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Dopo sette anni di costante crescita occupazionale nel
secondo trimestre di quest’anno per la prima volta si
registra un calo. Circa 2 punti e mezzo in meno rispetto
allo stesso periodo del 2005, 47.000 lavoratori in meno.
“I dati ufficiali – ha sottolineato Lorenzo Bellicini,
direttore tecnico del Cresme presentando il 2°
Rapporto sul mercato del lavoro nel settore delle
costruzioni, realizzato per Obiettivo Lavoro
società leader per il settore nella fornitura di lavoro
interinale - non colgono fino in fondo il profondo
mutamento a cui stiamo assistendo. Il calo è destinato
ad aumentare di consistenza e ad accrescere il disagio
del settore. Si tratta del primo importante segnale di
come il rallentamento del ciclo espansivo che ha
caratterizzato il mercato delle costruzioni a partire
dal 1997 e l’apertura di una nuova fase nel nostro Paese
inizi a farsi sentire sul mercato del lavoro.”
Il Rapporto rileva come a subire le conseguenze
immediate della contrazione di attività da parte delle
imprese siano i soggetti più deboli.
“Già nel corso del 2005 – richiama l’attenzione
Bellicini - si è registrata una forte ricomposizione
occupazionale rispetto al “genere”, determinata da un
rallentamento della crescita occupazionale maschile –
con una previsione per il 2006 di una riduzione dello
0,3% - e un calo di quella femminile, che nel 2006 si
avvicinerà ad una contrazione di 8 punti percentuali. A
ciò bisogna aggiungere che si sta invertendo il trend di
un aumento del lavoro dipendente più significativo di
quello autonomo.”
A completare il quadro un elemento “inaspettato”: per la
prima volta la domanda di nuove assunzioni per il 2006
sembra orientata a registrare un calo di lavoratori
stranieri, a fronte di una tenuta della domanda di
lavoratori italiani. Il loro “peso” si riduce dal 29,3%
del 2005 (rispetto a 92.000 richieste) al 22,4% del 2006
(su oltre 101 mila), con una riduzione del 18,5%
rispetto al totale della domanda.
“Le maggiori difficoltà – sottolinea ancora il direttore
del Cresme - dovute ad una contrazione della domanda
edilizia nei due settori che hanno trainato negli ultimi
anni il mercato delle costruzioni: le opere pubbliche e
la nuova edilizia abitativa, stanno determinando le
scelte delle imprese rispetto alla propria forza lavoro.
Si “tagliano” i soggetti meno necessari, le maestranze
meno qualificate, i collaboratori a tempo determinato,
spesso donne. Si alleggerisce la struttura, sviluppando
in piccolo forme di spin off occupazionale e
tecnico. La conseguenza è la creazione di un serbatoio
di mano d’opera di riserva, ma anche nuove imprese
artigiane e flessibili create da imprenditori
extracomunitari.
Un processo in forte crescita e destinato ad aumentare,
ampliando la concorrenza non sempre regolare. Insomma
siamo di fronte a fenomeni che è necessario osservare
con attenzione e valutare anche nella loro prospettiva
sociale e di ordine pubblico.”E’ in questo ambito che
vanno considerati i risultati dell’indagine svolta dal
CRESME presso 500 lavoratori interinali, dalla quale
emerge come oltre il 90% di questi lavoratori,
prevalentemente provenienti dalla Romania e da altri
Paesi dell’Europa Orientale, affermi di voler ritornare
a vivere in Patria dopo un’esperienza lavorativa in
Italia che nella stragrande maggioranza dei casi non
supererà i 5 anni. Si tratta di lavoratori esperti, con
una buona professionalità tecnica.
“L’inchiesta svolta dal CRESME – ha commentato
Alessandro Ramazza, Presidente di Obiettivo Lavoro
- porta a riflettere e a sviluppare politiche nuove,
destinate a gestire processi di mobilità transitoria,
non destinati a trasformarsi in immigrazione stabile,
bensì in percorsi professionali che hanno come
conclusione il ritorno in Patria di un numero
consistente di operai e di tecnici edili. L’esperienza
di Obiettivo Lavoro deve far riflettere. Vi è la
concreta possibilità di costruire un modello di gestione
di flussi migratori secondo un percorso circolare:
gestione dei lavoratori dal paese di origine al nostro,
politiche che favoriscano il ritorno in Patria,
aiutandoli a sviluppare iniziative a gestire
l’esperienza in Italia. Si tratta di progettare percorsi
guidati di mobilità nel settore delle costruzioni, dando
una risposta qualificata alla domanda di lavoro in
Italia e un’opportunità strutturata a chi intende
migliorare le proprie condizioni di vita nei Paesi di
origine. La gestione dei flussi migratori non può che
avvenire attraverso processi di monitoraggio del mercato
del lavoro, a cui collegare attività di formazione nei
Paesi di partenza e garanzie di condizioni di lavoro e
di vita nel nostro Paese. Ciò sarà particolarmente utile
nell’ambito delle grandi opere pubbliche che necessitano
di flussi di mano d’opera qualificata continui e
professionalmente differenti a seconda della fase di
lavorazione.” |