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Aree
degradate, sprechi energetici, scarsa
qualità abitativa.
Per
Finco, la Federazione di
Confindustria delle Industrie, Prodotti,
Impianti e Sevizi per le Costruzioni, la
sfida della riqualificazione urbana
si può giocare solo attraverso un “piano
strategico” che disegni efficacemente le
modalità di recupero e che
assegni al macrosettore delle
costruzioni un ruolo decisivo
nell’importante obiettivo del risparmio
energetico e della qualità del vivere e
del lavorare nelle nostre città.
La
Federazione, da sempre impegnata a
promuovere una cultura industriale
finalizzata alla tutela e al rispetto
dell’ambiente, sostiene la necessità di
un programma articolato di
riqualificazione del patrimonio
immobiliare italiano, con particolare
riferimento alle periferie urbane
degradate e, quindi, all’edilizia
pubblica, anche attraverso operazioni di
demolizione e ricostruzione rese
improcrastinabili dalla scarsa qualità
abitativa, dalla frequente congestione e
dalla rilevante inefficienza
energetica del patrimonio in
questione.
“Abbattere per Ricostruire”
come soluzione e risposta alle pressanti
esigenze economiche, politiche e
sociali.
Sono gli
stessi obiettivi di Kyoto a
spingere il settore verso questa
direzione: l’adesione al Protocollo di
Kyoto implica infatti per il nostro
Paese un abbattimento delle emissioni a
un livello medio, nel periodo 2008-2012,
del 6,5 per cento inferiore rispetto al
1990. Abbiamo invece emissioni di gas
serra per circa il 12,5 per cento in più
rispetto a quanto previsto: in pratica
occorrerà ridurre le emissioni di CO2
di circa 98Mt/anno tra il 2008 e il
2012. Cosa improbabile senza il
contributo del settore dei trasporti e,
soprattutto, senza una decisa
efficientizzazione del patrimonio
immobiliare, a meno che non si voglia
penalizzare in modo fatale il solo
settore industriale.
A
questo punto è utile illustrare con
esattezza cosa Finco intenda per
“riqualificazione urbana”.
Riqualificare le città significa portare
a compimento interventi di
trasformazione, a volte anche radicali,
come la demolizione e la
ricostruzione di edifici obsoleti,
privi di valore architettonico ed
inquinanti, soprattutto dislocati nelle
periferie delle grandi città, e definire
una nuova politica abitativa
anche finalizzata ad attrarre nelle
città capitale umano qualificato.
Questa
la definizione. Per l’applicazione del
sistema sono poi naturalmente necessari
dei fondi che possono essere reperiti
tramite strumenti di partnership
pubblico-privato e attraverso la
valorizzazione del patrimonio
immobiliare del Demanio, con
normative di favore inerenti i
cosiddetti “crediti edilizi”.
Occorre però anche considerare
operativamente l’ipotesi di destinare
una parte dell’extragettito previsto per
l’attuale ed i prossimi anni per lo
start-up di un progetto come “Abbattere
per Ricostruire”, certamente volano
di sviluppo e ad alto e positivo impatto
sociale.
Finco è
determinata a contribuire alle
operazioni di individuazione e sostegno
di tutte le iniziative che, oltre ad
essere di ausilio agli strati più
deboli, siano capaci di generare
crescita.
La
situazione attuale, d’altronde, non è
incoraggiante: il mercato immobiliare
nazionale è caratterizzato dalla
scarsità di alloggi in affitto e
l’edilizia sociale è fiaccata da una
fiscalità eccessiva. La scarsa qualità
del costruito ha potenziali riflessi
sulla qualità del vivere, sul disagio
sociale e, infine, sull’ordine
pubblico.
È
necessario dunque un flusso di
finanziamenti per sviluppare il settore
residenziale pubblico e per sostenere i
progetti di demolizione e ricostruzione,
anche al fine di evitare un ulteriore
fenomeno di espansione urbana,
per il soddisfacimento dell’emergenza di
edilizia abitativa e direzionale (mentre
nel Dpef l’attuazione di un piano
triennale per l’edilizia abitativa è
stato relegato tra le 10 misure previste
al capitolo della equità sociale).
Ecco
che in questo senso il progetto “Abbattere
per Ricostruire” è una possibile,
valida risposta di sviluppo.
Riteniamo insomma che nei 6,5 miliardi
di euro resisi disponibili tra
extragettito ed anticipazione degli
incassi legati al trasferimento del Tfr
all’Inps, possano e debbano trovare
spazio risorse per quanto sopra.
Per
questo e in questo quadro, è prioritario
che il Governo solleciti scelte
progettuali che adottino e valorizzino i
prodotti, i servizi e gli impianti per
l’edilizia e siano in grado di favorire
elevati standard di comfort e soluzioni
architettoniche, urbanistiche ed
infrastrutturali moderne e sostenibili.
Segnaliamo in proposito alcuni
aspetti specifici che il comparto
rappresentato da Finco auspica diventino
scelte condivise e stabili:
▪
sottolineare l’importanza della
qualità del costruito attraverso la
più ampia strumentazione possibile come
l’affermazione delle categorie delle
opere specialistiche nella esecuzione
dei lavori pubblici, l’implementazione
delle misure relative alla marcatura CE
dei prodotti da costruzione e
l’attenzione al risparmio energetico
degli edifici;
▪
rendere stabili (è indispensabile
quantomeno la loro conferma in
Finanziaria 2008, perché il
provvedimento possa dispiegare concreta
efficacia sia per i consumatori che per
le imprese) le positive misure
“premiali” (per esempio il 55 per
cento di detrazione d’imposta) per
coloro che realizzano risparmi
energetici ed affrontare compiutamente
anche le tematiche relative ai consumi
del condizionamento estivo oltre che
all’efficienza energetica invernale;
▪
introdurre indirizzi affinché nella
formulazione degli appalti pubblici
siano inclusi, tra gli elementi di
qualificazione delle
offerte,
la fornitura o l’utilizzo di prodotti e
materiali aventi requisiti ambientali
(per esempio Ecolabel, altri marchi di
qualità ambientale, certificazioni
ambientali di sistema e di prodotto). Si
darebbe così corso alle raccomandazioni
europee in tema di green procurement
e si indirizzerebbe l’uso dei fondi
pubblici verso la promozione delle
produzioni ambientali sostenibili
nell’ambito delle politiche di
prodotto europee;
▪
stabilire che alcune misure da
straordinarie, seppur ripetute,
diventino strutturali. Ci riferiamo all’Iva
al 10 per cento sui materiali da
costruzione ed al credito d’imposta
del 36 per cento sulle
ristrutturazioni. Sono misure che
conseguono il duplice obiettivo di
combattere il “ nero” e di fungere da
leva per lo sviluppo. |