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POLIESPANSO: L’USO DELLA TECNOLOGIA PLASTBAU® PER LA RISTRUTTURAZIONE DEL COMPLESSO DELL’OSPEDALE DI SANTA MARIA DELLA SCALA E IL RESTAURO E RIUSO DELL’ EX COMPLESSO OSPEDALIERO DI VALLEPIATTA, A SIENA

 

Data di pubblicazione: 29/09/2005

 
   Il Luogo
Sorto proprio di fronte alla cattedrale, il Santa Maria della Scala costituì uno dei primi esempi europei di ricovero e ospedale, con una propria organizzazione autonoma e articolata per accogliere i pellegrini e sostenere i poveri e i fanciulli abbandonati.
La sua istituzione si deve ai canonici del Duomo, anche se una leggenda medievale senese parla di un mitico fondatore, tale Sorore, calzolaio, morto nell’898.
La gestione dell’importante complesso, prima dovuta ai canonici del Duomo, poi ai frati dell’ospedale, passò, nel Quattrocento, dopo lunghe controversie, sotto il controllo diretto del Comune.
 
A seguito di lasciti e donazioni, tra la fine del Duecento e i primi del Trecento, l’ospedale iniziò a suddividere ed organizzare il proprio patrimonio terriero in vaste aziende agrarie denominate grance. La loro presenza interessava un patrimonio enorme, che copriva vaste aree della Val d’Orcia, della Val d’Arbia, delle Masse, delle Crete e della Maremma, e che nel suo insieme costituiva la più grande concentrazione fondiaria dello Stato senese.
 
Per quasi cinque secoli essi costituirono i cardini della struttura economica del Santa Maria, fino a quando, nelle seconda metà del Settecento, ne fu ordinata l’alienazione.
Il Santa Maria della Scala ebbe un ruolo molto importante anche in ambito culturale, tanto da poterlo giustamente considerare il “terzo polo artistico” della città, insieme al Palazzo Pubblico e alla cattedrale. L’impegno di una committenza di questa istituzione prestigiosa anche in campo artistico si è dimostrata fin dall’inizio costante, quasi sempre di altissimo livello e indirizzata verso tutti i molteplici aspetti della millenaria attività svolta dall’ospedale.
 
Oggi il Santa Maria della Scala ha esaurito le proprie funzioni sanitarie e ormai da anni l’Amministrazione Comunale sta procedendo al recupero dell’antico complesso che si presenta come uno dei progetti culturali polivalenti più significativi a livello europeo, in grado di rispondere efficacemente alle necessità delle grandi collezioni senesi e alle crescenti necessità di studio, di ricerca e turistiche.
 
   
  Il progetto
Il progetto preliminare per il restauro e il riuso del complesso di Santa Maria della Scala risponde, per quanto concerne le scelte di fondo, alla proposta vincitrice di un concorso internazionale, concluso dall'Amministrazione Comunale di Siena nel 1993, del quale è risultato vincitore l’architetto Guido Canali con il suo staff della Canali associati s.r.l.. 
Le scelte sono state tutte orientate dalla specificità del luogo e verificate anche attraverso l'intensa ed efficace utilizzazione culturale e museale del complesso, fin dal 1995. 
Tale utilizzo tra l'altro ha evitato ai monumentali ambienti di rimanere vuoti e ha consentito allo stesso tempo alla città di "riappropriarsi" immediatamente del suo millenario ospedale. 
Il progetto ha inteso soprattutto esprimere un metodo che si fonda sulla conoscenza esaustiva del complesso e quindi sulla necessità di esplorazioni continue. 
Già dopo le prime demolizioni preliminari i locali hanno cambiato volto. Sono ritornati gli affascinanti spazi che attraverso i secoli si erano formati intorno ai primi nuclei del Santa Maria. Sono emersi elementi architettonici pregevoli, quali colonne, archi e cassettonati, in luogo di stanze assolutamente anonime in cui le avevano precipitate le tramezzature in forati degli anni Sessanta. 
 
 
 
  Il cantiere-museo - strategie di restauro e gestione dell’intervento di recupero
La complessità della struttura – mille anni di storia depositati pazientemente dal tempo sulla fabbrica – costituisce il carattere più radicato e profondo del Santa Maria della Scala.
L’impegno comune dei progettisti, dell’équipe di ricerca storico-archeologica e dell’Amministrazione Comunale di Siena è stato quello di far diventare tratto specifico del progetto proprio questa complessità attraverso una strategia di intervento articolata e multidisciplinare, caratterizzata anche da specifiche scelte amministrative e gestionali.
Dal 1997 il Santa Maria della Scala può definirsi come un cantiere-museo, in cui il flusso dei visitatori si interseca con il procedere del cantiere di restauro.
L’intervento di recupero prosegue con l’entusiasmo e la determinazione del Comune di Siena, secondo alcune linee guida:
- esecuzione dei lavori per aree e stralci di interventi differenziati, con il museo aperto, per non sottrarre alla città e al pubblico l’edificio durante i lunghi lavori di restauro;
- programmazione di visite guidate al cantiere, per documentare anche al pubblico, in itinere, il senso ed il carattere dell’interveto;
- organizzazione di “cantieri didattici”, per consentire la formazione di figure specialistiche (restauratori, decoratori, archeologi).

La stessa originalità dell’assetto economico dell’intervento ne fa per alcuni versi un intervento pilota.
L’integrazione tra équipe di progettazione e specialisti diversi (archeologi, restauratori, strutturisti, geostrutturisti, antropologi, impiantisti, storici dell’arte e dell’architettura, archivisti, topografi) costituisce un altro tratto specifico dell’intervento, al fine di documentare i caratteri costitutivi dell’edificio e consentire la lettura integrale di tutte le trasformazioni del testo. Per salvaguardare così l’enorme patrimonio informativo che racchiude, proprio attraverso la costituzione di una banca dati e di un archivio informatizzato del Santa Maria della Scala.

   Le fasi di intervento realizzate
I lavori si sono articolati, sino ad oggi, in fasi distinte:
I fase (1997 - 1999), estesa a tutto il complesso dello Spedale, tesa al recupero della leggibilità dei caratteri spaziali dell’edificio, attraverso la rimozione di tutte le ostruzioni novecentesche (tramezze, solai, intasamento delle corti interne) che avevano negli ultimi decenni reso illeggibili i caratteri del testo.
 
II fase (1999 - 2000), Primi interventi di “restauro leggero” per il recupero dell’antico fienile e dei Magazzini della Corticella ad uso espositivo, per mostre temporanee. La formula del “restauro leggero” è stata coniata dal progettista per recuperare in tempi brevi ed a costi contenuti spazi particolarmente suggestivi dell’ospedale, in vista di un possibile loro completo restauro in fase successiva.
 
III fase (1999 - 2002). Interventi di restauro completi, estesi ad aree omogenee del complesso, mirati al pieno recupero (architettonico, impiantistico, funzionale) di tali aree, anche con l’impiego di elevate tecnologie per il controllo microambientale.
A marzo 2004 è iniziata la ristrutturazione della parte posteriore dell’edificio (quasi di fronte all’ex complesso ospedaliero di Vallepiatta) in cui diverrà operativo un elegante ristorante con giardini pensili.
 

 




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