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11/02/2009
L’UTILIZZAZIONE
DELLE CONDOTTE ADDUTTRICI ACQUEDOTTISTICHE FUNZIONANTI A GRAVITA’
PER PRODURRE ENERGIA ELETTRICA
Una modalità da non trascurare per la produzione di energia
elettrica dagli acquedotti è senza dubbio quella inerente lo
sfruttamento delle condotte di adduzione che in molte servizi idrici
effettuano il trasporto di ingenti volumi a notevoli distanze e con
dislivelli anch‘essi notevoli. Tipici esempi sono gli acquedotti che
vengono alimentati dai bacini artificiali di alta montagna posti
lontano decine di chilometri e a quote altimetriche di centinaia di
metri maggiori rispetto a quelle di consumo dell’acqua.
Bisogna però rilevare come di norma negli impianti già realizzati
non sussistano, almeno in linea teorica, possibilità di
funzionamento delle macchine di produzione idroelettrica per il
motivo semplicissimo che tutto il carico disponibile all’origine
viene dissipato nel trasporto dell’acqua fino al serbatoio di
arrivo. Ciò dipende dalle modalità correnti di progettazione delle
condotte stesse che, per ovvi motivi di economia nella costituzione
delle opere, prevedono che il carico disponibile sia totalmente
impiegato senza lasciare alcunché disponibile per altri fini che non
siano quelli prettamente acquedottistici.
Per rendere meglio comprensibili i concetti consideriamo l'esempio
di una condotta singola di adduzione del diametro di 80 cm, lunga Km
10 che deve alimentare, con una portata assolutamente costante per
tutta l’annata tipo di 1,70 mc/sec, un serbatoio posto in basso e ad
un dislivello di circa 150 m esattamente corrispondenti alle perdite
di carico in gioco e quindi con nessun carico residuo. Per gli scopi
qui ricercati di produzione elettrica è necessario modificare la
condotta di adduzione e lo si può fare in vario modo a seconda dei
risultati che si vuole ottenere. Nel caso si volessero seguire le
modalità normalmente in uso negli impianti idroelettrici si dovrebbe
sostituire tale condotta con un canale a pelo libero che, con una
perdita di carico totale di pochi metri per tutta l’estensione dei
10 Km, consentirebbe di immettere nel serbatoio la richiesta portata
di 1.70 mc/sec ed al tempo stesso di produrre energia elettrica in
notevole quantità grazie ad un salto utile finale che in tale
ipotesi ammonterebbe a oltre145 metri. Ovviamente si tratta di una
soluzione che non è nemmeno ipotizzabile vista la normale
conformazione dei luoghi. Per ottenere comunque buoni risultati sarà
sufficiente aumentare il diametro, in origine pari a 80 cm
sufficienti al solo trasporto idrico. Ne deriva una struttura che ad
una notevole semplicità costruttiva contrappone complesse modalità
di esercizio con delle incognite di base.
E’ ben noto come, al fine dare stabilità e sicurezza all’esercizio,
il salto utile dei normali impianti idroelettrici sia utilizzato
tramite una condotta forzata idraulicamente indipendente dal canale
di adduzione che funziona a pelo libero ed inoltre come sia sempre
presente la vasca di carico o di espansione posta in testa alla
condotta forzata stessa e che contribuisce in tal senso e molto
efficacemente con il notevole volume d’acqua ivi sempre presente. Le
cose sono totalmente diverse e più complesse nel caso in questione
essendo possibile derivare dalla lunga condotta in pressione
indifferentemente grandi portate con carichi esigui oppure portate
modeste con carichi molto elevati, il tutto in funzione delle
modalità di regolazione adottate.
Per una buona conoscenza del problema viene qui esaminato il
comportamento di una serie di condotte di diametro via via crescente
determinando perdita di carico, carico idraulico disponibile e
potenza risultanti per portate variabili da zero al valore massimo
adducibile.
I dati principali sono elencati nelle tabelle 1, 2 e 3 allegate
mentre il diagramma della figura n. 1 riguarda la rappresentazione
grafica dei salti idraulici e della producibilità elettrica per
tubazioni di diametro variabile da 80 cm ad 1,2 m.
TABELLA 1
DATI DI FUNZIONAMENTO DELLA
CONTOTTA DI ADDUZIONE DEL DIAMETRO DI m 0.90
|
Diametro
|
Portata
|
Perdita Carico |
Velocità
|
Perdita Carico
Totale
(Km10) |
Salto Utile
|
Potenza
|
|
m |
mc/sec |
m/Km |
m/sec |
m |
m |
KW |
|
0,90 |
0,200 |
0,113 |
0,177 |
1,129 |
143,871 |
287,742 |
|
0,90 |
0,500 |
0,706 |
0,442 |
7,056 |
137,945 |
689,723 |
|
0,90 |
1,000 |
2,822 |
0,884 |
28,222 |
116,778 |
1167,780 |
|
0,90 |
1,500 |
6,350 |
1,326 |
63,500 |
81,501 |
1222,508 |
|
0,90 |
2,000 |
11,289 |
1,768 |
112,888 |
32,112 |
642,240 |
|
0,90 |
2,200 |
13,659 |
1,945 |
136,594 |
8,406 |
184,921 |
TABELLA 2
DATI DI FUNZIONAMENTO DELLA
CONTOTTA DI ADDUZIONE DEL DIAMETRO DI m 1.00
|
Diametro |
Portata
|
Perdita Carico |
Velocità
|
Perdita Carico Totale (Km10) |
Salto Utile |
Potenza |
|
m |
mc/sec |
m/Km |
m/sec |
m |
m |
KW |
|
1,00 |
0,200 |
0,064 |
0,255 |
0,644 |
144,356 |
288,713 |
|
1,00 |
0,500 |
0,402 |
0,637 |
4,023 |
140,978 |
704,888 |
|
1,00 |
1,000 |
1,609 |
1,274 |
16,090 |
128,910 |
1289,100 |
|
1,00 |
1,500 |
3,620 |
1,911 |
36,203 |
108,798 |
1631,963 |
|
1,00 |
2,000 |
6,436 |
2,548 |
64,360 |
80,640 |
1612,800 |
|
1,00 |
2,500 |
10,056 |
3,185 |
100,563 |
44,438 |
1110,938 |
|
1,00 |
3,000 |
14,481 |
3,822 |
144,810 |
0,190 |
5,700 |
TABELLA 3
DATI DI FUNZIONAMENTO DELLA
CONTOTTA DI ADDUZIONE DEL DIAMETRO DI m 1.20
|
Diametro
|
Portata
|
Perdita Carico |
Velocità
|
Perdita Carico Totale (Km10) |
Salto Utile
|
Potenza
|
|
m |
mc/sec |
m/Km |
m/sec |
m |
m |
KW |
|
1,20 |
0,200 |
0,024 |
0,177 |
0,243 |
144,757 |
289,513 |
|
1,20 |
0,500 |
0,152 |
0,442 |
1,521 |
143,479 |
717,394 |
|
1,20 |
1,000 |
0,609 |
0,884 |
6,085 |
138,915 |
1389,150 |
|
1,20 |
1,500 |
1,369 |
1,326 |
13,691 |
131,309 |
1969,631 |
|
1,20 |
2,000 |
2,434 |
1,768 |
24,340 |
120,660 |
2413,200 |
|
1,20 |
2,500 |
3,803 |
2,210 |
38,031 |
106,969 |
2674,219 |
|
1,20 |
3,000 |
5,477 |
2,653 |
54,765 |
90,235 |
2707,050 |
Risulta molto interessante l'andamento della producibilità in
funzione della portata addotta che, in tutte le condotte esaminate,
presenta valore zero Kw nel punto iniziale a portata nulla ed in
quello finale nel quale la portata è massima ma tutto il carico è
dissipato per il suo trasporto, ma presenta soprattutto un culmine
mediano di alta produttività preceduto e seguito da brevi tratti a
tracciato sub orizzontale nei quali la produzione stessa si mantiene
su valori prossimi a quello massimo per una escursione abbastanza
notevole. E’ su detto elemento ad alta resa idroelettrica che è
opportuno concentrare l'attenzione poiché se ne possono ricavare
indicazioni molto utili per la definizione della soluzione ottimale.
La lista dei valori massimi di producibilità idroelettrica è
approssimativamente quella riportata nella seguente tabella n. 4. Si
nota immediatamente che, scartati i diametri 0.80 m e 0.90 m ed
inoltre 1.20 m perché atti soltanto a trasportare, ovviamente entro
l’area di funzionamento ottimale, portate rispettivamente inferiori
e superiori di quella dell’esempio, la soluzione migliore è senza
dubbio quella con condotta da un metro di diametro. Oltre a
consentire lo sfruttamento del carico disponibile con la massima
producibilità elettrica ( portata 1.70 mc/sec, salto utile m 98 e
potenza KW 1670) essa
consente di modificare la portata da 1.30 a 2.10 mc/sec senza
apprezzabili variazioni di potenza il che consente di ottenere
quella stabilità effettiva di funzionamento e risolvere quindi il
problema di regolazione prima posto.
TABELLA 4
DATI CARATTERISTICI
DELL’AREA A FUNZIONAMENTO OTTIMALE PER I VARO DIAMETRI
|
Diametro condotta |
Punto di inizio area ottimale |
Punto di fine area ottimale |
Produzione idroelettrica media KW |
|
|
Portata
mc/sec |
Carico utile m |
Portata
mc/sec |
Carico utile m |
|
|
0.80 m |
0.90 |
102 |
1.10 |
81 |
900 |
|
0.90 m |
1.00 |
117 |
1.60 |
73 |
1170 |
|
1.00 m |
1.30 |
118 |
2.10 |
74 |
1530 |
|
1.20 m |
2.50 |
107 |
3.50 |
85 |
2670 |
Fig. 1
GRAFICO DI FUNZIONAMENTO PER
VARI DIAMETRI E PER TUTTA L’ESCURSIONE DI PORTATA

Le considerazioni conclusive sullo sfruttamento delle condotte
adduttrici degli acquedotti possono essere riepilogate come segue.
Esistono sicuramente delle situazioni molto favorevoli per la
produzione idroelettrica derivante da un razionale sfruttamento dei
carichi idrici però sussistono notevoli problemi di regolazione
degli impianti che, essendo costituiti da condotte singole
funzionanti in pressione, sono privi dei dispositivi di
stabilizzazione come le vasche di carico, le condotte forzate
idraulicamente separate dall’adduzione che sono generalmente
adottate negli impianti del genere. Per ovviarvi occorre una oculata
scelta delle condotte di adduzione che devono presentare una
caratteristica particolare prima definita “area ottimale a
funzionamento costante” ed inoltre delle apparecchiature automatiche
di regolazione che tramite opportuni dispositivi elettro-meccanici
come ad esempio una accurata modulazione della inclinazione delle
pale o del distributore della turbina assicurino piena stabilità di
funzionamento.
Ulteriori notizie sul tema trattato
possono essere lette nel sito:
http://altratecnica.3000.it oppure
http://altratecnica.135.it
Marcello MENEGHIN
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