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Un tempo non esisteva calcolatrice di sorta e
tutte le operazioni matematiche dovevano essere fatte a mano
eseguendo direttamente le quattro operazioni fondamentali. Per i
calcoli complessi si usavano i logaritmi i quali, trasformando le
moltiplicazioni in addizioni, le divisioni in sottrazioni, le
elevazione a potenza in moltiplicazioni e le estrazione di radici in
divisioni, davano la possibilità di risolvere, sempre a mano, anche
tali difficili problemi.
Erano le somme, soprattutto se relative a lunghissimi elenchi di
numeri, che costituivano un serio problema.
La
prima calcolatrice atta a risolverlo è stata, a notizia di chi
scrive, la "sommatrice automatica" .Si tratta di un astuccio
metallico delle dimensioni di circa 6 cm x 12 cm e dello spessore di
qualche millimetro avente nel fronte una serie di fessure verticali
ognuna delle quali è affiancata da una numerazione come
rappresentato nella fig. 1. Sopra ciascuna fessura e attraverso un
piccolo foro circolare, è visibile la sottostante numerazione incisa
su altrettante striscioline metalliche verticali che possono
scorrere sempre in senso verticale. L'intera riga di fori circolari
rappresenta il risultato. L'esecuzione di una somma ha luogo
trascinando verso il basso ad una ad una e partendo da quella più a
destra, le cifre costituenti i vari addendi tramite un piccolo
accessorio cioè una specie di penna con punta metallica da inserire
nelle fessure verticali e da tenere premuta contro un piccolo incavo
appositamente ricavato nella sottostante strisciolina a lato di
ciascuna cifra. Il risultato è visibile nella parte superiore entro
la serie di piccoli fori circolari di cui si è detto. Ad esempio
dovendo sommare tra di loro i due numeri 34 e 65, si riportano a
zero tutte le striscioline facendole scorrere verso l'alto fino a
portarle al fine corsa. Si inizia quindi a far scorrere verso il
basso il quattro nella prima fessura e poi il tre del primo addendo
in quella immediatamente a sinistra. Il risultato è il numero 34
leggibile in alto. Di seguito si porta in basso il numero cinque e
quindi il sei. Risultato 99. Il funzionamento è chiaro: la
strisciolina metallica interna scorrendo di volta in volta verso il
basso rende leggibile il numero (da zero a nove) che si viene a
trovare entro il foro circolare del risultato. Questo fintantocchè
il totale di una stessa fessura non è superiore a nove. Allorchè la
somma lo supera, l'operazione di trascinamento della strisciolina
verso il basso viene impedita dal suo fine corsa ed allora,
riscontrato tale inconveniente, senza spostare la penna dall'incavo
se ne inverte la corsa e facendola scorrere verso l'alto con un
percorso rigorosamente imposto dalla fessura di guida cioè con una
breve deviazione finale verso sinistra. Ciò comporta due azioni: da
una parte la sottrazione del complemento a 10 della cifra e,
dall'altra l'aggiunta di una decina nella casella posta
immediatamente a sinistra tramite la apposita dentellatura di cui è
munita la strisciolina.
La cosa sarà meglio comprensibile con un esempio. Siano da sommare
tra di loro i numeri 34 e 98. Inserito come nel precedente esempio,
il numero 34 ed ottenutone il risultato corrispondente, si dia
inizio a riportare in basso il numero 8 del secondo addendo. La cosa
non è possibile perché la corsa della strisciolina si arresta.
Allora si inverte il senso e si riporta verso l'alto e quindi verso
sinistra il numero 8 andando ad interessare la colonna più a
sinistra con spostamento verso il basso di una decina. In pratica si
è sottratto da 34 il complemento a 8 cioè 2 ma si é aggiunto 10. Il
risultato a questo punto è 42 cioè 34 - 2 +10. Resta ora inserire il
numero 9 del secondo addendo. Anche questa operazione non và a buon
fine. Occorre allora invertire il senso e, agendo verso l'alto,
andare a interessare la colonna ancora più a sinistra cioè quella
delle centinaia. In pratica si è sottratto da 42 il complemento a 90
cioè 10 ma si è aggiunto 100.Il risultato è ora pari a 132 cioè 42
-10 + 100.
Oltre a trattarsi di un sistema macchinoso e noioso non era
possibile, come si capisce dal nome della macchinetta, eseguire
nessuna altra operazione all'infuori della somma.
A un certo punto è apparsa in commercio la straordinaria Brunsviga
manuale che risolveva tutti i problemi del genere e che è illustrata
nella foto di fig. 2.
La macchina è composta da un rullo munito di più colonne di piolini
(quadro delle impostazioni) che si possono spostare a mano verso il
basso fino a leggere nella apposita riga il numero corrispondente.
Fatto un giro con la manovella detto numero è riportato tale e quale
nel sottostante quadro dei prodotti pronto a venire modificato in
più nel caso di somma ed in meno per la sottrazione. Le due
operazioni hanno luogo scrivendo in maniera del tutto analoga il
secondo fattore e facendo ruotare rispettivamente in senso orario od
antiorario a seconda si voglia fare la somma o la sottrazione dei
due fattori. Si prosegue similmente fino ad aver battuto tutti gli
addendi. Un altro indice ( quadro dei fattori ) segnala i numero di
elementi sommati meno quelli sottratti. Tutta la procedura relativa
ai riporti da una colonna all'altra avviene automaticamente grazie a
una serie di ingranaggi e di levismi interni.
Per
la moltiplicazione si deve usufruire di un'altra possibilità del
rullo: il suo spostamento laterale effettuato tramite la leva di
scorrimento che comporta un analogo spostamento sia del
moltiplicando e sia del contatore superiore cioè del moltiplicatore.
Supponiamo di dover moltiplicare 455 per 23.
Si scrive con i piolini il n. 455 nel quadro delle impostazioni. Si
fa girare la manovella per tre volte in senso orario per poi far
scorrere il rullo verso sinistra mediante la apposita leva e quindi
far girare due volte la manovella. La moltiplicazione è fatta e sarà
possibile leggere il moltiplicando nel quadro delle impostazioni ,
il moltiplicatore nel quadro superiore dei fattori ed il risultato
nello spazio inferiore cioè nel quadro dei prodotti.
Non esiste alcun modo per tener conto delle virgole e quindi tutte
le operazioni devono essere fatte con numeri interi curando, per le
somme e le sottrazioni, che le cifre impostate abbiano tutte lo
stesso numero di decimali, all'occorrenza aggiungendo degli zeri
dopo la virgola. Per la moltiplicazione il numero di decimali del
risultato è dato dalla somma dei decimali dei due numeri da
moltiplicare.
Più complessa l'esecuzione della divisione.
Scritto il dividendo con i piolini nel quadro delle impostazioni lo
si riporta in quello inferiore detto quadro dei prodotti facendo
girare una sola volta la monovella in senso orario. Si inserisce il
divisore con i piolini e quindi si comincia a sottrarlo girando in
senso antiorario la manovella. Nel quadro dei prodotti si legge
allora il resto della sottrazione, L'operazione và ripetuta girando
nello stesso modo la manovella finchè il resto rimane superiore al
dividendo. Quando non lo è più, la sottrazione diventa impossibile e
tale fatto viene annunciato da uno squillo di un campanello. Si
torna allora nella precedente posizione tramite un giro orario di
manovella per poi spostare il carrello al fine di allinearlo con una
nuova casella. Tutta l'operazione viene ripetuta più volte con
altrettanti spostamenti del carrello ed andando quindi ad
interessare , ad ogni squillo, via via tutte le caselle del
divisore. Si prosegue in questo modo fino ad esaurire tutto il
resto. A questo punto sono leggibili nella parte inferiore cioè nel
quadro dei prodotti il resto finale e nel contatore superiore
(quadro dei fattori) il risultato della divisione, nel mentre il
numero di decimali del risultato và calcolato manualmente e
corrisponde alla differenza fra decimali del dividendo e quelli del
divisore. L'operazione, vista ai nostri giorni in cui si trovano
macchinette da due soldi in grado di compiere automaticamente
operazioni matematiche di tutti i tipi, ivi compresa la
determinazione de i valori naturali delle funzioni trigonometriche,
fa veramente sorridere per la sua macchinosità. Ai tempi della
nostra storia ha rappresentato invece un grande passo in avanti.
Essa, nella realtà, è più difficile a spiegarsi che non a eseguirsi
perchè, con una certa pratica, avviene del tutto automaticamente.
Infatti una volta inserito il dividendo ed il divisore si tratta di
far ruotare velocemente la manovella all'indietro fino allo squillo
del campanello, spostare di una casella il carrello, riprendere a
girare all'indietro e ripetere l'intera operazione fino allo squillo
finale. L'intera azione risulta alla fine relativamente veloce.
L'operazione
di riporto a zero delle cifre è facilitata da apposite levette poste
nel fianco della macchina.
La Brunswiga permetteva anche l'esecuzione della radice quadrata con
un metodo molto intelligente ed arguto ma, anche in questo caso,
risulta assai difficile spiegarne le modalità.
La radice viene così eseguita.
Si inserisce il numero da cui estrarre la radice nel quadro delle
impostazione tramite i piolini e lo si divide mentalmente in gruppi
di due cifre. L'operazione inizia operando nel gruppo più a sinistra
e sottraendovi, cioè facendo girare all'indietro la manovella, di
volta in volta i numeri dispari : prima 1, poi 3, poi 5, poi 7 e
così via fintantocché il solito campanello non annuncia giunta la
fine. Allora si torna indietro di un giro e si diminuisce il numero
appena impostato e che non è più sottraibile dal resto, di una
unità, si sposta il carrello verso destra e si inizia, a sottrarre,
nel gruppo di due cifre immediatamente a desta, di nuovo ed uno di
seguito all'altro, i numeri dispari. L'operazione và ripetuta fino
ad esaurire tutte le cifre del resto. Nel contatore superiore
(quadro dei prodotti) si legge allora il risultato mentre in quello
inferiore (quadro dei fattori) il resto.
Anche in questo caso l'operazione risulta più facile di quanto non
appaia dalla descrizione appena fatta. In pratica, inserito il primo
numero, si tratta di sottrarvi via via 1, 3 , 5 ecc. ecc. spostando
il carrello di una casella ogni qual volta suona il campanello.
Un esempio chiarirà meglio le operazione e potrà fornire anche la
dimostrazione del procedimento.
Si debba ad esempio estrarre la radice quadrata del numero 104976.
La prima coppia di numeri a sinistra è 10. Si inizierà allora a
sottrarvi il numero 1 operando nella colonna sottostante al 10
medesimo. Dopo il primo giro all'indietro il resto (quadro dei
prodotti) segnala 94976. Si sottrarrà allora il numero 3 ottenendo
un resto di 64976, quindi il 5 ottenendo un resto pari a14976. Il
successivo tentativo di sottrarre da 1 il numero 7 darà esito
negativo segnalato dallo squillo. Si compie un giro in senso orario
e si trasforma manualmente il numero 7 appena scritto ma non
utilizzato perché non contenibile nel resto, nel numero
immediatamente inferiore cioè il 6 . Si sposta il carrello verso
destra e si comincia a sottrarre le solite cifre 1, 3, 5, 7 ecc. dal
secondo gruppo di due cifre scrivendole di fianco al numero 6 di cui
si è appena detto. In pratica si sottrae da 14976 dapprima il 61
ottenendo 8876, poi 63 ottenendo 2576. La successiva cifra pari a 65
non è più contenibile nel resto. Il campanello suona, si torna
indietro di un giro, si trasforma il 5 in 4, si sposta il carrello
verso destra e si inizia la nuova serie di numeri dispari. Il
prossimo sottraendo sarà 641 con resto 1935, quindi 643 con resto
1292, quindi 645 con resto 647 e per ultimo 647 con resto zero. La
radice è completa e nel contatore superiore (quadro dei fattori) si
leggerà il risultato pari a 324 e che corrisponde al numero di giri
fatti dal carrello nelle varie posizioni.
La dimostrazione del procedimento è data dal fatto che sottraendo di
seguito uno all'altro i numeri dispari non si fa altro che sottrarre
il quadrato della serie progressiva di cifre che compongono il
risultato. Nell'esempio si sono via via sottratti 1 che è il
quadrato di 1, 1+3 che è il quadrato di 2, 1+3+5 che è il quadrato
di 3 (tre è la prima cifra del risultato). Si è poi sottratto il
numero 100+300+500+61= 961 che è il quadrato di 31, poi 961+63=1024
che è il quadrato di 32 (32 sono le prime due cifre del risultato).
Si è poi spostato il carrello e cominciato a sottrarre
102400+641=103041 cioè il quadrato di 321, poi 103041+643=103684 che
è il quadrato di 322, poi 103684+645=104329 che è il quadrato di
323, infine 104329+647=104976 che è appunto il quadrato del
risultato finale cioè 324. In altri termini tutta l'operazione è
consistita nel ricercare via via per tentativi successivi ma non
casuali quel numero che elevato al quadrato desse il numero iniziale
di cui si ricercava la radice. Anche in questo caso l'operazione
effettiva è più semplice di quanto non appaia dalla spiegazione. Si
tratta, in effetti, di sottrarre in maniera progressiva la serie di
numeri dispari a partire ogni volta da 1 salvo spostare il carrello
quando la sottrazione diventa impossibile riducendo poi di una unità
il numero impostato.
Chi ha costruito la prima Brunsviga, oltre ad una buona tecnica
meccanica, doveva sicuramente possedere una grande immaginazione per
scoprire un metodo, sia pur nella sua meccanosità, così intelligente
di risolvere un problema, per quei tempi così difficile.
Il progresso nella costruzione delle calcolatrici meccaniche ha
raggiunto, ad una certa data, livelli veramente elevati quando si è
diffusa la calcolatrice manuale Brunsviga doppia che, a mio modo di
vedere, rappresenta una somma di intelligenza. Si tratta di due
calcolatrici manuali del tutto analoghe a quella prima descritta
abbinate tra di loro e che possono funzionare sia girando ambedue
nello spesso senso o nel senso contrario l'una rispetto all'altra a
seconda della impostazione data dall'operatore nel mentre il
contatore meccanico o numeratore che dir si voglia, è unico. In
pratica la calcolatrice doppia è in grado di effettuare
contemporaneamente due operazioni di somma, sottrazione,
moltiplicazione o divisione, in funzione di un unico numeratore. Ad
esempio si può moltiplicare, con una unica operazione, per 43 sia il
numero 520 che il numero 88 ottenendo nei due registri (quadri dei
prodotti) i due risultati rispettivamente 22360 e 3784. Ma la cosa
straordinaria è rappresentata dal fatto che una volta opportunamente
impostate le due calcolatrici, è possibile, agendo sul carrello e
sulla manovella di rotazione, ricercare quella soluzione che dà, per
ambedue le formule impostate, un unico risultato consentendo così di
risolvere, in maniera semplice, problemi matematici che avrebbero,
con le normali calcolatrici allora in uso, richiesto complicatissime
procedure. Ciò può aver luogo ogni qualvolta esistono, come in
matematica o in geometria accade assai frequentemente, due diverse
formule che, partendo da dati diversi, portano al medesimo
risultato. Si tratta in qualche modo di precorrere i tempi e cioè di
una rudimentale applicazione del calcolo iterativo, comunemente
usato nei moderni computer.
Come
noto, ai nostri giorni, quando siamo in presenza di problemi
particolarmente difficili da risolvere, si ricorre alla iterazione
che consiste nell'iniziare il calcolo con una procedura approssimata
e quindi affinare via via il risultato, sempre con procedure
approssimate ma semplici. Ad ogni iterazione il computer confronta
il nuovo risultato con quello precedente sospendendo le iterazioni
non appena la differenza riscontrata rientra entro le tolleranze
ammesse. Allo stesso modo con la calcolatrice doppia il risultato
viene via via affinato fino ad ottenere, con la equiparazione di
quello dell'una a quello dell'altra macchina che funziona in
parallelo o in senso contrario, la risoluzione definitiva di
problemi matematici complessi. Non si ritiene opportuno in questa
sede descriverne in dettaglio le procedure, data la difficoltà che
vi si incontrerebbe. Ci si limita ad indicare come, nella realtà ,
fossero in grado di dare, tenuto conto dei tempi di cui si discorre
ed una volta imparate, velocità nei calcoli prima giudicate
impensabili. Basterà qui dire che in ognuna delle due calcolatrici
abbinate bisogna impostare i dati di una formula atta a dare il
medesimo risultato fatta salva la necessità di tener conto dei segni
matematici di ogni elemento mediante la regolazione del senso di
rotazione dell'una macchina rispetto all'altra e del senso di
rotazione assoluto della manovella. Il tutto codificato in regole
precise del libretto di istruzioni che veniva fornito, in copia
eliografica di un lucido redatto a mano libera, assieme alla machina
e di cui si riporta, per darne un'idea di massima, un breve estratto
nelle figure 3 e 4. Dalla sua lettura si capisce come la macchina
sia stata utilizzata da chi scrive queste note, esclusivamente per
calcoli topografici, per i quali essa presentava ottime performances.
Il suo uso si estende però a calcoli di qualsiasi tipo fatta salva
la difficoltà di conoscerne le regole, assai complicate ma
necessarie per una efficace .utilizzazione delle peculiari
caratteristiche. Ci si deve però rendere conto di quali erano le
reali difficoltà che si incontravano allora nella esecuzione di
calcoli oggi resi estremamente facili dai mezzi di calcolo di cui si
può facilmente disporre. Occorre a tale riguardo accennare anche ad
un'altra caratteristica dei calcoli topografici di quei tempi e cioè
quella legata all'uso dei valori naturali delle funzioni
trigonometriche la cui determinazione era un motivo in più per
rendere le operazioni difficoltose. Ad esempio per determinare il
valore, con una approssimazione spinta ad almeno otto decimali
necessari per i calcoli topografici, del seno di un angolo dato in
gradi, primi, secondi e decimi di secondo occorreva effettuare a
mano l'interpolazione tra due dati, letti nel manuale relativo, ma
che si riferivano ad angoli di valore arrotondato alla decina di
secondi. L'operazione, facilitata da una tabella delle
interpolazioni che era riportata sul fianco della pagina, presentava
comunque una certa complessità e un discreto margine di errore.
In un secondo tempo le calcolatrici meccaniche vennero elettrizzate
e quindi le stesse operazioni descritte erano eseguite, con la
medesima sequenza, ma del tutto automaticamente. Era allora una vera
comica vedere questo carrello, soprattutto nelle moltiplicazioni e
nelle divisioni, che saltellava lateralmente a velocità
impressionante.
La vera rivoluzione nel calcolo matematico si è avuta più tardi con
l'avvento delle prime calcolatrici digitali e, subito dopo, di
quelle tascabili programmabili. Queste ultime, pur consentendo di
utilizzare solo pochi passi di programma (all'inizio erano solo 25)
purtuttavia diedero una immediata percezione delle loro enormi
possibilità, confermate poi dall'uscita di macchinette tascabili
molto potenti e contemporaneamente da quell'autentico gioiello che
fu il primo personal computer e cioè l'Apple secondo. Da allora è
stato un susseguirsi di eclatanti novità fino a giungere, in breve
tempo, ai moderni personal la cui rilevante potenza di calcolo
assieme alla grande disponibilità di programmi applicativi permette
di eseguire agevolmente calcoli matematici di ogni genere e non solo
quelli. Descrivere le caratteristiche dei moderni personal esula
totalmente dalle finalità della presente nota, pertanto la mia
piccola storia delle calcolatrici finisce qui. Il tema delle
calcolatrici in essa trattato è così vasto da richiedere, per una
descrizione esaustiva, interi volumi. Ma lo scopo qui perseguito non
è questo. Ho voluto semplicemente ricordare alcune caratteristiche
delle calcolatrici meccaniche pensando sia bene non ne vada perduta
la memoria per l'intelligenza e peculiarità che le caratterizzano e
che ritengo di sicuro interesse scientifico nonchè atte a destare la
curiosità dei lettori.
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