“Impianti
fotovoltaici a caccia di
Design”, così titola a pag.13,
il supplemento del sole 24 ore
“Progettie Concorsi”. Geniale il
frutto della collaborazione tra
due aziende come l’ ENEA con
l’impiego di specifici moduli
fotovoltaici Schuco. Stapelia è
la nuova generazione di
lampioni, che ricavano energia
dal sole consentendo di
risparmiare energia, da
utilizzare per l’illuminazione
di ambienti urbani e naturali.
Già dal 2003, dalle mie
ricerche, i diversi scritti di
rete (serie delle IBRIDAZIONI I
– II- III) prodotti arrivano a
concretizzarsi nel mio saggio
dal titolo:
“L'architettur(a)zione del
paesaggio contemporaneo. -
Richiami di Neue sachlichkeit
(nuova Oggettività) dell' urbano
a venire” riportato sul testo di
Andrea Giunti “5 edifici
ecocompatibili a Roma”. Mi fa
piacere che le maggiori
biblioteche e università di
architettura americane ed
europee, come da notizie
arrivatemi, ne possegono già
delle copie. Espongono una
teoria che riguarda quelle
“linee energetiche” o di quelle
“architetture sottili” che solo
l’avanzamento della tecnologia
potrà suggerire e che, a quanto
pare, iniziano a fare capolino
nella mente e nella visione di
noi tutti. E’ un ambito
complesso di discussione e
riflessione i cui argomenti
viaggiano tra quelle emergenze
architettonico-urbane e che
diventano strutturali per le
condizioni della qualità di vita
futura. La mia riflessione si
ferma però a focalizzare (come
al solito) una mutazione
culturale in atto. Una realtà
data dalla sovrapposizione
continua della saturazione
tecnologica posta sotto
pressione e per la quale
occorreva un obiettivo ben
definito per potersi
evidenziare. Ora finalmente ci
siamo; l'argomento riguarda le
energie rinnovabili e le fonti
dalle quali esse scaturiranno.
Questa realtà apre le porte ad
un universo nuovo, anzi
alternativo. Riabiliterà
processi decisionali e categorie
di significati vicinissimi alla
rivalutazione e alla
riconversione architettonica sia
di aree dismesse sia di edifici
e parti di città, modificandone
l'essenza e la forma. Traspare ,
infatti, una condizione che si
differenzia dall'allucinante
vortice di calligrafismi
autoreferenziali, capaci di
condurre in un vero e proprio
delirio di visioni, per meglio
accedere ad una concretezza
intellettuale.
Abbiamo ormai riconosciuto come
le “ibridazioni”, tra
avanguardia tecnologica e
problematiche sociali, possono
intrecciare nuovi discorsi
d'argomentazione prettamente
architettonica.
Ho sempre sostenuto che, tali
cambiamenti di scenari, attivano
idee e funzionalità diverse da
quelle per i quali, sono state
scoperte ( ibridazioni,
appunto!), realizzano una loro
diversa destinazione d'uso
condizionata dalla
“transitorietà” degli eventi
metropolitani e dalla
ricombinazione dei flussi
tecnologici. Sappiamo che, parte
dell'uso dell'energia
alternativa, volgerà sempre più
l'attenzione, verso la fonte
solare, per cui, in linea di
principio, osserveremo per
esempio, come progettualmente
aumenteranno le superfici che ad
esso, saranno rivolte.
Siamo, quindi, vicini ad una
visione nuova di urbanità;
sorgeranno edifici
tronco-piramidali oppure sistemi
di collegamento stradali che si
attiveranno come vere arterie e
capillari di un sistema
integrato di linee energetiche .
Porteranno linfa e vitalità alla
città, pronta ancora una volta,
a trasformarsi ed a mutare.
L'architettura, in effetti, ha
sempre portato conforto ad idee
ed a mondi possibili, cercando
con grande impegno di non
allontanarsi dalle problematiche
evolutive che toccano la vita
dell'uomo e del suo ambiente.
Infatti, se pensiamo bene,
l'aumento dell'interesse legato
alle nuove forme d'energia
rinnovabili, prodotto
dall'aumento del costo del
petrolio o dalla crisi prodotta
dalla limitazione continua,
delle riserve di gas, oppure
l'inizio di discorsi sulla
salvaguardia dell'ambiente
naturale, ha spostato
l'interesse verso queste nuove
forme di recupero (un po'
tardivo) dell'energia. Appare
chiaro, che siamo all'alba di
una nuova epoca com'è stata
quella per la scoperta del fuoco
o dell'uso della ruota; un nuovo
modo d'intendere l'uso della
materia, terra .
Non perché ci si sia impegnati a
capirla, ma perché le condizioni
del suo esagerato sfruttamento
ci hanno alfine, costretti a
farlo. Le ibridazioni
condurranno l'uomo-urbano a
confrontarsi continuamente con
il suo stesso luogo
d'appartenenza, ridiscutendo
ancora una volta le sue
coordinate che appena adesso si
stavano adeguando, 'radicalizzandosi'
paradossalmente, all'ipnotica
dimensione virtuale. Il
contemporaneo tecnomade
procederà senza sosta all'
architetturazione del suo
spazio, completando il ciclo
naturale di ricomposizione delle
competenze che era stato
interrotto con l'uso dei
combustibili fossili.
Allora si rivelano chiari i
motivi delle eclatanti forme
irregolari, delle svariate
estrusioni lungo percorsi dati,
dei contorsionismi
esageratamente non competenti
della vera matericità
architettonica, delle tanto
improbabili quanto seducenti
gastroscopie grafiche che
indagavano pieghe ameboidi. Sono
infatti, una forma di
simulazione controllata per le
categorie compositive nuove,
sono gli esperimenti di ricerca
per affilare gli strumenti da
usare nella prossima stagione
architettonica. Sono i modelli
virtuali di realtà possibili che
aprono spiragli ad una
mirabolante nuova
contemporaneità.
Il dubbio che riguardava la
validità del gioco delle
relazioni urbane, dove queste
forme, soffrivano di una
tremenda crisi d'inferiorità,
ora è svelato. Gli esercizi sui
corpi edilizi che come 'cavie'
da laboratorio sono stati messi
a contatto di programmi
rivoluzionari, hanno reagito
ottimamente. Gli studi di
performances geometrico-frattali
diversificate, hanno generato
nuovi e inaspettati cataloghi di
un'anatomia architettonica
rinnovata. Tutto fa parte di un
lavoro da laboratorio
strettamente legato alla ricerca
architettonica che sarebbe grave
inserire, nell'urbano fluido
metropolitano in pieno
esperimento. Il livello
raggiunto, badate bene, è
altissimo; gli strumenti per la
progettazione dell'architettura
sono calibrati e tarati da uno
studio attento. Una strada di
ricerca varia, apprezzabile e
certamente 'confortevole', ma
non è ancora strutturante. Il
rischio sempre in agguato è
quello, come si è già detto, di
costituire un'altro blocco
progettuale, con cadute nel mare
magno del
calligrafismo-informale, come
una riproposizione variata di
profili in un'allucinante e
perenne ripetizione di forme
geometriche da screen saver
autoriprodottesi sui video dei
computer in stand-by . Ho
ritenuto interessante, in questa
trilogia sulle ibridazioni,
evidenziare, la notevole genesi
mutante dell'architettura che
sembrerebbe affetta da un'intima
facoltà mimetica (di memoria
benjaminiana), in preda ad una
seducente estetica della
sparizione (di memoria viriliana)
per cui la ricerca guarda ai
percorsi e alle direzionalità e
anche sulle nuove e colte
proprietà formali di pezzi di
urbano che sembrano superare le
sperimentazioni della
spettacolarità grafica. Se
l'urbano assumerà delle forme di
questo genere diffondendosi
nello spazio, allora si potrà
concepire una nuova idea di
città che fonda la sua matrice
nelle forme d'energie,
derivabili dalle sue stesse
tracce (percorsi)
architettoniche. Una prova
pratica di quanto detto?
Qualche tempo fa parlavo de
l'Estetica dell'espansione,
univo il colossale filtro
descrittivo e il significativo
apporto culturale boccioniano
del linearismo congenito e del
dinamismo plastico , alla
formazione compositiva
architettonica che si andava
delineando. Tentacolare è lo
sviluppo della città e quindi,
tentacolari risulteranno le
forme degli interventi che si
realizzeranno in essa. L'apporto
tecnologico per 'strutturare' un
volto nuovo alle periferiche
diramazioni urbane, rivela una
vicinanza compositiva con le
profetiche opere scultoree e
teoriche dell'artista Umberto
Boccioni.
Per la sua conformazione
l'Italia, è caratterizzata dalla
sua direzione geografica
longitudinale verso le zone
calde. Questa visione è utile
per comprendere come potrebbe
rivelarsi vantaggiosa la
possibilità di sfruttare le
lunghe arterie di comunicazione
per ricavarne la colonna
vertebrale, per esempio, di una
struttura fotovoltaica o a
pannelli solari o ancora eolica
per produrre energia , senza,
per questo, rinunciare a
superfici utili e procurando
impatti ambientali catastrofici.
Immaginate, infatti, di iniziare
un discorso un po' più puntuale
e particolareggiato sui progetti
per queste nuove fonti 'energetiche',
per esempio sfruttando i
tracciati autostradali, di linee
fotovoltaiche (e non più campi
), o i viadotti o le
sopraelevate o i ponti, si
possono immaginare strutture
capaci di sostenere moduli di
pannelli fotovoltaici e che
questi possano essere messi a
disposizione di opere statali o
private per il recupero di
energia (per esempio i pannelli
fotovoltaici addossati ai piloni
dei viadotti o compattati come
le barriere antirumore delle
autostrade, oppure pale eoliche
applicate tra le campate dei
piloni dei viadotti o dei ponti
per evitare possibili impatti
ambientali). Esistono università
d'architettura capaci, giorno
dopo giorno, di coltivare idee
importanti e teorie interessanti
che sono però confinate ad un'autoesaltazione
delle forme bloboidi o derivanti
da mirabolanti composizioni
magari troppo fini a se stesse,
senza collegamento con le vere
regole dell'evoluzione urbana.
Auspico, allora una
contestualizzazione didattica
capace di operare una
determinante, quanto utile,
intelaiatura concettuale e
progettuale per la 'costruzione'
di strutture collaboranti con
gl'impianti di energie
alternative. Pensate un po', si
può avere dell'energia nuova e
disponibile, 'catturata' da
forme architettoniche di nuova
generazione. Queste, eviteranno
chiaramente, l'omologazione
degli ambienti naturali dove
vanno ad insersi, e sicuramente
diversificheranno il paesaggio.
L'architettura è pronta ad
impegnare la via per la
riqualificazione strutturale del
paesaggio quindi di se stessa.
Dalla sua mutazione, si
procederà alla ridefinizione di
tutto un diverso genere di
visioni e soluzioni soprattutto
per la vivibilità dell'ambiente
urbano. Ancora una volta le
fondamentali ibridazioni
architettoniche hanno
funzionato, anzi, hanno
dimostrano di condurre ad
importanti sviluppi per il
futuro inserendosi come
architetture sottili nel DNA del
tessuto connettivo della città.
La transitorietà ed il consumo
della materia architettonica,
come auspicavo tempo fa',
cancella e nello stesso tempo
rigenera nuovi e inattesi
scenari, una verifica
sostanziale e concreta, per chi,
fin adesso, ha sperimentato
compositivamente la forma e e ha
ricercato il suo balzo
qualitativo.
Note di rete attive:
di Andrea Giunti , 1995-2007
Cinque edifici ecocompatibili a
Roma - in particolare a pag. 11,
il saggio di Paolo Marzano
“L'architettur(a)zione del
paesaggio c ontemporaneo. -
Richiami di Neue sachlichkeit
(nuova Oggettività) dell' urbano
a venire
http://www.architettare.it/public/commento1/ibridazioni.asp
http://www.architettare.it/public/commento1/ibridazioni2.asp
http://www.architettare.it/articoli/ibridazioni3.asp
http://www.architettare.it/public/commento1/architetture_sottili.asp
http://www.architectsonline.it/booksreview.htm
http://www.edilportale.com/edilnews/Npopup.asp?IDDOC=10575