Saluti istituzionali
Angelo Villani
Presidente della Provincia di Salerno
Gaetano Arenare
Assessore Provinciale ai Beni e alle Attività Culturali
Presentazione
dell’iniziativa
Matilde Romito
Dirigente del Settore Beni Culturali della Provincia di Salerno
Interventi
Antonella Purpura
Direttore della Galleria d’Arte Moderna – Palermo
Rosa Mastrandrea
Curatrice di mostre – Palermo
Vittoria Surian
Responsabile Casa Editrice Eidos – Venezia
Partecipano
i discendenti e gli amici, prestatori delle opere, delle pittrici
Maria Bertolani, Flaminia Bosco, Antonietta
Casella, Anna Maria Caterina,
Giovanna e Rosa Giordano, Anna Maglietta,
Elvira Martinez y Cabrera,
Maria Mutariello, Olga Napoli, Annunziata
Panza, Milla Pasca,
Filomena Proto, Olga Schiavo, Adriana
Tajani.
Saranno
presenti
Susy Camera D’Afflitto
Capo Delegazione FAI di Salerno
Lucia Costabile
Presidente Inner Wheel di Salerno – 210° distretto
Lissie Tarantino
Presidente Soroptimist International Italia – Club di Salerno
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| Una
storia sommersa quella che racconta questa ricerca, nata grazie al ritrovamento
della rassegna stampa della II Mostra Salernitana d’Arte
del 1933: su 230 articoli solo uno era specificamente dedicato
alle donne pittrici. Fu l’inizio di questo studio, che ha voluto
fare un po’ di luce su un gruppo di artiste, desunte dalla lettura
degli articoli d’epoca e appassionatamente ricercate con indagini
da detective.
Sono – in ordine cronologico - Flaminia Bosco,
Antonietta Casella, Maria Bertolani,
Maria Mutariello, Elvira Martinez y Cabrera,
Olga Napoli, Filomena Proto, Giovanna
e Rosa Giordano, Olga Schiavo, Anna
Maria Caterina, Annunziata Panza, Adriana
Tajani, Anna Maglietta, Milla Pasca.
Di Matilde Pasanisi, Angela Scialdone,
Clara Girotto, Maria Meo, ho raccolto
– in misura maggiore o minore - solo informazioni.
Quindici pittrici, dunque, che ho potuto illustrare in vita e opere,
dipinti, sculture e ceramiche, grazie al corale sostegno e alla grandissima
disponibilità di discendenti, amici e conoscenti, che hanno salutato
con profonda gioia l’idea di ricreare, nella Pinacoteca
Provinciale di Salerno, una mostra tesa a far conoscere un
notevole patrimonio pittorico veramente sconosciuto.
Le opere esposte sono oltre 250 e provengono da Genova,
Milano, Roma, Bari,
Napoli, Salerno, Mercato San
Severino (SA), Nocera Inferiore (SA), Pellezzano
(SA), Striano (NA).
L’indagine si è data dei limiti precisi: soltanto le pittrici
coinvolte a Salerno nelle Mostre d’arte collettive degli anni
Trenta, partendo dalla I Mostra fra Artisti del Salernitano del 1927
e chiudendo con la II Mostra del Sindacato Provinciale Fascista Belle
Arti del 1941.
Ho creduto opportuno esaminare solo quelle che erano state selezionate
per le Mostre, anche perché soltanto di queste ci sono stati
tramandati i nomi attraverso sparute menzioni su trafiletti di giornali.
Sono le pittrici che partecipano alle Mostre quelle che si mettono in
gioco accanto ai pittori, e che vendono anche: loro dunque possono essere
valutate alla pari sotto il profilo artistico. L’atteggiamento
verso le donne artiste restò infatti chiaramente benevolo e indulgente
alla galanteria finché tutto rimase nel chiuso delle loro case
ed era “l’uscire fuori” l’elemento che avrebbe
potuto porre il confronto. Ma le rinunzie furono spontanee e naturali:
sposandosi queste pittrici posero fine alla loro attività, dedicandosi
alla famiglia, al ruolo di moglie e madre. Atteggiamento di rinuncia
che non fu solo delle donne del Sud, come dimostra il confronto fra
i destini di queste pittrici nel panorama italiano.
Nell’arco degli anni presi in esame aprono e chiudono, emblematicamente,
la loro parentesi pittorica numerose di queste figure. Diverso sarà
infatti, dopo il secondo conflitto mondiale, l’atteggiamento con
il quale saranno guardate quelle pittrici, fra le nostre, che continueranno
a navigare nel mondo dell’arte. Ma la presente ricerca vuole indagare
proprio quegli anni difficili e dare un piccolo, e certo molto insufficiente,
spaccato dell’epoca -che, d’altronde, vide una straordinaria
produzione artistica e non solo in Italia- esclusivamente attraverso
l’universo femminile in una città del Sud.
Dunque Luccichii, dal titolo di un’opera di Olga
Schiavo, a sottolineare l’aspirazione, spesso raggiunta
e riconosciuta nei quadri delle nostre pittrici, alla luce, ma volontariamente
oscurata da una storia del dipingere ancora troppo maschile per emergere
completamente.
Matilde Romito
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