Home
Segnala un sito
Invia un articolo
Informazioni
Aggiungi ai preferiti

                                                    le costruzioni in rete

ARCHITETTI UNDER 40

  Luigi PRESTINENZA PUGLISI

Data di pubblicazione: 12/11/2005

  www.prestinenza.it
 

Sembra oramai scientificamente appurato che le cellule del cervello decadano dopo il diciottesimo anno d’età. E se e' vero che alcuni architetti producono le loro cose migliori nella tarda maturità -per esempio Wright realizzò la Casa sulla Cascata quando aveva settanta anni- molti altri con l’andare del tempo si ripetono stancamente.
In Italia, dove la gerontocrazia trionfa, si considerano ancora giovani gli architetti che non hanno raggiunto i cinquanta anni ( vale a dire a circa 2/3 della loro esistenza, se consideriamo una vita media di 75 anni) e si considera normale che uno studente si laurei a trenta, costruisca le prime cose dopo i quaranta. Eppure Giuseppe Terragni iniziò a lavorare alla Casa del Fascio a 28 anni e morì a 39 anni, lasciandoci capolavori dai quali ancora traiamo ispirazione, Edoardo Persico a 36 anni fece in tempo a scrivere testi ancora oggi attuali, Umberto Boccioni e Antonio Sant’Elia, scomparsi a 34 e  a 28 anni, iniziarono una rivoluzione formale. E, per citare qualche caso meno tragico, ricordiamo che Renzo Piano e Richard Rogers, vinsero il concorso per il Centro Pompidou a 34 e 38 anni, Jorn Utzon quello per la Sydney Opera House a 39 anni e  Moshe Safdie a 29 anni realizzò l’Habitat ’67 a Montreal.
Ritornando all’oggi, credo che un giovane gruppo abbia speranza di emergere facendosi notare per una intelligente elaborazione teorica o puntando su una opera innovativa.
Nel primo caso si tratta di giovani che si mettono in evidenza sin dai tempi dell’università, come per  esempio il gruppo romano 2A+P che lancia una rivista innovativa con tre  numeri dedicati ai temi Landscape, Corpo e Abitazione seguita da un libro che fa il punto sulla cosiddetta Generazione della rete; oppure a  Pescara Gianluigi D’Angelo il quale inventa una rivista informatica Channelbeta  che pubblica lavori di studenti e progetti poco noti nel circuito ufficiale; oppure Luca Guido a Venezia, Ghigos a Milano, Giovanni Bartolozzi a Firenze i quali promuovono iniziative e eventi mirati a rivalutare personaggi dimenticati o rimossi, a mostrare i lavori di architetti sperimentali, a stimolare la riflessione critica.
La seconda strategia consiste nella partecipazione ai concorsi, a partire da quelli studenteschi. Alcuni gruppi si sono formati proprio grazie a queste occasioni di incontro  ( altre importanti occasioni sono stati i workshop,  alcuni,, quali Villard, molto ben organizzati da parte delle stesse facoltà di architettura). C’e' però da dire che i concorsi riservati ai giovani, e tra questi Europan, hanno prodotto, soprattutto in Italia, poche realizzazioni concrete, tradendo lo spirito per il quale erano stati lanciati. Iniziative come Newitalianblood, consistenti in mostre itineranti e in un sito che consente l’autopubblicazione, hanno, però, permesso a molti giovani di essere notati.
Riguardo al lavoro professionale e' interessante notare che  i giovani architetti stanno sviluppando nuove strategie che servono a aumentare la flessibilità operativa e a ridurre i costi. Consistono in studi con numerosi partner che formano gruppi di lavoro numericamente adeguati alle occasioni che si presentano: così si lavora in uno o due se si tratta di affondare una piccola ristrutturazione e in dieci o quindici per preparare un più impegnativo concorso. Per accrescere il know how – il gruppo ATA a Torino ne ha fatto un’arte-  sono previsti incontri interni e riunioni aperte al pubblico e a ospiti esterni. E’ da registrare, infine, un aumento dell’associazionismo intergruppo al fine di  promuoversi presso soggetti esterni e enti pubblici: sempre a Torino, l’associazione Turn ha riunito in poco tempo diverse decine di giovani studi che operano nel campo del design e vedono con crescente preoccupazione lo scarso interesse dei committenti rispetto al tema della qualità dell’habitat urbano.
Su gli aspetti formali mi sembra che sia particolarmente difficile individuare linee di ricerca unitarie.  Viviamo più che mai in una fase politeista, anche se c’e', rispetto a un paio di anni addietro in cui andava l’hyperelettronico e il morfogenetico, bisogno di semplicità e di realismo per non scontentare i committenti , spesso tradizionalisti, e le imprese che si trovano in crisi quando devono usare tecnologie complesse. Tra le esperienze più interessanti notiamo però due importanti aperture: da un lato ai temi della natura, dell’ecologia  e del paesaggio  e dei materiali come nel caso di OBR, Ellelab, Uda e Mari e dall’altro alla strategia del gioco e della leggerezza creativa con composizioni, come nel caso di Elastico , Rocca, Stocchi, Liverani+Moltemi, Vaccarini spazialmente eccitanti e figurativamente stimolanti.

 

Apparso sul numero di Costruire di Ottobre 2005 dedicato agli Under 40

 




        HOME                                                                                               SU

 

 Copyright © 2002-2005 costruzioni.net