La collana editoriale di architettura LE
FORME DEL CEMENTO - ideata e promossa dall’Aitec
(Associazione Italiana Tecnico Economica
del Cemento) e diretta dalla Prof. Arch.
Carmen Andriani - si prefigge l’intento
di documentare, attraverso una serie di
volumi fra di loro correlati, l'estensione
formale e tecnica che il calcestruzzo è
in grado di esprimere.
Leggerezza, plasticità, dinamicità,
sostenibilità, concretezza sono alcune
delle categorie formali secondo cui suggerire,
nella successione dei numeri, interpretazioni
inedite delle opere presentate, indipendentemente
dalla tipologia, siano esse chiese o infrastrutture,
stazioni o musei, luoghi dello spettacolo
o dello sport.
Dopo il volume “Leggerezza” (Ed. Gangemi
2006) il progetto editoriale propone il
volume "Plasticità".
Il volume si compone di quattro sezioni:
una rassegna di foto d'archivio delle opere
dei maestri-pionieri che anticipa il tema
del numero; un testo critico che ne rintraccia,
nella storia della costruzione, il percorso
evolutivo; una selezione di opere contemporanee
che concretizzano alcune di quelle possibili
declinazioni formali.
Infine una sezione dedicata ai lavori in
corso che documenta alcuni dei cantieri
più significativi.
La plasticità è la speciale
attitudine che il cemento ha nell’essere
adattabile, adattato e idoneo alla sperimentazione
formale a cui si sono attribuite particolari
definizioni come Zoomorfo, Plastico, Fitomorfo,
declinazioni che racchiudono le proprietà
di materico e scultoreo avvicinandolo alle
figurazioni artistiche dei Maestri.
A queste caratteristiche rispondono le opere
di Musmeci, di Hadid, di Niemeyer, di Barragan,
Bo Bardi come altri grandi maestri presentate
in questo volume che ci conducono attraverso
un percorso evoluzionistico fino al Cemento
futuro.
Cemento futuro è una definizione
che apre a nuovi percorsi tecnologici e
progettuali del cemento: una sfida, ai limiti
della materia, che oltrepassando il pensiero
arriva al fare come esperimento come scienza
di calcolo e di cantiere, tra sfida e continuità.
Di prossima pubblicazione: “Dinamicità”.
Il terzo volume della collana “Le Forme
del cemento” affronterà il tema della
dinamicità, attraverso una rassegna
di opere esemplari, indagandone alcune delle
possibili interpretazioni formali.
Con il cemento la struttura si libera della
gravità della materia e realizza
forme libere nello spazio. Rende possibili
aggetti, sbalzi, tracciamenti dinamici:
realizza, per la prima volta nella storia
della costruzione, continuità fluida
di strutture verticali e orizzontali.
Il principio di dinamicità può
essere ritrovato nelle opere di ingegneria,
in quelle infrastrutturali ma anche in una
diversa concezione dell’architettura pensata
come evento dinamico dello spazio.
scarica
la presentazione in pdf
Carmen Andriani
Architetto, Docente di Progettazione Architettonica
ed Urbana della Facoltà di Architettura
di Pescara. Dal 2003 è Docente del
Master Universitario “Innovazione nella
Progettazione e Controllo di strutture in
cemento armato” diretto dal Prof. Camillo
Nuti, Facoltà di Architettura ed
Ingegneria di Roma 3. Suoi scritti e progetti
sono pubblicati su numerosi cataloghi e
riviste di architettura. Ha tenuto conferenze
all’estero sul suo lavoro di progettista
ed è stata invitata a numerose mostre
di architettura (Triennale di Milano, Biennale
di Venezia, Montevideo, Toronto, Graz, Giappone,
Istanbul.
La
recensione di Costruzioni.net - a cura di
Caterina Rinaldo
Il volume, quasi una rivista d'architettura,
si propone come u
n'opera
di piacevole lettura e di interessante contenuto
scientifico che traccia una linea continua
nel tradizionale uso del calcestruzzo con
uno sguardo aperto verso la ricerca e la sperimentazione.
Una rassegna di immagini di autori,
fra i quali ci piace ricordare Gabriele Basilico,
raccontano straordinarie opere del nostro
tempo.
Un altro grande fotografo contemporaneo, Giovanni
Chiaramonte, ha scritto che non c'è
educazione senza l'atto della memoria così
quest'opera esprime un doveroso tributo a
professionisti come Sergio Musmeci il cui
ponte sul Basento - come scrive Margherita
Guccione -
può considerasi insieme
ad alcune opere di Nervi e Morandi il punto
di partenza di molte ricerche sulle dinamiche
delle infrastrutturazione del territorio e
sui nuovi metodi di disegnare il paesaggio.
C'è un discorso percettivo nella funzione
visiva della struttura: secondo Musmeci,
la
forma di una struttura, nella misura in cui
aderisce organicamente alla propria funzione
statica, può divenire il simbolo di
una comunicazione fra l'oggetto architettonico
e la facoltà intuitiva del fruitore,
un canale attraverso il quale fluisce l'informazione,
dalla quale dipende la comprensione dell'oggetto
e in ordine alla quale esso assume un significato.
Se è possibile istituire un confronto
tra plasticità e pittura, come asserisce
Carmen Andriani curatrice
del libro, è possibile - a nostro parere
- avallare un discorso altrettanto valido
tra architettura e fotografia. Le straodinarie
immagini riportate nel volume edito dalla
Gangemi, raccontano con taglio quasi cinematografico
i momenti che hanno portato alla realizzazione
del ponte e rendono il senso del rapporto
tra architettura e città.
Se l'intento è quello di mostrare come
la plasticità del cemento abbia contribuito
a definire nuove modalità spaziali
dell'abitare fino ad individuare proprietà
materiche scultoree desumibili dall'opera
artistica dei Maestri, esso è più
che mai riuscito. E sembra quasi di poter
percorrere i cantieri e di potere osservare
gli impalcati nella loro imponenza, come pure
di essere per un momento partecipi del lavoro
dei carpentieri, a ricordare che l'architettura
non è solo contemplazione dell'opera
finale, ma frutto di un processo mentale che
si esplica nel tempo e
che riguarda la
sostanziale incompiutezza della sua forma,
o l'impossibilità di vederla come esito
definitivo.