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Nel lontano 1975, l’allora Commissione
delle Comunità Europee decise di attuare
un programma di azioni nel settore delle
costruzioni, sulla base dell’articolo 95
del Trattato.
Per quindici anni la Commissione, con
l’aiuto di un Comitato Direttivo
composto da Rappresentanti degli Stati
Membri, ha provveduto allo sviluppo del
programma degli Eurocodici, che ha
portato alla stesura della prima
generazione di codici Europei negli anni
‘80.
Le norme nazionali (per l’Italia, le
norme UNI) che implementano gli
Eurocodici contengono il testo completo
dell’Eurocodice (comprese tutte le
appendici), così come emanato dal CEN,
il quale può essere preceduto da una
copertina nazionale e da una premessa
nazionale, e può essere seguito da una
appendice nazionale.
Alla luce di quanto sopra, è quanto mai
opportuno che gli Eurocodici siano
riconosciuti dalle Autorità nazionali
non come uno dei possibili codici
internazionali cui fare riferimento ma
come il sistema organico di regole di
calcolo strutturale destinato a
diventare la base dell’ordinamento
legislativo nazionale. In tal senso si è
già espressa la Commissione Europea, con
la Raccomandazione dell’11 dicembre
2003, nella quale si evidenzia come le
disparità tra i metodi di calcolo
utilizzati dalle normative nazionali in
materia di edilizia ostacolino la libera
circolazione dei servizi d'ingegneria e
di architettura all'interno della
Comunità.
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