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                                                               le costruzioni in rete

Riflessioni e … rifrazioni  d’architettura

I ‘tessitori’ del contemporaneo

… ma la città dell’utopia ?  

     di Paolo Marzano

Data di pubblicazione: 09/05/2007

 

 

Forme diffe(re)ferenziate. Soluzioni architettoniche immerse nel fluttuante informatico, composizioni, renderigs tanto perfetti quanto plastificati, immagini verosimili a cosa?

La realtà, nello spazio e della materia dei corpi, contiene l’effetto tempo che, come funzione, ancora non è stata prevista dalle infinite librerie dei soliti ‘meccanici’ programmi di modellazione (http://www.costruzioni.net/transitorieta.htm).

Intorno alle immagini dell’ultima meraviglia (qualuque) architettonica, c’è sempre la volumetricamente triste città. Un’omologata, uguale ripetitiva costante ritmica realizzazione di cubo-casette che rimangono uno fondo grigio rispetto all’opera (qualunque) di innestimabile valore architettonico. Intorno però, quelle misere composizioni quadrangolari che s’inchinano all’oggetto in questione al nuovo vitello d’oro. Ma la città?

Ma l’utopia della città? Come dovrebbe essere la città intorno a oggetti ‘isolati’ di questo genere? Può essere solo il rapporto di distanza e la differenza di trattamento, renderli interessanti ( http://www.costruzioni.net/l%27uomourbano.htm)

 

 

La galleria d’immagini, che la realtà architettonica propone, continua la sua pratica mediale, sempre poco convincente. Architetture come spot che valgono per quello che presentano nell’attimo della loro ‘patinata’ uscita sulla tolda informatizzata, e dalla relazione che instaurano tra il lettore-osservatore e la grafica scelta dalla rivista o dal sito indagato velocemente. Poi discorsi, teorie, rappresentazioni, segni, visioni, diventano un contorno fumoso e a volte, clik e si va’ avanti, un’altra bell’immagine da osservare rimanendo estasiati dalla potenza della rappresentazione virtuale e dal prossimo “sublime informatico” da sviluppare nella sua ri-velata magnificenza. New layer, extrude along path, intersect solid, nurbs, texture, oppure luci da spot o puntiformi o ancora direzionali poi, occhio al riflesso dei vetri e all’ombra su quella superficie rugosa, ancora da controllare …un solo momento…ok, va bene così, anzi, va’ perfettamente bene così. E’ così che può succedere l’inevitabile; per esempio la ‘nuvola’ di Fuksas finisce per non discostarsi dall’effetto “altare della patria”, lo riconosciamo tutti, (competenti in materia compositiva e conoscendo il ‘segreto’ alchemico delle forme) perché l’influenza volumetrica e i rintocchi del ‘sublime’ convincono sempre, ma quanto la loro retorica influenza percettiva.

 

 

Non ci si meraviglia più (questo è allucinante), la città appare un ‘contorno’ come un’insignificante brodaglia informe e ibrida, l’effetto di un’immagine che comunque la si guardi è asimmetrica rispetto a una relazionalità attesa con la città; la realtà è un’altra cosa. (http://www.costruzioni.net/l%27uomoaltrove.htm) La nuvola capitolina, più solida che mai, peserà sui cittadini romani più di quanto si possa immaginare, come lo fa l’Altare della Patria posto in un punto di cerniera tra la Roma antica e la città contemporanea, creato come segno (pesante) dalla grandezza …dei simboli che, messi alla rinfusa ed esagerati nelle dimensioni e a quella scala, creano un’atmosfera surreale (enfatica-rappresentativo-scenografica).

Intorno, le casine e gli omini di un plastico chiamato città (http://www.costruzioni.net/luomodiffuso.htm), sempre più in attesa di un’utopia critica che la indaghi nella sua essenza. Piccoli e indifesi gli omini, di fronte al potere virtuale viaggiano, ancora nel (nuovo) polo fieristico di Milano. Percettivamente sollecitate le realzioni rimangono imbrigliate in nasse illusoriamente trasparenti che, da tempo, hanno già catturano le loro visioni e i liberi percorsi di una creatività a-tipica e logorante dell’uguale visibile. Ora si comprende cosa provano i pesci prima di cadere in trappola; la curiosità di una nuova fine. Di fronte a queste soluzioni spettacolari che sono in attesa che qualcuno chiuda la scena, rimane troppo difficile e troppo impegnativa l’idagine, della e sulla città, rispetto alla facilità del potere a poco prezzo (scontato) del viruale. Noi non siamo convinti di queste soluzioni, il nostro parere rimane sospeso in quell’ambito di mediocrità e ricerchiamo nuove utopie che ritrovino la città nella sua essenza, di questi esercizi di stile trattati come frame disarticolati e scomposti, sempre troppo ‘isolati’ e scollegati, è zeppa la realtà architettonica. Ma esisterà ancora un città utopica senza architetture logo-tipiche e che giocano banalmente ancora un avolta (poveri noi) sull’elementare evidenziazione della forma-fondo? Torniamo al blocco magico di schizzi, (invece che dello scanner tridimensionale ormai abusato) i gesti della matita e il viaggio della mano sul foglio lasciano il computer e le sue congestionate, infinite librerie, all’età della pietra, se non al brodo primordiale, del fluttuante virtuale. Il segno di una matita è già traccia di un’altra città, non ha bisogno di superflue media-azioni, è l’utopia che funziona così.

 

 

Schizzi di Paolo Marzano

Immagini di testa tratte dal sito:

http://www.archiportale.com/News/schedanews.asp?idDoc=9596&iDCat=37

http://www.archivioeuropeo.it/mestieri/nassa/nassa.htm

 

 
 

 


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