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                                                               le costruzioni in rete

Infrastrutture: il calo degli appalti pubblici

mette a rischio 1.650 medie imprese di costruzioni

 ANCE-UNIONCAMERE

Data di pubblicazione: 17/07/2007

 

Roma, 16 luglio 2006 – 1.650 medie imprese del settore delle infrastrutture di trasporto su 1.700 rischiano nel prossimo triennio di uscire dal mercato delle opere pubbliche, perché la riduzione del numero e del valore complessivo delle gare per importi di fascia bassa e media (a vantaggio dei grandi appalti) non consentirà loro di avere i requisiti necessari per partecipare alle gare d’appalto.

E’ quanto mostra una ricerca curata dal Cresme (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l'Edilizia e il Territorio) presentata questa mattina a Roma dai Presidenti di Unioncamere, Andrea Mondello, e dell’Ance, Paolo Buzzetti.

Dal 2001 al 2004, gli investimenti nelle nuove  opere pubbliche sono cresciuti in valori costanti del 27,3%, mentre il PIL è aumentato solo del 3,1%. Ma, a partire dalla fine del 2004, per le opere pubbliche del nostro Paese è iniziata una fase nuova, che disegna uno scenario difficile con il quale confrontarsi. Soprattutto nei prossimi anni.

La capacità realizzativa si è ridotta del 5,2% nel 2005 rispetto al 2004 e dell’1,2% nel 2006. Sulla base delle previsioni, nel 2007 potrebbe rimanere stabile (+0,1%).

Preoccupa soprattutto quanto potrà accadere nel prossimo triennio: secondo la ricerca, a valori costanti, la spesa per gli investimenti in opere pubbliche si ridurrà del 2,5% nel 2008 e del 3,3% nel 2009.

Una conferma di questa difficoltà si ha guardando all’andamento delle gare di appalto. Negli ultimi 25 mesi (dal maggio 2005 al maggio 2007), il valore delle opere pubbliche appaltate è stato pari a 63,4 miliardi di euro, contro i 78,4 dei 25 mesi precedenti, con una contrazione del 19%.

Contrazione che colpisce tutte le fasce di importo, ma che avrà effetti drammatici per le piccole e medie imprese, in quanto dalla fine degli ani Novanta ad oggi la tendenza è stata quella di un forte accorpamento dei “tagli” a vantaggio di poche imprese. Tra il 1999 e il 2005, l’importo dei bandi di gara per i lavori di grandi dimensioni, di importo superiore a 83,3 milioni, è passato da 807 milioni a poco meno di 12.000 (+1.359%), mentre i tassi di crescita delle altre tipologie dimensionali oscillano tra il 5,9% dei lavori di importo inferiore a 5,3 milioni e l’88% della fascia tra i 16,7 e 83,3 milioni. La fase espansiva dei grandi lavori è confermata anche dai dati relativi alle aggiudicazioni che, tra il 2002 e il 2006,  mostrano un valore passato  da 2,2 a oltre 13 miliardi (+508%), a fronte di un tasso di crescita medio del 10% delle fasce inferiori.

Questo cambiamento strutturale della domanda produrrà effetti rilevanti sul futuro della composizione dell’offerta in quanto incide sui meccanismi di conferma delle qualificazioni SOA. In particolare è messa in discussione la modalità di accesso al mercato delle opere di maggiore interesse di molte medie imprese.

Lo studio del CRESME mette in luce l’alto rischio di espulsione di 1650 imprese qualificate per partecipare a gare di appalto per la realizzazione di infrastrutture per importi superiori ai 5,3 milioni (soglia UE) su un totale di 1.700 qualificazioni.

Ance ed Unioncamere intendono richiamare l’attenzione sulla necessità di impedire un collasso del sistema imprenditoriale italiano delle costruzioni, ricreando le condizioni per un mercato dei lavori pubblici realmente competitivo e in grado di valorizzare il tessuto imprenditoriale esistente, fatto soprattutto di piccole e medie imprese professionalizzate e in grado di costruire quelle opere di cui il Paese ha bisogno e che in questi anni non si è riusciti a realizzare.

 


CINQUE ANNI DI GRANDI INFRASTRUTTURE 2002 – 2006

Dichiarazione del Presidente dell’ANCE, PAOLO BUZZETTI

 

Sostenere il sistema delle piccole e medie imprese per realizzare finalmente le opere che servono al Paese

 

“Il comparto dei trasporti e della mobilità rappresenta il segmento più importante non solo quantitativamente del mercato delle infrastrutture del nostro Paese. Qui, infatti, opera il tessuto che fa della tecnologia e della organizzazione i suoi fattori di punta. E’ attraverso queste imprese, di tutte le dimensioni, che il sistema Italia nel settore delle costruzioni in passato è riuscito ad essere protagonista anche sui maggiori mercati esteri. La regola lo sappiamo tutti è che solo se sei forte nel tuo Paese puoi essere competitivo nel mondo. La situazione che oggi si è creata di puntare per la realizzazione di queste opere esclusivamente sul modello del General contractor risulta perdente: non dà risultati, costa tanto al Paese, disarticola il sistema dell’offerta; indebolisce le stesse grandi imprese, paralizzate dall’incertezza contrattuale. Bisogna  cambiare strada.”

“Bisogna credere nelle potenzialità delle nostre imprese, salvaguardare il patrimonio costruito in decenni di attività fatto di competenza, capacità finanziarie e tecnologiche, mezzi e organizzazione. Come? Innanzitutto rimodulando le risorse in modo più equilibrato attraverso soluzioni che garantiscano una ricaduta delle risorse verso le diverse dimensioni di impresa e fasce di mercato. In secondo luogo, incentivando la costituzione di consorzi stabili e le fusioni per far crescere il tessuto imprenditoriale, così da creare massa critica e mettendolo in condizione di rispondere alle diverse esigenze della domanda sia italiana che estera. E soprattutto perseguendo una politica industriale per la media impresa che punti a salvaguardare e a potenziare fortemente i contenuti tecnologici e ingegneristici che rischiano un diffuso e pericolosissimo processo di smantellamento, proprio a causa dell’abbinarsi della riduzione degli investimenti e dell’attività e degli attuali meccanismi di qualificazione. Solo se si terrà conto con realismo di ciò si potrà affrontare con efficacia la questione del gap infrastrutturale che colpisce duramente tutti i settori economici del Paese e incide negativamente sulla qualità della vita dei cittadini.”

 

 
 

 


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