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S0MMARIO
Vengono indicate, con riferimento alle conclusioni
riportate negli atti di due importanti convegni,
alcune modalità di regolazione della pressione di
esercizio degli acquedotti allo scopo di diminuire
le perdite occulte. Viene anche messa in luce la
mancata considerazione, nei convegni stessi, del
funzionamento a pressione variabile delle reti
acquedottistiche e dei risultati ottenibili in
merito allo stesso problema.
In questi ultimi tempi un attento esame della
situazione reale della regolazione della pressione
di funzionamento degli acquedotti, che forma
l'oggetto della presente nota, mostra degli aspetti
interessanti ed altri contradditori.
Da un lato si nota, finalmente, un risveglio
dell'attenzione rivolta da studiosi e da addetti ai
lavori per una modalità di esercizio che contempli
anche tale possibilità nel mentre si deve constatare
come non le venga attribuito il peso che le compete.
La breve analisi di due recenti convegni qui di
seguito riportata servirà a chiarirne vari aspetti.
Primo esempio.
CONVEGNO NAZIONALE DI IIDRAULICA URBANA – ACQUA E
CITTA’.
Tenuto a Sant’Angelo (NA) nei giorni 28-30
sett.2005
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MEMORIE TOTALI DEL
CONVEGNO = N.28 |
SENZA ALCUN ACCENNO
ALLA PRESSIONE DI ESERCIZIO |
CON ACCENNO ALLA
REGOLAZIONE DELLA PRESSIONE |
CON ACCENNO ALLA
REGOLAZIONE IN GENERALE |
TRATTANO
SPECIFICATAMENTE LA REGOLAZIONE TRAMITE
VALVOLE |
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N.TOTALE MEMORIE CHE
TRATTANO LE PERDITE= 21 |
N.13 |
N.6 |
N.1 |
N.2 |
E' innanzitutto da rilevare come su un totale de 28
memorie presentate nella sezione "acquedotti" ben 21
parlano più o meno diffusamente del problema delle
perdite occulte. Si tratta di una percentuale
altissima che sta ad indicare come tale problema sia
della massima attualità. Tra queste n. 21 memorie,
ben n.13 studiano le perdite senza fare il benché
minimo accenno alla pressione di esercizio, n. 6 ne
parlano in modo generico, n. 1 consiglia l'adozione
della riduzione della pressione senza indicare in
che modo ed infine n. 2 vedono nell'installazione in
rete delle valvole di riduzione della pressione il
provvedimento determinante per la riduzione delle
perdite.
Secondo esempio. Si è esaminato anche il convegno
"STUDIO SULLA RICERCA DELLE PERDITE DEGLI
ACQUEDOTTI REGIONALI, SULLE METODOLOGIE DI RACCOLTA
ED ELABORAZIONI DEI DATI AI FINI DELLA LORO
CONFRONTABILITA', SULL'ANALISI DEI LIVELLI DI
PERDITA ECONOMICAMENTE ED AMBIENTALMENTE ACCETTABILI
PER LA DEFINIZIONE DELLE LINEE GUIDA REGIONALI
tenuto a cura dell'Arpa a Bologna nel nov. 2005.
Nelle voluminose relazioni presentate che
riguardavano approfonditamente le procedure da
seguire di quantificazione ed individuazione delle
perdite, si è fatto anche un breve accenno alla
possibilità di diminuire le perdite con una oculata
gestione delle pressioni di esercizio.
Da quanto riportato appare in maniera evidente come,
per limitare il volume di perdita assai elevato che
si riscontra nella maggior parte degli acquedotti,
non esistano solo i lavori di riparazione o
rifacimento delle tubazioni ma che ci si renda
finalmente conto dell'importanza che riveste, a tale
riguardo, l'andamento della pressione. La logica
evoluzione di queste premesse fa prevedere per i
prossimi anni un fiorire di iniziative per definire
meglio il problema e la sua risoluzione. La tendenza
generalizzata che alla data attuale si riscontra, e
qui entriamo nel secondo aspetto della questione di
cui parlerò più avanti, è quella di inserire nelle
reti acquedottistiche delle valvole di riduzione
della pressione atte a riportare con continuità la
superficie piezometrica della rete entro valori
normali essendo accertato che con tale provvedimento
si ottiene un notevole miglioramento di gestione
degli impianti ed una marcata riduzione delle
perdite. Il problema non è affatto semplice vista la
grande varietà di apparecchiature idrauliche
disponibili e vista soprattutto la infinita
casistica di loro regolazione. Anche le decisioni
sulla ubicazione e sul numero delle valvole
necessarie per una razionale modulazione dei carichi
idraulici, non sono facili da prendere. In questo
settore si stanno facendo studi approfonditi che
utilizzano sofisticati programmi applicativi volti
ad ottimizzare le soluzioni. Alla base delle
elaborazioni si trova la simulazione al computer del
funzionamento della rete che consente una verifica
preventiva a tavolino dell'efficacia delle valvole
sulla base di diversificate soluzioni.
Gli interventi, condotti
adottando questi rigorosi metodi, produrranno
sicuramente risultati importanti del resto già
comprovati dalle esperienze brasiliane di cui
all'art. "LA REGOLAZIONE DELLA PRESSIONE NELLE RETI
ACQUEDOTTISTICHE. L'ESPERIENZA BRASILIANA" visibile
nel sito
http://altratecnica.3000.it
.
Da quanto sopra risulta però una seconda importante
considerazione. Se da un lato, come detto, si nota
questo importante risveglio dell'attenzione verso la
necessità di riduzione della pressione per lo più
da effettuarsi con le valvole di riduzione all'altro
non si intravede un ulteriore provvedimento che in
molti casi presenta, per quanto concerne la
riduzione delle perdite, gli stessi risultati delle
soluzioni citate prima offrendo, nel contempo,
ulteriori notevoli vantaggi.
Infatti, se da una parte è ben vero che la
regolazione della pressione in rete attuata con
l'inserimento di valvole di riduzione produce una
notevole riduzione delle perdite, dall'altra, se si
esaminano le reti a sollevamento meccanico, ci si
accorge come sussistano delle situazioni paradossali
tecnicamente non giustificabili. Prendiamo ad
esempio il profilo prodotto dalla soc. brasiliana
BBL per illustrare compiutamente l'intervento reale
di cui all'articolo già citato “ LA REGOLAZIONE
DELLA PRESSIONE NELLE RETI ACQUEDOTTISTICHE.
L'ESPERIENZA BRASILIANA” rappresentato nella figura

Vi è indicato il grafico
giornaliero delle pressioni in una zona critica
della rete quale risulta prima e dopo l'intervento
di riduzione della pressione mediante valvole
riduttrici opportunamente controllate a mezzo
computer. Si può notare come, senza le valvole, la
pressione notturna salga dai 15 metri che vi si
riscontrano di giorno quando i consumi sono elevati
a ben 50-55 metri in assenza di prelievo da parte
dell'utenza o comunque con consumi ridotti al minimo
come accade in certe ore della notte. L'intervento
delle valvole è servito ad abbassare questa
eccessiva pressione, fonte di gran parte delle
perdite, per riportarla allo stesso livello delle
ore diurne. Oltre a constatare che è stato
sufficiente questo accorgimento per ridurre
drasticamente le perdite si può anche ragionare su
quello che prevedibilmente succede più a monte. Se
per esempio ci si chiede quale può essere la
pressione di pompaggio degli impianti di produzione
atta a dare i risultati rappresentati nel grafico si
giunge alla conclusione che, supponendo si tratti di
impianti a pressione di sollevamento fissa con vasca
di carico posta in testa alla rete, il valore di
sollevamento sarebbe pari, come minimo, ai 60 metri
visto che di notte risulta dal diagramma una
pressione di 55 metri. Al tempo stesso detti 60
metri di testata rete rappresentano un valore minimo
per ottenere nell'ora di punta un carico di 15
metri come da grafico. Se ne deduce che per il
periodo che va dalle ore 21 della sera fino a circa
le ore 6.30 del mattino e quindi per oltre 9 ore la
pressione di pompaggio è eccessiva e che il carico
acquisito a mezzo pompe e quindi con notevole
dispendio economico deve essere, in detto periodo,
in gran parte dissipato dalle valvole. La soluzione
logica non può essere che quella basata sulla
eliminazione delle vasche di carico siano esse
costituite da serbatoi pensili o da vasche in quota
di altro tipo e sulla loro sostituzione con
serbatoi di grande capacità bassi cioè posti alla
stessa quota degli impianti di produzione
dell'acqua. Tali capienti serbatoi possono anche
effettuare una efficace compensazione giornaliera
delle portate, azione questa molto importante che le
citate vasche di carico e i serbatoi pensili, come
dimostrato nell'articolo "La razionalizzazione delle
reti di distribuzione d'acqua potabile a
sollevamento meccanico" del sito
http://altratecnica.3000.it
, non possono attuare compiutamente . Da essi,
inoltre, pescano le pompe di sollevamento per
immettere direttamente in rete una portata variabile
con continuità e sollevata ad una pressione
anch'essa variabile e sempre congrua con i risultati
da conseguire a valle. I benefici offerti da questa
soluzione sono quindi molteplici consentendo, oltre
alla riduzione delle perdite in maniera del tutto
simile alla alternativa con valvole di riduzione,
anche una notevole economia nelle spese di
sollevamento data dalla minor prevalenza delle pompe
per molte ore della giornata tipo. Una obbiezione a
tale procedura può essere fatta quando il territorio
da servire è altimetricamente variegato e quindi
tale da richiedere una pressione in condotta
maggiore di quella che si ottiene modulando
interamente il pompaggio, come prima indicato, fin
dalla testata di rete. In questo caso la soluzione
è quella mista e cioè con una modulazione del
pompaggio a media pressione atta a far fronte, con
un certo carico residuo, alla alimentazione di tutto
il territorio ma affiancata da un parziale uso delle
valvole per ridurre la pressione in quei punti in
cui tale metodologia porta a valori pressori ancora
eccessivi.
Esistono anche altre possibilità, come ad esempio
quella illustrata nell'articolo "Rete integrata nel
territorio" visibile nello stesso sito internet
prima citato e basata sull'uso dei serbatoi
pneumatici, oppure quella concernente, se le
condizioni locali lo consigliano, un pompaggio di
testata alla pressione minima modulata per il
soddisfacimento diretto della gran parte del
territorio ed alcuni piccoli impianti di
risollevamento locali atti a risolvere dei problemi
limitati ad aree di modesta estesa ed importanza.
Ribadito quali importanti risultati si possono
ottenere con il pompaggio diretto in rete a
pressione variabile asservita alle richieste
dell'utenza e considerata la quasi totale assenza di
tale metodologia di gestione nella letteratura
tecnica, negli atti dei convegni sopra citati e
sopratutto nella costituzione reale di molti
acquedotti, nel mentre si esprime compiacimento per
il risveglio di iniziative di cui si parla
all'inizio di questo articolo e relative alla
riconosciute necessità di regolare la pressione di
funzionamento delle reti, si vuole qui sollecitare
l'esame e soprattutto l'adozione di tutti gli
accorgimenti di cui si è discusso e quindi
applicazione delle valvole di regolazione della
pressione precedute, nel caso di acquedotti a
sollevamento meccanico, da pompaggio diretto in rete
a pressione variabile.
Ci si augura anche che nei prossimi convegni sullo
scottante tema delle perdite idriche degli
acquedotti, oltre al ritrovato interesse per la
regolazione della pressione mediante valvole, venga
discusso anche il pompaggio a pressione variabile
facendone rilevare le caratteristiche tecniche ed i
benefici che ne derivano. |