LA DISTRETTUALIZZAZIONE PRATICA
DELLE RETI DI DISTRIBUZIONE
di Marcello MENEGHIN
Una delle più importanti conquiste
dell'acquedottistica moderna
consiste senza dubbio nell'aver
adottato, nella grande generalità
dei casi, la rete magliata con
interconnessioni ed anelli multipli
sovrabbondanti. Sono molti i
vantaggi che ne derivano e tra di
essi una pressione diffusa
uniformemente in aree notevolmente
vaste, un trasporto di grandi
portate con perdite di carico molto
contenute, la possibilità di
chiudere condotte singole senza
problemi per le restanti, la grande
stabilità ed uniformità di pressione
anche in caso di prelievi
eccezionalmente intensi di qualche
utente. L'ipotesi che tutti questi
vantaggi possano essere in gran
parte annullati qualora si voglia
mettere in pratica la
distrettualizzazione secondo le
modalità oggi correnti, appare
assolutamente inaccettabile alla
luce dei concetti propugnati da
molto tempo da chi scrive. E' ben
noto come la distrettualizzazione
che viene comunemente sollecitata si
basi sulla intercettazione delle
condotte sovrabbondanti in modo da
alimentare ogni distretto tramite
singole adduttrici munite di
misuratori ed isolandolo affinché
non possa cedere alcuna portata ai
distretti vicini oppure, in caso di
necessità di alimentazione di
qualche altro distretto posto più a
valle, con misura delle portate in
uscita. Una parzializzazione della
rete così concepita consente due
modalità di utilizzazione e cioè
quella provvisoria, tesa alla
determinazione delle perdite una
volta tanto, e quella permanente
che, oltre alla definizione in
continuo delle perdite stesse,
consente anche di attuare
agevolmente il controllo e la
regolazione minuta della pressione
distretto per distretto. In linea
teorica si tratta di due risultati
importanti ma, mentre la prima
modalità può essere normalmente
adottata dato che i disservizi sono
temporanei, così non è nel secondo
caso in quanto si ritiene
inammissibile che, nella reale
gestione degli acquedotti, si possa
togliere alla rete la gran parte dei
benefici prima elencati. Nella
presente nota si vuole invece
proporre una diversa
distrettualizzazione che, invece di
penalizzare l'esercizio,
contribuisca a migliorarlo.
E' ben vero che la rete magliata
unificata per tutto il territorio
servito lamenta, soprattutto in aree
ad altimetria diversificata, il
difetto di non consentire una
piezometrica sempre parallela al
suolo, però non si ammette che per
ovviarvi si abbia da spezzettarla in
tante piccole parti provocando gli
inconvenienti di cui si è detto. Un
buon risultato deve invece essere
ottenuto con altre modalità, alcune
delle quali, come ampiamente
documentato negli appositi articoli
del sito http://altratecnica.it ,
consistono nella suddivisione per
fasce altimetriche, nel pompaggio a
pressione variabile, nella
regolazione tramite valvole diffuse
in rete o infine adottando
particolari artifici costruttivi e
di gestione.
Nei riguardi della
distrettualizzazione, da ritenere in
ogni caso una pratica da applicare
in tutte le reti, si ipotizzano
modalità di esecuzione totalmente
diverse da quelle citate ma da
sottoporre a conferme pratiche
essendo condizionate da alcune
pesanti pregiudiziali come la
possibilità, ancora non attuabile ma
di cui sono in corso numerose
sperimentazioni, che i contatori
d'acqua delle utenze private siano
sostituiti da moderni apparecchi di
misura dei volumi consumati fino
all'istante considerato e con
trasmissione automatica al centro
dei dati.
Le operazioni seguenti consistono
nel calcolare due dati essenziali
relativi a ciascun nodo e cioè la
portata da esso consumata nel
periodo in esame e che sarà
utilizzata nei calcoli ed inoltre la
superficie totale interna delle
tubazioni che confluiscono al nodo
stesso e che sarà usata come indice
di ripartizione tra tutti i nodi
della portata di perdita sempre
riferita al periodo considerato.
Allo scopo sarà sufficiente
considerare suddivise in due parti
uguali tutte le condotte ed
assegnare al nodo di confluenza
tutte le semicondotte che vi sono
collegate e tutti gli utenti ivi
allacciati.
Risulta inoltre necessario che i
programmi di calcolo delle reti
magliate siano in grado di
aggiornare ad ogni iterazione la
portata di perdita in uscita dai
nodi in funzione della pressione
risultante dai calcoli stessi, il
tutto da determinarsi secondo le
modalità che saranno appresso
indicate.
Considerando completate le
operazioni indicate e posti in opera
i nuovi tipi di contatori d'utenza,
la distrettualizzazione che viene
qui proposta deve essere limitata ad
un impiego temporaneo e per campioni
in modo da poter evitare i danni
prima lamentati,
Scelte le aree da esaminare, si
provvede a suddividerle in distretti
in numero il più basso possibile ma
sufficienti per costituire dei
campioni rappresentativi delle varie
tipologie di rete ed a munirli di
apparecchi per la misura delle
portate e delle pressioni e quindi
in grado di rilevare in ciascun
distretto, per un periodo di almeno
una settimana e ad intervalli brevi
(ad esempio ogni quarto d'ora) i
seguenti dati:
- portata prelevata utente per
utente
- portata entrante nel distretto
- eventuale portata in uscita di
alimentazione dei distretti posti a
valle
- pressioni nel punto iniziale di
ingresso del distretto e finale
all'arrivo in diversi punti di
utenza.
Per poter avere una rappresentazione
completa del funzionamento idraulico
del distretto e soprattutto delle
variazioni indotte dalla pressione
di esercizio, si alterneranno
giornate ed anche periodi brevi a
pressione di alimentazione
volutamente modificata in più ed in
meno rispetto a quella normale.
Ultimato a campioni l'esame di tutta
la rete con rilievo e registrazione
di tutti i dati, vengono aperte le
saracinesche di intercettazione
eliminando le parzializzazioni e
l'acquedotto può riprendere a
funzionare normalmente con tutti gli
anelli aperti.
Iniziano quindi le operazioni a
tavolino che consistono in un primo
tempo nella determinazione degli
elementi reali da introdurre nei
calcoli di seconda fase. Allo scopo
viene effettuata la simulazione al
modello matematico separatamente
distretto per distretto ed atta a
definire, sulla base dei dati
effettivamente rilevati, la
scabrezza effettiva delle tubazioni
e le leggi che regolano l'andamento
delle perdite e dei prelievi
dell'utenza in funzione delle
pressioni di funzionamento delle
condotte stradali, pressioni che,
come detto, sono state diversificate
ad arte. Il primo risultato sarà
ottenuto impiegando diverse serie di
coefficienti di scabrezza di valore
via via crescente e scegliendo
quelle che danno risultati più
aderenti alla realtà. Per quanto
riguarda l'altro elemento
determinante la bontà del calcolo
del distretto e cioè la portata
istantanea prelevata da ciascun nodo
e le leggi che ne definiscono le
variazioni in funzione della
pressione, si devono distinguere due
componenti. La portata di base
rappresentata dalla portata
effettivamente letta ogni quarto
d'ora ai contatori privati
attribuibili a ciascun nodo,
costituisce il componente certo al
quale va aggiunto il secondo
componente e cioè la perdita occulta
che viene valutato distribuendo tra
tutti i nodi, in funzione della
superficie interna delle tubazioni
afferenti a ciascun nodo, la perdita
totale del distretto data dalla
differenza tra volume totale
immessovi ed il corrispondente
volume consumato dagli utenti nel
quarto d'ora in esame. In sostanza,
poiché ciascun distretto è per
definizione costituito da un'area
omogenea e di piccola entità ed
essendo noti i dati di funzionamento
reale ad intervalli temporali molto
brevi, si ritiene realistico
supporre che le perdite occulte si
distribuiscano, al suo interno,
uniformemente in tutte le condotte.
Ultimata la serie di calcoli di
verifica del comportamento idraulico
distretto per distretto, saranno
noti i seguenti elementi da usare
successivamente nei calcoli
dell'intera rete applicandoli alle
maggiori porzioni di rete che ogni
distretto rappresenta:
- i coefficienti reali di scabrezza
delle tubazioni ;
- la legge che definisce le
variazioni di portata dell'utenza in
funzione delle pressioni di rete
- idem per le variazioni di perdita
occulta
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Hanno inizio poi i calcoli di seconda fase relativi non più ai singoli distretti bensì a tutta la rete non distrettualizzata. Scelta una giornata particolarmente rappresentativa come ad esempio un giorno di consumi molto elevati, si esegue la lettura dei contatori privati ad intervalli brevi (ad esempio ogni quarto d'ora) rilevando contemporaneamente tutti gli altri dati di funzionamento delle centrali, le portate delle condotte munite di misuratori, i livelli dei serbatoi ecc. ecc. e si passa alla verifica dinamica (ad intervalli di un quarto d'ora) della rete con modello matematico. |
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La portata da assegnare a
ciascun nodo sarà composta da due
elementi che vanno sommati tra di
loro e cioè, come primo e più
importante elemento, dal consumo
reale degli utenti afferenti al nodo
stesso ed effettivamente rilevato
nell'intervallo considerato e, quale
secondo, dal volume di perdita
ottenuto quarto d'ora per quarto
d'ora dalla differenza tra volume
totale immesso in rete e volume
totale effettivamente consumato
dall'utenza ripartito tra tutti i
nodi della rete in funzione della
superficie interna delle tubazioni
attribuibili al nodo stesso. In
altri termini si suppone, all'inizio
della serie di calcoli, che le
perdite siano equamente distribuite
in tutta la rete in base alla
consistenza delle tubazioni. Durante
le iterazioni di calcolo il
programma deve modificare di
iterazione in iterazione la quota
parte di perdita in funzione della
pressione risultante dal calcolo
stesso ed in base alle leggi di
variazione determinate nei calcoli
di prima fase, nel mentre la quota
parte di consumo derivata dai
contatori rimane, ovviamente, quella
effettivamente misurata ai contatori
stessi. E' infatti ben noto come le
perdite in uscita da ciascun nodo
siano fortemente influenzate dalla
pressione che si ha nella rete
nell'istante in esame e che pertanto
durante le iterazioni di calcolo
debbano essere apportate ai dati
iniziali le variazioni del caso. Ad
esempio se un nodo, nella iterazione
in corso di calcolo, risulta avere
pressione zero non solo la portata
rilevata all'istante considerato dai
contatori sarà pari a zero (e ciò
risulterà dalla lettura reale dei
contatori) ma dovrà essere nulla
anche la perdita assegnata a quel
nodo e quindi nel calcolo in corso
la procedura di calcolo deve
provvedere ad annullarla. In maniera
analoga ad un nodo che ha pressione
più elevata deve essere maggiorata
anche la perdita. In altri termini
nel programma deve essere compreso
un algoritmo che consenta di
aggiornare, in funzione della
pressione calcolata, le portate di
perdita dai nodi sulla base della
legge di variazione di cui si è
detto. Risolti questi problemi è
possibile arrivare al risultato
cercato e cioè determinare il
funzionamento teorico di tutta la
rete. Occorre notare come la
semplificazione adottata nella
attribuzione delle perdite ai nodi
costituisca una evidente disparità
con la realtà in quanto sussistono,
oltre alla pressione di
funzionamento, altri elementi che
incidono sulla localizzazione delle
perdite stesse in lungo ed in largo
nell'area servita. E' classico il
caso delle condotte
significativamente dette "colabrodo"
che accusano sicuramente perdite più
elevate delle condotte nuove. Ma
risulta altrettanto chiaramente che
sarà proprio il calcolo di seconda
fase a segnalare le condotte che
accusano questa diversità e quindi
ad ubicare le perdite e la necessità
delle riparazioni oppure, in caso di
discrepanze molto rilevanti, a
consigliare la sostituzione delle
condotte "colabrodo". Man mano che
procederanno i lavori di riparazione
ed eliminazione delle perdite, le
percentuali assolute di perdita e la
sua distribuzione planimetrica nelle
varie aree servite dovranno
rientrare entro i limiti fisiologici
e quindi i calcoli di seconda fase,
ripetuti con le stesse modalità,
devono dare risultati sempre più
aderenti alla realtà. Il risultato
finale da raggiungere consiste,
oltre che nella eliminazione delle
perdite abnormi, in una buona
corrispondenza tra dati di
funzionamento reali e di calcolo di
tutte le strutture acquedottistiche
come portata e pressione di partenza
e di arrivo, portata delle condotte
di rete munite di misuratori,
pressioni misurare in rete, livelli
dei serbatoi ecc. ecc.
In conclusione la procedura
descritta, basandosi su un dato
importante come la portata realmente
consumata dai nodi quarto d'ora per
quarto d'ora ed i corrispondenti
dati di funzionamento anch'essi
rilevati dagli strumenti di misura,
consente di determinare l'ubicazione
e quindi l'eliminazione delle
perdite ottenendo risultati simili,
anche se più approssimati, a quelli
offerti dalla distrettualizzazione.
Il tutto viene però attuato senza
apportare alcun nocumento alla rete
che può invece continuare a
funzionare normalmente.
Per quanto riguarda il valore della
portata di perdita viene definita
solo quella complessiva di tutta la
rete e data dalla differenza tra
portata immessa e portata consumata
ai contatori privati: tale valore
permette comunque di seguire nel
tempo l'evoluzione delle perdite.
Gli altri elementi, essenziali per
la vera conoscenza della rete, sono
la scabrezza effettiva di tutte le
condotte e le leggi di variazione
delle perdite occulte e delle
portate ai nodi in funzione della
pressione. Questi ultimi dati, oltre
che per la distrettualizzazione che
forma l'oggetto della presente nota,
saranno molto utili per qualsiasi
tipo di calcolo di verifica della
rete magliata da farsi al modello
matematico e con l'uso dei molti
programmi reperibili in commercio..
Purtroppo l'intera procedura
descritta potrà essere realmente
utilizzata solo quando sarà
modificato il sistema di lettura dei
contatori privati d'utenza la cui
attuazione è ritenuta comunque
improcrastinabile per molte ragioni
anche totalmente estranee a quelle
indicate nella presente nota. Nel
frattempo e qualora si volesse
attuale la distrettualizzazione non
resta che adottare il metodo
classico ma usando, per le ragioni
prima indicate, esclusivamente
quella di tipo temporaneo.
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