Parliamo
degli Emirati Arabi Uniti, forse
ai più conosciuti per le isole
nate dal mare di fronte a Dubai,
o per lo scalo
turistico-internazionale che ha
per meta l’Oceano Indiano con le
sue località più note come le
Seychelles e Mauritius.
Ma la maggior parte dei nostri
concittadini ignorano cosa sta
avvenendo in quei territori,
soprattutto a Dubai prima e ora
anche ad Abu Dhabi.
In molti immaginano territori
desertici e inospitali,
temperature inaccettabili e
condizioni di lavoro al limite
della resistenza umana.

Posso dire che queste sensazioni
erano anche le mie quando mi
accingevo a partire per la prima
volta per quelle località alla
fine del febbraio scorso,
inviato dalla mia società ad
indagare sulle possibilità di
inserimento in quel mercato in
pieno sviluppo, ma ancora
sconosciuto sulle reali
prospettive future.
Non è stato difficile verificare
in brevissimo tempo le ottime
prospettive che si presentano
oggi e per i prossimi venti anni
per ogni tipo di attività e in
qualsiasi settore.
I dati macro-economici del paese
parlano chiaro:
una popolazione appena al di
sotto dei 5 milioni di abitanti
su un territorio che lega
insieme i 7 emirati con una
quota del solo 20% riguardante i
cittadini emiratini, il restante
è costituito da lavoratori
stranieri che qui hanno trovato
una mecca per le loro fragili
economie ed è diventato un polo
di attrazione per i mercati di
tutto il sud-est asiatico a
partire da paesi come India,
Pakistan, Sirilanka, Bangladesh,
Filippine, Indonesia, Malesia,
ecc.
Il reddito medio pro-capite più
alto del mondo con $
32.000/anno, ma considerando che
i veri ricchi sono quel 20% si
capisce facilmente che tipo di
reddito possano avere in realtà.
La popolazione emiratina è
equamente ripartita tra maschi e
femmine, ma estremamente giovane
con il 50% al di sotto dei 30
anni e un tasso di crescita tra
i più elevati del pianeta.
L’emirato di Abu Dhabi, con la
sua capitale e le circa 200
isole naturali che la
circondano, è il più ricco di
riserve petrolifere, il 90% del
totale statale e il 10% delle
riserve mondiali stimate per
oltre 150 anni, a differenza di
Dubai che ne ha solo per altri
15 anni. L’estrazione
giornaliera è negli ultimi anni
quasi fissa sui 2,6 mln di
barili al giorno, ma sono in
corso investimenti per alzare
questa quota sino a 3,5, sebbene
rappresenta solo un terzo delle
entrate del PIL, stimato per
quest’anno intorno al 16%.
Queste poderose entrate hanno
permesso ora all’Urban Planning
Council di lanciare ad ottobre
scorso un piano di investimenti
programmati sino al 2030 per
ridisegnare la capitale e
svilupparla in modo da farla
diventare una perla di
funzionalità con linee
ferroviarie ad alta velocità e
per trasporto merci, linee
metropolitane per collegamenti
rapidi tra le varie isole che
saranno urbanizzate
razionalmente per farle
diventare dei poli turistici,
culturali, sportivi e di
attrazione di capitali esteri
per rese ad alta redditività.
Solo per i prossimi 5 anni sono
stati programmati investimenti
nei vari settori per US$ 170 mld
che inizieranno a cambiare volto
alla città e alle limitrofe
isole.
I primi segni si vedranno subito
nei prossimi anni, quando
debutterà nel circuito
automobilistico di Formula 1 il
gran Premio di Abu Dhabi 2009,
che sostituirà quello del
Barheim, con un’intera isola,
Yas Island, progettata intorno a
quest’attrazione con un Parco
dedicato alla Ferrari, campi da
golf e porto turistico, con
ville e residenze di lusso,
autostrade a 10 corsie per
collegamenti rapidi con
l’aeroporto, anch’esso in fase
di allargamento per poter
ospitare dagli attuali 1,8 mln
di turisti anno, i circa 8 mln
programmati nel 2030 e così via
per alberghi e resort, residence
e ville, ospedali e aree
industriali con il nuovo porto
containers ridisegnato in
un’area a circa 30 km
dall’attuale.
Altra attrazione sarà l’isola
della cultura, Sadiyat Island,
dove sono stati chiamati i più
famosi architetti di fama
mondiale per disegnare i nuovi
quattro musei: il Guggenheim di
Frank Gehry, il Louvre di Jean
Nouvel, il Performing Arts
Center di Zaha Hadid e il Museo
Marittimo del giapponese Tadao
Ando.
A questi si aggiungerà il Museo
Sheik Zayed, dedicato al
fondatore della Patria,
assegnato in questi giorni al
prestigioso studio inglese di
Lord Norman Foster e intorno
sorgeranno tutta una serie di
“pavillon” per ospitare ogni
tipo di attività culturale, con
residenze e locali dedicati ad
ogni tipo di performance
artistica.

Sulla costa sono già iniziati i
lavori ad Al Raha Beach per
l’insediamento a fini turistici
su un fronte di circa 8 km,
altrettanto dicasi per Al Reem
Island, dove già sono in
costruzione i primi grattacieli
come lo Sky Tower, 74 piani di
uffici e residenze, contornato
da ogni tipo di attrazione da
far impallidire chi sino ad oggi
pensava di aver realizzato
qualcosa di unico ed
eccezionale.
Non bastano pagine e pagine per
descrivere cosa sta avvenendo in
quel che paese, ma chi volesse
approfondire l’argomento e
vedere il Piano 2030 può
facilmente collegarsi con:
www.abudhabi.ae
Ing. Mario MANCINI
ASTALDI SpA
Via G.V. Bona, 65
00156 ROMA
website:
www.astaldi.com