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Adolfo Natalini
Una delle citazioni preferite da Adolfo
Natalini è quella in cui definisce
l’architettura come "lapsus tra lapis e
lapide" e che sintetizza la sua
riflessione sulle ragioni del progetto,
sul rapporto tra il momento teorico del
disegno e quello pratico della
realizzazione, dove la pietra ha un
ruolo fondamentale.
Su questi temi (e su tanti altri) si è
svolta una lezione avvincente dell’
“architettore” pistoiese, docente alla
facoltà di architettura di Firenze, oggi
uno dei maggiori esponenti della
progettazione italiana, che ha ricevuto
a Carrara, nell’ambito di
CarraraMarmotec, un premio alla carriera
per i grandi risultati aggiunti nell’uso
della pietra e per avere riportato i
materiali naturali, marmo in primis al
centro della progettazione e
dell’impiego nei nuovi edifici a partire
dalla banca di Alzate Brianza che ha
segnato una svolta storica.
Nato a Pistoia, “città piena di pietre e
segnata dalle pietre” Natalini ha
illustrato le caratteristiche di
numerosi edifici realizzati negli ultimi
trenta anni, in Italia ed all’estero,
nei quali “i materiali locali, prima di
tutto, trovano ampio impiego,
un’architettura fatta per gli abitanti
delle città, adatta ai luoghi” e
cercando di riportare il concetto e le
caratteristiche di città nei luoghi dai
quali era stata estromessa.
“Per pensare ad un’architettura che
possa proiettarsi nel futuro si deve
fare una progettazione che affondi in un
passato lungo almeno quanto il futuro
che si vuol dare ai nuovi edifici “ ha
detto fra l’altro Natalini – “ ed in
questo il marmo e la pietra , sempre nel
rispetto dei luoghi, dei materiali e
delle declinazioni locali, sono
materiali indispensabili” Perché le
pietre, per Natalini “sono gli accenti
che fanno brillare il canto della città.
Una città che è fatta di luoghi e di
persone vere, che hanno bisogno di
connotarsi anche fisicamente attraverso
i materiali e non solo attraverso
l’effimero o il moderno a tutti i
costi.” .
Oggi siamo di fronte ad una forma di
globalizzazione anche nell’architettura
per la quale si ritiene che abbia
maggior valore l’edificio realizzato con
materiali e tecniche a forte valore
tecnologico aggiunto.
“Spesso è sufficiente progettare bene,
posizionare porte e finestre in modo
giusto, usare correttamente la pietra
per dare un grande valore aggiunto ad un
edificio” ha affermato l’architettore
pistoiese, che ha testimoniato rispetto
e amore per la pietra tanto da
impiegarla a tutte le latitudini (ha
lavorato per quindici anni in Germania
ed Olanda) e che pensa di utilizzarla
ancora anche nel progetto dei nuovi
Uffizi che pensa con un pavimento in
marmo per dare ulteriore valore alle
opere esposte.
Una vera “Lectio magistralis “ che si è
conclusa con il ringraziamenti del
presidente di CarraraFiere, Giorgio
bianchini, che ha consegnato a Natalini
il premio alla carriera e con un
applauso scrosciante da parte di
numerosi professionisti presenti per
ascoltare un maestro che, pur a suo
tempo esponente dell’avanguardia,
riconosce i valori dell’architettura
tradizionale che il più delle volte è
utile, solida e bella anche perché
connotata da un materiale tradizionale e
sempre moderno come la pietra.

Banca Alzate Brianza

Teatro della Compagnia - Firenze
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