Home
Archivio articoli
Newsletter
Libri
Software
Comunicati
FreeSoftware
Normativa tecnica
Segnala un sito
Invia un articolo
Informazioni
Segnala questo sito
Aggiungi ai preferiti

                                                    le costruzioni in rete

L’ evoluzione del rapporto tra costruzione e struttura sino a Viollet Le Duc.
Il ruolo delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti teorici

 Arch. Gabriella Reale

Data di pubblicazione: 10/2004

 

Il termine struttura compare per la prima volta nel latino scritto del trattato vitruviano per designare il materiale di riempimento usato nei muri di grande spessore limitati da due paramenti apparecchiati con mattoni e/o opus reticulatum collegati da diaconi; il materiale di riempimento era costituito da malte pozzolaniche, acqua e piccole scaglie di pietra o di mattoni, versato allo stato fluido che, a presa avvenuta avrebbe costituito un solidissimo materiale da costruzione.

Lo si troverà utilizzato da L. B. Alberti nella dedica a Brunelleschi del suo De Pictura artefice della «struttura così ampia da coprire con sua ombra tutti i popoli della Toscana».
Poco più di tre secoli dopo lo si troverà ancora nel Dizionario di Qua- tremère de Quincy, ma con una puntigliosa descrizione dei nuovi significati attribuiti al termine: «... Esso esprime la maniera con cui un edificio è costruito; e differisce da costruzione nel senso che quest'ultimo termine si applica generalmente a quella parte dell'architettura che comprende tutto ciò che vi ha in quest'arte di materiale, di meccanico, di scientifico, ed alla qualità dei materiali o del loro impiego in un fabbricato; struttura per lo contrario, termine più elevato, e per così dire del linguaggio poetico in questo genere, abbraccia i rapporti esterni dell'arte che si manifesta agli occhi per l'arditezza delle masse, la bellezza delle forme, la proporzione degli ordini e la maestria dell'esecuzione.«
I nuovi significati coinvolgeranno non solo le comuni implicazioni costruttive ma si estenderanno agli orizzonti più ampi della nascente linguistica dando vita alle future specificazioni dello strutturalismo.
Il significato comunemente accettato, con il quale si intende quella parte della costruzione destinata ad assolvere esclusivamente compiti statici, verrà precisato con l'uso del ferro prima, in seguito dell'acciaio e del cemento armato come nuovi materiali da costruzione.

Figura 1 - Viollet le Duc. Sezione e Pianta di un Edificio Basilicale in Entretiens, Settima Conversazione

Ad una intelligenza vivace come quella di Viollet Le Duc -nemico giurato dell'accademico Quatremère - non poteva sfuggire il fatto che per le grandi costruzioni in muratura si possono individuare epoche caratterizzate per la diversa importanza attribuita alla funzione strutturale ed alla sua traduzione in simboli chiaramente identificabili.

Il discorso che intendo sviluppare risulta più chiaro utilizzando i suoi due esempi relativi l'uno alla Basilica di Costantino e l'altro ad una piccola chiesa romanica;

nel primo esempio viene messa a confronto, sullo stesso disegno che rappresenta la sezione della basilica, la soluzione romana con la soluzione che sarebbe stata adottata da un architetto romanico.
La differenza tra le due soluzioni sta nella parte superiore dei setti trasversali che presentano in un caso dei grandi archi di controvento e nell'altro piccoli vani per consentire l'attraversamento in quota dei setti.

Nel secondo esempio, relativo alla piccola chiesa romanica, ne esamina la sezione trasversale munita di contrafforti di irrigidimento; su questa sezione traccia la curva delle pressioni e dichiara che il materiale utilizzato per la costruzione, ad eccezione di una limitata fascia intorno ad essa, può essere eliminato perché inutile. Il suo discorso porta perciò ad individuare nel passaggio contrafforte - contrafforte arco rampante la trasformazione della soluzione romanica in quella gotica. Conclusione che non sarà condivisa anzi garbatamente contrastata dal suo allievo A. Gaudì secondo il quale il passaggio corretto sarebbe stato rappresentato da un solo elemento «pilastro inclinato» costruito intorno alla curva delle pressioni; cosa che notoriamente egli ha realizzato.



Figura 2 - Antonio Gaudì, Portico di Parco Guell, Barcellona (Muntanya Pelada). Sezione e diagramma dei carichi e delle forze.


La conclusione che qui interessa è la seguente: Viollet Le Duc aveva capito che l'analisi di una costruzione si poteva sviluppare in modo rigoroso quando si fosse determinata la curva delle pressioni connettente i carichi agenti per poter determinare la soluzione ottimale.
Naturalmente non si deve dimenticare che Viollet nasceva da una formazione estranea al linguaggio matematico; sorge perciò il problema di comprendere cosa potrebbe aver visto per giungere ad una conclusione così eclatante indubitabilmente vera: non le forze con cui si costruisce la curva delle pressioni perché esse sono una creazione della mente, bensì gli effetti che essi producono: le fratture, che in alcuni casi sono chiaramente visibili.
L'idea di poter effettuare questo tipo di analisi anche per una struttura fatta di materiale poco reagente a trazione, al limite del tutto incapace di sopportare sforzi di questo genere, non tarderà ad essere sviluppata; il primo tentativo in questa direzione venne proposto da C. A. Castigliano verso la fine dell'Ottocento per l'analisi di ponti ferroviari costruiti con conci di pietra murati a secco; il procedimento, di indubbia validità, era sviluppato senza tener conto della sollecitazione di taglio sul regime tensionale.

Considerando quindi solo le tensioni normali agenti sulle sezioni dell'arco, con un procedimento di successive approssimazioni, venivano eliminate le porzioni di struttura che, risultando tese, erano comunque inefficaci. La strada era praticamente individuata; ma la polarizzazione delle ricerche teoriche e sperimentali sull'acciaio e sul cemento armato chiuse subito il capitolo appena aperto sul calcolo delle costruzioni in muratura.
Oggi la situazione è completamente mutata:
da un lato la possibilità di utilizzare i nuovi strumenti di calcolo strutturale che consentono di conoscere lo stato di stress in una struttura di qualsiasi forma, dall'altro le possibilità offerte dai materiali e dalle tecniche innovative indicati sinteticamente con la sigla FRP (Fiber Reinforced Polimer).
Tali nuove tecnologie, ampiamente sperimentate sulle costruzioni in cemento armato, sono state trasferite a casi esemplari (Assisi) anche in mancanza di validazioni sperimentali adeguate a garanzia della compatibilità tra nuovi e vecchi materiali; ma sono anche emerse nuove posizioni relative alla distinzione tra effetti patologici ed effetti fisiologici nell'ambito del problema dei dissesti.
Il discorso diventa perciò estremamente complesso anche perché non mi pare che esistano criteri affidabili per chiarire il senso della differenza. Problema non semplice che posso riassumere ricordando che noi pretendiamo di far discendere le nostre certezze scientifiche che abbiamo dedotto dalla applicazione della teoria dei solidi elastici anche alle murature, il ché spesso non è lecito perché la muratura si presenta come un solido fortemente danneggiato per il deterioramento delle malte che avrebbero dovuto renderlo solido.
In tali circostanze- vedi il caso della cattedrale di Noto - si può parlare ancora di solido e quindi applicare la relativa teoria? lo credo di no. In queste condizioni il materiale è più prossimo ad un fluido: e cosi era inteso subito dopo la rivoluzione galileiana.

Tornando ai dissesti ed al problema delle fratture ho già detto che è fondamentale capire se il dissesto è fisiologico o patologico; cioè se nasce da disfunzioni di qualche organo o se perviene alle funzioni che devono essere sviluppate: non sarà sfuggito il costante riferimento, in questi problemi, al linguaggio utilizzato da medici. Credo che la questione non sia mai stata esplicitamente posta. Basterebbe tuttavia riflettere sul termine consolidamento per concludere che si consolida solo ciò che inizialmente solido ora non lo è più.
Intervento che può riguardare tutta la compagine della fabbrica nel senso che la funzione legante della malta si è deteriorata al punto da richiedere un intervento generalizzato (come quello impiegato dopo il sisma del Friuli impacchettando il muro tra due pareti in c. a, collegate da armature trasversali). Ovvero, in alternativa, l'intervento può consistere nel ricucimento di parti rimaste solide, ma divise da una o più fratture:
il consolidamento viene in genere praticato con la tecnica delle perforazioni armate eseguite con la logica del disegno a quinconce che esclude in partenza qualsiasi tentativo mirante a precisare la posizione dei fori e la grandezza delle armature.

E' evidente che l'impacchettamento del muro tra le due pareti potrebbe trovare giustificazione nel riconoscimento dell'antica tecnica descritta da Vitruvio ma attualizzata dalle nuove mutate possibilità; come anche l'idea di perforare il muro per inserirvi presidi che consentono di legare parti staccate non è certamente nuovo perché se ne conoscono applicazioni antichissime.

Il problema a mio parere non sta tanto nel giustificare la vetustà del procedimento di consolidamento attuato quanto nell'essere sicuri di aver agito nel rispetto delle poche regole che, Renato Bonelli suggeriva quaranta anni or sono: “... Ogni operazione dovrà essere subordinata allo scopo di reintegrare e conservare il valore espressivo dell'opera, perché l'intento da raggiungere è la liberazione della sua vera forma. ... Nel restauro critico due diversi impulsi si contrappongono: quello di mantenere un atteggiamento di rispetto verso l'opera in esame, considerata nella sua conformazione attuale, e l'altro di assumere l'iniziativa e la responsabilità di un intervento diretto a modificare tale forma, allo scopo di accrescere lo stesso valore del monumento.

Intanto sarebbe da precisare cosa si debba intendere per «forma originaria» se debba essere intesa come forma esteriore o se debba includere anche i mezzi cui è stata realizzata: perché se si dovessero che i mezzi attuativi ho il sospetto che il campo si restringerebbe di molto.
Ho già espresso il parere che alla «forma originaria» dovrebbe competere anche la tecnica costruttiva utilizzata originariamente per evitare il pericolo di una classificazione di merito per funzioni, o forme, suscettibili di mutamenti.

stampa  


        HOME                                                                                               SU

 

 Copyright © 2002-2004 costruzioni.net