La rivista
L'Architettura Cronache e Storia, ha chiuso i
battenti. L'avvenimento, com'era previsto, ha
innescato, nelle pagine delle maggiori riviste
on-line, una matura discussione, interessante
sicuramente importante che mostra quanto sia
stata di riferimento per gli appassionati e gli
studiosi di architettura, questa storica rivista
italiana.
Non voglio
entrare in merito ai motivi della chiusura, che
pur sono stati accennati nella dinamica
discussione di questi giorni in rete, ma voglio
riflettere sull'accaduto, da persona
appassionata che si è cibata del suo enorme
bagaglio culturale, prima da studente ed ora da
professionista. La visione dell'architettura di
Bruno Zevi, è una realtà; a questa realtà,
l'insuperabile professore ci ha preparato e
sostenuto con la pubblicazione, non solo de
L'Architettura Cronache e Storia, ma con le
molteplici pubblicazioni dei diversi testi per
cui la verifica dell'applicazione delle sue
metodologie interpretative, aiutava ad osservare
quell'architettura in continua trasformazione.
La vita della
rivista L'Architettura, era legata direttamente
alla sua determinante e fondamentale figura
critica, scomparsa questa, purtroppo, non doveva
altro che verificarsi quello che poi lentamente
è successo. Corrisponde, infatti, alla visione
concettuale aderente, secondo me,
all'atteggiamento di Bruno Zevi.
E ora? Ne ho già
parlato in un altro scritto on-line
Simulazione d'assenza di 4 o 5 anni fa, di
questo gioco strano di accadimenti storici.
Il prof. Bruno Zevi
ci ha accompagnato alla soglia di questo
millennio, dichiarando la vittoria
dell’architettura moderna e contemporanea,
indicandoci un orizzonte nuovo. Consapevole,
già, dal Manifesto di Modena, ha mostrato grande
fiducia nelle possibilità espressive di una
nuova stagione architettonica e, in uno degli
ultimi suoi scritti risalenti al 22 settembre
del ‘99, chiude con un riferimento storico, il
cui valore trascina sconvolgendo quella che
sembrava una conclusione e azzarda un’ipotesi
futuribile, con un atteggiamento coerente
testimone di una vita diversa, “non in riga”.
Egli delinea, infatti, la sua grandezza
culturale lanciando con autorevole compiacimento
quella che, con parvenze poetiche, deve
leggersi, secondo me, come una vera profezia.
Vedere lontano, d’altronde, anche oltre i propri
limiti, è sempre stata una caratteristica dei
grandi personaggi. Lo scritto rivela: “[...]
va ricordato quanto diceva Leonardo sulla
necessità di tener conto delle nebbie, delle
foschie, delle sbavature, delle albe, delle
piogge, del clima ingrato, del caldo, delle
nuvole, degli odori, dei tanfi, dei profumi,
della polvere, delle ombre e delle trasparenze,
degli spessori dolci quasi sudati, delle
evanescenze fuggevoli. Adesso l’architettura è
attrezzata per captare tali valori”. Ora dal
manifesto di Modena vorrei ricordare quanto egli
comunica all'assemblea nella conclusione:
“[...] Io sono felice perché so che, in
qualsiasi momento, sentendomi mancare, posso
rivolgermi a voi, dicendo: continua tu, tu, tu,
tu. Grazie.”
Eredi culturali diretti? Sono i suoi
appassionati sostenitori. La libertà
dell'architettura vive dove esiste la dinamicità
della ricerca e non dove ristagnano parole e
teorie di dotte conventicole. E' vero che
dalle nuove antenne possono arrivare vecchi messaggi,
questo è il rischio!
Ritengo che, per la sua visione, non è certo la
chiusura della rivista che lo avrebbe
preoccupato, ma della tendenza del piangersi
addosso, invece di scatenare altre battaglie per
come l'architettura o la figura dell'architetto
viene trattata in Italia. L'Architettura
Cronache e Storia, rinascerà dalle sue ceneri? O
forse no? Non sarà certo la stessa che
conosciamo!
I messaggi del prof. Zevi, sono sicuro viaggiano
e viaggiano veloci. In questo momento non c'è
lui (purtroppo) e non c'è la sua rivista. Quanti
di noi hanno nella loro personale libreria, in
uno scaffale o forse più, i suoi testi, essi
funzionano tutt'ora; se sono stati letti
attentamente inizieranno a funzionare. Sono
degli schemi strategici con piani di battaglia
indicati, è stato il suo messaggio per tanto
tempo; un imperativo deciso dal tono declamante
marinettiano, lo ricordiamo tutti; la battaglia
continua, ci ha allenati al metodo di ricerca, a
stare attenti alla lettura dei codici dei segni
e alle interpretazioni veloci e tendenziose, ci
ha addestrati per stanare la retorica e
intrappolare la ripetizione ciclica di rigurgiti
architettonici sterili travestiti da modernità.
Il suo messaggio viaggia nelle menti di intere
generazioni di architetti e appassionati
sostenitori della sua coerenza intellettuale.
Della rivista L'Architettura, penso che questa
interruzione, sia la chiusura di una bellissima
avventura di cui tutti noi possiamo solo
raccontarne orgogliosamente le vicende.
Risuscitandola sarebbe azzardato perché non
avrebbe lo stesso impatto. Mai più calzante, e
sempre aderente alla tipologia del discorso,
trovo la nota di Bruno Zevi, adatta per
concludere definendo la situazione del momento
architettonico che viviamo, quando citando
Pasolini dice: “[...] una luce matura, dolce,
di catastrofe, illumina di taglio le cose”.
Avendolo letto per tanto tempo, diventa chiaro
che non ci ha lasciato soli, basta uno sguardo
sulle contemporanee riviste patinate, che
fungono a volte da cataloghi fotografici per
scegliere il miglior rendering da applicare ad
architetture troppo autoreferenziali
decontestualizzate dal tempo …allora basta una
penna, una matita, un mouse e la battaglia
continua!