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ESAME DI STATO INGEGNERIA V.O. SOLUZIONE A BREVE TERMINE ?

a cura del Movimento Nazionale DPR328

Data di pubblicazione: 11/2006

 

Non sono certo dei rompiscatole "quelli del 328"! Ha tenuto a puntualizzare il Sottosegretario al MIUR On. Luciano Modica, durante l'incontro - tenutosi a Pisa - con i Rappresentanti della sede locale del Movimento, riferendosi alle 28131 FIRME inviate al Ministero nell'ambito della QUARTA PETIZIONE NAZIONALE. L'iniziativa, promossa fin dal 2002 dagli studenti e dai laureati in Ingegneria del Vecchio Ordinamento, è nata per portare all'attenzione delle principali istituzioni il grave problema che coinvolgerà oltre 33.377 iscritti in tutta Italia a partire dal 2007.

Essi saranno infatti costretti a superare un esame di abilitazione che non compete loro, nonché a subire privazioni in campo professionale non giustificate vista la loro preparazione: il nuovo esame prevede infatti ben quattro prove invece che le attuali due a fronte dell’iscrizione ad un solo settore dell’Albo professionale invece che agli attuali tre.

L’On. Modica ha poi aggiunto che, a seguito del materiale inviato, è ormai ampiamente informato riguardo alla nostra questione e che cercherà di tenerne conto e di risolvere il nostro caso nella prossima azione legislativa del Ministero riguardante le professioni. Di fronte alla richiesta di chiarimenti a riguardo ha risposto che non può promettere un transitorio a tempo indefinito, ma che cercherà di fare in modo che un transitorio ci sia, suggerendo di fare leva, nelle nostre richieste, soprattutto sul fatto che noi ci siamo iscritti all’università con un certo regolamento e con certe aspettative professionali, e che tali debbano rimanere fino alla conclusione del percorso che ci porterà ad esercitare la professione.
Ha poi riferito che la questione non è di facile soluzione poiché è prevedibile un effetto domino che potrebbe tirare in ballo molti altri aspetti riguardanti il mondo professionale e che attualmente c’è parecchio fermento intorno alla materia.

Infatti, poiché gli Ordini professionali fanno capo al Ministero della Giustizia, sembra che l’azione legislativa a riguardo debba essere fatta di concerto tra il Ministero dell’Università e della Ricerca - che ha tra le proprie competenze gli Esami di Stato - e lo stesso Ministero della Giustizia.
E gli ordini professionali hanno ragioni per opporsi all’accoglimento delle nostre richieste?
Al momento non si intravedono segnali non rassicuranti da parte degli Ordini soprattutto a fronte dei pareri espressi dai Consigli di Teramo, Pisa, Firenze e Vicenza a seguito di precise richieste da parte dei Referenti del Movimento che li avevano interpellati, tutti favorevoli alla nostra questione:

"Il Consiglio dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Teramo, nella riunione del 28 febbraio 2006, ha espresso parere favorevole alla richiesta da Voi avanzata nelle sedi competenti; ovvero che venga riconosciuto a quanti conseguiranno la laurea secondo il vecchio ordinamento della Facoltà di Ingegneria il diritto a sostenere gli esami di abilitazione alla professione secondo le modalità attualmente in essere, previgenti al DPR 328";

Ma forse è il Consiglio di Vicenza ad interpretare nello specifico il reale pensiero dei ragazzi del Movimento, che si è sempre saputo non osteggiano la riforma, ma chiedono solo la restituzione dei diritto acquisiti all’atto dell’iscrizione:
"Nella seduta del 6 luglio 2006 il Consiglio dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vicenza nel prendere visione della Vs lettera con oggetto: "Movimento DPR328, Ingegneri Vecchio Ordinamento riforma dell'accesso all'Albo" pur condividendo il principio del mantenimento dei diritti acquisiti, approva e condivide anche la settorializzazione introdotta dal DPR 328/01. Stiamo provvedendo comunque ad interessare le Sedi opportune (CNI, MIUR, ...) per sostenere la Vs posizione".

Ma probabilmente trattandosi di una posizione scontata altri Ordini non hanno sentito la necessità di sottolinearla:
"Il Consiglio dell'Ordine degli Ingegneri di Pisa nella Riunione del 6 marzo 2006 ha espresso parere favorevole alla richiesta da voi avanzata nelle sedi competenti, ovvero che venga riconosciuto a quanti conseguiranno la laurea secondo il vecchio ordinamento della Facoltà di Ingegneria il diritto a sostenere gli esami di abilitazione alla professione secondo le modalità attualmente in essere, previgenti il DPR 328/01".

E anche il Consiglio di Firenze non manca di ribadirlo:
"Il Presidente riferisce al Consiglio nella comunicazione inviata all'Ordine dal Movimento Nazionale DPR 328/01. In particolare il Movimento chiedeva sostegno per la proroga degli Esami di Stato per i laureati con il vecchio ordinamento. Il Consiglio approva le richieste del Movimento (...) tale da consentire anche gli ultimi iscritti che termineranno gli studi (...) di avere pari trattamento dei precedenti Colleghi".

E concordano anche gli Studenti del Politecnico di Bari che – accogliendo le richieste della Rappresentate per la sede locale del Movimento - per la seconda volta ribadiscono all’unanimità attraverso il loro Consiglio “Che venga estesa, nel tempo e a tutti gli studenti che conseguiranno la laurea in Ingegneria secondo il previgente ordinamento, la possibilità di sostenere l’esame di Stato secondo l’ordinamento previgente al DPR328/01, superato il quale sia garantito l’accesso, simultaneo e non ulteriormente condizionato, a tutti i settori in cui è stato o sarà diviso l’Albo professionale”.

E del resto anche lo stesso CNSU non ha mancato di esprimere nuovamente il proprio parere attraverso una mozione in cui si legge “Riteniamo necessario garantire la possibilità a tutti i laureati del vecchio ordinamento di poter sostenere la prova dell’esame di Stato secondo la vecchia modalità, senza la necessità di dovere sostenere un tirocinio abilitante. Riteniamo inoltre che sia gravissimo trattare tali studenti come i laureati del nuovo ordinamento rispetto all’iscrizione all’albo professionale”.

Il precedente Governo di centro-destra aveva del resto mostrato forti segnali di apertura sebbene avesse restituito il diritto (a sostenere l’esame di Stato e l’iscrizione all’Albo secondo le modalità previgenti il famigerato Dpr328) inspiegabilmente solo fino alla fine del 2006 e aveva manifestato disponibilità all'accoglimento di ulteriori richieste circa la necessità di un transitorio di più ampio respiro.

Tutti d'accordo quindi, ma allora? Cosa fa sì che tanti ragazzi nell'arco di cinque anni abbiano continuato a doversi riunire in una organizzazione come quella del Movimento per vedere restituiti i loro diritti? Principalmente una disparità di trattamento fra coloro che si sono iscritti con delle regole - e con quelle si sono laureati ed abilitati all’esercizio della professione - e coloro che le hanno viste cambiare improvvisamente durante il corso di studi, ma soprattutto una situazione che evidenzia come il disappunto continui ad essere non solo costante ma venga addirittura ad esacerbarsi a cinque anni dalla riforma.

Cosa ha spinto quindi nuovamente i ragazzi del 328 a protestare? Dopo il ritiro della bozza di riforma del regolamento di accesso alle professioni, che aveva fatto ben sperare - non solo perchè supportato dai pareri negativi del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti - ecco giungere all'esame delle Commissioni un disegno di legge, Riforma della disciplina delle professioni intellettuali, contenente una previsione di tirocinio generalizzata, che andrà definita poi da un apposito regolamento per le singole professioni.

All’art. 16 (Tirocinio ed esame di Stato) questo viene definito in tutti i suoi aspetti, che vanno dalle finalità, alla durata alle modalità.
Lo stesso disegno di legge negli art. 41 e 42, demanderebbe al Ministero di Grazia e Giustizia il compito di stilare uno o più regolamenti attuativi che specifichino cosa accadrà alle relative professioni.
All’interno di questo o questi regolamenti dovrebbe trovare una collocazione la nostra attività professionale.

Ma come la pensa il Ministero dell’Istruzione a riguardo?
Come si legge da un recente articolo pubblicato sul Il Sole 24 Ore del 11 novembre 2006 “In una lettera inviata giovedì pomeriggio alla presidenza del Consiglio e al Ministero della Giustizia, il MIUR ha sottolineato di non essere stato mai coinvolto per partecipare alla stesura dello schema di disegno di legge di riforma degli Ordini professionali e dell’accesso alle professioni, né ha mai ricevuto alcuna informazione in merito. Dunque, sino a quando il capitolo del provvedimento relativo all’accesso agli Albi non sarà rivisto e concordato con il Ministro Fabio Mussi, il dicastero dell’Università si oppone all’eventuale iscrizione del disegno di legge all’ordine del giorno del pre-consiglio”.
Da cosa nasce la presa di posizione del Ministro Mussi nei confronti del Ministro Mastella?
“L’articolo 1, comma 18 della legge n.4 del 4 gennaio 1999, attribuisce al Ministero dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica l’iniziativa per l’adozione, di concerto con il Ministero della Giustizia, di uno o più regolamenti ai sensi dell’articolo 17, comma 2 della legge n.400 del 1998, concernenti la disciplina degli ordinamenti delle professioni, per il cui esercizio è previsto l’esame di Stato, nonché dei requisiti per l’ammissione agli esami di Stato e delle relative prove – fa presente il MIUR – Si rammenta, altresì, che nell’ultimo scorcio della passata legislatura era stato anche predisposto da questo Ministero, con il concerto del Ministero della Giustizia, uno schema di regolamento di modifica del D.P.R. 328/01 volto a disciplinare alcune professioni non comprese nel precedente provvedimento e modificare la normativa sullo svolgimento delle prove. Tale provvedimento approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri e firmato dal Presidente della Repubblica, ha ricevuto un rilievo dalla Corte dei Conti in sede di registrazione ed è stato pertanto ritirato per un approfondimento. Alla luce della normativa vigente, si ritiene, pertanto, che ogni provvedimento riguardante la disciplina dell’accesso alle professioni debba essere proposto da questo Ministero e, di seguito, valutato congiuntamente dalle due Amministrazioni, cui è riservata la competenza istituzionale.”

Nonostante i segnali di apertura dimostrati dall'attuale Governo, ecco nuovamente che si gioca con le speranze e il futuro di oltre 33000 studenti di ingegneria, senza contare le migliaia di ragazzi iscritti ad altre facoltà, che non chiedono di meglio che potere completare i propri studi in ottemperanza a quanto stabilito all'atto dell'iscrizione.
E del resto il lavoro dell'organizzazione, in questi anni, non ha mai dato segnali di cedimento annoverando tra i risultati più importanti i contatti con le principali istituzioni che hanno portato al cambio di una legge per ben due volte nel 2002 e nel 2003. Ma principalmente ha contribuito in maniera significativa a fare uscire gli studenti dalla sudditanza delle voci di corridoio e della disinformazione che purtroppo si annida nelle stesse segreterie di alcune istituzioni, subordinando tutto ad una conoscenza molto attenta delle leggi e delle loro modalità di approvazione.
Con questa stessa serietà ora i Ragazzi del Movimento sono nuovamente scesi in campo per portare all'attenzione dell'attuale Ministro dell'Università e della Ricerca On. Fabio Mussi e del Sottosegretario On. Luciano Modica il grave problema che li riguarda. E proprio quest'ultimo ha voluto rassicurare i colleghi del Comitato di Pisa circa la volontà del Governo nel volere venire incontro alle esigenze di questi futuri professionisti. E del resto la stessa volontà era già stata manifestata dal precedente Governo di centro-destra dall'allora Sottosegretario Maria Grazia Siliquini che già si era fatta promotrice di due precedenti decreti di proroga (D.L. 107/02 - L. 173/02 e D.L. 105/03 - L. 170/03) convertiti in seguito in legge con modifiche.
Alla luce di tutto ciò, il nostro perseverante lavoro, orientato ad una risoluzione ottimale della problematica, non può certo essere orientato solo al tentativo di vincere la attuale inerzia del MIUR, ma si manifesta anche attraverso una costante vigilanza tesa ad individuare altre possibili strade alternative. Alcuni tra i nostri referenti sono infatti impegnati in una costante ed encomiabile attività volta ad incalzare tutte le parti politiche in gioco: Ministero dell’Università e della Ricerca in primis e Ministero della Giustizia e Ministero delle Attività Produttive, ma anche molti membri delle commissioni parlamentari “II GIUSTIZIA” e “X ATTIVITA’ PRODUTTIVE”, attualmente impegnati ad esaminare entrambi i DDL in materia di riforma delle professioni, proposti sia dalla maggioranza che dall’opposizione.
Ma andiamo nel dettaglio:
L'approvazione frettolosa del D.P.R. 328/01, avvenuta alla fine del 2001, aveva comportato un brusco cambiamento nelle regole per l'abilitazione professionale di tantissimi studenti V.O. dimenticando che essi si erano iscritti con regole diverse da quelle riservate agli appartenenti alla riforma universitaria (ex D.M. 509/99). Il malcontento che ne era seguito, aveva generato una levata di scudi da parte di una organizzazione di studenti che in modo del tutto civile e democratico si era fatta carico di portare all’attenzione del Governo il problema. La protesta era stata accolta dal Governo attraverso l’approvazione di due decreti aventi carattere di urgenza - successivamente convertiti in legge con modifiche in sede parlamentare – grazie ai quali il diritto era stato restituito fino alla fine del 2006.
Il D.P.R. 328/01 - regolamento di attuazione della legge 4/99 - era stato oggetto di revisione da parte del MIUR durante la scorsa legislatura e, in seguito, era stato frettolosamente approvato in Consiglio dei Ministri un nuovo testo contenente un tirocinio di un anno per gli ingegneri (a fronte di uno inspiegabilmente di soli sei mesi per gli architetti). Il decreto è subito finito in mezzo alla bufera; prima a causa delle osservazioni negative da parte del Consiglio di Stato, successivamente a causa del rinvio al MIUR da parte della Corte dei Conti perchè lo riformulasse. Alla fine è stato definitivamente ritirato dal nuovo Governo di Centro-sinistra prima che venisse pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
Ma non finisce qui: ecco sbucare all’orizzonte addirittura un disegno di legge - ad opera dell’attuale Governo di centro-sinistra - contenente una previsione di tirocinio non meglio specificato che si potrebbe estendere in un arco temporale che va da uno a due anni.
Siamo punto e a capo? Cosa c’entrano i ragazzi del V.O. con le scelte ottemperate in merito alla riforma? Quali le motivazioni per non escluderli da qualcosa di cui nessuno li aveva informati all’atto dell’iscrizione?
E nemmeno i nostri colleghi di Architettura sono molto propensi ad accettare questo stato di cose.
Lo hanno detto chiaramente scrivendo nell’ ormai storico gruppo di discussione su internet :
http://it.groups.yahoo.com/group/MovNazDpr328 al quale partecipano sempre più numerosi.
Non ci stanno gli oltre 17000 amici di Architettura ancora iscritti al V.O. e allora ecco che si uniscono alla protesta.
Insomma abbiamo le nostre buone ragioni e continueremo a fare di tutto per la difesa di un giusto diritto ad avere lo stesso trattamento riservato fino ad oggi a tutti i possessori del nostro stesso titolo di laurea: non sono rivendicazioni di carattere economico le nostre, ma di carattere professionale! Altrimenti che ci convincano del contrario!

Per informazioni:

Movimento Nazionale DPR328
http://www.dpr328.too.it
Iscriviti alla mailing-list per essere sempre aggiornato in tempo reale, andando su:
http://it.groups.yahoo.com/group/MovNazDpr328/
info: movimentodpr328@yahoo.it



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