LA FOGNATURA DI MESTRE E' UN BIDONE?

 
 MARCELLO MENEGHIN

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PREMESSA

Molti sono gli elementi atti a dimostrare che le scelte operate a Mestre nel settore fognario sono errate.
Alcuni di essi sono:
- progetto generale scadente in quanto non basato su uno stato di fatto realistico delle condotte preesistenti, in quanto non tiene conto nei modi dovuti delle previsioni urbanistiche vecchie e nuove, ed infine in quanto consiste essenzialmente in un cattivo adattamento del precedente sistema fognante: una razionale unificazione dei molti bacini in cui era prima divisa la città, richiedeva invece un assetto totalmente nuovo e funzionale;
- stralci esecutivi già realizzati o in corso di costruzione non sufficientemente coordinati in quanto spesso difformi dal progetto generale, oppure relativi ad opere non contemplate dal suddetto progetto generale,
- il sistema previsto (fognatura di tipo misto) non è adatto ad un territorio come quello di Mestre con molte vecchie tubazioni immerse nella falda freatica che finiscono per drenare i terreni rendendo difficoltosa la depurazione finale delle acque reflue.
Nel presente lavoro si evita discuterne punto per punto, anche se ne varrebbe la pena, limitandoci a descrivere il solo collettamento delle acque reflue della zona Valsugana- Gazzera Bassa luogo di residenza dell'estensore della presente nota.


 

LA SITUAZIONE DELLA GAZZERA

Schema fognatura gazzera-valsugana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'estremità più a sud del territorio in questione (zona E F della planimetria schematica allegata) potrebbe benissimo scaricare le acque bianche (cioè dovute alla pioggia) nei due rii che lo attraversano e (cioè il Cimetto ed il Dosa ) con un percorso breve e di sicura funzionalità. Nulla di tutto questo. Le acque di pioggia mescolate a quelle nere vengono fatte defluire verso nord e quindi in una direzione opposta a quella del naturale deflusso del terreno, mediante lunghi e profondi collettori ( percorso E - D - C - B, percorso F - C - B) che, sottopassato il fiume Marzenego, si immettono nella vasca di raccolta di Zelarino (Punto B) dove arrivano, seguendo questa volta la naturale pendenza del suolo, anche le acque di pioggia della zona più a nord ed altimetricamente piu' elevata cioè di Zelarino. L'aver attraversato il fiume Marzenego con una condotta di grande diametro significa aver creato il collegamento idraulico, con le nefaste conseguenze che saranno piu' avanti descritte, tra due bacini da sempre nettamente separati tra di loro grazie al Fiume ed ai suoi argini che costituivano, in passato, una barriera insormontabile. Nella vasca di Zelarino (punto B) sono funzionanti le pompe di sollevamento che provvedono a inviare le acque in parte verso sud (percorso B - G - H - I) fino ad arrivare all'impianto di depurazione posto a Fusina e, al verificarsi di piogge intense, direttamente nel vicino fiume Marzenego. Una prima incongruenza risulta fin da ora evidente se si pensa che le acque reflue della zona sud (punti E - F) viaggiano verso nord per ritornare subito dopo sui propri passi (Punto H). Si tratta di rilevanti volumi di acqua sollevata meccanicamente per far loro compiere un giro vizioso con l'unico risultato di richiedere elevati costi energetici. Ma non è questo l'aspetto peggiore delle vicenda. Infatti, se il funzionamento idraulico degli impianti fosse corretto, tutte le acque sia se provenienti da nord (Zelarino) che da sud (Gazzera- Valsugana) sarebbero addotte nei recipienti finali senza alcun inconveniente fatta eccezione per l'accennato dispendio energetico. Le cose si svolgono invece in modo totalmente diverso a causa del funzionamento anomalo dell'impianto di sollevamento di Zelarino, il quale, sia perché dimensionato, come di norma, per far fronte soltanto ad eventi piovosi contenuti entro un certo limite definito dal "tempo di ritorno" ma soprattutto per un difetto gravissimo della rete di fognatura nella quale sono immesse anche acque di scolo dei fossi di campagna le cui normali destinazioni dovrebbero invece essere i canali di bonifica del Consorzio Dese, entra spesso in crisi non essendo in grado di sollevare gli enormi quantitativi che, con grave colpa di chi gestisce la fognatura, vi pervengono. E' in tale malaugurata evenienza che l'abitato della Gazzera Bassa si trasforma in un vero e proprio bacino di contenimento delle altrui acque (Zelarino ed altre), che vi si raccolgono percorrendo a ritroso i collettori di fognatura (percorso B - C - D - E e percorso B - C - F) con i gravi danni che si possono immaginare. In tal senso anche i lavori recentemente eseguiti lungo la Via Calucci per un importo superiore a due miliardi di lire, in luogo di salvaguardare il bacino sotteso, contribuiranno ad addurvi in grande quantità acque non pertinenti, aggravando gli effetti degli allagamenti della Gazzera di per sé già molto gravi.
In definitiva la situazione del quartiere Gazzera si presenta, nei riguardi degli allagamenti, quanto mai precaria e con prospettive future per gli abitanti ancora peggiori di quelle attuali. Un'idea della condizione di esasperazione in cui essi versano può essere data da alcune loro frasi: "più lavori di fognatura vengono eseguiti più la mia casa va sotto acqua" ; "il pericolo non deriva tanto dall'acqua che piove dal cielo quanto da quella che fuoriesce dalle caditoie stradali ".


 

IL CASO DELLA VIA MARTIRI DI MARZABOTTO

Ad ulteriore dimostrazione degli errori commessi nella realizzazione delle opere fognarie si cita una importante opera da poco ultimata per dotare di fognatura la Via Martiri di Marzabotto facente anch'essa parte del bacino della Gazzera e quindi con una notevole incidenza sugli allagamenti di cui sopra.
Bisogna innanzitutto premettere che il progetto generale della fognatura di Mestre prevede che le acque di pioggia di tutta la zona periferica (aree abitate e campagna) e quindi anche di quella in oggetto, siano evacuate, non a mezzo di condotte di fognatura, ma invece tramite gli esistenti fossi che sfociano nei canali di bonifica del Consorzio Dese. Le ragioni di tale decisione risiedono nel fatto che, trattandosi di territorio pressoché orizzontale, il sistema di sgrondo ha luogo sfruttando il notevole volume di invaso dei fossi medesimi i quali, riempiendosi fino alla sommità durante le piogge intense, sono in grado di immagazzinare notevoli volumi d'acqua che vengono successivamente pian piano sollevati dagli impianti idrovori del Consorzio Dese per essere recapitati nei recipienti finali.
Ora, eliminare anche in parte tale volume mediante chiusura, od anche tombinamento dei fossi, come si usa fare con troppa facilità, significa diminuire la possibilità di invaso ed alterare profondamente le descritte modalità di sgrondo con risultati devastanti. A tale nefasta regola non è sfuggita nemmeno la Via Martiri di Marzabotto per la quale era pure previsto che le acque piovane fossero smaltite tramite i fossi esistenti mantenuti nella loro precedente consistenza fatta salva la possibilità di provvedere alla loro sistemazione quando necessaria. Al contrario, in sede di esecuzione dei lavori e contravvenendo sia alle indicazioni del progetto esecutivo sia a quelle del progetto generale della fognatura, si è sostituito per un'estesa di circa 600 m il fosso che correva lungo il lato ovest della via nel tratto Via Asseggiano - località Via Spiga con una tubazione di grande diametro ma in ogni caso di sezione notevolmente inferiore a quella del preesistente fosso attuando, anche in questo caso, la lamentata riduzione del volume di invaso. E' fuori di dubbio che la esecuzione di lavori così importanti dal punto di vista idraulico, e, come già detto, per giunta nettamente in contrasto con il progetto generale della fognatura, doveva essere preceduta dall'aggiornamento e relativa approvazione del progetto generale della fognatura corredato delle necessarie verifiche idrauliche relative all'intero bacino interessato dall'intervento. L'aver evitato tale doverosa procedura comporta gravi responsabilità per l'ente che ha effettuato la direzione lavori delle opere le quali, per quanto concerne il lato amministrativo/legislativo, sono assolutamente illecite non essendo conformi alle prescrizioni di progetto e, dal punto di vista tecnico, sono fonte di un ulteriore aggravamento delle condizioni idrauliche della Gazzera di per sé già molto gravi.


 

CONCLUSIONI
La conclusioni cui si è pervenuti sono le seguenti. E' ben vero che non esiste al mondo sistema fognante in grado di far fronte ad eventi piovosi del tutto eccezionali e che pertanto è giocoforza tollerarne i danni ma è altrettanto vero che non si può, per una errata progettazione ed esecuzione delle opere, costringere un centro abitato come quello della Gazzera a fungere, subendone tutti i danni, da protezione degli altri centri posti in posizione privilegiata.
I rimedi da proporre sono di due ordini:
Quello risolutivo di primo ordine è dato dalla riprogettazione dell'intero sistema fognario di Mestre previa esecuzione di dettagliati controlli in tempo reale del suo attuale stato effettivo. E' quest'ultimo un metodo definito RTC (Real Time Control) in uso ormai da molti anni e che darebbe ottimi risultati ma che il Comune, pur avendolo in programma, non farà mai o, se lo farà, lo farà male in modo da non dover ammettere i gravi errori del passato e quelli attuali.
Il rimedio di secondo ordine e specifico per la Gazzera consiste nella costruzione urgente di opere, oltretutto di costo assai modesto se rapportate a quello relativo alla fognatura di Via Calucci ora in corso di ultimazione, atte ad evitare nella maniera più assoluta che i collettori di fognatura della Gazzera vengano percorse a ritroso dalle acque in essi contenute. Si tratterebbe in pratica di uno o piu' portelloni inseriti nei collettori mantenuti normalmente aperti ma che vengono automaticamente chiusi dall'eventuale inversione di moto dell'acqua. Inoltre, considerato che la situazione fognaria della zona è ormai gravemente compromessa, la sua definitiva salvaguardia non può che derivare dalla costruzione, anch'essa urgente, di un impianto sussidiario di sollevamento locale, che entri automaticamente in azione non appena l'acqua contenuta nel grande collettore di Via Calucci supera il livello di guardia, per immetterla nel Rio Cimetto o nel Rio Dosa.

 

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