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Chi, in
questi ultimi anni, ha avuto la fortuna
di ascoltare gli interventi del Prof.
Pozzati, non può non sentirsi
preoccupato. L'esimio professore ed
ingegnere, sta lanciando un forte grido
d'allarme. L'uomo, ci dice, non deve
farsi ammaliare dalle sirene del
tecnicismo, che sono foriere di un
futuro tragico, per questa epoca critica
che stiamo vivendo. Occorre che gli
ingegneri, in quanto cittadini del
mondo, e partecipi in prima linea nella
gestione di questi straordinari
strumenti, si facciano carico di
un'etica della ragione, che tenga conto
del rischio insito nello sbalorditivo
progresso a cui siamo sottoposti.
Limitandoci al nostro campo di ingegneri
strutturisti, (ma il ragionamento vale
in generale per ogni campo della
tecnica), come non accorgersi che i
nuovi strumenti informatici, permettendo
di eseguire un numero enorme di calcoli
in tempi brevissimi, possono farci
perdere il senso del reale. Troppo
spesso tutto quello che esce dai
personal computer viene preso
acriticamente come la soluzione del
problema, senza conoscere adeguatamente
i limiti del software utilizzato. Se
fino ad ieri esisteva infatti la
possibilità di un confronto con i
risultati ottenibili dai metodi manuali,
approssimati ma sicuri, perché
riscontrati da anni di controprove, oggi
questa è una prassi che non sembra più
essere seguita. Chi ha dovuto sudare
attorno al calcolo manuale di un telaio
sottoposto a forze orizzontali, ne ha
acquisito la possibile distribuzione
delle sollecitazioni, cosa che invece
non conosce il giovane ingegnere
cresciuto a videogiochi.
Il rischio è che anche nella risoluzione
dei problemi più complessi,
trasformabili agevolmente in modelli di
calcolo, si operi con una incosciente
superficialità. Tutto questo è aggravato
dal fatto che non vi è una
certificazione dei software e tutto è
lasciato alla responsabilità ed al buon
senso del progettista.
Una prova concreta l'ho avuta in uno
scambio di email con un giovane collega
cultore del SAP che mi diceva:
Per quanto riguarda l'analisi non
lineare dei telai; io in realtà (in
maniera quasi empirica) vado a
modificare il grado di incastro (col
fixing factors per intenderci) fino ad
ottenere una distribuzione delle
armature uguale all'intradosso e
all'estradosso per tutta la trave.
Purtroppo non si tratta solo di giovani
colleghi. Devo dire infatti che uno
degli aspetti che più mi ha
impressionato del recente furore
normativo è stata la discesa in campo di
metodi di calcolo, ai più sconosciuti.
Poco male, anzi opportuno, se questo
derivasse da un ritardo di aggiornamento
professionale. Molto grave se invece
l'indicazione di nuovi metodi, non
risulta suffragata dai necessari ed
indispensabili riscontri scientifici e
di applicazione pratica.
La maggioranza degli ingegneri non ha
ancora dimestichezza con l'analisi
modale a spettro di risposta; l'analisi
limite è praticamente sconosciuta e le
norme allegate all'OPCM 3274 introducono
l'analisi pushover, che subito solerti
software house adattano alle strutture
più disparate, ivi comprese le murature
esistenti, abbinandovi il novello metodo
a telai equivalenti.
Molti sono i dubbi perché questo tipo di
analisi è ancora oggetto di studio e
presenta non pochi limiti applicativi,
come tutti i tipi di analisi non lineare
. In particolare è applicabile solo per
strutture intelaiate regolari.
L'estensione poi agli edifici in
muratura deve essere attentamente
valutata, anche perché non tutti
ritengono possibile in ambito FEM una
definizione seria di un "elemento
muratura".
Evidentemente il non aver percorso le
ordinarie strade per la stesura delle
norme (OPCM3274,NTC) ha portato ad avere
al loro interno il risultato delle
ricerche e del lavoro dei singoli membri
delle commissioni, con l'indicazione di
metodi per i quali, probabilmente vi è
invece ancora la necessità di ricerca,
sperimentazione ed acquisizione di dati.
Oggi ci troviamo di fronte a due nuove
norme tecniche coesistenti, entrambe
oggetto di critiche da parte di opposti
schieramenti di valenti studiosi, che le
giudicano inapplicabili . Tutto questo
nel momento in cui sono stati approvati
in sede Europea, gli Eurocodici, la cui
entrata in vigore è prevista per il
2007.
Ma allora, invece di confonderci e
perdere tempo con norme "inapplicabili"
non sarebbe stato meglio discutere sugli
EC, diffonderli e pubblicare anche
qualche testo applicativo? Ragionando
casomai sull'opportunità di rendere
cogente un testo così voluminoso, oppure
pervenire ad un provvedimento normativo
più snello ed essenziale, che definisca
i principi a cui attenersi, rimandando
agli EC come documento tecnico di
riferimento, non esclusivo?
Le perplessità crescono se si pensa che
i professionisti abilitati a progettare
interventi strutturali in zona sismica,
sono in minima parte ingegneri
strutturisti, con adeguata preparazione
specialistica. Per non parlare poi della
misera realtà delle imprese edili, che
si tenta di nascondere, scaricandone la
responsabilità sui professionisti.
Forse è bene ricordare le parole
dell'ing. Eladio Dieste , che con foglio
e lapis progettava volte in laterizio
dello spessore di 12 cm e di luce
superiore ai 70 metri:
Se vogliamo formare degli ingegneri, non
dobbiamo educare i giovani ad usare
tabelle e manuali di cui non conoscono
il fondamento, ma al contrario fornire
loro una solida base di conoscenze
scientifiche e , attraverso corsi di
progettazione o laboratori, insegnare
loro ad usare quelle basi.
Queste, insieme alle parole del prof.
Pozzati ed il suo invito all'uso della
ragione, sono più che mai attuali anche
per noi ingegneri e ci impongono di
fermarci e di avviare una seria
riflessione.
Fausto Giovannardi
3 Novembre 2005
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