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SOMMARIO
Viene descritto un sistema frangiflutto in grado di
attuare anche lo sfruttamento della forza d'urto
delle onde del mare per produrre energia elettrica.
Si tratta di una struttura del tutto simile a quelle
in corso di sperimentazione da molto tempo ma dalle
quali si distingue per la presenza di un serbatoio
idropneumatico, finora mai utilizzato in
applicazioni del genere ma che si ritiene essere in
grado di regolarizzare il flusso e cioè di
trasformare un'energia pulsante come quella delle
onde in energia che si mantiene costante per periodi
di una durata compatibile con una sua utilizzazione
ai fini idroelettrici.
1) PREMESSA
Lo sfruttamento del moto ondoso del mare è da tempo
oggetto di studi e sperimentazioni volte alla
trasformazione in energia elettrica del suo enorme
potenziale.
A quanto risulta a chi scrive le esperienze e gli
studi in corso riguardano esclusivamente sistemi
che, pur agendo con modalità differenti, hanno il
loro comune punto di arrivo nella produzione di
energia pulsante cioè caratterizzata da una continua
variazione di intensità dovuta all'inevitabile
altalenare delle onde del mare.
Un dispositivo poco ingombrante e ad elevata
capacità di regolazione del sistema con eliminazione
dei picchi e copertura dei punti di minima resa come
quello che viene qui proposto, si ritiene possa
essere di grande interesse in questi tempi di
pressante necessità di produrre energia rinnovabile.
L'opera in oggetto presenta ulteriori vantaggi
alcuni, come ad esempio la protezione delle sponde
dalla devastante azione delle onde che vi sbattono
contro, comuni ai sistemi già realizzati ma altri
che se ne distaccano totalmente per le possibilità
aggiuntive di sistemazione dei lungomari che la
rendono maggiormente appetibile.

fig. 1 - Vista della barriera
2) DESCRIZIONE DI MASSIMA DEL SISTEMA PROPOSTO
Viene descritta un'opera di marginamento fisso della
costa con produzione di energia elettrica ottenuta
essenzialmente dall'immissione in pressione
dell'acqua del mare in un capace serbatoio
interrato. Il serbatoio, di tipo idropneumatico cioè
con la struttura del tutto particolare che sarà di
seguito illustrata, è in grado di svolgere le
seguenti funzioni principali:
- accogliere l'acqua immessavi naturalmente dalla
forza d'urto dell'onda,
- conservarla fino al momento della sua
utilizzazione,
- livellare, grazie alla grande capacità di invaso,
la portata in uscita,
- consentire, con una diversificazione delle
pressioni di esercizio, più regimi di funzionamento
graduabili in funzione dell'intensità del fenomeno
ondoso di per sé molto variabile.
3) IDICAZIONI DI DETTAGLIO
Le opere proposte consistono, come illustrato nella
sezione trasversale della fig. 2), in una barriera
frangiflutto che segue la linea di costa
opportunamente fondata su una robusta palificata
e che comprende tre strutture principali.
1) Il dispositivo di captazione
2) Il serbatoio di accumulo
3) La centrale di produzione dell'energia elettrica.

fig.
2 - Sezione barriera flessibile
L'ossatura principale del manufatto è costituita da
un setto longitudinale e verticale in calcestruzzo
sul quale si innestano, lato mare, un numero
imprecisato di setti trasversali che suddividono il
frangiflutto in tante celle di captazione autonome
ma che immettono l'acqua in pressione nello stesso
serbatoio di accumulo. I setti trasversali
prolungandosi verso il mare aperto contribuiscono ad
orientare la direzione dell'onda parallelamente
all'asse della cella per consentirne una
utilizzazione ottimale.
3.1) IL DISPOSITIVO DI CAPTAZIONE
Essendo dimostrato che il materiale avente le
migliori caratteristiche per assorbire ed annullare
la forza d'urto delle acque, è, non già quello di
tipo rigido e di notevole robustezza, bensì quello
flessibile in grado di adattarsi al movimento del
mezzo liquido che lo investe subendone danni
relativamente meno gravi, sarà di materiale elastico
anche la struttura che viene qui proposta per la
captazione dell'energia propria delle onde. Si
tratta in dettaglio di un diaframma di contenimento
(chiamato anche gonna) curvo e a flessibilità
controllata dalla pressione del serbatoio e che si
estende orizzontalmente per otto metri cioè per
tutta la larghezza di ogni nicchia di captazione
essendo saldamente ancorato ad una piastra metallica
che percorre tutto il perimetro di contatto con la
parte fissa in cemento armato. Tale piastra
metallica continua e che sporge a 90 gradi dalla
superficie del calcestruzzo, è costituita da due
elementi orizzontali lungo i due lati superiore ed
inferiore mentre in quelli laterali ha un andamento
ad arco conformato in base alla curvatura che deve
assumere anche il diaframma. E' infatti tra queste
due piastre laterali cha và teso il diaframma in
modo da obbligarlo ad assumere, quando è a riposo,
il profilo curvo.
Nel lato superiore e nei due laterali, detta piastra
metallica sporge dal calcestruzzo per una quarantina
di centimetri sufficienti per fissare stabilmente il
diaframma e realizzare la sua tenuta idraulica lungo
tutto contorno mentre nel lato inferiore la piastra
stessa sporge per 1.40 m in quanto, oltre a svolgere
il medesimo compito di collegamento, è anche munita
di alcune valvole a battente che consentono
all'acqua di penetrare dal basso nella cella ma non
di uscirne. Sarà una contropiastra metallica,
anch'essa continua, che fisserà, tramite una lunga
fila di bulloni, tutto il bordo del diaframma
garantendone la perfetta tenuta idraulica. Tra
contropiastra e diaframma verrà inserito un rinforzo
flessibile che ne segue tutto contorno sporgendo
verso l'interno al fine di resistere al grande
sforzo di taglio che le onde esercitano in tale
punto sul diaframma stesso.
La cella è munita di fori di collegamento con la
retrostante vasca di raccolta anch'essi dotati di
valvola a battente che consente all'acqua l'ingresso
in vasca nel mentre impedisce l'uscita di quella
precedentemente accumulatavi e che invece vi permane
in pressione e pronta ad azionare le turbine di
produzione della corrente elettrica.
Ogni cella di captazione è superiormente chiusa a
quota + 3.00 metri sul mare da un solaio che
costituisce il piano viabile o la passeggiata
lungomare.
In
definitiva il dispositivo di captazione è composto
da tante celle affiancate aventi un'altezza interna
che va da --2.00 a + 3.00, ognuna delimitata
superiormente dal solaio di copertura e
verticalmente in tre lati da una parete in
calcestruzzo ed invece, dal lato mare, da un
diaframma o gonna elastica ad arco inclinato. La
cella è collegata nella sua parte inferiore sia col
mare aperto e sia con il serbatoio idropneumatico
tramite aperture munite di valvole di non ritorno
che vincolano la direzione dell'acqua del mare
tassativamente secondo il percorso mare - cella -
serbatoio idropneumatico.
Da rilevare come, prima dell'inizio della normale
attività del dispositivo, sia necessario estrarre,
tramite la pompa a vuoto di cui è dotata la
centrale, tutta l'aria contenuta nella parte
superiore della cella. Una volta completata questa
operazione, sarà la pressione atmosferica a
mantenere la cella stessa, per tutta la durata dell'
esercizio, totalmente piena d'acqua. Allo scopo il
diaframma dovrà non solo possedere l'elasticità
sufficiente per cedere alla forza delle onde e
quindi svolgere compiutamente la sua principale
funzione che è l'immissione in serbatoio di cospicui
volumi d'acqua, ma dovrà anche resistere alla
depressione interna provocata da detta pompa a vuoto
senza incurvarsi troppo, essendo teso tra le due
piastre curve laterali. Il materiale da usare per il
diaframma dovrà pertanto essere studiato e
sperimentato visto che la sua duplice funzione è
basilare per il funzionamento delle opere. Una
possibile variante costruttiva del diaframma
potrebbe anche riguardare la posa in opera di
robuste funi elastiche ben tese, in numero da
definire, lungo la superficie interna del diaframma
per rinforzarne la struttura. E' però da notare come
la depressione da vincere nell'azione sussidiaria
del diaframma sia assai modesta essendo pari ad una
colonna d'acqua di soli tre metri ed inoltre come
essa contribuisca positivamente al buon esito della
citata funzione principale in quanto và ad
aggiungere la stessa pressione di tre metri di
colonna d'acqua alla spinta esercitata dalle onde
ricuperando totalmente il carico posseduto
dall'acqua presente nella cella.
Ed ecco il dinamismo di captazione ed immissione
dell'acqua in serbatoio.
E' noto come in mare aperto sia solo l'onda che si
sposta mentre ogni singola particella d'acqua che la
compone descrive, in verticale, una traiettoria
circolare rimanendo sempre nella stessa zona. In
riva al mare ha luogo, invece, lo spostamento, in
direzione perpendicolare alla costa, di una grande
massa d'acqua che, con moto alterno, va a sbattervi
violentemente contro. Sono queste masse d'acqua che,
opportunamente orientate dai due setti laterali di
ciascuna cella, premono con violenza contro il
diaframma elastico e, vintane la resistenza
elastica, lo forza ritrarsi verso terra e ad
assorbire interamente l'energia delle onde senza che
abbia luogo alcuna riflessione delle onde.
La barriera ha così svolto il suo compito di
protezione della riva dai danni dovuti al moto
ondoso nel mentre il forzato arretramento del
diaframma ha ridotto il volume interno della cella
causando l'immissione in serbatoio di un
quantitativo d'acqua più o meno consistente e ad una
pressione variabile a seconda dell'ampiezza e della
forza dell'onda del momento. La caratteristica di
incomprimibilità dell'acqua quando, come detto, sia
evitata la presenza anche minima dell'aria, assicura
che ad ogni movimento del diaframma corrisponda un
trasferimento d'acqua dalla cella al serbatoio
riuscendo a vincere la pressione interna del
serbatoio stesso.
Finita la sua fase attiva, l'onda si ritira verso il
mare aperto e il diaframma, spinto dalla sua
elasticità ed eventualmente da quella esercitata
dalle funi elastiche di rinforzo, tende a riportarsi
nella sua posizione iniziale di riposo provocando
l'immissione nella cella di nuova acqua spinta dalla
pressione atmosferica ad attraversare le valvole di
cui è munita la piastra inferiore.
Da rilevare come ogni cella, pur immettendo acqua in
pressione in uno stesso serbatoio, eserciti la sua
azione indipendentemente da quella delle altre con
un duplice vantaggio. Innanzitutto viene scongiurato
il pericolo che contro il diaframma avessero ad
esercitarsi in coincidenza, come accadrebbe se esso
fosse ininterrotta per l'intera lunghezza del
marginamento, una pressione positiva e una negativa,
e quindi di risultato nullo, dovute alla presenza
contemporanea di due onde di direzione opposta .
In secondo luogo l'azione autonoma ed assolutamente
alterna delle varie celle costituisce una sequenza
ininterrotta di immissioni elementari in serbatoio
che si susseguono a brevissimi e casuali intervalli
di tempo il ché provoca una prima importante
continuazione dell'entrata d'acqua nel serbatoio,
data dalla somma di dette immissioni elementari.
Sarà poi il serbatoio con il suo notevole volume
idrico e con quello del cuscinetto d'aria a
completare l'opera di normalizzazione del flusso
che, al momento della sua uscita finale per giungere
alla turbina, risulterà assolutamente uniforme e
quindi senza più risentire dell'altalenare delle
onde.
Una ultima, importante, osservazione sul diaframma
elastico. Ad avviso di chi scrive il contrapporre
alla forza d'urto delle onde una gonna elastica
presumibilmente rinforzata da funi elastiche,
rappresenta quanto di meglio si possa prevedere sia
per le caratteristiche proprie di tale struttura
che, proprio grazie alle sue doti di flessibilità, è
in grado di adeguarsi alle variabilissime onde del
mare seguendone la forma ed i ritmi, grazie anche
alla tecnica costruttiva che ai nostri giorni ha
raggiunto, anche in tale settore, traguardi ambiti.
Ne fanno fede, in campo idraulico, le molte
applicazioni di apparecchiature un tempo basate su
strutture metalliche a battente ed oggi
vantaggiosamente sostituite da guaine elastiche che
ad una ottima funzionalità aggiungono una lunga
durata ed una totale assenza di colpi d'ariete e
rumori fastidiosi.
L'impiego del diaframma elastico è tutt'altro che
nuovo anche in lavori marittimi essendo usato con
soddisfacenti risultati per la costruzione di
barriere mobili gonfiabili o fisse dando prova,
anche in tale campo, di ottima flessibilità,
funzionalità e durata.
In ogni caso quando anche si nutrissero dei dubbi
sulla efficacia e resistenza della descritta gonna
elastica è possibile dotare la cella di captazione,
in alternativa al diaframma, di un portellone mobile
metallico munito di guarnizioni di tenuta come
illustrato nella fig. 3 e di robuste molle di
ritorno alla posizione di riposo e ferme restando
tutte le altre modalità di esercizio dell'impianto.

fig 3 - sezione barriera con paratoia metallica
3.2) IL SERBATOIO DI ACCUMULO E REGOLARIZZAZIONE DEL
FLUSSO
Un serbatoio di accumulo destinato ad alimentare una
centrale di produzione di energia elettrica come
quello in oggetto è normalmente costituito da una
vasca sopraelevata rispetto al punto di
restituzione, in questo caso costituito dal mare.
Chiaramente la realizzazione lungo il bordo del mare
di una struttura di questo tipo, oltre ad alcuni
inconvenienti riguardanti l'esercizio, presenterebbe
dei problemi di impatto ambientale assolutamente
insormontabili per cui non potrebbe nemmeno essere
presa in considerazione.
Si prevede invece di sostituirla con il serbatoio
idropneumatico cioè con una struttura che, oltre a
trovare la sua collocazione ideale nel sottosuolo e
a ridosso delle celle di captazione di cui al
capitolo precedente, presenta delle favorevolissime
caratteristiche di funzionamento.
La struttura, che segue in tutta la sua lunghezza la
barriera frangiflutto integrandosi perfettamente con
l'ambiente, costituisce una notevole capacità di
invaso destinata ad essere alimentata da una lunga
serie di immissioni elementari operate dalle singole
celle di captazione nel mentre la portata d’acqua in
uscita verso le turbine è ccstante e con
possibilità di esercizio diversificate in quanto è
consentito cambiare la pressione e quindi il salto
di utilizzazione dell'acqua per la produzione
dell'energia elettrica. Per continuare nella
similitudine con il serbatoio dell'ipotesi
precedente si può affermare che quello in argomento
è equiparabile ad una serie di vasche sovrapposte
con possibilità di utilizzazione dell'una o
dell'altra a seconda delle necessità. In un giorno
di tempesta quando si hanno onde di estrema potenza
e quindi in grado di spingere l'acqua a 10 e più
metri di altezza si apre la vasca superiore, se la
potenza diminuisce si passa a quella intermedia per
finire a quella di soli 3 m di quota quando il mare
è meno mosso. Tutto questo può essere molto più
facilmente attuato dal serbatoio idropneumatico.
Tale struttura, i cui dettagli saranno riportati nel
seguente cap. 5, è costituito da un grande
contenitore a tenuta ermetica caratterizzato dalla
presenza nella sua parte superiore di un capace
cuscinetto d'aria la cui pressione può essere
variata a seconda delle necessità aprendo delle
valvole di scarico o immettendo nuova aria con i
compressori. Una volta stabilito un determinato
regime di esercizio dato dalla pressione iniziale
dell'aria, il serbatoio si regola da solo senza
alcun intervento dei compressori e funzionando in
maniera del tutto analoga ad un serbatoio
sopraelevato posto di volta in volta a quote
variabili e corrispondenti alle pressioni prescelte.
Si intuisce quali sono le grandi possibilità di una
struttura così versatile come quella descritta
utilizzata per catturare una energia così saltuaria
e variabile come sono le onde del mare. Significa
non solo adeguare di ora in ora la capacità di
captazione alle occasioni del momento ottenendo il
risultato di poter accumulare nello stesso spazio
sia grandi quantitativi di energia quali sono quelli
del mare in tempesta e contemporaneamente di
contrapporre alla forza d'urto delle onde una
barriera mobile in grado di resistervi grazie alla
maggior pressione del serbatoio come pure, nel caso
di mare più calmo, di raccoglierne la diminuita
forza con un diaframma più arrendevole alla più
debole spinta dell'onda ed ad un diminuito sforzo di
ingresso dell'acqua.
Siamo infatti in presenza di un diaframma a
flessibilità controllata in grado di contrastare
razionalmente la violenza delle onde.

fig. 4 - vista barriera
Da ribadire inoltre la prerogativa nettamente
favorevole che ha il serbatoio con il suo grande
cuscinetto d'aria di livellare le spinte delle onde
eliminandone totalmente i picchi e colmando ogni sia
pur minimo punto di flesso.
3.3) LA CENTRALE DI PRODUZIONE DELL'ENERGIA
ELETTRICA
La centrale di produzione, anch'essa ubicata nel
sottosuolo ed a ridosso delle celle di captazione e
del serbatoio idropneumatico, sarà munita delle
seguenti apparecchiature
A)Le pompe a vuoto in grado di svuotare le celle di
captazione delle sacche d'aria che avessero da
formarvisi,
B) le turbine atte, con regolazione delle pale o del
distributore oppure con una serie diversificata di
macchine, a sfruttare i diversi regimi di
funzionamento dell'insieme in oggetto in uno con gli
annessi alternatori di produzione della corrente
C) le apparecchiature di regolazione del cuscino
d'aria e cioè i compressori e le valvole di scarico,
D) Le apparecchiature di comando e controllo
automatico e manuale degli impianti. Esse dovranno
provvedere alla impostazione dei regimi di
funzionamento in funzione della potenza di
immissione reale d'acqua e del livello e della
pressione del serbatoio di ora in ora, alla messa in
moto alla regolazione delle pale e all'arresto delle
turbine, al mantenimento del cuscino d'aria nonché
alla misura e al controllo generale di funzionamento
emettendo, se necessario, gli opportuni allarmi.
Visti i modesti salti disponibili, presumibilmente
da 2 a 20 metri, si presume che le turbine saranno
del tipo Kaplan a doppia regolazione e quindi delle
pale e del distributore al fine di poter seguire la
variabilità di energia disponibile.
Il manufatto della centrale è costituito da un
parallelepipedo posto in continuazione del serbatoio
e quindi avente la stessa sezione trasversale ed una
lunghezza atta a contenere le apparecchiature
elettromeccaniche ed elettroniche elencate. Si
tratta quindi di una struttura edilizia di grande
semplicità costruttiva per cui non si è ritenuto
necessario indicarla nei disegni allegati.
4) LA COSTRUZIONE E L'ESERCIZIO DEGLI IMPIANTI
L'impianto di ammortizzazione dei flutti e di
produzione di energia elettrica dovrà in anteprima
essere dimensionato in funzione delle
caratteristiche del moto ondoso che statisticamente
si verificano nel luogo di impiego accuratamente
studiate tramite una lunga campagna di rilievi ed
esperienze.
Lo studio dovrà interessare ognuno dei componenti
dell'impianto, nessuno escluso, tenendo presente che
quanto al riguardo è riportato in questa breve
relazione non rappresenta che una descrizione
sommaria avente il solo scopo di tracciarne i
concetti di base mentre la loro effettiva
realizzazione potrebbe discostarsene notevolmente.
Le possibili diversificazioni potranno vertere su
una cella di captazione di larghezza diversa di
quella qui presunta in otto metri in quanto si sarà,
ad esempio, definita una dimensione più adatta ad
incanalare opportunamente il flusso delle onde. Il
diaframma elastico potrà richiedere anch'esso quelle
diverse dimensioni e forma che si riveleranno
particolarmente atte a svolgere il grave compito che
gli viene assegnato tenendo conto delle diverse
tipologie di materiale elastico da adottare
disponibile in commercio o che dovesse essere
appositamente costruito ex novo. Se necessario il
diaframma potrà essere rinforzato da funi elastiche
orizzontali poste ad un interasse di 50 cm e
opportunamente messe in tensione in modo da farle
efficacemente contribuire al funzionamento della
gonna sia in fase di riposo quando essa deve
assumere il profilo arcuato iniziale, sia in fase di
ritorno dell’onda verso il mare aperto quando la
gonna deve, senza subire eccessive deformazioni,
resistere alla depressione di tre metri di colonna
d’acqua necessaria per il riempimento idrico della
cella, sia infine in fase di lavoro attivo quando la
gonna deve cedere alla pressione d’urto dell’ondata
provocando una efficace immissione in serbatoio.
Anche le quote altimetriche del fondo e della
sommità della barriera, da studiare località per
località, rivestono una importanza capitale nella
progettazione così come anche la forma e le
dimensioni da assegnare al serbatoio idropneumatico
nonché tutte le sue possibili varianti di volume
utile, di pressioni e di regime di funzionamento.
Tutto questo senza parlare dei gruppi
turbina-alternatore e delle loro innumerevoli
modalità di costituzione, di regolazione delle pale
e di esercizio.
Si tratta in definitiva di un insieme di opere del
tutto nuovo, da scoprire e da verificare con rilievi
ed accertamenti preventivi e da mettere
successivamente a punto durante l'esercizio. A
quest'ultimo riguardo è da rilevare come, a fronte
della complessità del compito da svolgere, sussista
un fattore che senza dubbio gioca a favore di un
risultato finale positivo e che è dato dalla
presenza, assolutamente innovativa, del serbatoio
idropneumatico il quale conferisce al sistema una
notevole elasticità consentendo, anche ad opera
ultimata, notevoli varianti di funzionamento e
conseguenti adattamenti alla situazione reale quale
risulta dalle esperienze che l'esercizio effettivo
non mancherà di offrire.
5) NOTE SUL COMPORTAMENTO DEL SERBATOIO
IDROPNEUMATICO
Le caratteristiche del
serbatoio idropneumatico sono in dettaglio
leggibili nel sito internet
http://altratecnica.3000.it
oppure nel n 2/2003 Della rivista "L'Acqua", organo
della Associazione Idrotecnica Italiana, dove
figurano il grafico delle sue condizioni generali di
funzionamento ed anche una bibliografia con il
titolo di alcune memorie che riportano alcune
realizzazioni effettivamente portate a termine, sia
pure in settori diversi da quelli marini, del
serbatoio idropneumatico in oggetto. Si ritiene
utile riportarne una parte perchè specificatamente
pertinente all'impiego qui previsto. In sintesi se a
serbatoio vuoto si avrà cura di immettere aria
compressa fino ad una pressione di 0.2 atmosfere,
nelle successive fasi di ingresso d'acqua in
pressione il volume accumulato varierà secondo i
dati della seguente tabella riportati anche nel
grafico della fig. 5:
% riempim. Press. Atm.
00 0.20
10 0.22
20 0.25
30 0.29
40 0.33
50 0.40
60 0.50
70 0.67
80 1.00
85 1.33
90 2.00
95 4.00

fig. 5 - grafico
La zona di funzionamento che qui interessa è quella
rappresentata in segno marcato e che prevede con un
riempimento minimo del 50% del volume utile cui
corrisponde una pressione di 0.4 atm pari ad una
colonna d'acqua di quattro metri, del 70% con sette
metri e del 90% con venti metri. Da qui si comprende
come il serbatoio possa adeguarsi ottimamente alle
variazioni della energia trasmessa dal moto ondoso.
Il suo grado di riempimento e la relativa pressione
dipendono da due fattori contrapposti: da una parte
la potenza delle onde che le fa crescere entrambi,
dall'altro l'uso che se ne fa per produrre energia
elettrica che le fa calare.
Senza entrare nei dettagli di funzionamento dei
gruppi turbina-alternatore e delle relative
regolazioni che richiedono una conoscenza specifica,
al solo scopo di far capire le grandi possibilità
del serbatoio idropneumatico, si può prevedere in
linea di massima un esercizio a tre diversi regimi :
1^ regime = bassa portata , pressione m. 5
percentuale di riempimento = 60%
2^ regime = portata media, pressione 12 m,
percentuale di riempimento =82%
3^ regime alta portata, pressione 20m. ,percentuale
di riempimento =90%
Poiché il funzionamento ideale dell'impianto
richiede di evitare un esercizio ad intervalli più o
meno lunghi a favore di quello continuativo che
fornisce energia elettrica più pregiata, si prevede
di far funzionare sempre il gruppo di potenza
inferiore rispetto a quella disponibile e di
mantenerlo, anche in fase crescente del vento, in
esercizio continuativo grazie alle sue possibilità
di regolazione delle pale e del distributore e ciò
finché le condizioni del serbatoio non abbiano
raggiunto la fase superiore cui corrisponderà
l'avviamento del gruppo anch'esso di classe
superiore. In fase calante del vento si seguiranno,
ovviamente, regole del tutto simili ma di segno
opposto: come il serbatoio non è più in grado di
mantenere le condizioni di portata e pressione
relative ad una determinata fase, viene declassato
il gruppo turbina che rimane in moto finché non si
raggiunge la fase più bassa per passare nuovamente
ad una classe inferiore di turbina qualora il vento
continuasse a scemare.
Ovviamente la pressione rimane costante quando si
riesce a far coincidere la portata della turbina con
quella entrante in serbatoio.
Tutte le manovre vengono compiute in automatico
grazie al sistema di comando e controllo che regola
il funzionamento delle turbine in funzione dei
livelli, della pressione in serbatoio e sulla base
dei concetti ora enunciati.
6) CONCLUSIONI
Si è descritto un sistema frangiflutto in grado di
attuare anche lo sfruttamento della forza d'urto
delle onde del mare per produrre energia elettrica.
Si tratta di dispositivi del tutto simili a quelli
in corso di sperimentazione da molto tempo ma dai
quali si distinguono per la presenza di un
componente essenziale per la regolarizzazione dei
flussi e cioè per trasformare un'energia pulsante
come quella delle onde in una che si mantiene
costante per periodi di una durata compatibile con
una sua utilizzazione ai fini idroelettrici. Il
dispositivo in parola è il serbatoio idropneumatico
finora mai utilizzato in applicazioni del genere ma
che, ad avviso di chi scrive, è atto a svolgere nel
migliore dei modi tale gravoso compito.
Un altro elemento notevole è dato dal diaframma
elastico con cui si prevede di assorbire l'energia
del moto ondoso per proteggere efficacemente la
sponda e, al tempo stesso, produrre energia
elettrica.
Caratteristiche fondamentali del sistema sono la sua
grande elasticità di esercizio che gli consente di
modificare sostanzialmente le modalità di
funzionamento al variare dell'intensità del moto
ondoso, la possibilità di costituire un accumulo di
energia utilizzabile in tempi diversi ed infine il
modesto impatto ambientale essendo le opere per la
gran parte sotterranee mentre quelle in vista sono
del tutto simili alle normali opere di sistemazione
del lungomare delle comuni centri balneari di cui
possono costituire una efficace, utile sistemazione. |