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Marcello MENEGHIN |
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1. PREMESSA
L'analisi delle
pubblicazioni tecniche riguardanti la materia "acquedotti" conduce, a
giudizio di chi scrive, a due conclusioni nettamente contrapposte. Da un
alto emerge che molti dei concetti di base ripetutamente conclamati sono da
considerarsi ormai superati dalla moderna tecnica acquedottistica. Ne sono
la riprova i molti acquedotti realizzati secondo modelli totalmente diversi
da quelli classici e che, ciononostante, funzionano da tempo con ottimi
risultati sia tecnici che economici.
Il secondo aspetto è quello concernente gran parte delle recenti ricerche
scientifiche che sono da considerarsi, invece, come troppo distaccate dalla
realtà,. Si tratta di un'ampia produzione di nuove metodologie, studi,
formulari ecc. ecc. da cui si dovrebbero ritrarre notevoli vantaggi reali ma
che, invece, restano solo delle mere esercitazioni teoriche prive di
applicazione pratica.
Scopo del presente lavoro è la documentazione degli inconvenienti citati e
la ricerca di un possibile rimedio.
2.
CARATTERISTICHE GENERALI
A dimostrazione
di quanto precede si riportano degli esempi tratti da esperienze dirette di
gestione e catalogati in base alla appartenenza all'una o all'altra delle
due categorie citate. Alcuni di essi sono già stati in dettaglio illustrati
in altri lavori redatti da chi scrive e visibili nel sito " http://altratecnica.3000.it
" o nella rivista "L'Acqua" organo ufficiale della Associazione Idrotecnica
Italiana. Essi vengono qui ripresi ed integrati nella lista onde costituirne
una raccolta ordinata.
2.1. ESEMPI NEI
QUALI LA LETTERATURA TECNICA RISULTA SUPERATA DALLA REALTA' ACQUEDOTTISTICA
Le anomalie che
caratterizzano i casi reali elencati nel presente sottocapitolo sono
eclatanti in quanto, pur trattandosi di realizzazioni non conformi alle
indicazioni della letteratura tecnica, sono in grado di fornire ottimi
risultati.
2.1.1. L'USO
IMPROPRIO DEL TELECONTROLLO
Nella scelta del
telecontrollo e telecomando, oggi molto diffusi nella gestione degli
acquedotti, si adottano impianti, spesso derivati da sistemi complessi di
controllo dei processi industriali, dotati di una gamma di funzioni così
vasta che, per un corretto svolgimento del servizio, è sufficiente
utilizzarne solo una minima parte. Un aspetto che la letteratura tecnica
evita di mettere in luce ma che invece è della massima importanza, concerne
la necessità che, data la presenza di impianti di telecontrollo e
telecomando così sofisticati, sia non solo rivoluzionato il modo di
comandare e controllare le apparecchiature ma che debba essere soprattutto
la costituzione stessa delle reti, degli impianti di sollevamento, dei
serbatoi ecc. a dover subire una profonda trasformazione. Pertanto, come già
sperimentato con ottimi risultati in molte realtà acquedottistiche, non
telecontrollo studiato in funzione della rete cui è applicato bensì
complesso acquedottistico interamente concepito in funzione del
telecontrollo. Si tratta di un vero capovolgimento dei concetti di base! .I
vantaggi che ne derivano vanno dalla migliorata qualità del servizio ad una
importante economia sia nella costituzione sia nella gestione del servizio.
Alcune di tali soluzioni sono ampiamente descritte, assieme ai risultati
conseguiti negli articoli "Razionalizzazione delle Reti di distribuzione
d'acqua potabile", L'alimentazione idropotabile dei territori montani"
presenti nel sito "
http://altratecnica.3000.it
2.1.2.
L'ASSERVIMENTO DELLA PRESSIONE DI ESERCIZIO ALLE RICHIESTE DELL'UTENZA
La letteratura
tecnica propone costantemente di dotare le reti di distribuzione d'acqua di
vasca di carico posta in testa alla rete stessa allo scopo di assicurare una
pressione costante di partenza da cui deriverebbe un funzionamento ottimale
del rifornimento idropotabile. Si è largamente dimostrato invece come la
pressione da tener sotto controllo sia quella finale di consegna in quanto,
oltre a migliorare le condizioni di prelievo se ne ottengono notevoli
vantaggi di gestione.
2.1.3.
L'INTEGRAZIONE DEL TELECONTROLLO NELLA RETE INTERNET
Si è prima
spiegato come l'avvento degli impianti di telecontrollo richiedano, in campo
acquedottistico, soluzioni nuove atte ad utilizzare appieno le grandi
possibilità proprie di tali impianti. Esiste un altro aspetto che la
letteratura tecnica trascura completamente: l'integrazione degli impianti di
telecontrollo medesimi con la rete Internet. Si tratta di una metodologia
usata in Francia da molto tempo, basata, visto che ancora Internet non
esisteva, sulla rete Minitel allora molto diffusa in quel paese e grazie
alla quale il personale addetto al controllo degli impianti acquedottistici
poteva effettuarne la supervisione standosene in un qualunque ufficio oppure
comodamente a casa propria. La rete Internet, ora così diffusa in tutto il
mondo, si presta ancora meglio in queste operazioni consentendo non solo di
conoscere in qualunque momento ed in un qualunque luogo dove esista un
personal collegato ad Internet lo stato degli impianti comunque ubicati ma
anche di intervenire, se necessario, con il comando delle varie
apparecchiature delle centrali e delle reti nonché di ricevere a casa
propria gli allarmi in caso di un qualunque disservizio. Sono evidenti i
vantaggi che se ne ritraggono in termini di economia di personale unitamente
ad una migliore funzionalità degli impianti e ad una tempestiva azione di
correzione di eventuali irregolarità o di riparazione degli eventuali
guasti.
2.1.4. IL
FUNZIONAMENTO ANOMALO DEI SERBATOI INSERITI IN RETE
Gli schemi
classici di rete di distribuzione prevedono la presenza di serbatoi di
compenso inseriti direttamente in rete senza interposizione di
apparecchiature idrauliche particolari in quanto tale disposizione
consentirebbe ai serbatoi medesimi di svolgere efficacemente la funzione di
compensazione delle portate loro assegnata. Nel reale esercizio delle reti
di distribuzione si constata come tale funzione venga svolta solo in
circostanze del tutto eccezionali nel mentre essa viene a mancare nella
stragrande maggioranza delle giornate dell'anno tipo. Per ovviarvi si sono
realizzate reti totalmente diverse basate su una diversa utilizzazione dei
serbatoi e sul funzionamento a pressione variabile asservita all'utenza, che
si sono dimostrate atte a risolvere ottimamente il problema. Alcuni modalità
di costruzione ed esercizio di reti come quelle indicate sono descritte nel
sito http://altratecnia.3000.it.
2.1.5. LA
RELAZIONE INTERCORRENTE TRA PERDITE OCCULTE E PRESSIONE DI RETE
Uno dei mali
maggiori che affliggono il rifornimento idropotabile è la presenza di
perdite occulte che provocano una dissipazione nel terreno di quantitativi
enormi d'acqua in tutti i tipi di rete di distribuzione anche in quelle in
ottimo stato di manutenzione. Ebbene, non è sufficientemente spiegato nella
letteratura tecnica che tali perdite possono esser notevolmente diminuite
eliminando gli eccessi di pressione che si verificano frequentemente nelle
reti medesime e soprattutto nei periodi di bassi consumi. Una soluzione,
sperimentata con esito favorevole in molte realtà acquedottistiche, consiste
nel regolare la pressione di esercizio in funzione delle richieste di rete.
Ciò significa assegnare nelle ore di forti consumi dell'utenza una pressione
elevata ed atta quindi a vincere le perdite di carico richieste dalla
portata di punta e una pressione ribassata in tutti gli altri periodi di
minore richiesta idrica. Alla notte la pressione può essere portata ad un
valore molto basso ma sufficiente per addurre la portata allora richiesta ed
il cui valore è prossimo allo zero.
2.1.6.
L'INTERCETTAZIONE DEI SERBATOI DI RETE
Un accorgimento
tecnico assolutamente consigliabile è quello inerente la presenza nei
serbatoi di un dispositivo automatico che li intercetti dalla rete tutte le
volte che la pressione di esercizio, in ottemperanza al funzionamento a
pressione variabile descritto nei precedenti capitoli, si venga a trovare al
di sopra o al di sotto dell'invaso dei serbatoi medesimi, pur restando, in
particolari casi di necessità, totalmente utilizzabile il volume d'acqua
precedentemente invasato. Tale circostanza, non prevista nelle reti di tipo
classico, ma anch'essa ampiamente sperimentata nella realtà, consente di
avere in rete degli importanti volumi d'acqua in quota pronti ad entrare in
rete in caso di bisogno ma che non vincolano in alcun modo la pressione di
rete entro ristretti limiti con tutti gli inconvenienti che ciò comporta e
che sono meglio spiegati nel sito http://altratecnica.3000.it e precisamente
nell'articolo "I serbatoi pensili delle reti di distribuzione d'acqua
potabile: monumenti all'inutilità o indispensabili strutture?"
2.1.7. I COLPI
D'ARIETE TRASMESSI DALLE VALVOLE DI RITEGNO
La trasmissione
in condotta di pericolosi colpi d'ariete viene attribuita, nella letteratura
tecnica, a manovre di esercizio rapide. Si deve però rilevare come la
maggior parte delle normali apparecchiature in pratica non possano provocare
una chiusura del flusso cosi veloce da provocare tali effetti in quanto il
tempo realmente necessario per chiudere una saracinesca, per arrestare o per
portare a regime una pompa è, come minimo, pari a parecchie decine di
secondi il che non comporta che modeste irregolarità nel flusso d'acqua.
L'unica apparecchiatura che provoca veramente pericolose onde di pressione è
la valvola di ritegno a battente quando, se sprovvista di servocomando, essa
viene chiusa dall'inversione del flusso d'acqua. Tutti avranno notato come
al momento dell'arresto delle elettropompe munite di valvola di ritegno a
battente abbia origine una tremenda botta, chiaramente percepibile e che si
trasmette pericolosamente alla condotta di mandata. Anche questo è un
dettaglio che, nonostante i problemi che ne derivano, non viene
sufficientemente spiegato. Non viene soprattutto spiegato come, per evitare
quasi totalmente il botto, è sufficiente dotare la valvola di un dispositivo
(ad esempio un contrappeso opportunamente tarato), la cui presenza provochi
la chiusura della valvola man mano che viene a diminuire la velocità del
flusso d'acqua e quindi anticipando ed impedendo l'inversione del flusso
d'acqua. In altri termini la chiusura della valvola deve essere insita nella
sua stessa natura e non dovuta, come sovente accade, all'inversione del
flusso d'acqua. Tale circostanza è facilmente constatabile impiegando
valvole di ritegno di tipo a membrana nelle quali la chiusura ha luogo per
effetto dell'elasticità propria della membrana stessa. Si constaterà come, a
fronte di un aumento delle perdite di carico, l'arresto della pompa non
provochi, in tali impianti, alcun botto.
2.1.8.
L'UTILIZZAZIONE RAZIONALE DEI VOLUMI DI INVASO DEI SERBATOIO DI COMPENSO A
TERRA
Nei grandi
complessi acquedottistici le modalità di svuotamento e riempimento dei
serbatoi di compenso di tipo a terra, soprattutto se inseriti in gran numero
e in vaste reti di adduzione, sono definite, in tempo reale ed in funzione
delle previsioni di consumo e della producibilità delle fonti, dalle
complesse procedure degli impianti di telecontrollo e telecomando.
Negli acquedotti di medie e piccole dimensioni, invece, la regolazione dei
serbatoi a terra ha luogo molto semplicemente tramite valvole di efflusso a
galleggiante o corrispondenti dispositivi idraulici automatici che
provvedono a chiudere l'immissione quando il serbatoio ha raggiunto il
massimo livello e a riaprire il flusso man mano che esso scende. In questo
modo si ottiene il vantaggio di avere i serbatoi sempre al massimo livello
possibile e quindi di poter disporre di grandi quantitativi d'acqua pronta
ad essere utilizzata soprattutto nelle giornate di consumo medio e
medio-basso quando il volume reale di compenso risulta in esubero rispetto a
quanto necessario.
Il fatto di avere serbatoi sempre pieni o quasi pieni, con la sola eccezione
delle giornate di consumo elevato, se da un lato offre un vantaggio,
dall'altro impedisce loro di svolgere compiutamente quella importante azione
che è la compensazione giornaliera delle portate. Sono gli impianti di
produzione, che in teoria dovrebbero dare una portata costante nel tempo e
pari alla media giornaliera, a dover invece modulare ora per ora il loro
funzionamento in funzione della richiesta dell'utenza. Se si tiene conto
che, in genere, le opere di adduzione degli acquedotti vengono, per evidenti
ragioni di cautela, sovradimensionate, si giunge alla conclusione che
l'acqua distribuita dagli acquedotto è prodotta per la sua maggior parte
durante le ore diurne cioè quando peggiori sono le condizioni obbiettive per
farlo. Si fa rilevare inoltre come il funzionamento dei serbatoi, se in
numero elevato e con diversa dislocazione all'interno della medesima rete di
adduzione, è assai anomalo presentando alcuni invasi sempre al massimo
livello ed altri che si svuotano troppo presto. Anche in questo frangente è
l'impianto di produzione che deve rimediare al mancato intervento di
compensazione aumentando la produzione giornaliera rispetto a quella
notturna.
Un diverso sistema di regolazione come ad esempio quello descritto
nell'articolo "La regolazione dei serbatoi di compenso degli acquedotti",
basato sull'asservimento delle portate da immettere nei serbatoi di compenso
ad un prefissato diagramma giornaliero dei livelli che deve assumere l'acqua
durante le 24 ore, assicura lo svuotamento diurno razionale e preordinato
dei serbatoi stessi, non solo nei giorni di consumo elevato ed elevatissimo,
ma anche in tutte le altre giornate dell'annata. Ciò significa utilizzare,
in ogni condizione di funzionamento, il medesimo quantitativo dell'acqua
prodotta durante le ore notturne e quindi distribuire nelle giornate di
bassi consumi, che statisticamente sono le più frequenti, quasi
esclusivamente acqua prodotta la notte con evidenti vantaggi economici dati
dalla possibilità di utilizzare energia elettrica di costo inferiore come è
quella messa a disposizione dall'Enel nei periodi notturni, e dalla migliore
producibilità che presentano, in tali periodi, le falde.
In conclusione, anche nel settore inerente la regolazione dei serbatoi di
compenso in argomento, si registra una grave carenza della letteratura
tecnica: il problema, anche se molto sentito da chi segue la reale gestione
acquedottistica, è ivi quasi totalmente ignorato.
2.2. ESEMPI
NEI QUALI LA RICERCA SCIENTIFICA E' AVULSA DALLA REALTA'
Gli esempi
riportati nel presente sottocapitolo rappresentano, come quelli
precedentemente elencati, delle anomalie eclatanti per motivazioni
totalmente diverse da quelle. In questi casi, infatti, la mancata
utilizzazione pratica dei ritrovati tecnici propri della letteratura
tecnica, è dovuta alla eccessiva teorizzazione che è loro propria.
2.2.1. L'ANALISI
DEI COSTI DI TRASPORTO DELL'ACQUA
Numerosi studi
riguardano le modalità di trasporto dell'acqua e quindi le caratteristiche
da assegnare alle tubazioni onde migliorare le modalità di esercizio. Si
tratta di ricerche molto importanti in quanto atte ad ottenere, da una
razionale definizione delle condotte di rete, economie energetiche che
possono arrivare ad esempio al 2 - 3%. Si deve però notare come la semplice
riduzione della pressione di pompaggio durante la notte, come meglio
spiegato nell'articolo " Fabbisogno, consumi, portate e perdite nella
pratica di esercizio delle reti di distribuzione d'acqua potabile a
sollevamento meccanico" può portare a delle economie di ben il 30%. Non si
capisce quindi come nella ricerca ci si preoccupi tanto di trovare una
economia così modesta e si trascuri un provvedimento, meno complicato, ma
atto ad offrire economie energetiche ben maggiori.
Si deve concludere che le modalità indicate possono essere adottate solo a
posteriori e cioè non prima dell'adozione della pressione variabile di
esercizio.
2.2.2. LA
SEMPLIFICAZIONE DEGLI SCHEMI IDRAULICI DI CALCOLO DELLE RETI
Un altro esempio
in cui è facile rilevare un profondo divario tra pratica e teoria è quello
relativo alla semplificazione degli schemi di calcolo delle reti di
distribuzione. Nella esecuzione di tali verifiche si usa, per alleggerire le
procedure di calcolo, considerare le sole condotte principali della rete e
cioè quelle di diametro maggiore Ci si è però accorti che l'eliminazione
delle condotte di minor diametro in quanto erroneamente ritenute ininfluenti
nei riguardi del risultato finale, rappresentano nella realtà una grande
estesa di tubazioni che lavorano in parallelo alle altre e, in quanto tali,
rivestono anch'esse un'importanza determinante ai fini del risultato finale.
Si sono allora eseguiti molti studi nei quali la semplificazione dello
schema viene orientata sia nella scelta delle condotte da eliminare sia
nella sostituzione di gruppi anche consistenti di condotte secondarie con
condotte singole aventi equivalenti caratteristiche idrauliche allo scopo di
definire uno schema finale della rete ridotto ma che possa validamente
rappresentare quello reale. Si tratta di studi molto complessi ma che, a
giudizio di chi scrive non possono risolvere il problema. E' ben noto come
il funzionamento di una rete magliata, specie se molto complessa, possa
subire profondi cambiamenti a seconda del variare delle richieste
dell'utenza, dell'andamento della stagione, della variazione della pressione
di un impianto di produzione rispetto all'altro ecc. ecc. .La sostituzione
di condotte cui si è fatto cenno, pur se da ritenersi valida per le
condizioni di funzionamento esaminate nella procedura di calcolo presa ad
esempio, non lo è sicuramente in tutte le altre per cui la semplificazione
di cui si discute è da ritenersi errata. Alle considerazioni fatte deve
aggiungersi la impossibilità di determinare le portate ai nodi utilizzate
nei calcoli in quanto la eliminazione delle condotte minori, alle quali di
solito sono allacciati molti utenti, rende impossibile assegnare ai nodi
restanti la relativa portata il che introduce un ulteriore fattore di grave
errore nella procedura. In definitiva si può affermare come per il calcolo
di verifica di una rete magliata, devono essere prese in conto tutte le
condotte, nessuna esclusa, pena la nullità dei risultati e che, pertanto,
tutti gli studi condotti nel settore portano ad errori grossolani.
2.2.3. LA
DETERMINAZIONE DELLE PORTATE AI NODI DELLE RETI MAGLIATE
Nella
determinazione delle portate esterne ai nodi di una rete di distribuzione
d'acqua potabile in normale esercizio o, in altri termini, della domanda
idrica effettiva dell'utenza distinta nodo per nodo ed istante per istante
che costituisce una delle operazioni fondamentali, non ancora risolta, per
poter ottenere dai calcoli di verifica della rete stessa dei risultati
validi, sono stati effettuati molti studi tra i quali tutta una serie basata
sulla "calibrazione delle portate erogate nelle reti di distribuzione
idrica". Con tale metodologia le portate ai nodi sono calcolate partendo da
valori iniziali approssimati e che vengono via via affinati tramite calcoli
iterativi di verifica idraulica del modello matematico della rete in base ai
valori di pressione e portata reali della rete stessa quali risultano dai
misuratori in essa installati. In altri termini, scelte alcune situazioni
caratteristiche di funzionamento della rete reale e rilevati i dati salienti
(portata immessa in rete, livello dei serbatoi, pressioni in vari punti
della rete ecc.), saranno ritenute valide le portate ai nodi che soddisfano
tutte le condizioni teoriche di funzionamento. I risultati, opportunamente
estrapolati, dovrebbero potersi utilizzare nel prosieguo per tutti i calcoli
sia di verifica del funzionamento reale sia di verifica in sede progettuale.
Alcuni autori darebbero a capire che il metodo è atto a trasformare i dati
iniziali in dati finali validi indipendentemente dalla loro validità il che
potrebbe anche significare che i valori iniziali di portata ai nodi da
introdurre nel calcolo potrebbero anche essere completamente errati : sarà
la successione dei calcoli che provvederà ad adeguarli fino ad arrivare alla
congruità con tutte le condizioni teoriche di funzionamento idraulico
dell'insieme acquedottistico in esame.
Per convincersi che questo concetto di base è completamente errato basta
pensare alle molte incognite presenti nel funzionamento della rete
soprattutto se complessa come, ad esempio, la qualità dell'utenza che è
estremamente variabile, la scabrezza effettiva delle tubazioni anch'essa
diversa condotta per condotta e che, pertanto può portare a risultati
completamente errati, ecc. ecc.
Nel caso specifico si deve invece ritenere il metodo in oggetto atto
soltanto ad apportare la correzione finale a portate che di per sé siano
vicine a quelle reali.
In altri termini la metodologia da ritenersi valida dovrebbe contemplare, in
alternativa ed in aggiunta a quanto indicato dagli autori, la seguente
procedura:
· Determinazione delle portate esterne ai nodi con le modalità indicate
nella memoria " Fabbisogno, consumi, portate e perdite nella pratica di
esercizio delle reti di distribuzione d'acqua potabile a sollevamento
meccanico" e quindi in funzione di diversi fattori reali come sono
l'attribuzione ai vari nodi delle portate effettivamente consumate dagli
utenti e misurate ai contatori privati nonché di quella delle portate di
perdita occulta, l'esame critico dei grandi utenti con formazione di nodi
fittizi, la determinazione dei coefficienti reali di scabrezza. ecc. ecc..
· Calcolo di verifica di molteplici condizioni di funzionamento reale della
rete basata sui consumi determinati come detto .
· Confronto tra risultati dei calcoli e dati reali. Nel caso di discordanze
superiori ad una tolleranza ammissibile, ricerca ed eliminazione dei
possibili errori : schema idraulico errato, saracinesche di rete
erroneamente chiuse o strozzate, errata valutazione dei coefficienti di
scabrezza delle varie tipologie di condotte, errato rilievo dei dati reali
di funzionamento ecc. ecc.
· Effettuata la taratura completa del modello matematico, e solo allora,
applicazione del metodo teorico di calibrazione prima descritto per rendere
perfettamente congruenti tutti i dati.
2.2.4. MODALITA'
DI POMPAGGIO NELLE RETI A SOLLEVAMENTO MECCANICO
Numerosi sono
gli studi condotti allo scopo di migliorare le modalità di pompaggio negli
acquedotti a sollevamento meccanico. Si tratta in genere di elaborazione
statistica delle modalità reali di pompaggio condotta con le metodologie più
disparate e moderne, con dettagliati esami delle varie possibilità e con
definizione di quelle più interessanti dal punto di vista della spesa
energetica.
Anche in questo caso i risultati sono modesti soprattutto se confrontati con
quelli ottenibili adottando schemi idraulici della rete diversi come sono
quelli elencati negli articoli precedenti.
3.
CONCLUSIONI
Si è
cercato di dimostrare, mediante una elencazione di elementi reali di
esercizio d'acquedotto, come molte delle indicazioni fornite dalla
letteratura tecnica tramite i testi classici ed anche attraverso le numerose
pubblicazioni esistenti, nella pratica acquedottistica sono scarsamente
utilizzate sia perché in tale sede si sono potute adottare soluzioni diverse
ma in grado di dare risultati reali nettamente migliori, sia per averle
riscontrate troppo distaccate dalla realtà e quindi prive di reali
applicazioni.
La trattazione è condotta allo scopo di illustrare succintamente ma
ordinatamente alcuni vantaggi che, nella reale gestione degli acquedotti, si
possono e si devono comunque ritrarre dalla moderna tecnologia
acquedottistica e, previa adozione di particolari e preventivi accorgimenti
pratici, dai dettami teorici .
In tal senso ulteriori dettagli possono essere rilevati dal sito " http://altratecnica.3000.it
" dove sono riportate diverse esperienze reali di esercizio complete di dati
di funzionamento e di dimostrazione analitica dei risultati ottenibili.
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