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Dal 2001 al 2004, in valori costanti gli
investimenti nelle nuove opere
pubbliche sono cresciuti del 27,3% ,
mentre il PIL è cresciuto solo del 3,1%.
Ma a partire dalla fine del 2004 per le
opere pubbliche del nostro paese è
iniziata una fase nuova, che disegna uno
scenario difficile con il quale
confrontarsi. Soprattutto nei prossimi
anni.
In termini reali lo scenario delle opere
pubbliche appare caratterizzato, infatti
da un andamento negativo: la capacità
realizzativa si è ridotta del -5,2% nel
2005 rispetto al 2004 e del –1,2% nel
2006, mentre, sulla base delle
previsioni, potrebbe rimanere stabile
nel 2007 (+0,1%).
Ma quel che preoccupa di più è quello
che potrà accadere nel 2008, nel 2009 e
nel 2010: secondo il CRESME, a valori
costanti, la spesa per gli investimenti
in opere pubbliche si ridurrà del 2,5%
nel 2008 e del 3,3% nel 2009.
Una conferma di questa difficoltà la si
ha guardando all’andamento delle gare di
appalto. Negli ultimi 25 mesi (dal
maggio 2005 al maggio 2007), il valore
delle opere pubbliche appaltate è stato
pari a 63,4 miliardi di euro, contro i
78,4 dei 25 mesi precedenti (escluso il
ponte sullo Stretto di Messina), con una
contrazione del 19%.
Contrazione che colpisce tutte le fasce
di importo, ma che avrà effetti diversi
alla luce delle differenti dinamiche che
hanno caratterizzato il mercato negli
ultimi anni. Tra il 1999 e il 2005,
l’importo dei bandi di gara per lavori
di importo superiore a 83,3 milioni è
passato da 807 milioni a poco meno di
12.000 (+1.359%), mentre i tassi di
crescita delle altre tipologie
dimensionali oscillano tra il 5,9% dei
lavori di importo inferiore a 5,3
milioni e l’88% della fascia tra i 16,7
e 83,3 milioni. La fase espansiva dei
grandi lavori è confermata anche dai
dati relativi alle aggiudicazioni che,
tra il 2002 e il 2006, mostrano un
valore passato da 2,2 a oltre 13
miliardi (+508%), a fronte di un tasso
di crescita medio del 10% delle fasce
inferiori.
Questo cambiamento strutturale della
domanda produrrà effetti rilevanti sul
futuro della composizione dell’offerta
in quanto incide sui meccanismi di
conferma delle qualificazioni SOA. In
particolare è messa in discussione la
modalità di accesso al mercato delle
opere di maggiore interesse di molte
medie imprese.
Lo studio del CRESME mette in luce
l’alto rischio di espulsione di 1650
imprese qualificate per partecipare a
gare di appalto per la realizzazione di
infrastrutture per importi superiori ai
5,3 milioni (soglia UE) su un totale di
1.700 qualificazioni.
Ance ed Unioncamere intendono richiamare
l’attenzione sulla necessità di impedire
un collasso del sistema imprenditoriale
italiano delle costruzioni, ricreando le
condizioni per un mercato dei lavori
pubblici realmente competitivo e in
grado di valorizzare il tessuto
imprenditoriale esistente, fatto
soprattutto di piccole e medie imprese
professionalizzate e in grado di
costruire quelle opere di cui il Paese
ha bisogno e che in questi anni non si è
riusciti a realizzare. |