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 I TETTI DI FIRENZE VISTI DAL CAMPANILE DI GIOTTO

Data di pubblicazione: 05/05/2006

Firenze maggio 2006

 

Il campanile di Santa Maria del Fiore è uno dei capolavori e simboli più luminosi della città di Firenze, una geniale e, in verità, dispendiosissima ideazione di Giotto, creata più come monumento decorativo che funzionale.

Nel 1334 d.C., dopo un rallentamento dei lavori della nuova cattedrale durato più di trent'anni, Giotto viene nominato capomastro della fabbrica e decide di riprogettare un campanile originale. Al nuovo elemento che decora la piazza, il maestro lavora dal 1334 d.C. al 1337 d.C., anno della sua morte, vedendo realizzata soltanto la prima zona, dove si apre l'ingresso cuspidato. La sua esperienza pittorica lo fa optare per un rivestimento decorativo esterno che procede di pari passo con la costruzione strutturale, il tutto ovviamente a scapito della velocità di realizzazione. Marmi bianchi di Carrara, rossi di Siena e verdi di Prato ravvivano le forme, e le suddividono con classica severità, mentre su tutti i lati appaiono i cicli pittorici mediante una successione di formelle ottagonali a rilievo dipinte da Andrea Pisano su disegni, in parte opera della mano dello stesso Giotto.
Andrea Pisano stesso sostituisce Giotto, l'anno in cui viene a mancare ed a sua volta sarà avvicendato, nel 1348 d.C., da Francesco Talenti, il quale, con qualche modifica sul progetto originario, porta a termine i lavori nel '59.
L'architettura del campanile, svettante e raffinata (84,70 metri per 14,45), ha pianta quadrata ed è retta agli angoli da contrafforti a forma di piloni che raggiungono la cima.
Le due serie di formelle a bassorilievo del primo piano (che rappresentano le allegorie del lavoro, le figure simboliche dei corpi celesti, delle Virtù, delle arti liberali e dei Sacramenti), e le sedici statue del secondo piano sono state sostituite da copie. Le opere originali sono attualmente conservate nel Museo dell'Opera del Duomo; fra queste statue si trovano quelle magnifiche di Nanni di Bartolo e di Donatello come il famoso Abacuc.
I tre piani terminali del Campanile di Giotto sono il frutto del genio di Francesco Talenti. In questi piani troviamo amplissime finestre verticali a doppia bifora, nel terzo e quarto piano, e di una sola trifora, nel quinto, che conferiscono una raffinatezza, senza alcun senso di pesantezza, tipica del gotico. Ciò è dovuto anche alla felicissima intuizione del Talenti: una terrazza dalle vaste dimensioni sensibilmente sporgente verso l'esterno, in alternativa alla solita cuspide dei campanili gotici. Un disegno conservato a Siena ben illustra come sarebbe stata in alternativa la parte finale del monumento, certamente meno innovativa ed originale, senza l'intervento del Talenti.

Le foto seguenti sono state scattate dall'alto del campanile di Giotto dal quale si ha una suggestiva vista sui tetti di Firenze.

 

 

 
Filippo Salvatore CARLO
 

 

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