abbandonata l'idea di utilizzare la finestra, dovrà essere prevista
la costruzione, a lato di ognuno dei fossi principali, di un
serbatoio sotterraneo di grandi dimensioni e posto a quota
sufficientemente elevata rispetto alla galleria per consentire lo
svolgimento a gravità di tutto il processo depurativo e di adduzione
dell'acqua: Essendo ogni serbatoio dal punto di vista idraulico
totalmente a sé stante, potrà avere quelle dimensioni, forma,
ubicazione che meglio si adatteranno alle circostanze locali sia dal
punto di vista idraulico che da quello costruttivo.
Eccezionalmente, quando le condizioni idriche dei luoghi lo
richiederanno, il serbatoio in argomento potrà essere costruito
anche a quote notevolmente inferiori di quelle della
galleria/serbatoio fatta salva, in tal caso, la necessità di
prevedere il necessario sollevamento delle acque dopo depurazione.
Ogni serbatoio, con la sua notevole capacità ed essendo normalmente
vuoto, resta pronto ad accogliere le acque intense che percorrono il
fosso di sua competenza e che vi sono immesse nello stato in cui si
trovano cioè torbide avendo subito soltanto la eliminazione delle
ghiaie avvenuta ad opera del piccolo invaso posto a monte dell'opera
di presa. Viene così attuata non solo la raccolta, in grandi
quantitativi, della preziosa acqua piovana ma anche la laminazione
delle piene e quindi migliorata la salvaguardia dei territori di
valle dai danni che le alluvioni vi provocano spesso. Terminato
l'evento piovoso ed avendo accumulato grandi volumi d'acqua, il
serbatoio avrà, nelle giornate successive, tutto il tempo per dar
corso al processo di decantazione, filtrazione e disinfezione per
poter, una volta svuotato per averla scaricata nella sottostante
galleria/serbatoio, essere pronto ad accogliere nuova acqua di
pioggia.
I serbatoi per acqua grezza di cui si discute costituiranno, nel
loro insieme, un notevole volume di invaso che rientra nel bilancio
totale dei volumi utili per la compensazione trimestrale delle
portate Si deve infatti tener presente che, di regola, essi sono
destinati a restar vuoti in attesa della pioggia ma una volta
raggiunto il massimo livello con l'acqua immessa nella
galleria/serbatoio d'acqua pura, essi possono invece rimanere pieni
e costituire quindi un importante volume integrativo da utilizzare
anche a notevole distanza di tempo. In sede di definizione
progettuale delle opere si potrà, grazie al contributo dato dai
serbatoi d'acqua grezza in parola, assegnare alla galleria/serbatoio
un volume utile più contenuto di quanto descritto ai capitoli
precedenti al limite eccedendo nel volume integrativo dei serbatoi
d'acqua grezza. I vantaggi ritraibili in tal caso saranno, come
meglio spiegato nel capitolo seguente, notevoli.
L) VARIANTE DELLE OPERE
PRINCIPALI CONSEGUENTE ALLA REALIZZAZIONE DEI SERBATOI D'ACQUA
GREZZA
Una delle varianti alle opere
principali dovuta alla presenza dei serbatoi d'acqua grezza
descritti al capitolo precedente è quella basata sulla suddivisione
del volume totale di invaso, in via approssimativa stimato in
2.000.000 di metri cubi utili, in due porzioni uguali, delle quali
la prima, destinata a contenere acqua pura, è costituita dalla
galleria/serbatoio il cui diametro può essere ridotto dai previsti
10 m. a soli 7 m. sufficienti per ottenere, con l'estesa totale
prevista in 25 Km circa, il predetto volume utile di mc 1.000.000.
La seconda porzione, stimata anch'essa in 1.000.000 di mc sarà
realizzata a mezzo dei serbatoi d'acqua grezza che in via
preliminare, potranno, ad esempio, essere in numero di 10 unità
ognuna delle quali comprendente un vano ricavato nel sottosuolo
roccioso con pianta circolare o quadrata della superficie di circa m
35 x 35 ed altezza di circa m 11 e munito di propria finestra per
accedervi dall'esterno. L' ubicazione plano altimetrica sarà
definita, serbatoio per serbatoio, in modo che sia facilitato lo
svolgimento delle complesse funzioni che è chiamato a svolgere e
cioè la raccolta delle acque di uno o di più fossi ubicati nelle
vicinanze, la decantazione ed immissione dell'acqua filtrata e
disinfettata nella galleria/serbatoio direttamente a gravità
evitando quindi il suo sollevamento meccanico, ed infine
l'estrazione del prezioso granito di cui è costituito il sottosuolo
attraversato e che richiede lavorazioni del tutto particolari .
Ogni serbatoio, dotato ovviamente di tutte le strutture edilizie
necessarie per la stabilità delle pareti e della volta di
copertura,. avrà, analogamente a quanto precedentemente indicato per
la galleria/serbatoio d'acqua pura, il paramento interno interamente
rivestito in calcestruzzo armato allo scopo di garantirne la tenuta
idraulica. Come già detto, potranno eccezionalmente essere previsti
serbatoi analoghi a quelli in argomento ma posti lontano dalla
galleria/serbatoio onde soddisfare a particolari esigenze .
Dovranno, in tal caso, essere adottate delle modalità altrettanto
particolari come il pompaggio meccanico dell'acqua captata e/o la
costruzione di adeguate condotte di adduzione per consentire
comunque il recapito finale dell'acqua depurata nella
galleria/serbatoio. Nulla vieta che, nei fossi minori, la raccolta e
decantazione dell'acqua sia attuata utilizzando la finestra di
accesso come previsto nei precedenti capitoli ed evitando quindi la
costruzione del serbatoio supplementare. Anche il volume dei piccoli
decantatori così previsti rientra nel bilancio totale dei volumi di
invaso utili ma il loro ammontare è così modesto da non meritare, in
questa sede, alcuna menzione.
M) FATTIBILITA' DELLE OPERE IN
PROGETTO
L'esame di alcuni elementi
relativi ai problemi idrici dell'Elba e totalmente estranei al
presente elaborato può chiarire alcuni aspetti delle proposte
tecniche avanzate.
Ad esempio nel già citato studio effettuato nell'anno 1998 dal dott.
Prof. Pier Gino Megale del Laboratorio Nazionale dell'Irrigazione
"P. Celeste" Università degli studi di Pisa intitolato "USO DEGLI
ACQUIFERI LOCALI PER LA REGOLAZIONE DELLE RISORSE IDRICHE DELL'ISOLA
D'ELBA ", trovano sommaria corrispondenza gran parte delle grandezze
esposte nel presente lavoro (fabbisogno idropotabile, previsione
delle piogge, volume da assegnare al serbatoio di compenso ecc.) e
vengono formulati i seguenti concetti di base:
a) Gran parte degli inconvenienti dell'attuale sistema di
rifornimento idropotabile dell'Elba sono dovuti agli sfasamenti
temporali che si verificano tra punte di consumo e portate
disponibili;
b) I volumi d'acqua di pioggia che annualmente precipitano in isola
,se razionalmente utilizzati, sono sufficienti per soddisfare il
fabbisogno idropotabile ed irriguo dell'isola;
c) Le risorse locali dell'Isola d'Elba vengono utilizzate come
integrative delle forniture del continente, facendo l'opposto di
quello che sarebbe logico immaginare
d) Per risolvere il problema è necessario costruire un serbatoio in
grado di accumulare almeno 2 milioni di mc d'acqua.
e) Vista l'impossibilità di creare un bacino in superficie è
necessario che il nuovo serbatoio sia ricavato nel sottosuolo.
E' superfluo rilevare come le affermazioni indicate siano le stesse
poste a base delle proposte tecniche qui formulate e che quindi
confermino la validità delle scelte operate. Da notare come la
brillante soluzione proposta dal Megale e consistente nella
costruzione di un serbatoio sotterraneo naturale tramite diaframmi
di impermeabilizzazione continui lungo un tratto di costa atti a
contenere i necessari volumi d'acqua, per ammissione dell'autore
medesimo, presti il fianco a pericoli come la vulnerabilità della
falda ed il mancato consolidamento del terreno mentre il tali
pericoli non sussistano per il serbatoio qui proposto che, essendo
totalmente rivestito in calcestruzzo, consente di tenere sotto
controllo ogni immissione d'acqua, nel mentre non viene arrecato
alcun danno al sottosuolo attraversato. Il serbatoio-galleria in
progetto presenta anche il vantaggio di trovarsi ad una quota
sufficiente per alimentare a gravità gran parte degli utenti
dell'intera isola mentre quello naturale descritto si trova al di
sotto del livello del mare e pertanto richiede il sollevamento di
tutta l'acqua a mezzo pompe. Seri dubbi potrebbero essere inoltre
avanzati circa le garanzie di impermeabilità di tale serbatoio
naturale . Da non dimenticare la caratteristica fondamentale del
serbatoio/galleria che è quella di essere destinato a contenere
acqua potabile per la quale, al contrario dell'altra soluzione, non
è necessario alcun trattamento prima di distribuirla agli utenti.
Anche nell'opera "Le risorse idriche dell'Isola d'Elba" di Bencini
A.,Giardi M., Pranzini G. ed altri edita nel 1985 da Tacchi Editore
- Pisa, trovano conferma i dati idrologici del presente lavoro.
Uno studio serio e completo sulle possibilità di reperire in Isola
venne inoltre eseguito dall'esperto geologo elbano Alberto Segnini
il quale dimostro' come l'acqua esistente poteva essere del tutto
sufficiente per l'intera isola.
Altri avvenimenti dai quali è possibili ritrarre utili indicazioni
sono le recenti alluvioni che, oltre a confermare il verificarsi in
isola di notevoli precipitazioni piovose, fanno considerare
estremamente utile la costruzione di un grande bacino come quello in
progetto che, con la sua notevole capacità di invaso, è in grado di
laminare, almeno in parte, le piene delle valli limitando i danni
provocati dalle acque che altrimenti scorrerebbero in superficie.
Utili deduzioni si possono infine trarre dalla constatazione che in
tutti i lavori di scavo di gallerie simili a quella qui proposta si
verifica il fenomeno, di norma fonte di grandi difficoltà per la
prosecuzione dei lavori ma in questo caso provvidenziale in quanto
facilita il reperimento delle indispensabili fonti di rifornimento
idrico, della immissione nel cunicolo di scavo di tutte le acque
esterne che si trovano nel territorio soprastante. Lo stesso
fenomeno si è verificato all'Elba negli anni '60 quando la
Montecatini ha costruito alcune gallerie nella valle di Ortano per
ricerca di minerali. In tale occasione i quantitativi d'acqua
richiamati all'interno furono così rilevanti da costringere la
Società ad abbandonare il lavoro.
N) ORDINE DA TENERSI
NELL'ESECUZIONE DEI LAVORI
La notevole mole delle opere in
progetto assieme alla necessità di affinarne la costituzione man
mano che i lavori proseguono e sulla base dell'esperienza di
esercizio delle porzioni di serbatoio costruito in precedenza,
rendono assolutamente necessario che la costruzione sia effettuata
per stralci successivi e tutti funzionali. In particolare sarebbe
opportuno eseguire un primo lotto di opere con cui realizzare quanto
prima un serbatoio di circa 100.000 mc di capacità utile che
consentirebbe, prima di dar corso all'opera completa, di verificare
alcuni risultati come ad esempio la reale entità delle immissioni
d'acqua di falda, gli introiti effettivi provenienti dalla
utilizzazione del materiale di risulta dello scavo e, soprattutto, i
vantaggi derivanti al servizio idrico dalla presenza di una capacità
di accumulo d'acqua potabile per ben 100.000 mc.
Ultimato il primo lotto ed acquisite tutte le necessarie
informazioni dal suo esercizio protratto per un tempo
sufficientemente lungo, si potrà procedere alla progettazione
esecutiva ed alla realizzazione dei restanti stralci fino a
raggiungere quella capacità complessiva di accumulo che l'esperienza
diretta potrà consigliare.
Da rilevare come la costruzione immediata di un tronco di galleria,
e quindi di un serbatoio da 100.000 mc, svolgerebbe un ruolo
determinante nell'alimentazione idrica elbana anche nel caso la
soluzione prescelta dagli addetti non fosse quella propugnata nel
presente lavoro e come , pertanto, la costruzione del primo lotto
indicato, sia essenziale per il futuro dell'Isola d'Elba. Ad esempio
nel caso si decidesse l'installazione di impianti di
desalinizzazione dell'acqua marina, la presenza di un serbatoio di
ben 100.000 atto ad effettuare la compensazione settimanale
dell'acqua prodotta, rappresenterebbe l'indispensabile completamento
di tali impianti. Altro aspetto da non trascurare è quello inerente
la spesa pari a ben 4.000.000 euro che annualmente viene sostenuta
per trasportare all'Elba 50.000 mc di acqua potabile con navi
cisterna. Ebbene se una volta soltanto venisse impiegata tale cifra
per costruire la prima parte del serbatoio/galleria di cui sopra , e
la cifra lo consentirebbe, si potrebbe disporre non di 50.000 mc ma
del doppio cioè di 100.000 mc di acqua e non per un solo anno ma per
tutti gli anni a venire.
O) PREVENTIVO SOMMARIO DI SPESA
La costruzione, in normali
condizioni, di una galleria come quella in progetto completa di
rivestimento in calcestruzzo armato e di opere accessorie può
comportare una spesa di circa 8 miliardi di lire cioè 4.100.000 euro
al chilometro. Essendo l'estesa totale prevista in 25 chilometri
circa, l'importo complessivo delle opere può essere stimato in 200
miliardi di lire pari a 103 milioni di euro. Si tratta di un impegno
economico notevole che, a tutta prima, può apparire ingiustificato.
Una analisi approfondita delle circostanze particolari dei luoghi
può portare a conclusioni differenti. Innanzitutto occorre
considerare l'importanza, anche economica, che riveste il problema
di un corretto e sicuro rifornimento idropotabile dell'intera isola,
rifornimento che nello stato di fatto và incontro a crisi sempre più
gravi date dalle difficoltà crescenti che incontrano le fonti della
Val di Cornia costituenti la base principale di alimentazione. In
secondo luogo bisogna far rientrare nel bilancio economico gli
introiti che possono derivare dalla utilizzazione del materiale di
scavo della galleria quale ottimo materiale inerte da calcestruzzi,
ghiaie e sabbie per riporti utili e per la eventuale ricostituzione
della morfologia originaria della bellissima isola onde rimediare ai
danni ambientali provocati dalla coltivazione delle cave di granito
ed infine di sabbie per il ripascimento di spiagge erose da
mareggiate oppure per l'ampliamento di quelle esistenti o la
creazione di nuove piccole spiagge. Da tenere in particolare
considerazione la produzione di blocchi di granito la cui
estrazione, finora effettuata nelle cave all'aperto su concessioni
che attualmente stanno per scadere e che sembra abbiano poche
probabilità di rinnovo, potrebbe continuare, questa volta, senza
arrecare alcun danno all'ambiente. Da rilevare come alla data
attuale i locali cavatori siano costretti ad integrare
l'insufficiente produzione di granito elbano con quello importato
dalla lontana Cina.A questo riguardo si potrebbe ipotizzare anche la
realizzazione di importanti porzioni di serbatoio a costo zero da
attuarsi assegnando alle cooperative di cavatori degli spazi
sotterranei in cui esercitare in piena libertà la loro attività
fatto salvo soltanto il vincolo della quota altimetrica di
estrazione del granito che è rigorosamente dettata dai vincoli
idraulici del serbatoio. Non si può far a meno di concludere il
capitolo inerente gli impegni di spesa senza far rilevare questo
aspetto non secondario: i cavatori di quell'ottimo materiale che è
il granito elbano invece di procurare immensi squarci alle montagne
di S. Piero come fatto nel passato stanno costruendo grandi ed utili
vasche sotterranee!
P) IL SERVIZIO INTEGRATO PER LA
GESTIONE DELLE ACQUE DELL'ATO (Ambito Territoriale Omogeneo)
Abbiamo visto come la costruzione
del grande serbatoio/galleria e delle opere di captazione annesse,
consenta di rendere il servizio idrico elbano autonomo ed
autosufficiente riscattandolo dall'asservimento alla terraferma che
tanti problemi sta creando. Questo però non significa che l'Isola
sarà in futuro emarginata, essa invece potrà, come tutto il resto
del territorio Italiano, entrare a far parte del servizio idrico
integrato che riguarda l'intero ciclo delle acque di una più vasta
zona (ATO= ambito territoriale ottimale) definita con criteri di
razionalità sulla base della legge 36/94 (legge Galli) senza che,
per tale motivo, la funzionalità delle opere medesime sia
compromessa. Al contrario si potrà, anche in tale occasione,
constatare come siano molteplici i benefici che il futuro sistema
ATO potrà ritrarne. Innanzitutto poter disporre di una importante
fonte d'acqua integrativa ubicata in prossimità di un notevole e
decentrato centro di consumo estivo qual è l'Isola d'Elba, significa
liberare il grande sistema idrico del gravoso impegno di rifornirla
da una terraferma posta ad oltre dieci chilometri di distanza. In
secondo luogo la presenza di un serbatoio di estremità come quello
qui proposto, quando e se saranno potenziati i collegamenti
idraulici con la terraferma, costituisce, con il suo notevole volume
di invaso, un fattore di grande sicurezza del servizio idrico
dell'intero sistema consentendo, in caso di bisogno, interscambi di
portate nei due sensi sempre molto utili tenendo anche presente che
in futuro le modalità di reperimento dei notevoli quantitativi
d'acqua potabile che il grande sistema idrico richiederà potranno
essere notevolmente diversi da quelli attuali. Ad esempio potrà
darsi il caso che si debba allora ricorrere al trattamento di acque
superficiali, al riutilizzo delle acque reflue opportunamente
trattate, alla desalinizzazione dell'acqua salata ecc. ecc. Ebbene
sarà in tutte queste evenienze che il serbatoio di estremità si
rivelerà ancora una volta utilissimo per la regolarizzazione della
produzione che, a fronte di una richiesta idrica variabilissima nel
tempo, la sua grande capacità di invaso renderà possibile.
Q) CONCLUSIONI
La grande ricchezza del
sottosuolo elbano, nota fin dalla preistoria ma da tempo poco
sfruttata, viene qui riscoperta per dotare l'Isola di un'opera in
grado di risolvere in maniera definitiva uno dei problemi che oggi
l'assillano: il rifornimento idropotabile. Si tratta di ricavare nel
materasso granitico della parte ovest dell'Isola dove più frequenti
sono le piogge, una galleria-serbatoio che circondando il Monte
Capanne sia atto a raccogliere ed accumulare la quasi totalità
dell'acqua che, concentrata in brevi periodi, vi precipita durante
il corso dell'anno, allo scopo di distribuirla all'utenza al momento
della sua effettiva e variabilissima richiesta. Un beneficio
secondario ma tutt'altro che trascurabile, è quello della
laminazione delle piene ad opera della citata raccolta d'acqua
piovana dei fossi e che contribuirà a lenire i danni provocati agli
abitati posti a valle dalle precipitazione eccezionalmente
abbondanti.
Nella trattazione si sono formulate due ipotesi la prima che prevede
la costruzione di un serbatoio interamente adibito all'accumulo di
acqua potabile per un volume di 2.000.000, la seconda con la
suddivisione della capacità totale di invaso in due parti uguali:
una per l'acqua pura pronta per essere distribuita all'utenza e
l'altra per acqua grezza da raccogliere dai fossi nello stato in cui
vi si trova durante i periodi piovosi: la scelta della soluzione
definitiva da adottare potrà farsi, come tutte le altre decisioni di
dettaglio, soltanto in fase di progettazione esecutiva e dopo aver
eseguito tutti i necessari accertamenti. La quota altimetrica scelta
per impostare l'opera presenta molteplici vantaggi che vanno dalla
notevole ampiezza del bacino sotteso, alla possibilità di alimentare
in fase definitiva per caduta la quasi totalità dell'utenza evitando
quindi l'uso di pompe per il sollevamento dell'acqua ed in prima
fase utilizzando in toto la rete di adduzione oggi esistente.
L'opera proposta è del tutto singolare ma, a giudizio di chi scrive
è atta a raggiungere lo scopo senza alterare le caratteristiche
ambientali dell'isola ma, al contrario, contribuendo indirettamente
a fornire incremento e continuità ad alcune attività locali, al
turismo e all'industria edilizia grazie all'ottimo materiale lapideo
di risulta dagli scavi. Essa potrà, inoltre, entrare intimamente a
far parte del futuro sistema del servizio idrico integrato previsto
dalla legge Galli per il competente ambito territoriale ottimale.
BIBLIOGRAFIA
Bencini A., Giardi M., Pranzini
G.,Tacconi B.M., 1985, Le risorse idriche dell'Isola d'Elba,
Tacchi Editore, Pisa
Megale P.G., Uso degli acquiferi locali per la regolazione delle
risorse idriche dell'Isola d'Elba, Laboratorio Nazionale
dell'Irrigazione " P.Celeste" - Università degli Studi di Pisa
Consorzio Intercomunale per la Gestione delle Risorse Idriche, Il
Piano di risanamento
Braccesi G., La vulnerabilità delle falde Elbane
Marinello G., Carta geologica dell'Isola d'Elba alla scala
1:25000
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