E’
assodato che uno dei problemi che in futuro si
presenteranno con drammaticità sarà quello della
carenza dell’acqua necessaria per i vari usi.
In Italia i volumi d’acqua
che annualmente si rendono disponibili a tale fine
sono e saranno più che sufficienti a coprire il
fabbisogno. Esistono però forti squilibri tra una
regione e l’altra e grandi sfasamenti temporali tra
disponibilità d’acqua e fabbisogno; la loro
eliminazione risulterà indispensabile perché il
problema possa ritenersi risolto. In tal senso un
contributo fondamentale potrebbe essere dato dalle
opere qui descritte se non si trattasse invece che di
un mero parto della fantasia volto ad immaginare un
futuro impossibile eden idrico.
Bisogna innanzitutto
descrivere quale potrebbe essere idealmente la
situazione futura dei servizi idrici italiani.
Il quadro complessivo
all’anno X vede già realizzate le indicazione della
legge Galli e quindi organizzati gli ATO e cioè i
grandi territori ottimali all’interno dei quali il
ciclo completo delle acque, dalla raccolta e
depurazione di quelle reflue alla distribuzione di
quelle potabili, è correttamente svolto ad opera
dell’Autorità di bacino. Risultano inoltre
completati e razionalizzati tutti gli impianti fognari
e quindi l’acqua dei fiumi e del mare dove ha luogo
la restituzione finale dei liquami è tornata ad
essere limpida come era un tempo nel mentre per gli
acquedotti, completamente riorganizzati sotto
l’egida dell’autorità predetta, sussiste un grave
deficit causato da un lato dai grandi mutamenti
climatici che hanno sensibilmente ridotto le portate
d’acqua disponibili soprattutto durante i periodi
particolarmente siccitosi e dall’altro dalle
aumentate esigenze specifiche che hanno comportato un
forte aumento del fabbisogno idrico. Per quanto
riguarda i bacini artificiali realizzati nelle zone
montane mediante dighe di ritenuta sono al momento
perfettamente funzionanti, in quanto si provvede con
continuità all’asporto del materiale ghiaioso di
deposito, soltanto quelli di vecchia costruzione, nel
mentre da molti anni non se ne realizzano di nuovi a
causa dei gravi danni che opere di tale genere
provocano all’ambiente.
Come rimediare a questo grave
stato di cose?
La proposta che qui si
intende formulare nasce dalla constatazione che in
Italia a periodi ed aree di grande siccità e carenza
idrica se ne alternano altri caratterizzati da
alluvioni in cui precipitano a terra ingenti
quantitativi del prezioso elemento per essere
scaricati a mare senza alcuna possibilità di
utilizzazione. La deduzione logica riguarda la
possibilità di colmare il divario utilizzando
opportunamente questi ultimi ingenti quantitativi
idrici. Non trova però soluzione il problema della
loro raccolta e stoccaggio. Impossibile pensare alla
creazione di bacini superficiali o sotterranei atti
allo scopo: occorrono volumi d’invaso enormi e
praticamente irrealizzabili.
Un attento esame della
situazione reale delle nostre pianure offre però un
panorama meno pessimistico considerato che i grandi
fiumi sono di per sè dotati, nelle zone di pianura e
di sbocco a mare, di una struttura che, previa
modifica non sostanziale delle sue caratteristiche
costitutive e di quelle della sua attuale
utilizzazione, può svolgere,
in tal senso, un ruolo determinante. I principali
fiumi italiani presentano infatti nella parte finale
del loro alveo, ampie aree golenali delimitate da alti
argini il cui scopo è quello di aumentare
sensibilmente la portata adducibile al mare quando
essa raggiunge, in occasione di piogge eccezionali,
valori cospicui. Si tratta quindi di grandi bacini che
vengono usati solo in occasione dei periodi
particolarmente piovosi mentre non lo sono per il
tempo restante. Ne è riprova il fatto che molto
spesso le aree golenali sono coltivate, altre volte vi
trovano posto ampie piantagioni di alberi di alto
fusto, qualche volta si sono ubicate in golena anche
delle case regolarmente abitate. Ebbene, se tali fiumi
fossero dotati, previa eventuale sistemazione
generale, di uno sbarramento mobile ubicato in
prossimità dello sbocco a mare che consentisse di
trattenere nelle capaci aree golenali le acque di
piena e quelle di morbida, si otterrebbero i seguenti
vantaggi:
- impedire la risalita del
cuneo salato lungo l’asta del fiume che rende
poco utilizzabili ai fini potabili ed irrigui le
acque del fiume stesso
- rendere disponibili i
grandi quantitativi d’acqua accumulata per
coprire il fabbisogno nazionale.
- mantenere costantemente
rincollata l’acqua dei fiumi in modo da
realizzare, durante tutto l’anno e tramite una
oculata manovra delle barriere mobili, un notevole
volume di invaso atto ad effettuare la
compensazione delle portate di piena molto
variabili durante l’anno medesimo
- il recupero di grandi
volumi d’acqua che altrimenti sarebbe scaricata
a mare, lascia disponibili a monte, lungo l’asta
del fiume, molta acqua da utilizzare per altri usi
come ad esempio per le irrigazioni.
Ovviamente la regolazione
delle barriere mobili dovrebbe tenere in debito conto
e con continuità l’andamento meteorologico e quindi
esser totalmente aperte durante le alluvioni in modo
da non ostacolare lo scarico a mare di tutta la
portata d’acqua in arrivo da monte, ma durante tutto
il resto dell’anno tenere il bacino pieno o quasi
pieno fatti salvi gli svasi che, durante i periodi di
magra, consentano il prelievo di tutta la portata
necessaria per far fronte ai fabbisogni. Opportune e
sistematiche manovre alternate da un fiume all’altro
permetteranno di scaricare a mare le sabbie di
deposito in modo da evitare da una parte il
rinterrimento dei bacini e dall’altra favorire il
ripascimento delle spiagge marine.
Il fabbisogno idrico italiano
complessivo dovrebbe essere soddisfatto tramite i soli
proventi delle opere indicate. Non sono però da
trascurare altri importanti mezzi di produzione
d’acqua sia potabile come le sorgenti, i pozzi, la
potabilizzazione di acque reflue di fognatura, e sia
irrigua generalmente prelevata dai fiumi. oppure
quella immagazzinata negli esistenti bacini
artificiali. Il tutto secondo le modalità che saranno
appresso in dicate.
Una volta risolto il problema
della produzione di tutto il volume necessario, rimane
da vincere il grande divario esistente, in questo
settore, dal nord al sud d’Italia caratterizzato da
un settentrione ricchissimo d’acqua al quale si
contrappone una zona meridionale afflitta da una grave
e continua carenza. La soluzione potrebbe esser
trovata nella realizzazione di un collegamento idrico
atto a consentire i necessari interscambi di portata
tra le varie regioni italiane, collegamento tanto più
difficoltoso quanto maggiori sono i quantitativi
d’acqua e le distanze in gioco e che quindi diventa
particolarmente arduo quando entrano nel bilancio i
fabbisogni irrigui la cui entità, come già detto, è
ben maggiore di quelli potabili (approssimativamente
il quadruplo). Quella che si proporrà non può
pertanto che essere una soluzione di compromesso che
se da un lato potrebbe assolvere in toto le esigenze
idropotabili, dall’altro può solo contribuire a
lenire quelle irrigue, fatte salve ulteriori
possibilità come sarà più avanti indicato.
In pratica si tratterebbe di
costruire due grandi reti magliate di condotte una per
l’adduzione di acqua potabile e l’altra per
l’acqua grezza cioè di acqua che ha subito solo un
trattamento primario di depurazione e che pertanto è
utilizzabile per usi industriali, artigianali per
irrigazione agricola (questa contenuta entro
determinati limiti quantitativi), per annaffiamento
orti e giardini, per cacciata delle fognature stradale
ed infine per i servizi domestici di base come
lavaggi, vasche di cacciata dei WC, docce, pulizia
strade, ecc. ecc. Considerato che nel periodo futuro
che si sta esaminando saranno le acque reflue delle
locali fognature che, invece di essere scaricate nei
recipienti finali come accade ai nostri giorni,
troveranno, previo ulteriore trattamento di
depurazione, una utilizzazione sempre maggiore, la
rete di acque grezze è destinata a ricevere da tali
acqua e regione per regione, un importante contributo,
che le permetterà, un giorno, di soddisfare
interamente il fabbisogno.
Ognuna delle due reti idriche
dovrebbe comprendente essenzialmente due condotte
interrate che percorrono da nord a sud le coste del
mare, alcune condotte trasversali che le collegano tra
di loro in modo da costituire delle maglie chiuse
molto allungate, delle condotte di diramazione che,
all’interno dei vari ATO realizzano i collegamenti
principali ed infine delle stazioni di controllo,
disinfezione e sollevamento ubicate in modo da
garantire il trasporto dell’acqua in tutte le
direzioni.
In pratica se fossero già
realizzati gli ATO di cui alla legge Galli, le due
reti di adduzione indicate costituirebbero
l’indispensabile collegamento idraulico tra tutti
gli ATO.
La situazione finale
all’anno X degli acquedotti italiani nella ipotesi
qui considerata potrebbe così esser sintetizzata:
Alcuni importanti fiumi
italiani e cioè Tagliamento, Piave, Adige, nel
versante adriatico e Arno e Tevere in quello
tirrenico, sono stati sistemati con modifica degli
argini e costruzione dello sbarramento mobile di foce,
in modo da essere in grado di invasare nel loro bacino
golenale grandi volumi d’acqua e di mantenerli per
lunghi periodi onde effettuare una buona compensazione
delle grandi portate in gioco. In pratica le aree
golenali per una estesa di alcuni chilometri vicino
alla foce ed oggi sistemate a verde, sarebbero
trasformate in laghi. Non viene, per il momento,
considerato il Po per i notevoli problemi che
sarebbero posti dalla costruzione dello sbarramento
mobile di foce, ma, a seguito di una analisi più
attenta, anche tale importantissimo corso potrebbe
rientrare nel novero contribuendo in maniera
determinante ad aumentare le disponibilità idriche
future. Ogni fiume è munito, in prossimità dello
sbarramento mobile, di un capace impianto di
trattamento e pompaggio in grado di dare alle acque le
necessarie caratteristiche chimico-fisiche ed
immetterle nelle due grandi reti di adduzione
nazionale: acqua potabile nel primo e acqua grezza
nell’altro. Da notare come il progresso tecnico che
senza dubbio avrà interessato la concezione della
decantazione e filtrazione consente, all’epoca che
qui si considera, di costruire impianti di dimensioni
relativamente ridotte e, per lo più ricavati nel
sottosuolo. Tutti gli ATO costituiti in base alle
disposizioni della legge Galli, sono attraversati da
dette grandi tubazioni di rete con le quali sono anche
collegati per potervi prelevare o immettere l’acqua
a seconda delle disponibilità . La grande
diversificazione delle fonti che alimentano le due
reti consentono di modulare la portata consegnata o
ricevuta dagli ATO in modo da soddisfare le singole
necessità giornaliere senza che sia necessaria la
costruzione di serbatoi di compenso locali
d’altronde impossibili da realizzare considerate le
portate in gioco. La compensazione di base delle
portate è fatta, come già detto, dai grandi bacini
golenali. La consegna delle acque irrigue può aver
luogo, se necessario, per turni alterni.
Il sistema acquedottistico
nazionale è governato da un calcolatore centrale che
ne sovrintende tutte le funzioni secondo quanto sarà
in appresso indicato.
Ed ecco, in sintesi, le
caratteristiche di ogni ATO
I^ SERVIZIO
IDROPOTABILE
- ATO ALIMENTATO CON ACQUA
DI SORGENTE O CON ACQUA DI BACINO ARTIFICIALE O
LAGO NATURALMENTE POTABILE
- Le sorgenti degli
acquedotti saranno potenziate in modo da poter
captare tutta l’acqua disponibile anche con
carattere di discontinuità o di grande variabilità
se la fonte non ha portata costante;
- Ogni impianto di
produzione continua a svolgere il compito di
alimentare la sua rete locale di competenza e, in
più, deve essere collegato con la rete di
adduzione nazionale in modo da renderlo atto a
svolgere due funzioni:
- immissione nella rete di
adduzione nazionale tutta l’acqua in esubero;
- prelievo dalla stessa
adduttrice di tutta la portata di cui ha bisogno
onde integrare la propria produzione, quando
questa è deficitaria rispetto al fabbisogno.
Tutti gli impianti di
produzione saranno del tipo ad immissione diretta in
condotta ed atti a variare a seconda delle necessità
la pressione e la portata dell’acqua immessa
(impianti dotati di valvole di regolazione della
pressione se funzionanti a gravità o di pompe a
velocità variabile negli altri casi sempre
comandate dall’impianto di telecomando e
telecontrollo). Il prelievo dell’acqua dalla
adduttrice dovrà avvenire in pressione tramite
valvola di regolazione del prelievo comandata
dall’impianto di telecontrollo.
- ATO ALIMENTATO DA POZZI
CON ACQUA NATURALMENTE POTABILE
- I pozzi saranno potenziati
in modo da poter captare tutta l’acqua
disponibile della falda anche con carattere di
discontinuità se la falda non ha portata
costante;
- Ogni impianto di
produzione continua a svolgere il compito di
alimentare la sua rete locale di competenza e, in
più, deve essere collegato con la rete di
adduzione nazionale in modo da renderlo atto a
svolgere due funzioni:
- immissione nella rete di
adduzione nazionale tutta l’acqua in esubero;
- prelievo dalla stessa
adduttrice di tutta la portata di cui ha bisogno
onde integrare la propria produzione, quando
questa è deficitaria rispetto al fabbisogno.
Tutti gli impianti di
produzione saranno del tipo ad immissione diretta in
condotta ed atti a variare a seconda delle necessità
la pressione e la portata dell’acqua immessa
(impianti dotati di valvole di regolazione della
pressione se funzionanti a gravità o di pompe a
velocità variabile negli altri casi sempre
comandate dall’impianto di telecomando e
telecontrollo). Il prelievo dell’acqua dalla
adduttrice dovrà avvenire in pressione tramite
valvola di regolazione del prelievo comandata
dall’impianto di telecontrollo.
- ATO ALIMENTATO DA PRESA DI
ACQUA SUPERFICIALE DA FIUME POTABILIZZATA
- Ogni impianto di
produzione sarà potenziato in modo da poter
prelevare da fiume e trattare tutta l’acqua
disponibile. Se possibile saranno costruiti dei
capaci bacini di accumulo, preferibilmente
sotterranei, delle acque di piena con tutte le
strutture necessarie per immettere nella rete di
adduzione nazionale tali portate (decantatori,
filtri, sollevamento ecc.).
- Ogni impianto di
produzione continua a svolgere il compito di
alimentare la sua rete locale di competenza e, in
più, deve essere collegato con la rete di
adduzione nazionale in modo da renderlo atto a
svolgere due funzioni:
- immissione nella rete di
adduzione nazionale tutta l’acqua in esubero;
- prelievo dalla stessa
adduttrice di tutta la portata di cui ha bisogno
onde integrare la propria produzione, quando
questa è deficitaria rispetto al fabbisogno.
Tutti gli impianti di
produzione saranno del tipo ad immissione diretta in
condotta ed atti a variare a seconda delle necessità
la pressione e la portata dell’acqua immessa
(impianti dotati di valvole di regolazione della
pressione se funzionanti a gravità o di pompe a
velocità variabile negli altri casi sempre
comandate dall’impianto di telecomando e
telecontrollo). Il prelievo dell’acqua dalla
adduttrice dovrà avvenire in pressione tramite
valvola di regolazione del prelievo comandata
dall’impianto di telecontrollo.
- ATO ALIMENTATO CON ACQUA
AVENTE ELEVATI COSTI DI PRODUZIONE (DEMINERALIZZAZIONE
ACQUA SALATA, TRATTAMENTO ACQUE RESTITUITE DALLA
FOGNATURA ECC.)
- Gli impianti di produzione
esistenti continuano a produrre la sola acqua
necessaria al soddisfacimento del proprio
fabbisogno quindi senza alcun potenziamento. Sarà
realizzato il collegamento con la rete di
adduzione nazione con lo scopo principale di
sostituire tutto o in parte l’acqua prodotta
localmente avente costi elevati, con quella
prelevata dalla rete di adduzione nazionale. In
casi estremi dovrà essere consentito immettere le
portate prodotte in esubero rispetto al
fabbisogno, nella rete di adduzione nazionale.
Tutti gli impianti di produzione saranno del tipo
ad immissione diretta in condotta ed atti a
variare a seconda delle necessità la pressione e
la portata dell’acqua immessa (impianti dotati
di valvole di regolazione della pressione se
funzionanti a gravità o di pompe a velocità
variabile negli altri casi sempre comandate
dall’impianto di telecomando e telecontrollo)
II^ SERVIZIO IDRICO
ACQUA GREZZA PER USI INDUSTRIALI, ARTIGIANALI, IRRIGUI
E VARI DOMESTICI
La portata immessa nella rete
grezza nazionale sarà per la maggior parte fornita
dagli impianti di foce dei fiumi principali. Anche gli
ATO, se le condizioni locali lo permettono,
produrranno acqua grezza da destinare, di preferenza
al soddisfacimento delle necessità locali. I volumi
eventualmente in esubero saranno immessi nella rete
nazionale. Essendo questo il servizio che richiede i
maggiori quantitativi d’acqua, dovranno essere di
preferenza utilizzate tutte le acqua locali limitando
l’utilizzazione di quella della rete nazionale di
acqua grezza ai soli casi in cui non è possibile
operare diversamente.
III^ SERVIZIO DI
FOGNATURA
Tutte le reti dovranno essere
unificate in tutto il territorio di ogni ATO. Gli
impianti fognari italiani saranno pertanto costituiti
da grandi reti di tipo separativo e munite di pochi
impianti di depurazione di grandi dimensioni. Questi
ultimi dovranno effettuare un trattamento spinto delle
acque reflue in modo da renderle atte ad essere
immesse, a fine trattamento, nella rete locale di
acque grezze. Gli eventuali volumi prodotti in eccesso
rispetto al fabbisogno saranno immessi nella rete
nazionale di acque grezze.
ORGANIZZAZIONE GENERALE
Dovrà essere installato un
potente impianto centrale di telecontrollo e
telecomando che sovrintende il funzionamento del
grande sistema acquedottistico nazionale. Ad esso
perverranno in tempo reale tutti i dati istantanei di
funzionamento di ciascun ATO e quelli della rete
nazionale di adduzione quali:
- le portate di pioggia sia
reali che di previsione;
- la portata totale immessa
nella rete locale;
- la portata totale immessa
o prelevata dalla rete di adduzione nazionale;
- la portata massima di cui
effettivamente potrebbe disporre;
- i costi reali per mc di
acqua prodotta;
- eventuali deficienze di
alimentazione;
- altri dati di
funzionamento reale istantaneo (pressione in
condotta, caratteristiche fisico chimico
dell’acqua ecc. ecc.)
Il calcolatore determinerà
in tempo reale le condizioni di produzione atte al
soddisfacimento delle richieste dei vari ATO con
valori ottimali sia tecnici che economici. Ciò
significa, ad esempio nella rete potabile,
incrementare al massimo il funzionamento degli
impianti a basso costo di produzione ed immissione in
rete di adduzione nazionale (tali sono gli impianti
alimentati da sorgenti o da bacini artificiali
d’alta montagna privi di spese di potabilizzazione e
di sollevamento perché funzionanti a gravità). Una
volta portati tali impianti alla loro massima
producibilità saranno i pozzi delle falde artesiane
naturalmente potabili ad essere sfruttati. Se tale
intervento non sarà ancora sufficiente si porrà mano
via via alle altre disponibilità lasciando per ultime
quelle meno convenienti sia dal lato dei costi sia
delle altre caratteristiche.
Visti i grandi volumi
d’acqua in gioco saranno gli impianti di produzione
della rete di adduzione nazionale, cioè quelli posti
in prossimità della foce dei fiumi prima elencati, a
produrre la maggior parte dell’acqua necessaria, ma,
oltre a soddisfare la base del diagramma di consumo,
essi dovranno coprire le punte utilizzando
opportunamente i grandi volumi di accumulo delle aree
golenali, nel mentre tutta l’acqua prodotta in
esubero dagli ATO sarà immessa in rete
indipendentemente dalla portata che si rende via via
disponibilie. A tale scopo il calcolatore determinerà
le condizioni ottimali di invaso dei bacini di foce
dei fiumi e quindi le manovre da effettuare alle
barriere mobili per tenere costantemente rincollata
l’acqua in arrivo fatta salva la necessità di
scaricare a mare le portate di piena durante i periodi
alluvionali..
Per gli impianti di solito
alimentati con acqua molto costosa, saranno definite
le modalità per ridurre al minimo la produzione
locale modulando in tal senso il prelievo dalla rete
di adduzione nazionale minuto per minuto. Poichè la
richiesta idrica durante l’anno è molto varia,
l’utilizzazione di acque aventi costo elevato sarà
limitata ai soli periodi di forti consumi o di scarsa
produzione nel mentre per la maggior parte delle
giornate, sarà l’acqua a basso costo ad essere
adoperata.
La rete di adduzione
nazionale sarà del tipo con funzionamento a pressione
variabile (quindi priva di serbatoi di accumulo in
quota che irrigidiscono il sistema rendendo fissa la
quota della piezometrica di funzionamento) con
immissione diretta in condotta dell’acqua
proveniente sia dagli impianti propri che dai vari ATO.
Il calcolatore definirà in tempo reali le condizioni
ottimali di funzionamento di tutti gli impianti
modificando la pressione di esercizio di minuto in
minuto in funzione delle pressioni di arrivo. In
dettaglio l’ottimizzazione consiste nel definire la
pressione media ottimale di consegna ai vari ATO in
modo da far funzionare senza bisogno di risollevamento
il maggior numero possibile degli ATO alimentati e ,
di conseguenza, definire le pressioni di immissione da
parte degli ATO alimentanti nonchè degli impianti
della rete nazionale.
La grande diversificazione
delle fonti e la grande elasticità di funzionamento
delle due reti renderà possibile una corretta
modulazione delle portate in gioco a seconda del
fabbisogno e della disponibilità giornaliere dei vari
ATO.
Tutte le capacità di
accumulo, compensazione o comunque di partenza della
portata immessa nella condotta nazionale saranno del
tipo a terra e preferibilmente ricavate nel
sottosuolo, con apparecchiatura per l’immissione
dell’acqua nella condotta nazionale costituita :
- in caso di impianti di
alta quota funzionanti a gravità : valvola di
regolazione della portata e della pressione
regolata in tempo reale dall’impianto di
telecontrollo;
- in caso di impianti posti
a quote inferiori alla piezometrica minima di
funzionamento della condotta nazionale: pompe a
velocità variabile atte a variare non solo la
portata ma anche la pressione di esercizio e
regolate dall’impianto di telecontrollo che ne
determina in tempo reale il numero di pompe da far
funzionare e la loro velocità di rotazione.
CONCLUSIONI
Si è indicata una soluzione
del problema che attanaglierà la futura società
italiana cioè quello del suo approvvigionamento
idrico. Si tratta di una mera e provocatoria
esercitazione della fantasia spinta, forse, troppo in
avanti ma che si sottopone ai lettori con la speranza
di aprire un dibattito dal quale potrebbero anche
derivare utili indicazioni per il raggiungimento di un
qualche risultato positivo.
Marcello
Meneghin