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Dario DE SIMONE |
Data di
pubblicazione: 12/2003 |
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Bagnoli, il quartiere operaio
della città. Per quasi cento anni è stato così. Prima del grande sviluppo
industriale, era stata un’area termale frequentata dai greci, dagli imperatori
romani e da Federico II di Svevia. Era il 1904 quando il Governo Giolitti varò
la “Legge speciale per il Risorgimento di Napoli”. Fu la base per la
costruzione nel 1909 dello stabilimento siderurgico ILVA che con i 12 ettari di
superficie ed i tre altoforni da 150 tonnellate, costituirà per un trentennio
uno dei più importanti poli industriali del Mezzogiorno, stravolgendo il quadro
economico, sociale e poi ambientale dell’intera area arrivando ad occupare nel
1919 oltre 4.000 operai, e nel 1973 quasi 8.000.
Un percorso lungo e tortuoso quello dell’impianto di Cordoglio, entrato nel
circuito dell’Iri nel 1934 quando, in seguito alle conseguenze della grande
crisi americana, Benito Mussolini approvò il progetto dell’economista casertano
Alberto Beneduce. Lo stabilimento è rimasto nell’ambito del così detto Ospedale
delle Industrie fino alla definitiva dismissione all’inizio degli anni ‘90. Nel
1962 diventò Italsider, affiancandosi agli altri tre impianti italiani, quello
di Genova Cornigliano, quello di Terni ed il nuovo stabilimento di Taranto.
Tornò ILVA solo verso la fine degli anni ’70 quando iniziò anche la grande
crisi del settore, contrastata a fatica da manovre politiche e sindacali poi
finite nel mirino della critica tanto che anche alcuni esponenti della sinistra
campana hanno poi ammesso che fu un errore prolungare l’agonia di un impianto
ormai destinato alla chiusura.
Ma Bagnoli non è stata solo Italsider. Nella zona di Coroglio non erano pochi
negli anni ’40 gli stabilimenti balneari prima che l’inquinamento prendesse il
sopravvento. Erano gli anni del grande sviluppo industriale quando anche la
Cementir e l’Eternit, che produceva il tristemente famoso cemento-amianto,
individuarono in quell’area i siti adatti alla costruzione di stabilimenti.
E fino alla fine degli anni ’50, l’isolotto di Nisida ospitava l’Accademia
Aeronautica che poi si trasferì a Pozzuoli e fece posto al Carcere Minorile.
L’idea di una Bagnoli diversa prende piede all’inizio degli anni ’70 con
l’approvazione del nuovo Piano Regolatore che prevede che il 30% dell’area
venga destinato a strutture turistiche e scientifiche. Ma i primi punti del
progetto si concretizzano solo negli anni ’80 con la lenta ma progressiva
dismissione degli impianti industriali, anche in coincidenza con lo svilupparsi
di una nuova coscienza ambientale. L’Eternit, impossibilitata ad operare a
causa dell’emissione di sostanze altamente nocive, chiude nel 1985. La zona è
sottoposta ad una prima bonifica. L’Ilva chiude l’altoforno, mentre la Cementir
riconverte la produzione. Nel 1991 viene messa in liquidazione la
Federconsorzi, la cui struttura viene rilevata dalla Fondazione Idis che dà il
via alla realizzazione di Città della Scienza. Con i suoi 65.000 metri quadri,
45.000 al coperto, rappresenta il primo tassello della Bagnoli che verrà.
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