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IL VALORE DELL’ENERGIA

Il contributo dell’Analisi del Valore nella certificazione energetica degli edifici di cui alla Direttiva Europea 2002/91/CE

 Pier Luigi Maffei [1]

 Beatrice Parenti [2]

Data di pubblicazione: 07/10/2005

 

"Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore."
                                                   Friedrich Nietzsche

Ai fini di contribuire a rispettare i parametri del protocollo di Kyoto, l’Unione Europea ha più volte richiamato gli Stati membri ad elaborare, attuare e comunicare i programmi per il rendimento energetico nel settore dell'edilizia, con interventi concreti. Dal 4 gennaio 2003 è in vigore la Direttiva UE 2002/91/CE; essa segue alla 93/76/CEE, rende obbligatoria la certificazione energetica degli edifici e prescrive ad ogni Stato membro di introdurla in legge nazionale entro il 4 gennaio 2006.


In Europa, l'energia impiegata nel settore edilizio rappresenta oltre il 35 % del consumo complessivo; incidere sui programmi ed i progetti che razionalizzino l’impiego e guardino a produzioni alternative da fonti rinnovabili costituisce quindi una significativa occasione per ridurre considerevolmente le emissioni di biossido di carbonio.

 

Ecco perché è il momento di mettere tutte le dovute attenzioni alla fase di programmazione degli interventi, in Studi di Fattibilità (SdF) ed in Documenti preliminari all’avvio della progettazione (Dpp) che abbiano tra gli obiettivi la previsione del massimo sfruttamento possibile delle condizioni naturali. Altro spazio per ottenere ulteriori significativi risultati è quello che viene offerto ai progettisti nell’assicurare le condizioni per il benessere microclimatico (all’interno dei singoli ambienti in funzione delle attività svolte nei periodi in cui vengono impiegati e della percentuale di utilizzo degli stessi), ricorrendo agli impianti in termini complementari, riducendo cioè al massimo l’impiego di energie artificiali. Per questo motivo oltre che alle condizioni climatiche del luogo di intervento, occorre mettere la massima attenzione sulle scelte tipologiche, sull’orientamento delle facciate, sui rapporti pieni/vuoti, sui materiali ed i relativi spessori, ecc.


Le tante occasioni in cui si è parlato e si parla di bioarchitettura e bioedilizia, vanno ora colte per richiamare l’attenzione sul fatto che da sempre, ed in particolare da Vitruvio in poi, “Architettura” è sinonimo di risposta globale e pertanto non è ipotizzabile che non rispetti le condizioni  bioecologiche.

 

Basterebbe richiamarsi alle esperienze e alle parole del Maestro Giovanni Michelucci, agli schizzi di Le Corbusier, Gropius e Wright e di tutti coloro che fin dai primi segni mettono in rilievo le carte solari e le caratteristiche che intendono dare alle loro opere.

 

 

Sia di esempio quindi tornare a rispettare le più elementari norme del costruire, richiamando le attenzioni al valore dell’energia, sia allorché si tratti di nuova edificazione, sia quando si è chiamati ad intervenire nel recupero degli edifici.

 

Una spiegazione, non certamente una giustificazione di tante disattenzioni, può essere ricercata nel fatto che negli ultimi tempi al ritmo con il quale sono stati introdotti in edilizia nuovi materiali e tecnologie innovative, non ha corrisposto un sufficiente tempo di assimilazione dei significati legati a tali novità, andando verso soluzioni espressive dettate dall’immagine che si otteneva, ma non rispecchiando totalmente la risposta funzionale e comportamentale. Ha prevalso cioè, troppo spesso, il sensazionalismo e la moda, trascurando il coerente rispetto alle esigenze delle varie componenti in giuoco. In particolare il mutato rapporto tra pieni e vuoti delle facciate ha portato a grandi dispersioni energetiche e a situazioni di luce, temperatura e umidità relativa non adeguate alle attività e alle funzioni previste all’interno degli edifici. Alla ostentata esibizione di soluzioni presentate come sintesi di integrazione tra struttura, funzione, impianto e forma, non ha sempre corrisposto in altre parole una costruzione coerente con le oggettive necessità. Oggi che ci si interroga sulla certificazione energetica, l’homo tecnologicus deve ritrovare la dimensione e la tensione umanistica che caratterizzava il costruito del passato, in equilibrio con la natura.

 

L’introduzione della certificazione energetica deve quindi rappresentare  il momento di una ricerca capace di esprimere ed interpretare il ricorso a prodotti, materiali e componenti edilizi in forma integrata, riportando cioè tutti gli aspetti ad unità, in quanto gli interventi sul territorio non consentono sperimentazioni, se non in gran parte autoverificate. Rispetto a chi sperimenta su tele o con sculture, chi interviene sul territorio deve aver ben presente che va ad incidere per molto tempo sull’ambiente di tutti.

Da qui la necessità di verifiche interdisciplinari, di privilegiare il metodo sul “far di getto”, del lavoro di gruppo sul lavoro individuale, pur non volendo chiudere gli spazi alle libere iniziative individuali che dovranno però trovare nel metodo, più che neo suggerimenti operativi, un freno alla possibilità di intervenire sul territorio in forme non verificate. Se è a tutti presente il fatto che dalle norme prescrizionali si deve passare a quelle prestazionali, non è così scontato di dover sottoporre le proprie ipotesi progettuali a verifiche esterne, con il rischio di giungere a soluzioni inadeguate.

 

La gestione della complessità, ma anche la verifica nei casi più semplici, sta trovando oggi risposta nel decreto legge riguardante il governo del territorio, con suggerimenti come quelli espressi su “IlSole 24Ore” del 4 luglio 2005, in termini di domanda di capacità professionali multidisciplinari, da acquisire mediante il ricorso a verifiche parametriche in termini di valore.

Il parametro che si intende suggerite è l’ indice di valore, rapporto tra l’utilità delle funzioni ed i costi globali, somma di quelli di produzione e di gestione nella vita utile ipotizzata, con attività che si presentano a supporto delle decisioni degli enti di programmazione.

L’attenzione rivolta ai costi globali permette di evidenziare che il risparmio energetico è perseguibile con considerazioni sul comportamento delle opere nel tempo, a vantaggio dell’attuale, oltre che delle generazioni future.

 

Nel governo degli interventi sul territorio, la Regione Toscana ha prodotto “linee guida per la valutazione della qualita’ energetica ed ambientale degli edifici”. Sono il frutto di una lavoro iniziato nel 2002 nell’ambito del progetto ITACA (Istituto per la trasparenza, l’aggiornamento e la certificazione degli appalti) dove un gruppo di lavoro interregionale, coordinato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ha affrontato le tematiche della “edilizia sostenibile” confrontando le varie esperienze delle Regioni. Il gruppo ha predisposto un sistema per la valutazione della ecosostenibilità degli edifici, basato sui principi del metodo internazionale Green Building Challenge (GBC).

 

La valutazione avviene mediante l’attribuzione di pesi ai requisiti, in relazione alle caratteristiche climatiche, attribuendo pesi maggiori alle problematiche rilevanti in funzione del contesto.

Si suggerisce di ricondurre questa tecnica all’interno di applicazioni di Analisi del Valore assumendo come parametro l’Indice di Valore che consente il confronto tra più soluzioni (UNI EN 1325-1:1998. UNI EN 1325-2:2005, UNI EN 12973:2003). La certificazione energetica viene così ricondotta ad una tecnica operativa già sperimentata con successo anche nei lavori pubblici.

 

 Il sistema di certificazione energetica e ambientale prevede l’esame delle prestazioni edificio in relazione a specifiche “aree di valutazione”, che comprendono, nelle linee guida predisposte, sette temi-obiettivo:

1. la qualità ambientale degli spazi esterni,
2. il risparmio di risorse,
3. il carico ambientale,
4. la qualità dell’ambiente interno,
5. la qualità del servizio,
6. la qualità della gestione
7. i trasporti.

 

L’elenco delle esigenze da soddisfare sono:

1. intorno ambientale:
2. qualità dell’aria esterna
3. campi elettromagnetici
4. esposizione acustica
5. qualità del suolo
6. qualità delle acque
7. consumi energetici
8. energia elettrica
9. consumo acqua potabile
10. uso di materiali di recupero
11. uso di materiali riciclabili
12. utilizzo di strutture esistenti
13. contenimento dei reflui
14. comfort visivo
15. comfort acustico
16. comfort termico
17. qualità dell’aria
18. campi elettromagnetici. interni
19. qualità del servizio
20. qualità della gestione
21. trasporti

 

da: Linee guida della Regione Toscana per la certificazione energetica

 

Gli elementi che vengono messi in gioco hanno una valenza ambientale, sociale ed economica.
 

L’esempio dell’ENEL Greenpower che presenta i pannelli fotovolaici sul Monte Bianco a forma di piramide, rappresenta un contributo alla informazione del cittadino, alla sensibilizzazione al problema energetico e alla ricerca delle condizioni per lo sviluppo sostenibile, verso una visione più lungimirante del bilancio familiare. Anche in tema di sgravi fiscali e di rilascio di contributi in caso di edilizia sostenibile, lo strumento proposto, una volta assunto come criterio reso noto, può portare la committenza ad una maggiore sensibilità ambientale. Un livello intermedio di valore dovrebbe infatti essere raggiunto per ogni progetto, comprovando lo standard di ecosostenibilità raggiunto, con un documento che accompagni il progetto stesso.

 

Se si inquadra il processo da lontano, si comprende l’importanza di questo cambiamento generale di prospettiva che ha spostato l’attenzione dal bene come oggetto, al bene come servizio che rende, sulle funzioni che esplica e consente di esplicare, sulla utilità delle stesse, in rapporto alle risorse economiche di cui c’è necessità, puntando quindi a manifestare il valore del bene stesso.

 

Con la formula “il valore dell’energia” si incontra quindi il concetto di valore nell’accezione di Miles, un parametro che informa sulla soddisfazione delle esigenze (qualità) in termini di prestazioni, in rapporto ai costi globali (costo di acquisto, di manutenzione e di esercizio).

Ed e’ proprio il costo di gestione, identificabile anche come risparmio energetico a lungo termine, che può convincere il cittadino a pretendere sempre più valore dal bene che acquista o dal quale possa ottenere le funzioni richieste pagando un congruo canone mensile.

 

 

In conclusione:

lo strumento che si intende proporre come metodo per la certificazione energetica è l’Analisi del Valore.

 

Introducendo l’Indice di Valore come parametro finalizzato anche al rispetto delle condizioni per la ecosostenibilità, con l’attenzione rivolta all’efficienza energetica ma anche ai costi globali per raggiungere tale obiettivo, si fornisce un parametro che può aiutare le pubbliche amministrazioni, gli enti di programmazione e più in generale tutti gli attori del processo territoriale ed edilizio, nel promuovere attività nella piena consapevolezza di tutti gli elementi che entrano in gioco per raggiungere l’obiettivo della tutela globale dell’ambiente, dando la possibilità a gruppi di lavori interdisciplinari coordinati, di confrontare, su basi certe, più soluzioni poste in alternativa a quella originariamente presa in esame.

Così come specificato dalla Direttiva 93/76/CEE , “il miglioramento del rendimento energetico globale di un edificio esistente non implica necessariamente una completa ristrutturazione dell'edificio e potrebbe invece limitarsi alle parti che sono più specificamente pertinenti ai fini del rendimento energetico dell'edificio e che rispondono al rapporto utilità/costi globali.

Più specificamente, l’indice di valore per la certificazione energetica  considera il  concetto di rendimento energetico e il concetto importante di efficacia delle misure di miglioramento come specificato e definito nella  Direttiva UE 2002/91/CE  “le misure per l'ulteriore miglioramento del rendimento energetico degli edifici dovrebbero tenere conto delle condizioni climatiche e locali, nonché dell'ambiente termico interno e dell'efficacia sotto il profilo dei costi. Esse non dovrebbero contravvenire ad altre prescrizioni essenziali sull'edilizia quali l'accessibilità, la prudenza e l'uso cui è destinato l'edificio.”

 

 

Bibliografia di riferimento

Bruno S., Progettazione bioclimatica e bioedilizia. Manuale di architettura per edifici e impianti ecocompatibili, Il Sole 24 Ore, Milano, 1999.
Maffei P.L., Il Concetto di Valore in Architettura Tecnica, Ed. IlSole24Ore, Milano 2001
Maffei P.L., Boccaccini R., Technological complexity and durability of ventilated lateritious façades, 9thDBCM International Conference, Proc., Brisbane (Australia) 2002.
Maffei P.L., Analisi del Valore, un metodo interdisciplinare per gestire le entità complesse nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, Il Giornale dell’Edilizia, Milano 2005
Maffei P.L., Sotto la lente le classi di esigenze. Riferimento agli standard necessari per rapportare l'utilità dei progetti ai costi da sostenere, Edilizia & Territorio, n. 49,2004
Maffei P.L., Analisi del valore, ecco gli standard. Indicazioni utili per responsabili del procedimento, assicuratori e promotori di project financing, Edilizia & Territorio, n.3, 2005

Maffei P.L., Il concetto di valore di Miles in dieci punti, Il Giornale dell’Edilizia, n.4 maggio 2005

Maffei P.L., Analisi del Valore, il Giornale dell’Edilizia, n.6,7,8 2004
Schmitz-Guenther, T., Living Spaces. Sustainable Building and Design, Koenemann, Cologne, 1999.
Wienke, U., Dizionario dell’edilizia bioecologica, Dei, Roma, 1999.
Wienke, U., Manuale di bioedilizia, Dei, Roma, 2000

www.edilio.it

www.edilportale.com

www.costruzioni.net

 


[1]  Prof. Ordinario Università di Pisa – Presidente AIAV, Associazione Italiana per la Gestione e l’Analisi del Valore

[2]  Dott. Ing. Edile, Stagista ENEL Ricerca - Pisa

 




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