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Le pietre sono gli accenti

che fanno brillare il canto della città

Adolfo Natalini nella sua conferenza a CarraraMarmotec esalta i materiali naturali e spiega la sua filosofia per un’architettura adatta ai luoghi pensando agli abitanti. E pensa a un pavimento di marmo per i nuovi Uffizi.

 

Data di pubblicazione: 01/06/2008

 

Adolfo Natalini   

 

Una delle citazioni preferite da Adolfo Natalini è quella in cui definisce l’architettura come "lapsus tra lapis e lapide" e che sintetizza la sua riflessione sulle ragioni del progetto, sul rapporto tra il momento teorico del disegno e quello pratico della realizzazione, dove la pietra ha un ruolo fondamentale.
Su questi temi (e su tanti altri) si è svolta una lezione avvincente dell’ “architettore” pistoiese, docente alla facoltà di architettura di Firenze, oggi uno dei maggiori esponenti della progettazione italiana, che ha ricevuto a Carrara, nell’ambito di CarraraMarmotec, un premio alla carriera per i grandi risultati aggiunti nell’uso della pietra e per avere riportato i materiali naturali, marmo in primis al centro della progettazione e dell’impiego nei nuovi edifici a partire dalla banca di Alzate Brianza che ha segnato una svolta storica.
Nato a Pistoia, “città piena di pietre e segnata dalle pietre” Natalini ha illustrato le caratteristiche di numerosi edifici realizzati negli ultimi trenta anni, in Italia ed all’estero, nei quali “i materiali locali, prima di tutto, trovano ampio impiego, un’architettura fatta per gli abitanti delle città, adatta ai luoghi” e cercando di riportare il concetto e le caratteristiche di città nei luoghi dai quali era stata estromessa.
“Per pensare ad un’architettura che possa proiettarsi nel futuro si deve fare una progettazione che affondi in un passato lungo almeno quanto il futuro che si vuol dare ai nuovi edifici “ ha detto fra l’altro Natalini – “ ed in questo il marmo e la pietra , sempre nel rispetto dei luoghi, dei materiali e delle declinazioni locali, sono materiali indispensabili” Perché le pietre, per Natalini “sono gli accenti che fanno brillare il canto della città. Una città che è fatta di luoghi e di persone vere, che hanno bisogno di connotarsi anche fisicamente attraverso i materiali e non solo attraverso l’effimero o il moderno a tutti i costi.” .
Oggi siamo di fronte ad una forma di globalizzazione anche nell’architettura per la quale si ritiene che abbia maggior valore l’edificio realizzato con materiali e tecniche a forte valore tecnologico aggiunto.
“Spesso è sufficiente progettare bene, posizionare porte e finestre in modo giusto, usare correttamente la pietra per dare un grande valore aggiunto ad un edificio” ha affermato l’architettore pistoiese, che ha testimoniato rispetto e amore per la pietra tanto da impiegarla a tutte le latitudini (ha lavorato per quindici anni in Germania ed Olanda) e che pensa di utilizzarla ancora anche nel progetto dei nuovi Uffizi che pensa con un pavimento in marmo per dare ulteriore valore alle opere esposte.
Una vera “Lectio magistralis “ che si è conclusa con il ringraziamenti del presidente di CarraraFiere, Giorgio bianchini, che ha consegnato a Natalini il premio alla carriera e con un applauso scrosciante da parte di numerosi professionisti presenti per ascoltare un maestro che, pur a suo tempo esponente dell’avanguardia, riconosce i valori dell’architettura tradizionale che il più delle volte è utile, solida e bella anche perché connotata da un materiale tradizionale e sempre moderno come la pietra.


Banca Alzate Brianza

 

 

Teatro della Compagnia - Firenze
 

 
 

 


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