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Tower(1) è una struttura di supporto ad apparecchiature
radar per il controllo costiero dei confini di Stato. Serve a
monitorare il traffico marittimo nelle acque territoriali, a
prevenire gli sbarchi di immigrati clandestini e per il soccorso in
mare. Le apparecchiature, montate su questa torre metallica,
arrivano a 50 metri di altezza, sono talmente potenti da essere in
grado di individuare, all’interno di un’area di 56 miglia (100 km)
un’imbarcazione anche piccola con un motore di qualche cavallo di
cilindrata. Punteggiare il territorio con attrezzature così
tecnologicamente sofisticate, ingombranti, invadenti e, di regola,
poco progettate a livello formale pone, però, problemi di varia
natura, non ultimo di controllo dell’impatto ambientale. Da qui
l’iniziativa della Alenia Marconi Systems - incaricata del programma
dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - di
commissionare alla Ilva Pali Dalmine Design Community uno studio di
strutture in grado di migliorare, tecnicamente e formalmente, i
tralicci sinora utilizzati. Si decide di sperimentare un nuovo
programma con tecnologia VTS (Vessel Traffic Control), consistente
in un complesso sistema di elaborazione elettronica
dell’informazione e di sua diffusione rapida attraverso il network
di rilevazione, e, inoltre, di ridisegnare le torri, considerandole
finalmente come opera di architettura. E’ la primavera del 2001. La
prima struttura sarà localizzata a Bari, sul molo foraneo del porto
commerciale: un banco di prova impegnativo, in una città che non ha
esitato a censurare lo stesso architetto Renzo Piano, ritenuto
responsabile del progetto di nuove costruzioni scarsamente sensibili
ai problemi ambientali, lungo il litorale a Punta Perotti.
Incaricato del progetto architettonico e della Direzione Tecnica è
l’architetto Fabio Mazzeo, un brillante e giovane professionista che
si è fatto le ossa con i complessi problemi dell’arredo urbano e
dell’illuminazione stradale cioè con quelle attrezzature che
ricevono scarsa attenzione da parte delle riviste d’architettura ma
che contribuiscono in maniera determinante a migliorare o peggiorare
sensibilmente la qualità dei panorami urbani ed extraurbani (Mazzeo,
tra l’altro, ha seguito personalmente la complessa e positiva
vicenda dell’illuminazione del tratto autostradale che collega
l’aeroporto di Fiumicino con la città di Roma).
I calcoli statici sono dell’ingegner Gennaro Portomeo della
Tecnoproject Engineering mentre i modelli matematici,
tridimensionali, di riferimento al calcolo strutturale sono
dell’ingegner Luca Bartoccini della Ilva Pali Dalmine Design
Community.
La struttura deve garantire prestazioni eccezionali: resistere anche
a un vento che supera i 120 nodi, oltre 220 km/ora (un vento potente
come la Bora raggiunge i 120 km/ora), avere una rotazione
ammissibile in testa che non supera il mezzo grado, sopportare i
cicli di fatica indotti dalla rotazione delle apparecchiature poste
in sommità, essere costruita facilmente con un montaggio di pezzi
prefabbricati nonostante un peso complessivo di circa 70 tonnellate.
La geometria scelta, in grado di soddisfare sia l’aspetto formale
che quello costruttivo, è troncoconica: quattro sostegni verticali
che a terra sono iscritti in un ideale cerchio di circa 5 metri di
diametro e si rastremano in sommità sino ad essere inscrivibili in
un cerchio di 2.
All’ interno dei quattro sostegni poligonali, (anch’essi di forma
troncoconica: alla base il tubo ha diametro 1,2 mt mentre in sommità
si restringe a 0,5 mt, con uno spessore medio di 10 mm) è ubicata la
scala con guardiacorpo per arrivare al ballatoio posto in sommità.
Quest’ultimo, con una superficie utile di 9 mq, è sorretto da un
elemento troncoconico poligonale appositamente studiato ed è
collegato con eleganza ai 4 sostegni principali; il ballatoio
terminale alloggia le apparecchiature radar ed è pavimentato con una
grigliato al fine di lasciar intravedere, anche attraverso di esso,
il cielo.
La struttura, interamente realizzata presso gli stabilimenti di Bari
della Ilva Pali Dalmine Design Community, a meno della fondazione in
calcestruzzo gettata in opera, è stata montata in loco in meno di un
mese.
I quattro tronchetti cilindrici, facenti parte dei 5 ballatoi posti
ad una interdistanza di 8 mt, sono collocati in asse con i 4
sostegni principali; servono ad irrigidire trasversalmente la
struttura, a delimitare i ballatoi di riposo della scala interna e a
collegare con precisione i vari tronchi. Essi, in fase di montaggio,
possono essere regolati sia sul piano orizzontale che su quello
verticale (per assorbire le tolleranze dimensionali tipiche di
queste grandi strutture) con un efficace e innovativo sistema di
aggregazione, che rende opportunamente posizionabile l’insieme,
ottenuto per “fasciatura” attraverso profili a “C” calandrati (tipo
UPN140). Tutti questi componenti intermedi sono, infine, rivestiti
da carters in acciaio inox che hanno il compito di proteggere
bulloni e giunti dalle intemperie e, sul piano formale, ritmare la
struttura.
Il montaggio, particolarmente impegnativo, è stato eseguito dalla
COMIC s.r.l., una società con sede a Catania specializzata in
assemblaggio di ponti e grandi carpenterie industriali. Il direttore
dei lavori è stato il professor Marco Menegotto.
E’ stato redatto un articolato progetto di montaggio che ha previsto
l’utilizzo di gru da 50 e 120 tonnellate con capacità di sbraccio
sino ad 80 metri. Le fasi sono state le seguenti: getto della
fondazione profonda circa 4 metri e ampia 15x7 mt in calcestruzzo
armato con tirafondi di attesa; inserimento dei primi 4 fusti e
successivo posizionamento del primo ballatoio; regolazione del primo
livello intermedio e montaggio del secondo piano; ripetizione
dell’operazione sino al quarto livello; montaggio a piè d’opera
della parte terminale (ultimi due ballatoi) di circa 18 metri
d’altezza comprensivo del ballatoio di sommità; posizionamento di
quest’ultima a coronamento della struttura.
Il costo complessivo è stato di circa 930.000 euro di cui la metà
circa, per le opere civili e le strutture metalliche, e la restante
metà per le apparecchiature tecnologiche (accanto alla torre c’è uno
shelter (locale tecnico) attrezzato con apparecchiature
elettroniche.
Per la torre è stato impiegato acciaio zincato FE510, per i carter
che rivestono i ballatoi intermedi e la piattaforma di sommità
acciaio inox AISI316L.
La torre grazie alla sua forma troncoconica e al sofisticato uso di
accorgimenti ottici che ne alleggeriscono il peso visivo a mano a
mano che ci si muove verso l’alto, ha riscosso un meritato successo.
Entro il 2006 ne verranno collocate due simili a Mestre e a
Monfalcone e altre, circa 180 più semplici, monotubolari, alte dai
10 ai 30 metri, saranno installate lungo tutto il territorio
nazionale. Segno che, anche in un paese come quello italiano, in
questo settore ancora arretrato, la qualità comincia a essere
premiante.
(1) Network
tower è un brevetto ILVA PALI DALMINE DESIGN COMMUNITY.
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