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                                                    le costruzioni in rete

PERDITE OCCULTE DEGLI ACQUEDOTTI :

SCARSA CONOSCENZA E CATTIVA INFORMAZIONE

  Marcello Meneghin

Data di pubblicazione: 07/2005

 

Dopo aver dimostrato che i dati sulla grave situazione in cui verserebbero la gran parte degli acquedotti italiani sono fasulli, si propone l'adozione di una  campagna di interventi atta ad accertare la verità su un tema tanto scottante come le perdite occulte degli acquedotti.

 

1)PREMESSA

La stampa tecnica specializzata ed anche quella di tipo divulgativo, si occupano spesso del problema delle perdite occulte degli acquedotti enfatizzando le disastrose conseguenze che derivano alla società intera dal notevole volume d'acqua che viene a mancare nei bilanci idrici degli acquedotti. Sono frequenti dichiarazioni di questo tipo: in Italia il 50% dell'acqua captata dalle fonti non arriva all'utente ma viene perduta.

Si vuole qui dimostrare come i dati diffusi dalla stampa e, ahimè  anche quelli in possesso agli Enti gestori degli acquedotti, siano in gran parte affetti da errori così macroscopici da metterne in dubbio la validità. Si vuole altresì dimostrare come, in relazione all'argomento qui trattato, siano totalmente sconosciuti anche altri elementi di vitale importanza.

  

2) LA DETERMINAZIONE DEL VOLUME TOTALE D'ACQUA PRODOTTA

Il volume  d'acqua che, in un determinato periodo di tempo,  non è affatto utilizzato ma disperso a causa degli inevitabili difetti degli impianti acquedottistici non è, per le sue caratteristiche intrinseche, quantificabile tramite misura diretta. Alla sua determinazione si arriva invece per differenza tra il volume totale d'acqua prodotta e quello fornito al domicilio dell'utenza.

Balza innanzitutto agli occhi come si possano considerare soltanto dati totali relativi ad un lungo periodo, di solito non inferiore ad un trimestre ma molto spesso pari addirittura ad un'intera annata. Nessuno conosce come si comportano le perdite all'interno di periodi così lunghi e quindi vengono a mancare elementi indispensabili per giungere alla vera conoscenza del problema.

Ma è sulla imprecisione dei dati di partenza che si vuole sopratutto concentrare l'attenzione.

Il primo elemento base è il volume totale d'acqua immesso in rete. Pur trattandosi di un dato di facile determinazione è anche esso affetto, in molti casi, da errori dovuti a molteplici e concomitanti fattori .

Tra di essi è da rilevare la imprecisione propria degli strumenti di misura in quanto, se non tarati ad intervalli regolari di tempo, ammettono approssimazioni di più punti percentuali nel risultato. Ma l'errore, molto più consistente, è spesso dovuto alla mancanza totale o parziale, degli strumenti di misura dell'acqua prodotta e all'abitudine, radicata in molti servizi idrici, di far invece  affidamento su dati empirici come sono ad esempio quelli ottenuti moltiplicando le ore di funzionamento di una pompa per la sua portata teorica oppure quelli basati su misure di portata di sorgenti o di pozzi effettate in epoca ed in situazioni di falda diverse da quelle del momento. Gli errori che ne derivano possono ammontare al 20-30% del totale misurato!

Un altro elemento che inficia la validità del dato di partenza è la presenza, non infrequente, di perdite nelle opere poste a monte del misuratore-totalizzatore. Cito,  ad esempio, il caso di fonti disseminate in un vasto territorio la cui acqua, per essere misurata, deve confluire in una unica tubazione, dove esiste lo strumento di misura, percorrendo collettori e vasche di accumulo soggetti a perdite o sfiori  assolutamente incontrollabili.

 

3) LA DETERMINAZIONE DEI VOLUMI D'ACQUA FORNITA ALL'UTENZA

Quello in oggetto è Il secondo dato base da considerare nei calcoli. E' nella sua determinazione che vengono commessi gli errori maggiori.

Il volume di cui si discute viene normalmente ricavato dalle registrazioni contabili redatte dall'Ente gestore per la riscossione delle bollette d'acqua e quindi per scopi e con modalità diverse da quelli qui trattati.

Non è da escludere il caso in cui venga messo in conto "sic et sempliciter" il volume totale d'acqua fatturato senza tener conto che esso comprende anche  volumi non consumati ma che vengono addebitati all'utenza per consumi mensili inferiori al quantitativo minimo prefissato. Quando anche si sia tenuto conto dei minimi fissi grazie ad un sistema che conteggia anche i volumi d'acqua realmente consumati dall'utenza oppure mediante calcoli empirici più o meno esatti, permangono altri gravi errori dovuti alle caratteristiche meccaniche del contatore privato d'utenza. Da rilevare, innanzitutto, la sua inerzia di base che fa si che le piccole portate come sono lo stillicidio di un rubinetto o la sua apertura parziale, non vengano affatto misurate essendo inferiori al quantitativo minimo necessario per vincere l'attrito iniziale del contatore medesimo. Sembrerà un'inezia, ma la somma di tante piccole mancate registrazioni come quella indicata costituisce invece un sensibile errore nella stima totale dei consumi.

Un altro fattore da tener presente è l'invecchiamento dei contatori degli utenti. Non è raro constatare come molti di loro siano muniti dello stesso apparecchio da più decenni, il che significa misure  assolutamente non veritiere.  Un tempo si ovviava a questo inconveniente, provvedendo, su richiesta dell'utente o a intervalli regolari, alla verifica del contatore tramite l'apposito cassone di misura e alla sua regolazione con la vite di taratura di cui erano muniti i contatori stessi. Ai nostri giorni si preferisce sostituire frequentemente gli strumenti di misura ma, nella realtà, questa ottima pratica è spesso disattesa ed il parco contatori è sistematicamente troppo vecchio per fornire dati esatti.

Un altro motivo di difficoltà nella determinazione dei volumi realmente consumati nel periodo in esame è dato dalle modalità normalmente seguite nella lettura dei contatori d'utenza la quale non è, ovviamente, eseguita contemporaneamente per tutti gli utenti ma è invece distribuita lungo tutto un periodo di lettura più o meno lungo. Si tratta pertanto di dati che temporalmente non coincidono affatto con quelli dei misuratori della portata totale immessa in rete di cui al cap. 2) provocando una evidente disomogeneità tra gli elementi messi a confronto e quindi un ulteriore motivo di errore nei calcoli.

Un altro  elemento da non trascurare è la mancata registrazione di notevoli consumi relativi agli edifici pubblici o enti di beneficenza che non pagano l'acqua, alle fontanelle pubbliche, alle vasche di cacciata delle fognature pubbliche, agli idranti o alle prese per bagnare i giardini pubblici e le strade, i lavaggi o gli scarichi d'acqua per interventi di normale manutenzione dell'acquedotto, gli sfiori dei serbatoi, gli allacciamenti abusivi o comunque esenti da fatturazione. Si tratta di ingenti quantitativi d'acqua che sfuggono da ogni tipo di controllo o misura.

 

4) AFFIDABILITA' DEL RISULTATO E AZIONI DA INTRAPRENDERE

Dalle indicazioni fornite si arriva a capire come i dati di perdita degli acquedotti sui quali si sono versati e si continuino a versare fiumi di inchiostro non siano che dati fortemente approssimati.

Non é ovviamente possibile stimare il grado di imprecisione che li caratterizza: quella che emerge è solo una sensazione di grande precarietà e quindi difficoltà a formulare analisi approfondite. Si possono citare solo elementi di larga massima. Ad esempio se la percentuale di errore in più o in meno fosse pari, come sembra plausibile, al 20%, ciò starebbe ad indicare che  un acquedotto cui è attribuita una percentuale di perdita del 50% nella realtà potrebbe avere percentuali del 70% e quindi da considerare catastrofiche come pure quelle, di tutta tranquillità, pari al 30%!

Un altro elemento che dà da pensare è la mancanza di elementi circa l'interdipendenza che sicuramente esiste tra  perdite occulte e pressione di funzionamento delle condotte acquedottistiche.

Si arriva a concludere che, rappresentando le perdite occulte degli acquedotti un fenomeno praticamente incognito, è tempo di approfondirne la conoscenza effettuando accertamenti diversi da quelli attualmente usati di cui si è prima parlato, e che siano atti a dare le necessario informazioni. In questo senso un provvedimento ad avviso di che scrive essenziale, sarebbe l'esecuzione di una serie di prove condotte secondo le seguenti regole.

Scelta all'interno di una rete acquedottistica un'area ben delimitata i cui utenti rappresentino l'utenza media cittadina, applicare in serie con il contatore di tutti gli utenti di detta zona un misuratore-registratore di portata e della pressione di consegna dell'acqua. Applicare nei punti di immissione dell'acqua nella zona prescelta dei misuratori in grado di rilevare e registrare con continuità portata totale e pressione dell'acqua fornita alla zona stessa. La strumentazione fatta funzionare per un periodo di più bollettazioni permetterebbe di chiarire i  molti interrogativi prima indicati e suggerire le soluzioni dei vari problemi.

 

4) CONCLUSIONI

Dimostrato, tramite una elencazione dei possibili errori, che l'ammontare delle perdite occulte degli acquedotti è praticamente incognito, viene affermata l'infondatezza delle conclusioni cui la stampa tecnica perviene nello specifico settore.

Sono proposti gli accertamenti da eseguire nella rete acquedottistica per ottenere la conoscenza vera dei fenomeni connessi alla distribuzione dell'acqua potabile all'utenza in relazione allo scottante tema delle perdite in oggetto.

Per ulteriori notizie sull’argomento vedere http::/altratecnica.3000.it




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