Home
Segnala un sito
Invia un articolo
Informazioni
Aggiungi ai preferiti

                                                    le costruzioni in rete

Un invito alla riflessione

  Fausto GIOVANNARDI

Data di pubblicazione: 16/12/2005

 

Chi, in questi ultimi anni, ha avuto la fortuna di ascoltare gli interventi del Prof. Pozzati, non può non sentirsi preoccupato. L'esimio professore ed ingegnere, sta lanciando un forte grido d'allarme. L'uomo, ci dice, non deve farsi ammaliare dalle sirene del tecnicismo, che sono foriere di un futuro tragico, per questa epoca critica che stiamo vivendo. Occorre che gli ingegneri, in quanto cittadini del mondo, e partecipi in prima linea nella gestione di questi straordinari strumenti, si facciano carico di un'etica della ragione, che tenga conto del rischio insito nello sbalorditivo progresso a cui siamo sottoposti.

Limitandoci al nostro campo di ingegneri strutturisti, (ma il ragionamento vale in generale per ogni campo della tecnica), come non accorgersi che i nuovi strumenti informatici, permettendo di eseguire un numero enorme di calcoli in tempi brevissimi, possono farci perdere il senso del reale. Troppo spesso tutto quello che esce dai personal computer viene preso acriticamente come la soluzione del problema, senza conoscere adeguatamente i limiti del software utilizzato. Se fino ad ieri esisteva infatti la possibilità di un confronto con i risultati ottenibili dai metodi manuali, approssimati ma sicuri, perché riscontrati da anni di controprove, oggi questa è una prassi che  non sembra più essere seguita. Chi ha dovuto sudare attorno al calcolo manuale di un telaio sottoposto a forze orizzontali, ne ha acquisito la possibile distribuzione delle sollecitazioni, cosa che invece non conosce il giovane ingegnere cresciuto a videogiochi.
Il rischio è che anche nella risoluzione dei problemi più complessi, trasformabili agevolmente in modelli di calcolo, si operi con una incosciente superficialità. Tutto questo è aggravato dal fatto che non vi è una certificazione dei software e tutto è lasciato alla responsabilità ed al buon senso del progettista.
Una prova concreta l'ho avuta in uno scambio di email con un giovane collega cultore del SAP che mi diceva:
Per quanto riguarda l'analisi non lineare dei telai; io in realtà (in maniera quasi empirica) vado a modificare il grado di incastro (col fixing factors per intenderci) fino ad ottenere una distribuzione delle armature uguale all'intradosso e all'estradosso per tutta la trave.

Purtroppo non si tratta solo di giovani colleghi. Devo dire infatti che uno degli aspetti che più mi ha impressionato del recente furore normativo è stata la discesa in campo di metodi di calcolo, ai più sconosciuti. Poco male, anzi opportuno, se questo derivasse da un ritardo di aggiornamento professionale. Molto grave se invece l'indicazione di nuovi metodi, non risulta suffragata dai necessari ed indispensabili riscontri scientifici e di applicazione pratica.
La maggioranza degli ingegneri non ha ancora dimestichezza con l'analisi modale a spettro di risposta; l'analisi limite è praticamente sconosciuta e le norme allegate all'OPCM 3274 introducono l'analisi pushover, che subito solerti software house adattano alle strutture più disparate, ivi comprese le murature esistenti, abbinandovi il novello metodo a telai equivalenti.
Molti sono i dubbi perché questo tipo di analisi è ancora oggetto di studio e presenta non pochi limiti applicativi, come tutti i tipi di analisi non lineare . In particolare è applicabile solo per strutture intelaiate regolari. L'estensione poi agli edifici in muratura deve essere attentamente valutata, anche perché non tutti ritengono possibile  in ambito FEM una  definizione seria di un "elemento muratura". 
Evidentemente il non aver percorso le ordinarie strade  per la stesura delle norme (OPCM3274,NTC) ha portato ad avere al loro interno il risultato delle ricerche e del lavoro dei singoli membri delle commissioni, con l'indicazione di metodi per i quali, probabilmente vi è invece ancora la necessità di ricerca, sperimentazione ed acquisizione di dati.

Oggi ci troviamo di fronte a due nuove norme tecniche coesistenti, entrambe oggetto di critiche da parte di opposti schieramenti di valenti studiosi, che le giudicano inapplicabili . Tutto questo nel momento in cui sono stati approvati in sede Europea, gli Eurocodici, la cui entrata in vigore è prevista per il 2007.
Ma allora, invece di confonderci e perdere tempo con norme "inapplicabili" non sarebbe stato meglio discutere sugli EC, diffonderli e pubblicare anche qualche testo applicativo? Ragionando casomai sull'opportunità di rendere cogente un testo così voluminoso, oppure pervenire ad un provvedimento normativo più snello ed essenziale, che definisca i principi a cui attenersi, rimandando agli EC come documento tecnico di riferimento, non esclusivo?

Le perplessità crescono se si pensa che i professionisti abilitati a progettare interventi strutturali in zona sismica, sono in minima parte ingegneri strutturisti, con adeguata preparazione specialistica. Per non parlare poi della misera realtà delle imprese edili, che si tenta di nascondere, scaricandone la responsabilità sui professionisti.

Forse è bene ricordare le parole dell'ing. Eladio Dieste , che con foglio e lapis progettava volte in laterizio dello spessore di 12 cm e di luce superiore ai 70 metri:
Se vogliamo formare degli ingegneri, non dobbiamo educare i giovani ad usare tabelle e manuali di cui non conoscono il fondamento, ma al contrario fornire loro una solida base di conoscenze scientifiche e , attraverso corsi di progettazione o laboratori, insegnare loro ad usare quelle basi.

Queste, insieme alle parole del prof. Pozzati ed il suo invito all'uso della ragione, sono più che mai attuali anche per noi ingegneri e ci impongono di fermarci e di avviare una seria riflessione.


Fausto Giovannardi

3 Novembre 2005
 

 



        HOME                                                                                               SU

 

 Copyright © 2002-2005 costruzioni.net