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Marcello MENEGHIN |
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1. PREMESSA
Tra gli impianti acquedottistici meritevoli di essere segnalati per le
caratteristiche tecniche conformi ai suggerimenti contenuti nei vari
articoli del presente sito, figura senz'altro l'acquedotto di Sacile in
provincia di Pordenone, alimentante una popolazione di circa 20.000
abitanti.
Chi scrive questa nota ha lungamente collaborato alla progettazione,
costruzione e soprattutto gestione dell'acquedotto in parola ma, non essendo
in possesso di alcuna copia dei documenti ufficiali, deve fidare, nella
descrizione, solo sul ricordo del lavoro svolto. Alcuni degli elementi di
seguito riportati potranno pertanto differire da quelli reali senza però che
venga per questo sminuita la validità del lavoro essendo pienamente
rispettati i concetti di base della costruzione acquedottistica che sono
quelli interessanti ai fini che qui ci si propone.
2.
CARATTERISTICHE GENERALI
L'acquedotto
era, in origine, costituito da:
- Opere di presa comprendenti i tre campi acquiferi di Saccon, Picol e
Talmasson ognuno dei quali collegato alla centrale di S. Liberale tramite
propria condotta di adduzione della lunghezza di circa 5 Km e funzionante a
gravità essendo posto a quota altimetrica elevata rispetto alla centrale
stessa;
- Centrale di S.Liberale ubicata in testa alla rete di distribuzione e
comprendente un serbatoio a terra di raccolta e compensazione delle portate
in arrivo dai pozzi, un impianto di sollevamento ed un serbatoio pensile
posti sopra il serbatoio a terra;
- la rete di distribuzione a maglie chiuse estesa a tutto il territorio da
servire ed alimentata dal serbatoio pensile nel quale erano installati i
galleggianti di comando delle pompe.
Il notevole
incremento edilizio che ha interessato Sacile a partire dagli anni 60 ha
comportato la totale revisione degli impianti acquedottistici divenuti
assolutamente insufficienti all'alimentazione della accresciuta popolazione.
Il potenziamento ha riguardato l'intero assetto dalle fonti, alla centrale
di S.Liberale totalmente cambiata sia nella potenzialità che nelle modalità
di esercizio ed infine alla rete di distribuzione in cui sono stati inseriti
nuovi importanti anelli idrici di grosse tubazioni. Il tutto come sarà di
seguito indicato.
3. IL
POTENZIAMENTO DELLE FONTI
I tre campi
acquiferi erano stati in grado, per un lungo periodo, di alimentare
direttamente a gravità, e cioè sfruttando il dislivello topografico
esistente tra zona pozzi e serbatoio a terra di S. Liberale, la cittadina
allora molto meno popolata di oggi. Il citato incremento di popolazione,
l'aumento dei consumi specifici e la contemporanea diminuzione di portata
accusata dai pozzi a seguito dei numerosi prelievi effettuati da terzi nella
stessa falda artesiana, hanno richiesto un notevole potenziamento realizzato
mediante installazione di pompe sommerse in quasi tutti i pozzi. I risultati
sono apparsi subito lusinghieri in quanto la ottima falda artesiana si è
dimostrata atta a fornire tutta la portata necessaria. Come succede sempre
in questi casi la difficoltà risiedeva solo nella regolazione delle pompe
cioè nella definizione automatica della durata di funzionamento di ciascuna
di esse. E' infatti ben noto come, dovendo produrre una portata
variabilissima da un giorno all'altro e da una stagione all'altra non sia
facile ottenere un esercizio ottimale e cioè in grado di produrre i volumi
d'acqua via via necessari senza dispendio energetico e con un adeguato
sfruttamento delle fonti. La modalità che viene normalmente adottata quando,
come a Sacile, le condotte adduttrici si immettono in un serbatoio di
arrivo, è quella di dotare quest'ultimo di galleggianti con contatti
elettrici che fermano tutte le pompe a serbatoio pieno e le mettono in moto,
una di seguito all'altra, al verificarsi del suo svuotamento progressivo. Si
raggiungono, in questo modo, risultati completamente diversi a seconda
dell'entità dei consumi giornalieri d'acqua. In dettaglio, durante il giorno
di massimo consumo il comportamento degli impianti è buono: le pompe dei
pozzi, con un funzionamento pressocchè ininterrotto, forniscono la portata
media giornaliera sufficiente per coprire un fabbisogno così elevato nel
mentre è il serbatoio che, sfruttando l'intero invaso accumulato di notte, è
in grado di fronteggiare la punta di consumo del giorno dopo. Invece nelle
giornate di consumo minore e soprattutto in quelle di minimo fabbisogno, si
verifica una grave anomalia di funzionamento dovuta al fatto che le pompe
dei pozzi, non appena il serbatoio di arrivo tende a svuotarsi, provvedono a
ripristinare immediatamente, grazie alla loro esuberante producibilità, il
livello di massimo invaso. Ne consegue che durante la notte, essendo il
serbatoio già pieno e pur essendo le pompe sommerse ferme, ha luogo lo
sfioro di tutta l'acqua che i tre campi pozzi sono comunque in grado di
addurre a gravità. L'anomalia appare intollerabile quando si pensi alle
giornate nelle quali il volume prodotto a gravità dai pozzi è superiore a
quello richiesto dall'utenza e, ciononostante, di giorno debbono ugualmente
funzionare le pompe dei pozzi nel mentre di notte viene scaricata dagli
sfioratori la quasi totalità della portata in arrivo al serbatoio.
A Sacile il problema è stato risolto dotando l'impianto di sollevamento di
un automatismo che consente di impostare, non già il livello massimo del
serbatoio come accadrebbe con i galleggianti prima citati, ma invece una
curva giornaliera dei livelli che deve assumere l'invaso durante le 24 ore
della giornata tipo. La curva, definita sulla base della esperienza reale di
esercizio ma comunque modificabile in ogni momento può essere del seguente
tipo.
|
ORE
|
LIVELLO
IN m SUL FONDO
|
NOTE
|
|
0
|
1.00
|
|
|
1
|
1.80
|
|
|
2
|
2.60
|
|
|
3
|
3.30
|
|
|
4
|
4.10
|
|
|
5
|
4.50
|
|
|
6
|
4.75
|
|
|
7
|
5.00
|
|
|
8
|
4.00
|
massimo
prelievo dal serbatoio
|
|
9
|
3.00
|
massimo
prelievo dal serbatoio
|
|
10
|
2.75
|
|
|
11
|
2.50
|
|
|
12
|
2.00
|
|
|
ORE
|
LIVELLO
IN m SUL FONDO |
NOTE
|
|
13
|
2.00
|
|
|
14
|
2.00
|
|
|
15
|
1.80
|
|
|
16
|
1.80
|
|
|
17
|
1.80
|
|
|
18
|
1.70
|
|
|
19
|
1.10
|
|
|
20
|
1.00
|
livello
minimo con mantenimento del volume di riserva
massimo invaso
|
|
21
|
1.00
|
|
|
22
|
1.00
|
|
|
23
|
1.00
|
|
|
24
|
1.00
|
livello
minimo con mantenimento del volume di riserva
|
L'automatismo, verificato ad intervalli brevi e regolari il livello
effettivo dell'acqua in serbatoio ed effettuato il paragone con il livello
teorico prefissato per lo stesso istante nella curva, ordina, nel caso di
livello reale più basso di quello teorico, la messa in moto di una nuova
pompa e l'arresto in caso contrario. In altri termini è assicurato il
riempimento e svuotamento del serbatoio secondo la curva preimpostata ed
indipendentemente dalla reale entità dei consumi dell'utenza. Ovviamente nel
caso i livelli durante l'intera giornata si mantengano costantemente al di
sopra di quelli teorici, il chè può avvenire, ad esempio, quando la portata
a gravità è superiore al fabbisogno, le pompe non entrano mai in funzione.
Quanto sopra comporta una utilizzazione di tutto il volume utile del
serbatoio in tutte le giornate dell'anno, con un risultato ottimale per il
giorno di massimo consumo nel quale ha luogo una buona compensazione delle
portate ma con un risultato ancora migliore in tutte le giornate di consumi
bassi o medio-bassi nei quali l'esuberanza di volume utilizzato rispetto a
quello sufficiente per la compensazione, provoca una diminuzione della
portata che i pozzi prelevano dalla falda nelle ore diurne ed un aumento
durante la notte, o, più esattamente, dalle ore 0 alle ore 7, nelle quali ha
luogo l'invaso. Maggiori dettagli, su questo tipo di regolazione, possono
essere letti nell'articolo "La regolazione dei serbatoi di compenso degli
acquedotti" dove sono riportati anche dei grafici di funzionamento che
aiutano nella comprensione delle modalità di utilizzazione del sistema.
4. IL
POTENZIAMENTO DELLA CENTRALE DI SOLLEVAMENTO DI S.LIBERALE
Il problema da risolvere a Sacile riguardava non solo la portata da
distribuire all'utenza ma anche la pressione di partenza della rete di
distribuzione che. a causa della altezza dell'esistente serbatoio pensile
limitata a soli 22 m sul suolo, risultavano ambedue assolutamente
insufficienti.
La soluzione che in casi del genere viene suggerita dalla letteratura
tecnica e che viene comunemente adottata da molti gestori è quella inerente
la demolizione del serbatoio pensile e la sua ricostruzione ad una maggiore
altezza pari almeno a 50 m, tale essendo la quota cui sollevare l'acqua per
avere in rete una pressione atta a far fronte alle punte di consumo. Si
vedrà come l'intervento attuato, anche se ben diverso, ha consentito di
ottenere risultati migliori sia in termini di soddisfacimento dell'utenza
sia di economia di gestione pur comportando investimenti molto inferiori.
La progettazione delle opere è stato preceduto da una attenta analisi dei
consumi reali dell'acquedotto e di quelli prevedibili per un'intera annata
del decennio successivo. Ne è risultato che, come sempre accade in
acquedotti similari, le portate di punta, mediamente, si verificano per
periodi molto brevi nel mentre quelle medie e medio basse sono di gran lunga
le più frequenti. E' apparsa evidente l'opportunità di scegliere due diversi
regimi di esercizio degli impianti: per le portate basse e medio-basse che
sono quelle che si verificano, durante l'anno, nella stragrande maggioranza
delle ore, adottare il primo sistema e cioè utilizzare ancora l'esistente
serbatoio pensile visto che, da numerose serie di calcoli di verifica della
rete magliata, è risultato ancora atto, in considerazione del loro ammontare
relativamente modesto, al rifornimento di dette portate. Sono evidenti i
vantaggi ottenibili: evitare la costosa demolizione e ricostruzione del
pensile e sollevare l'acqua, per la maggior parte del periodo annuo, a soli
22 m di altezza con ovvia minor spesa energetica e minori perdite occulte di
rete che, come ben noto, sono funzione diretta della pressione di condotta.
Il regime di secondo tipo, da attuare automaticamente nei brevi periodi di
maggior richiesta d'acqua da parte dell'utenza, doveva dare ambedue i
risultati concreti prima indicati e cioè l'aumento della pressione e della
portata dell'acqua immessa in rete.
Ed ecco le modalità seguite per l'attuazione pratica dei due regimi di
funzionamento.
Le condotte verticali del pensile sono state sostituite con una sola
tubazione di grande diametro derivata dal fondo vasca e quindi atta a
svolgere la doppia funzione di entrata e di uscita dell'acqua dal serbatoio
pensile La tubazione è stata dotata di una valvola motorizzata di
intercettazione e di un by-pass con valvola di ritegno che si apre nel senso
dell'uscita d'acqua. La valvola motorizzata, se aperta, mette il serbatoio
in comunicazione diretta con la rete ripristinando il normale funzionamento
della rete con alimentazione da serbatoio di testata. A valvola chiusa il
serbatoio è scollegato dalla rete la quale può funzionare, con pompaggio
diretto, a pressione completamente indipendente. Il by-pass con valvola di
ritegno che si apre quando la pressione di rete scende al di sotto del il
livello del serbatoio, consente l'intervento dell'invaso superiore in caso
di mancanza di corrente o di panne della centrale di sollevamento.
Importante , infine, la possibilità di imporre il valore di soglia,
tarabile, della portata che definisce i due regimi.
Il funzionamento degli impianti così modificati è il seguente.
Quando il valore della portata in uscita dalla centrale rilevata dal
misuratore e trasmessa in tempo reale al quadro di comando è inferiore alla
soglia prefissata l'automatismo mantiene aperta la valvola motorizzata e fa
funzionare la serie di pompe di bassa prevalenza in modo da mantenere il
serbatoio al suo massimo livello. La rete funziona allora a bassa pressione
con tutti i vantaggi già citati. Non appena la portata aumenta e supera la
soglia prefissata, la valvola motorizzata viene chiusa e, da tale momento,
il serbatoio rimane pieno d'acqua, separato dalla rete ma pronto ad
intervenire in caso di bisogno. Entra in funzione la serie di pompe ad alta
pressione asservite alla portata in uscita. Ciò significa che quando la
portata aumenta al di sopra di determinati valori, si avvia una nuova pompa.
Se la portata diminuisce vengono via via fermate le macchine ad alta
pressione finchè, superata in diminuzione la soglia prefissata, si torna
alle pompe a bassa pressione e all'apertura del serbatoio pensile. Uno dei
pericoli cui potrebbe incorrere l'impianto è quello della permanenza, del
tutto casuale, della portata per lunghi periodi su valori prossimi a quelli
di soglia il che, a prima vista, sembrerebbe causare un continuo alternarsi
di comandi e di controcomandi dannosi per l'esercizio. Si deve subito
precisare come tale pericolo non sussista affatto in quanto, il passaggio da
un regime all'altro come pure l'avvio o l'arresto di una pompa, provocano
una importante modifica indotta nella portata assorbita dalla rete che,
conferisce all'impianto una grande stabilità . Maggiori dettagli sul
fenomeno possono essere letti nel capitolo 2.1 dell'articolo " La
regolazione degli impianti di sollevamento degli acquedotti".
Un altro punto da chiarire è quello della possibilità che negli impianti con
immissione diretta in rete le pompe agiscano fuori rendimento, anche se, a
Sacile, tale inconveniente può essere evitato con una attenta regolazione
delle soglie di intervento,. A tale riguardo bisogna tener presente come il
funzionamento di una macchina al di fuori del punto ottimale possa causare,
al massimo, una perdita di rendimento pari a qualche punto percentuale ma
come, al tempo stesso, abbassare la prevalenza di pompaggio di qualche
decina di metri significhi guadagnare decine e decine di punti percentuali
nel rendimento: Il bilancio finale è quindi nettamente favorevole al
funzionamento indicato! Passando al caso reale può darsi benissimo che la
variazione di pressione che si verifica in rete durante il pompaggio ad alta
pressione ed in diretta, porti la pompa allora in moto a lavorare fuori
rendimento con perdita, poniamo dell'1% nel rendimento meccanico. Il danno
economico è insignificante se paragonato a tutti i periodi, di grande durata
durante l'anno tipo, nei quali, abbandonato il pompaggio a 50-60 m di
pressione, si passa a quello a 22 m che comporta una spesa energetica di
sollevamento pari al 30% di quella che si dovrebbe sostenere per il
pompaggio a 50-60 m. Un ulteriore problema è quello della necessità di
attenuare i colpi d'ariete che il pompaggio in diretta trasmette
inevitabilmente alle condotte con il pompaggio in diretta. Esso è stato
risolto in primo luogo dalla valvola di ritegno inserita nella colonna
montante del pensile, la quale, al mancare della corrente elettrica o al
verificarsi di qualunque inconveniente nelle pompe, aprendosi prontamente,
mantiene comunque in rete la pressione del serbatoio. Il secondo elemento
moderatore è dato dalla tipologia delle valvole di ritegno installate subito
a valle delle pompe, che, essendo del tipo a membrana, si chiudono, al
momento dell'arresto delle pompe, prima che abbia luogo l'inversione del
flusso d'acqua.
In definitiva gli impianti descritti hanno dimostrato piena validità
attraverso decenni di esercizio, Si è potuto constatare come, nella realtà,
gli impianti, pur consegnando correttamente l'acqua all'utenza in ogni
condizione di esercizio, funzionino a bassa pressione per periodi
lunghissimi nel mentre il regime di alta pressione è limitato a poche ore
durante giornate particolari e rare quali possono essere per esempio le
giornate particolarmente calde delle medie stagioni (primavera ed autunno).e
durante quelle di calura estiva. L'alta pressione praticamente non esiste
durante l'inverno e le giornate piovose delle altre stagioni. Il tutto si
traduce in evidenti economie date non solo dal minor consumo di energia
elettrica di pompaggio ma anche dalle diminuzione di perdite occulte dovuta
alla minor pressione che si registra in rete in tutti i periodi notturni.
Risultati ancora migliori si sarebbero potuti se la serie di pompe di alta
pressione fossero state del tipo a velocità variabile con possibilità,
quindi, di mantenere, nel secondo regime (ad alta pressione), una portata e
una pressione di alimentazione della rete ambedue variabili con continuità e
restando asservite alle richieste dell'utenza. Al momento dell'esecuzione
dell'intervento non era però ancora disponibile la tecnologia moderna che
rende estremamente economici e facili sia la variazione dei giri che la
regolazione dei motori elettrici.
5. IL
POTENZIAMENTO DELLA RETE DI DISTRIBUZIONE
E' consistito molto semplicemente nella costruzione di condotte di grosso
diametro munite delle normali apparecchiature come saracinesche di
intercettazione sfiati scarichi ed idranti atte ad integrare la rete
esistente potenziandola ed estendendola a tutta la periferia.
6. ULTERIORI
IMPIEGHI DELLA TECNICA DI POTENZIAMENTO SPERIMENTATA A SACILE
La validità delle scelte operate a Sacile e fin qui descritte hanno trovato
piena conferma anche nell'acquedotto di un'altra cittadina avente le
medesime caratteristiche e cioè a Portogruaro in provincia di Venezia. Lo
schema idraulico di tale acquedotto vedeva campi pozzi, serbatoio di
raccolta e compensazione a terra, centrale di sollevamento, serbatoio
pensile ed infine rete di distribuzione del tutto simili a quelle descritte.
Anche in questo caso invece di sostituire il serbatoio pensile di
Portovecchio posto in testa alla rete ed avente un'altezza di soli 20 m con
uno di maggior altezza, si è adottato il pompaggio con due regimi
rispettivamente a bassa ed alta pressione definiti dalla soglia di portata e
con utilizzazione del serbatoio pensile nel regime a bassa pressione. e
pompaggio diretto in rete nell'altro. La costituzione degli impianti a
potenziamento attuato e la loro gestione che dura ormai da oltre 20 anni
sono identiche a quelle descritte prima per Sacile ed identici sono i
benefici avuti. Se ne omette pertanto la descrizione limitandosi a
confermare la bontà dell'intervento sia per quanto concerne il
soddisfacimento dell'utenza sia l'economia di gestione ed, infine, la
riduzione delle perdite occulte.
7. I
PRINCIPALI RISULTATI CONSEGUITI
L'intervento di
potenziamento di cui al presente lavoro ha consentito di chiarire importanti
concetti sulla reale comportamento delle reti acquedottistiche concetti che,
espressi in dettaglio negli altri articoli del sito, possono essere così
riepilogati.
- Una rete di distribuzione d'acqua potabile soprattutto se a sollevamento
meccanico, deve funzionare a pressione di partenza variabile asservita alle
richieste dell'utenza. Deve pertanto essere abbandonata la regola, molto
diffusa, in base alla quale tutti gli acquedotti dovrebbero essere dotati di
serbatoio di testata che fissa in maniera irreversibile la pressione in
testa alla rete.
- I consumi della rete non dipendono solo dalle richieste dell'utenza ma,
almeno in parte, dalla pressione di esercizio. Ad esempio se per un
determinato periodo la pressione di funzionamento è fatta aumentare, sempre
restando entro i limiti di corretta consegna dell'acqua, aumenta anche la
portata totale assorbita. Tale fenomeno, spiegato ampiamente nell'articolo
"Fabbisogno, consumi, portate e perdite nella pratica di esercizio delle
reti di distribuzione d'acqua potabile a sollevamento meccanico" dove sono
riprodotti anche dei grafici di funzionamento reale degli impianti qui
descritti, è dovuto non solo all'inevitabile crescita delle perdite occulte
ma anche a quella del consumo reale dell'utenza.
- Le perdite di rete possono essere notevolmente contenute abbassando di
notte la pressione di funzionamento della rete cioè limitandola entro valori
appena sufficienti alla distribuzione delle modeste portate che l'utenza
richiede durante le ore notturne;
- Occorre sovvertire la regola in atto che vede la produzione giornaliera
d'acqua maggiore di quella notturna ed attuare tutti gli artifici possibili
per aumentare, invece, la produzione notturna con cui sfruttare varie
condizioni di favore come la maggior quota di falda ed il minor costo
dell'energia elettrica. Il risultato
può essere conseguito con una regolazione dei serbatoi di accumulo diversa
da quella normalmente usata (Vedi articolo "La regolazione dei serbatoi di
compenso degli acquedotti")
- La presenza di un efficiente bay-pass e di valvole di ritegno del tipo
contrappesate o a membrana atte a chiudersi, per effetto della proprio
carico cinetico prima che si inverta il flusso dell'acqua, possono garantire
un buon funzionamento degli impianti di sollevamento anche senza dispositivi
particolari come le casse d'aria.
- La metodologia usata può essere ulteriormente migliorata usando, per il
pompaggio diretto in rete, pompe a velocità variabile asservite al consumo
dell'utenza, ed oggi facilmente reperibili in commercio.
8.
CONCLUSIONI
Si sono
descritte sommariamente delle opere effettivamente realizzate per il
potenziamento di reti acquedottistiche di centri abitati di piccole
dimensioni ma con caratteristiche moderne e razionali.
Da rilevare l'utilizzazione degli impianti esistenti e particolarmente del
serbatoio pensile posto in testa alla rete di distribuzione senza dover
rinunciare ad alcuni dei notevoli vantaggi che la tecnologia rende oggi
disponibili per un esercizio corretto ed economico degli impianti, primo fra
tutti il pompaggio diretto in rete a pressione variabile che, secondo
l'opinione di chi scrive, ne costituisce uno dei concetti fondamentali.
Si sono fornite utili indicazione per l'attenuazione dei colpi d'ariete che
il pompaggio diretto in rete inevitabilmente provoca ed infine per la
regolazione dei serbatoi di compenso.
A conclusione dell'articolo corre l'obbligo di citare la "Compagnia Generale
delle Acque" Società con sede a Venezia ed ora a Monselice (PD) per la
qualità di progettazione, costruzione e gestione degli impianti descritti e,
soprattutto, per aver dato modo a chi scrive, pur se in possesso di un
titolo di studio modesto come è quello di geometra, di effettuare ampie
ricerche e sperimentazioni dal vivo sia in Italia che in Francia presso la
società "Compagnie Gènèrale des Eaux" di Parigi nota per l'alta tecnologia
dei numerosi impianti dalla stessa costruiti e gestiti in tutta Europa.
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