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Rallentamenti, rimbalzi,
ripartenze e poi oggi ancora una prospettiva di
rallentamento. Sono queste le parole che meglio
descrivono quanto successo nel mercato delle
costruzioni nell’ultimo triennio.
Rimbalzi e ripartenze hanno
caratterizzato soprattutto il 2004, anno che è stato
premiato dalle paure degli investitori per il
mercato mobiliare e dal persistente contesto
favorevole all’investimento immobiliare.
Egualmente un ruolo decisivo è
stato svolto dalla spesa pubblica e dalla crescita
dei finanziamenti in infrastrutture.
Nuova edilizia residenziale e
opere pubbliche sono stati i due motori che hanno
sostenuto e spinto verso l’alto il mercato delle
costruzioni, mentre si era già spento il rinnovo,
soprattutto nel settore privato e calava -
vistosamente dopo il biennio “drogato” dalle
Tremonti - il non residenziale privato.
Il mercato immobiliare ha
spinto il comparto residenziale e la
patrimonializzazione è diventata la scelta
prioritaria di tutti i soggetti che operano nel
settore edilizio, dalle famiglie alle società, dal
pubblico al privato.
E in questo contesto
l’industria del calcestruzzo preconfezionato ha
registrato una costante rilevante crescita di
produzione e di ruolo.
La locomotiva edilizia lanciata
nella sua corsa ha portato al record del 2004 dei 76
milioni e 756 mila mc di calcestruzzo
preconfezionato consumato.
La forte domanda di cemento e
di calcestruzzo, determinata da una costante e
progressiva crescita degli investimenti edilizi a
partire dal 2001 e dal 2003 soprattutto nei settori
delle nuove opere pubbliche e delle infrastrutture
da un lato e della nuova edilizia residenziale
dall’altro, ha spinto il consumo e la produzione di
calcestruzzo preconfezionato verso l’alto. L’effetto
è stato duplice:
·
una crescita considerevole della
produzione e un aumento della quota di consumo
rispetto al totale della produzione di calcestruzzo;
·
modifiche significative sul fronte
della struttura aziendale, della domanda delle
diverse tipologie del prodotto e dei processi
produttivi.
In sintesi, nell’ultimo
triennio si è assistito a:
·
una accelerata crescita dei consumi
che ha superato nel 2004 il tetto dei 76 milioni e
750 mila mc, raggiungendo la quota del 22,5% del
totale della produzione dell’area UE;
·
una costante crescita della
percentuale di cemento finalizzata al
preconfezionato (48%) nonché della sua quota
rispetto al totale della produzione di calcestruzzo
(prossima al 61% nel 2005);
·
una razionalizzazione della
composizione aziendale attraverso:
o
un calo del numero delle imprese del
7% in tre anni;
o
un aumento viceversa degli impianti di
produzione del 4,3% nello stesso periodo;
o
un conseguente aumento della
produzione media per impianto passata dai 28.333 mc
del 2000 agli oltre 30.000 mc del 2004.
Si sono determinati effetti
importanti anche sul piano occupazionale, con un
aumento significativo degli addetti passati in tre
anni dai 16.174 del 2003 ai 16.608 del 2005.
Importanti effetti si sono
riscontrati anche nell’indotto, in modo particolare
rispetto al comparto del trasporto e dei mezzi
d’opera, aumentati nello stesso periodo dell’8,5%,
da 15.800 ad oltre 17.000 veicoli. La forte crescita
di consumi e la vivacità della produzione hanno
finito per modificare sostanzialmente la
composizione tra mezzi aziendali e in conto terzi a
tutto vantaggio di questi ultimi (64%).
Egualmente, ad uno sviluppo di
attività e ad un assestamento della struttura
produttiva ha corrisposto il proseguimento del
processo di evoluzione tecnologica che era stato già
evidenziato nel Rapporto del 2003.
Si è, infatti, registrato un
generale anche se graduale sviluppo dell’automazione
e una maggiore attenzione ad attività di
laboratorio. Così come l’indagine presso le imprese
evidenzia una crescita dei consumi di calcestruzzi a
maggiore resistenza e di classe di consistenza
superiore.
Nello specifico, rispetto
all’indagine del 2002, cresce sia la percentuale dei
calcestruzzi con RCK superiore a 30 (13% su 11%)
sia quella del calcestruzzo di classe S5 (6,3%
contro 5,4%) mentre calano i consumi per le
categorie più basse.
Siamo di fronte ad un processo
destinato a proseguire e in qualche modo a subire
un’accelerazione per effetto di più di un fattore.
L’indagine, infatti, evidenzia
come negli ultimi anni si stia assistendo ad un
processo - seppure abbastanza lento - di crescita di
utilizzo di calcestruzzi di maggiore qualità. Si
potrebbe dire che si registra una naturale
evoluzione.
2005, l’inversione del ciclo
espansivo
Il 2005 appare destinato ad
essere il primo anno nel corso del quale da molto
tempo si registra un calo sia dei consumi di
calcestruzzo nel suo complesso sia degli impieghi di
preconfezionato.
A fronte di un calo dello 0,5%
del consumo di calcestruzzo nel 2005 e di una
ulteriore contrazione dello 0.7% nel 2006 il
preconfezionato cala ma in misura minore nell’anno
appena trascorso (-0,2%), avviandosi a subire
maggiormente il contraccolpo recessivo nel 2006 con
una previsione di una riduzione degli impieghi
intorno allo 0,8%.
Queste previsioni tengono conto
in modo particolare delle difficoltà della finanza
pubblica e delle incertezze sul fronte
dell’attivazione degli investimenti e delle
iniziative di appalto per molte opere pubbliche ad
iniziare da quelle relative alla Legge Obiettivo.
Un aspetto questo che risulta
determinante per quantificare il calo possibile
della domanda e di conseguenza la restrizione dei
ritmi produttivi.
La percezione che l’inversione
di tendenza del ciclo sia ormai prossima emerge
anche dall’indagine diretta realizzata dal CRESME
presso oltre 200 aziende.
Rispetto alla precedente
indagine realizzata nel 2003 le indicazioni per il
futuro appaiono completamente ribaltate.
Nel 2003 circa un quarto
(23,3%) delle aziende partecipanti all’indagine
riteneva che nel 2004 si sarebbe registrata una
crescita produttiva e solo un 19% temeva una
contrazione di attività.
Oggi guardando al 2006 oltre un
quarto (25,4%) delle aziende è pessimista e prevede
un calo anche sensibile della domanda di
calcestruzzo preconfezionato e soltanto un 15,7%
valuta che le cose andranno meglio rispetto al 2005.
Tabella 1. – Le
previsioni sull’andamento del mercato nel 2006
rispetto al 2005
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Crescita |
Stabile |
In calo |
TOTALE |
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Nord - Ovest |
11,1 |
63 |
25,9 |
100,0 |
|
Nord – Est |
11,1 |
58,3 |
30,6 |
100,0 |
|
Centro |
16,7 |
70,8 |
12,5 |
100,0 |
|
Sud |
23,5 |
44,1 |
32,4 |
100,0 |
|
Isole |
15,4 |
69,2 |
15,4 |
100,0 |
|
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|
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Totale |
15,7 |
59 |
25,4 |
100,0 |
|
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|
Fonte: Elaborazione
Cresme
Quali prospettive?
Le prospettive appaiono
“condizionate” da molti fattori, non ultimo la reale
disponibilità finanziaria della pubblica
amministrazione in relazione allo stato del debito
pubblico, ai parametri europei e all’affidabilità
del sistema Italia, come terminale di investimenti.
Molto dipenderà dalla ripresa
della domanda di rinnovo sia pubblica che privata;
molto dipenderà dalla crescita del mercato del
Partenariato Pubblico Privato da una dimensione di
potenzialità ad una dimensione sostanziale fatta di
gare, di affidamenti e di cantieri; molto dipenderà
anche dalle scelte della politica rispetto al
processo di infrastrutturazione e di modernizzazione
dei sistemi di mobilità, nonché dalla maggiore o
minore capacità di sviluppare programmi di
riqualificazione urbana.
Un effetto rilevante dovrebbe
determinarlo l’entrata in vigore delle nuove norme
tecniche per le costruzioni volto a favorire il
processo verso una più ampia e qualificata domanda.
Ma se le nuove norme creano le condizioni di base
per un cambiamento dei comportamenti nella fase di
prescrizione del preconfezionato, sicuramente non
vanno sottovalutate le difficoltà di una
generalizzata sensibilizzazione e adesione alle
nuove regole.
Da questo punto di vista va
sottolineato il ruolo importante che potrebbe
svolgere la rappresentanza associativa come stimolo
e come attore promotore di iniziative in grado di
facilitare la loro applicazione.
La vera sfida dei prossimi
anni, nella fase calante del ciclo, sarà la capacità
di incidere sui comportamenti della domanda sapendo
giocare su diversi elementi, dalle dinamiche dei
prezzi, alla crescita del ruolo dei produttori di
preconfezionato all’interno del processo di
costruzione edilizio; allo sviluppo di strategie di
marketing; al saper spostare la propria attenzione a
nuovi mercati, quali ad esempio quello del rinnovo,
ma anche della sostituzione, e sostenendo una
crescita culturale rispetto al prodotto
calcestruzzo.
Imprese e produzione
La ricostruzione della galassia
relativa alle aziende che fanno della produzione di
calcestruzzo preconfezionato il loro core
business porta a individuare in 1.397 le imprese
operanti sul territorio italiano con un calo nel
triennio del 7,4%.
Tabella 2. – Numero imprese, numero impianti e media
impianti
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2000 |
2002 |
2004 |
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Numero
imprese |
1.550 |
1.500 |
1.397 |
|
Numero
impianti |
2.400 |
2.450 |
2.555 |
|
Media
impianti |
1,5 |
1,6 |
1,8 |
|
|
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|
Fonte: Elaborazione Cresme su dati Atecap
Gli impianti sono aumentati nel
triennio del 4,3%, ma soprattutto è cresciuta la
media degli impianti per azienda passata da 1,5 nel
2000 ad 1,8 nel 2005.
Questo processo di aggregazione
e allo stesso tempo di espansione produttiva ha
comportato una sensibile trasformazione in termini
di composizione nell’ambito della struttura
dell’offerta tra le tre fasce dimensionali delle
piccole imprese monoimpianto, delle medie (da 2 a 10
impianti) e delle grandi, con uno slittamento
quantitativo verso le classi maggiori.
Tabella 4. – La struttura dimensionale delle
imprese
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Numero
aziende |
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Numero
impianti |
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v.a. |
% |
|
v.a. |
% |
|
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|
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|
- mono
impianto |
1.096 |
78,5 |
|
1.096 |
42,9 |
1,0 |
|
- medie |
286 |
20,5 |
|
745 |
29,2 |
2,6 |
|
- grandi |
15 |
1,1 |
|
714 |
27,9 |
47,6 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale |
1.397 |
100,0 |
|
2.555 |
100,0 |
1,8 |
|
|
|
|
|
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|
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| |
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|
Fonte: Elaborazione Cresme
Il risultato è un
ridimensionamento del peso delle aziende
monoimpianto che, tuttavia, continuano a costituire
l’ossatura quantitativa dell’industria nazionale del
calcestruzzo preconfezionato, rappresentando il 78%
del totale delle aziende. Ma erano l’82% nel 2002.
Si consolida la fascia delle medie aziende passate
da 256 a 282 imprese per una dotazione di 750
impianti (erano 612 nel 2002) che rappresentano il
20,5% del totale con una media di 2,5 impianti ad
azienda. Crescono anche le imprese più grandi con
oltre 10 impianti. Erano 12 nel 2002 sono oggi 15,
pari al 1,1% del totale delle imprese censite, per
una media di 47,6 impianti ad azienda, ma qui il
dato semplifica lo scenario, caratterizzato da 5
grandissime aziende con oltre 100 impianti e da una
decina di società in sensibile crescita con alcune
decine di impianti.
Guardando alla struttura degli
impianti il processo appare ancora più chiaro:
·
la riduzione dei monoimpianti che se
nel 2002 rappresentavano oltre la metà del totale,
tre anni dopo scendono al 43%;
·
una crescita rilevante della fascia
media delle aziende dove si concentra poco meno del
30% del totale delle unità produttive;
·
un ulteriore processo di
concentrazione verso l’alto a favore delle imprese
maggiori che consolidano il loro ruolo di aziende a
dimensione pluriregionale e nazionale pur restando
complessivamente sotto il 28% del totale, ma
registrando una crescita di 3 punti percentuali.
L’occupazione
Un altro effetto del buon
andamento del mercato e della crescita della
richiesta di preconfezionato è l’aumento
dell’occupazione nel settore. Nel 2004 si stima una
crescita di oltre 4 punti percentuali rispetto al
2002, destinata a salire leggermente nel 2005.
L’industria del calcestruzzo
preconfezionato dà lavoro diretto ad oltre 16.600
addetti, avviandosi ad avvicinare la cifra di
17.000.
Compreso l’indotto si può
stimare che nel settore del calcestruzzo industriale
operino circa 23.000 persone, confermando una quota
intorno al 3% del totale dell’occupazione delle
costruzioni.
Mediamente l’occupazione
dipendente si aggira intorno a 12 addetti per
azienda, registrando una crescita di circa un
addetto rispetto al 2002.
Va altresì sottolineato come si
registri anche un range molto diversificato a
seconda delle diverse aree territoriali: si va dai 5
dipendenti per le Isole ai 23 del Nord Est, passando
per poco meno di 9 nel Sud, circa 13 nel Nord Ovest
e i 14 nel Centro.
Tabella 5. – Numero dei dipendenti delle aziende
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Numero
aziende |
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Numero
dipendenti |
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v.a. |
% |
|
v.a. |
% |
|
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|
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|
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|
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|
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|
Nord - Ovest |
303 |
21,7 |
|
3.861 |
23,2 |
12,7 |
|
Nord - Est |
201 |
14,4 |
|
4.650 |
28,0 |
23,1 |
|
Centro |
224 |
16,1 |
|
3.147 |
18,9 |
14,0 |
|
Sud |
415 |
29,7 |
|
3.626 |
21,8 |
8,7 |
|
Isole |
254 |
18,2 |
|
1.323 |
8,0 |
5,2 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale |
1.397 |
100,0 |
|
16.608 |
100,0 |
11,9 |
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
Fonte: Elaborazione Cresme
I consumi di calcestruzzo
preconfezionato
Nel 2004 si è stimato che siano
stati consumati 76 milioni e 757 mila mc di
preconfezionato, con una crescita rispetto al 2003
del 5,4% e con un aumento nel biennio del 7,4%.
Il genio civile si conferma il
comparto a più elevata domanda di calcestruzzo
preconfezionato con un consumo poco lontano dai 30
milioni di mc., pari al 39% del totale del consumo
di preconfezionato nel 2004.
Tabella 6. - Stima impiego cls preconfezionato nel
2004 (mc x
1000)
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Nuovo
residenziale |
Nuovo non
residenziale |
Rinnovo
residenziale |
Rinnovo
non residenziale |
Genio
civile |
Totale |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Nord-Ovest |
5.894 |
4.512 |
1.789 |
961
|
8.208 |
21.364 |
|
Nord-Est |
6.882
|
5.064
|
1.144
|
792
|
5.879
|
19.761
|
|
Centro |
3.982
|
2.914
|
1.243
|
634
|
5.823
|
14.595
|
|
Sud |
3.622
|
2.741
|
702
|
460
|
5.994
|
13.520
|
|
Isole |
1.791
|
1.126
|
354
|
281
|
3.964
|
7.516
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Italia |
22.170
|
16.357
|
5.232
|
3.129
|
29.869
|
76.757
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Si allarga la forbice tra i
consumi per la nuova edilizia residenziale e il non
residenziale: oltre 22 milioni contro 16 milioni e
357 mila mc. La composizione percentuale sul totale
evidenzia il diverso andamento dei due comparti: 29
contro 21,3%.
Dal 2002 al 2004 il consumo di
preconfezionato destinato alla nuova edilizia
residenziale è aumentato del 10,7% e quello nel
genio civile dell’11,4%.
I ritmi più consistenti di
crescita del preconfezionato rispetto al
calcestruzzo sono dovuti all’aumento del ricorso
alla produzione industriale rispetto ad altre
modalità.
Nel 2002 il preconfezionato
rappresentava intorno al 59% del totale del
calcestruzzo consumato, due anni dopo la quota è
salita al 60,7%. Le previsioni - come vedremo -
indicano un’ulteriore costante crescita.
Tabella 7. - Quota in % cls preconfezionato sul
totale cls nel 2004
|
|
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Nuovo
residenziale |
Nuovo non
residenziale |
Rinnovo
residenziale |
Rinnovo
non residenziale |
Genio
civile |
Totale |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Nord-Ovest |
79,3 |
62,7 |
35,7 |
48,5 |
59,8 |
60,4 |
|
Nord-Est |
78,8 |
62,6 |
35,3 |
48,2 |
59,7 |
62,6 |
|
Centro |
82,7 |
64,2 |
35,6 |
49,7 |
62,4 |
62,2 |
|
Sud |
76,2 |
60,2 |
38,3 |
48,2 |
56,8 |
59,7 |
|
Isole |
69,5 |
54,9 |
33,5 |
48,1 |
55,3 |
56,0 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Italia |
78,3 |
61,9 |
35,8 |
48,6 |
59,0 |
60,7 |
|
|
|
|
|
|
|
|
Il consumo di calcestruzzo
preconfezionato assume ancora più rilevanza se
confrontiamo i dati con quelli stimati dal Cresme
relativamente al solo consumo destinato ad opere in
cemento armato. Nel 2004 si è trattato di circa 111
milioni di calcestruzzo. Il preconfezionato ha
rappresentato oltre il 69% del totale, con punte
vicine all’81% nella nuova edilizia residenziale e
prossime al 64% per quanto riguarda le opere del
genio civile.
Nel contesto europeo
l’industria italiana del calcestruzzo
preconfezionato con i suoi 76 milioni e 757 mila mc
è il secondo produttore europeo dopo la Spagna (82
milioni), rappresentando il 18,6% del totale della
produzione (413 milioni e 700 mila mc) secondo le
stime riportate per il 2004 da ERMCO, l’associazione
europea dei prodotto di calcestruzzo industriale (Ready
Mixed Concrete).Interessante anche la produzione
media per impianto registrata nel 2004 pari ad oltre
30.000 mc. Era 29.376 nel 2002.
Tabella 7. - Produzione totale e produzione media
per impianto
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2000 |
2002 |
2004 |
|
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|
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|
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|
|
Totale
produzione |
68.000.000
c.a. |
72.000.000
c.a. |
76.750.000
c.a. |
|
|
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|
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|
Produzione
media |
28.333 |
29.376 |
30.042 |
|
|
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|
La crescita produttiva media
per impianto costituisce un interessante indicatore
dell’evoluzione anche tecnologica e del
miglioramento della struttura media degli impianti.
Ciò appare ancora più evidente se confrontata con lo
scenario europeo fotografato da ERMCO.
Nel 2004 superando la soglia
dei 30.000 mc l’industria italiana distanzia i
comparti dei grandi Paesi come Germania e Francia
(22.000 mc) e si avvicina alla media produttiva dei
paesi scandinavi e della Spagna (36-37.000 mc.).
Gli impieghi stimati per il
2005 ammontano a 76 milioni e 608 mila mc, pari ad
una flessione degli impieghi di uno 0,2% rispetto al
2004.
La minore contrazione rispetto
all’andamento del calcestruzzo (-0,5%) è determinato
dalla crescita della quota di preconfezionato sul
mercato del prodotto nel suo complesso che passa dal
60,7% del 2004 al 60,9% del 2005. Con il 2005 anche
il settore del calcestruzzo in generale e del
preconfezionato nello specifico entrano nella fase
di inversione di ciclo. Come si è visto si tratta di
variazioni negative assai contenute che tendono
tuttavia ad accentuarsi nel corso del 2006. Per
quanto riguarda il preconfezionato la previsione è
di una ulteriore riduzione degli impieghi pari ad
uno 0,8%, per un consumo di poco più di 76 milioni,
circa 500 mila mestri cubi in meno rispetto al 2004.
Tabella 8. -
Andamento cls e cls preconfezionato 2004 – 2006
(variazioni %)
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CLS PCF |
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2004 |
1,1 |
2,3 |
|
2005 |
-0,5 |
-0,2 |
|
2006 |
-0,7 |
-0,8 |
|
|
|
|
Il 2005 conferma il buon
andamento della domanda nel residenziale,
soprattutto per quanto riguarda le nuove
costruzioni, registrando una crescita ancora
consistente con un più 4,5%. Rallentano in modo
significativo invece le opere pubbliche, anche nel
settore del genio civile dove un ruolo determinante
svolgono le grandi opere.
Dopo diversi anni il consumo di
preconfezionato si riduce anche nel settore leader
per il comparto, anche se in misura assai contenuta:
-0,2%.
Tabella 9. -
Andamento del cls preconfezionato per segmento di
mercato edilizio
(% )
|
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2004/2003 |
2005/2004 |
2006/2005 |
|
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|
Nuove
costruzioni residenziali |
4,2 |
4,5 |
-0,5 |
|
Nuove
costruzioni non residenziali |
-1,4 |
-5,6 |
-2,5 |
|
Rinnovo
costruzioni residenziali |
2,7 |
0,0 |
0,5 |
|
Rinnovo
costruzioni non residenziali |
0,2 |
-5,5 |
-1,3 |
|
Genio Civile |
3,2 |
-0,2 |
-0,3 |
|
|
|
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Con il 2006 si conferma la
situazione di difficoltà del non residenziale che
continua a ridurre i consumi di preconfezionato
assestandosi ancora al di sotto dei volumi stimati
per il 2005 (-2,5% nelle nuove costruzioni e -1,3
nel rinnovo).
Per la prima volta appare il
segno meno nella colonna della nuova edilizia
residenziale con una riduzione dei consumi di mezzo
punto percentuale rispetto al 2005. Andamento
similare si prevede per le opere del genio civile,
dove, tuttavia pesano - come si è sottolineato nel
capitolo sull’andamento del mercato delle
costruzioni – le difficoltà della spesa pubblica e
le scelte del futuro governo. Il calo di uno 0,3%
potrebbe allora essere ottimistico.
La fine del boom immobiliare e
i numerosi scambi dell’ultimo biennio dovrebbero
portare ad una ripresa degli investimenti di rinnovo
da parte dei nuovi proprietari risparmiatori –
investitori, sia famiglie che società.
I fattori di cambiamento del
mercato
Rispetto a questo nuovo
scenario è stata chiesto chiesto alle aziende di
interrogarsi su quali possano essere i fattori che
maggiormente finiranno per condizionare il mercato
in questi primi anni di ciclo calante.
Il primo elemento riguarda la
propensione a considerare più fattori cumulativi
rispetto a un solo fattore o a pochi fattori. Cresce
la consapevolezza che aumenterà la complessità dello
scenario, così da richiedere soprattutto alle
aziende di media dimensione una maggiore capacità di
controllo di fattori esogeni e un maggiore sforzo
per mantenere livelli di attenzione rispetto a
quelli endogeni.
Tabella 10. – Gli
elementi che condizioneranno il mercato
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Nord Ovest |
Nord Est |
Centro |
Sud |
Isole |
TOTALE |
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Nuovi
prodotti |
55,8 |
25,9 |
46,1 |
35,7 |
44,5 |
41,2 |
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Evoluzione
tecnologica |
14,1 |
5,9 |
36,3 |
14,7 |
9,5 |
15,6 |
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Concentraz.
aziende |
20,0 |
23,5 |
8,6 |
10,9 |
7,1 |
14,6 |
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Evoluzione
normativa |
39,9 |
22,3 |
3,1 |
26,6 |
4,3 |
21,7 |
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Carenza
personale |
13,2 |
19,2 |
7,2 |
7,0 |
11,6 |
11,6 |
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Mancanza mat.
prime |
31,4 |
75,2 |
71,1 |
39,2 |
0,0 |
44,7 |
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Concorrenza
sommerso |
26,0 |
48,8 |
35,6 |
38,7 |
88,1 |
44,2 |
|
Vincoli
ambientali |
45,6 |
36,7 |
54,2 |
45,8 |
13,9 |
40,9 |
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Altro |
1,0 |
4,1 |
4,6 |
9,5 |
12,4 |
6,0 |
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Fonte: Elaborazione Cresme
Ai primi posti si trovano quei
fattori che maggiormente avrebbero continuato a
condizionare il mercato, ovvero la mancanza di
materie prime e i vincoli ambientali.
Oltre il 40% delle aziende li
indica come fattori decisivi (il 44,7% per quanto
riguarda le materie prime). Rilevante risulta anche
l’indicazione relativa alla concorrenza del
sommerso, con una percentuale anch’essa superiore al
44%. E’ un’esigenza che riguarda soprattutto le
aziende che operano nelle Isole dove viene segnalato
dall’88% dei rispondenti.
Rispetto all’indagine del 2002
si registrano tre sostanziali cambiamenti.
Il primo riguarda il
ridimensionamento del timore che una forte
concentrazione aziendale potesse determinare
cambiamenti rilevanti sul fronte dell’offerta,
venendo ad alterare gli equilibri tra struttura
della domanda e distribuzione territoriale delle
imprese. Le indicazioni per questo fattore scemano
di numero e di peso sul totale, quasi a registrare
che il processo è avvenuto ed è in corso e che
comunque non assume più quella rilevanza che ci si
aspettava.
Il secondo elemento distintivo
è l’elevato numero di indicazioni (41,2% delle
risposte) per quanto riguarda i nuovi prodotti come
fattore importante di cambiamento. L’attenzione per
i nuovi prodotti è un fatto del tutto nuovo rispetto
alla precedente indagine dalla quale era emersa
un’attenzione intorno solo al 16%. La propensione a
vedere nella capacità di saper incidere sulla
domanda attraverso un’offerta innovativa costituisce
un fattore importante e una sensibilità nuova che va
seguita e che può avere effetti importanti in
termini di crescita qualitativa e in termini di
orientamento degli investimenti a breve.
Infine va sottolineato il
maggior numero di indicazioni per l’evoluzione
normativa, che raggiunge la soglia del 21% e
diventa il quinto fattore di cambiamento.
Analizzando le risposte per
fattore emergono anche quest’anno differenze
significative sul piano territoriale. La scarsità di
materie prime è destinata a condizionare soprattutto
il mercato delle aziende che hanno impianti nel Nord
Est e nelle regioni del Centro. E’ questo un fattore
segnalato come prioritario rispettivamente dal 75 e
dal 71% delle aziende che hanno risposto al
questionario. Meno sentito appare il problema nelle
altre aree territoriali.
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