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La competitività del paese dipende da molti fattori
ma a leggere alcuni commenti al decreto Bersani, si ha
l'impressione che l'unico vero ostacolo sulla via del
progresso sia rappresentato da professionisti,
farmacisti e tassisti. Non esageriamo.
Ferruccio de Bortoli Il Sole 24 ore 4 luglio 2006
Il decreto Bersani ha scoperto il coperchio di una
pentola in cui bollivano da tempo numerosi problemi.
La Commissione Europea e l'Antitrust ribadiscono da
anni, la necessità di aprire il mondo delle libere
professioni al mercato Europeo . Vi sono numerose
associazioni professionali, che da tempo chiedono un
riconoscimento, e la cui azione ha contribuito ad
aumentare la confusione.
Ciò premesso è comunque da condannare il fatto che la
misura, così come è stata presentata, ha visto sui media
i liberi professionisti rappresentati come un insieme di
avvoltoi, che vivono di rendite di posizione, ottusi ed
ancorati ad antichi privilegi, che non vogliono aprirsi
alla concorrenza, non consentendo l'ingresso a nuovi
iscritti, l'uso della pubblicità etc..
Questa accusa, almeno per noi ingegneri civili liberi
professionisti, non è vera. Pertanto è necessario che si
comincino ad operare delle distinzioni: se vi sono
Ordini e professionisti che vivono di rendite di
posizione, che hanno il numero chiuso, etc. questi non
siamo noi. Non mi sembra inoltre che vi siano difficoltà
eccessive per i giovani laureati ad entrare nel mondo
del lavoro.
Vediamo meglio il settore dei professionisti tecnici, ed
in particolare quello degli ingegneri ed architetti
liberi professionisti, quella schiera di circa 180.000
persone che operano prevalentemente nel campo
dell'edilizia.
Il decreto Bersani è stato fatto con l'obiettivo di
ridurre i privilegi ed allineare il nostro settore a
quello europeo, per fare questo prevede l'eliminazione
delle tariffe minime, la possibilità di fare pubblicità
e di costituire società interprofessionali.
Da tempo rifletto sulla nostra professione e sui
problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare e mi
sembra che le misure governative, applicate al nostro
settore, non possano farci sperare in un miglioramento.
I problemi che abbiamo di fronte, come Ingegneri ed
architetti, nel lavoro giornaliero (tralasciando quindi
voli pindarici di incarichi europei) sono legati a:
- un settore edile che fa spavento: manca mano d'opera
qualificata, le aziende non sono strutturate ed hanno
dimensioni di tipo familiare, la diffusione del lavoro
nero è enorme.
- nel settore tecnico operano troppe figure
professionali (geometri, periti, laureati junior,
architetti, ingegneri, etc.) senza una chiara e
demarcata definizione dei ruoli e delle competenze,
- vi è una importante fetta del mercato assorbita da
docenti universitari, che oltre ad usufruire del loro
prestigio possono utilizzare personale precario, come
studenti, borsisti, etc. Si sta inoltre diffondendo il
fenomeno del part time di dipendenti pubblici, che si
stanno creando una fitta rete di attività in ambito
pubblico e privato;
- gli enti pubblici affidano gli incarichi con scarsi
criteri di trasparenza e non vi è applicazione del
principio sancito dalla Merloni sulla centralità del
progetto. Nessuna applicazione di un principio di
rotazione degli incarichi.
- una normativa in perenne variazione, che costringe a
sforzi inimmaginabili per rimanere aggiornati a
procedure spesso contraddittorie, se non sbagliate (vedi
la sconvolgente vicenda delle norme sismiche),
- una burocrazia sempre più ottusa ed opprimente, che fa
si che il progetto sia divenuto la componente secondaria
del nostro lavoro;
- la difficoltà sempre crescente a farsi pagare dal
cliente privato e ritardi inimmaginabili in un mondo
civile nei pagamenti da parte dei committenti pubblici
- difficoltà ad assumere dipendenti e soprattutto a
poterli mantenere con stipendi dignitosi, a fronte degli
equivalenti ruoli negli enti pubblici, che percepiscono
più alti stipendi con molto meno carico di lavoro.
- nessuna agevolazione per gli studi tecnici, sempre
esclusi da contributi pubblici e simili,
- una sempre maggiore richiesta di assunzioni di
responsabilità per sostituirsi alle carenze di un
sistema pubblico sempre più costoso ed inefficiente.
Come si vede in tutto questo elenco non vi è alcun
riferimento alle tariffe, alle società
interprofessionali ed alla pubblicità.
Il rischio che intravedo nella manovra, se non verrà
integrata, è di sbagliare ancora una volta la mira.
Gli ingegneri ed architetti, evidentemente in forza dei
problemi di cui sopra, preferiscono ancora
l'organizzazione dello studio in forma individuale
(77%), piuttosto che associata (17%) o in società (6%);
anche gli studi associati sono comunque in prevalenza
piccoli, infatti in oltre il 90% di casi hanno meno di 5
dipendenti.
I giovani scontano difficoltà a farsi strada nel mondo
del lavoro, ma in maniera minore rispetto ad altre
categorie di professionisti.
La riforma triennale delle lauree ha avuto un impatto
assolutamente negativo sul mercato del lavoro, non
essendo la figura triennale ricercata dal settore libero
professionale.
Sono significativi alcuni interventi raccolti dal Sole
24 ore del 27 maggio 2006 (sotto il Governo Berlusconi)
La sfida reale per un professionista è incassare (ing.
L.O. Gorizia)
Il problema vero è affrontare la concorrenza dei
geometri e degli architetti,., è una corsa alla commessa
di tutti contro tutti ( ing. A.M. Torino)
L'ansia d'intercettare la maggior fetta di mercato
possibile, fa si che i professionisti restino
generalisti, oggi nessuno si specializza più. (ing. A.R.
Vercelli)
Quella delle tariffe è la linea nei fatti sfumata, che
divide le legittime richieste dei professionisti e le
pretese dei committenti. Oggi tutti vogliono gli sconti
e gli architetti sono costretti a fare a gara per
ridurre la prestazione e presentare parcelle più
modeste. Peccato che a risentirne sia la qualità del
lavoro. (arch. Giuseppe Sgrò presidente ordine Sondrio).
Ora basta, ragioniamo da geometri, mi dice sempre
scherzando un cliente,., sarebbe ora di definire i
confini delle diverse competenze.(arch. N.P. Rieti)
La difficoltà più grande? Farsi pagare.Per i clienti
siamo quasi degli amici che li accompagnano a scegliere
i mobili. Come si fa a parlare di tariffe? ( arch. Maura
F. Oristano)
Alcune osservazioni sulle tariffe minime. E'
innanzitutto necessario distinguere tra incarichi
privati e pubblici, perché relativamente al mercato
privato, la legge del 1943 è da sempre ampiamente
disattesa, senza considerare che buona parte delle
prestazioni non trova riscontro nelle tariffe ( ad es.
tutte le pratiche burocratiche, il cui importo supera
spesso quello del progetto, a differenza degli altri
paesi europei). Occorre comunque che siano definite
dettagliatamente le competenze professionali (ad es. un
geometra non può fare quello che fa un ingegnere, e per
alcune prestazioni, viceversa, etc.)
Per il settore pubblico , attualmente si fa riferimento
alle tariffe introdotte con decreto del ministro Nesi,
su cui viene applicato uno sconto del 20%, fermo
restando che il progetto deve comprendere tutta una
serie di elaborati, nel rispetto della Legge Merloni,
che prevede la centralità del progetto. Prevedere
l'apertura alla concorrenza, senza una esclusione delle
offerte anomale ci porterà alla stessa situazione dei
Lavori Pubblici del nostro paese, che si avviano ma non
si finiscono mai. Una tariffa di riferimento ci dovrà
essere sempre, anche come base di trattativa, come
riferimento nei contenziosi, etc.
I rischi connessi alla pubblicità libera, sono palesi:
vince il più forte, il più appariscente, non il
migliore.
Dott. Ing. Fausto Giovannardi
Consigliere InarSind Firenze
13 luglio 2006
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