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le costruzioni in rete |
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Il
crollo del ponte sospeso TACOMA NARROWS nel 1940
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Gabriele
MARTUFI |
Data di
pubblicazione: 10/2002 |
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Caratteristiche
del ponte |
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Progettista:
Dott. Ing. Leon Moisseiff
Freccia dei cavi portanti: 70 metri
Materiali: acciaio e calcestruzzo
Data del completamento: 1940
Campata centrale: 853 metri
Data del crollo: 7/11/1940
Tipologia: ponte sospeso
Localita': Stati Uniti |
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Introduzione
La mattina
del 7 novembre 1940 il Tacoma Narrows Bridge crollò
"abbattuto" dal vento sostenuto che soffiava attraverso
Puget Sound ad una cinquantina di chilometri a sud di
Seattle negli Stati Uniti, era aperto da soli quattro
mesi, il disastro fu documentato da fotografie e video
di grande impatto drammatico riprese da Burt Farquharson
un docente di ingegneria civile che studiava i movimenti
del ponte. All'inaugurazione il ponte ondulava già
tanto ma senza conseguenze fatali si riteneva che gli
amanti del brivido lo cercassero per provare
l'esperienza di una attraversata da ottovolante, altri
deviavano di diversi chilometri dal percorso
prestabilito per evitare il "galloping gertie" ovvero il
"dinosauro a galoppo". In seguito si era cercato di
ovviare con smorzatori che contrastassero lo sviluppo
delle oscillazioni ma evidentemente con scarsi
risultati. All'epoca nessuno si preoccupò di studiare in
modo approfondito le interazioni delle forze
aerodinamiche sul ponte, tanto disastrose in passato per
ponti sospesi flessibili assai più leggeri e corti,
semplicemente si riteneva che tali azioni non avrebbero
intaccato una struttura di dimensioni imponenti come il
Tacoma Narrows Bridge il terzo ponte sospeso più lungo
al mondo all'epoca. L'unico a dissentire con il progetto
fu Theodore Condron un ingegnere civile che raccomandò
di rinforzare la struttura rimase inascoltato... dopo il
crollo la Federal Works Agency stabilì una commissione
d'indagine con tecnici quali Othmar Ammann e Theodore
Von Kármán che scagionò il progettista, osservando che,
se le pecche del ponte erano ovvie a uno sguardo
retrospettivo, il progetto rispondeva a ogni criterio
accettabile nella pratica. Il mondo accademico e
professionale si macchiò nel suo operato di totale
ignoranza e presunzione.
Le cause del crollo
l'instabilità aeroelastica
A
distruggere il ponte furono le oscillazioni torsionali
amplificate ma non dalla risonanza come erroneamente
descritto su diversi testi di fisica (obsoleti) e
universalmente accettato, nella realtà si instaurò una
oscillazione aeroelastica autoeccitata ovvero si
verificò una instabilità aeroelastica. La risonanza e'
un fenomeno fisico che si manifesta quando la frequenza
della forza eccitante e' uguale alla frequenza naturale
del sistema meccanico oscillante, in altri termini il
fenomeno della risonanza e' tale per cui una forza
periodica anche debole (detta forzante) può produrre
sollecitazioni e vibrazioni notevolissime su un corpo
che oscilli con la medesima frequenza della forzante,
allo stesso modo in cui imprimendo al momento opportuno
una piccola spinta ad un'altalena riusciamo ad
aumentarne di molto l'ampiezza delle oscillazioni,
tuttavia il crollo del ponte avvenne alcune ore dopo che
il processo vibrazionale si era instaurato indotto da un
vento praticamente costante dell'ordine di 65 Km/h e in
assenza di raffiche forti ed improvvise, dunque viene a
mancare la periodicità della forza eccitante ovvero
viene meno una condizione necessaria per l'instaurarsi
della risonanza, d'altronde e' inverosimile immaginare
le raffiche di vento come una forza perfettamente
periodica nel tempo e per lo più con una frequenza
esattamente uguale alla frequenza propria del ponte! Nel
caso in oggetto il vento può essere modellato
matematicamente come un fluido avente velocità media
costante e con piccole fluttuazioni nel tempo, a causare
il crollo del ponte, come dimostrano diversi studi, fu
l'instabilità aeroelastica dovuta al fenomeno del "flutter"
più precisamente si verificò un "stall
flutter"
(flutter di stallo) causato dalla separazione della
corrente fluida, questo fenomeno e' noto anche come "flutter
non classico" così detto perché in esso il ruolo della
viscosità del fluido (vento) non e' trascurabile e
inoltre l'accoppiamento dinamico di più gradi di libertà
della struttura non e' una condizione necessaria al
verificarsi dell'instabilità. Questi fenomeni sono ben
noti nell'ingegneria aerospaziale e aeronautica tuttavia
va precisato che i fenomeni aeroelastici nell'ingegneria
civile per quanto concettualmente vicini a quelli
dell'ingegneria aerospaziale e aeronautica si
differenziano per la diversa scala del fenomeno e per il
più complesso campo aerodinamico, infatti basti
considerare che la sezione del piano stradale di un
ponte e' molto diversa da quella di un profilo alare in
conseguenza di ciò il flusso contiene ampie zone
separate (correnti staccate, turbolente e rotazionali) e
pertanto le simulazioni in galleria del vento si rendono
necessarie in quanto la modellazione matematica non e'
attualmente in grado di cogliere tutti gli aspetti del
fenomeno. L'instabilità aeroelastica determinò il crollo
del ponte Tacoma Narrows: il vento di velocità
ragguardevole, i cui effetti statici erano tuttavia
ampiamente previsti e tollerabili, ha soffiato per
alcune ore, inducendo nella campata centrale
oscillazioni torsionali di ampiezza inesorabilmente
crescente. La rotazione torsionale dell'impalcato ha
raggiunto angoli superiori ai 45° rispetto
all'orizzontale, causando a un certo punto la rottura di
uno dei cavi di sostegno che modificò istantaneamente la
configurazione dinamica della struttura stessa
provocandone il collasso. Uno
dei primi studiosi ad interpretare il crollo del Tacoma
Narrows Bridge mediante la teoria dell'instabilità
aeroelastica fu Theodore Von Kármán.
I
fenomeni aerodinamici e aeroelastici
Prima di
introdurre brevemente il fenomeno del flutter e'
opportuno distinguere i fenomeni di interazione
vento-struttura in fenomeni aerodinamici e fenomeni
aeroelastici con riferimento alle proprietà delle forze
che risultano agire sulla struttura investita dal vento.
Nei fenomeni aerodinamici la risposta della struttura
(moto della struttura) pur avendo un ruolo non
trascurabile nelle equazioni del moto non altera
sostanzialmente la corrente sollecitante (flusso
dell'aria) al contrario nei fenomeni aeroelastici il
flusso dell'aria risulta completamente modificato dal
moto della struttura. Si sottolinea ulteriormente la
differenza tra un fenomeno di risonanza ed uno di
vibrazione autoeccitata, nel primo caso (risonanza)
agisce sul sistema una forzante esterna assolutamente
indipendente dal moto del sistema stesso, il quale ha
peraltro più frequenze proprie, solo se la pulsante
(forzante) ha una frequenza prossima ad una di queste si
instaura il fenomeno della risonanza con amplificazione
delle oscillazioni, nel caso delle vibrazioni
autoeccitate invece, la forzante non e' esterna, ma
dipende dal moto del sistema, esattamente come altre
forze (elastiche, inerziali, smorzamenti) nonché da
alcuni parametri ovvero particolari valori (detti
critici) i quali divido la regione di stabilità, nella
quale il moto si smorza, da quella di instabilità in cui
il moto si amplifica. Corrispondentemente si parla di
oscillazioni "forzate" come risposta alle forze
aerodinamiche e di oscillazioni "autoeccitate" in
presenza di fenomeni aeroelastici. I problemi
aeroelastici nell'ambito dell'ingegneria strutturale si
suddividono in due grandi categorie: i problemi di
aeroelasticità statica quali la torsional
divergence (divergenza torsionale), i fenomeni di
inversione per azionamento di un comando (ingegneria
aerospaziale) e problemi di aeroelasticità dinamica
quali il lock-in (fenomeno della sincronizzazione),
vortex shedding (distacco dei vortici di Von Kármán),
flutter, buffeting, galloping.
Nell'ambito dell'ingegneria del vento ovvero
nell'ingegneria civile strutturale i fenomeni
aeroelastici sono attualmente classificati in quattro
categorie:
Fenomeni
di aeroelasticità dinamica nell'ingegneria civile
strutturale:
1 -
distacco dei vortici (vortex shedding) e fenomeni
di sincronizzazione (lock-in)
2 -
le oscillazioni galoppanti (galloping)
3 -
il flutter (comprendente anche il
buffeting)
Fenomeni di aeroelasticità statica
nell'ingegneria civile strutturale (sono improbabili):
4 -
la divergenza torsionale (torsional divergence)
Spesso e'
estremamente arduo, se non impossibile, individuare il
limite di separazione tra i fenomeni aerodinamici e
aeroelastici (i quali non sono completamente compresi e
teorizzati) perché si influenzano a vicenda, il crollo
del ponte di Tacoma Narrows ne e' un esempio clamoroso.
Il
fenomeno del flutter
Il
fenomeno del flutter e' una vibrazione aeroelastica
autoeccitata che si instaura in una struttura in moto
relativo rispetto a un fluido, quando si verificano
particolari condizioni. Il flutter può sempre
verificarsi in ambito aeronautico, nelle strutture
"flessibili" dell'ingegneria civile e nelle applicazioni
industriali (sistemi
rotanti, rotori di elicotteri, eliche,
turbine,
palettature di
turbomacchine, schiere rotoriche, instabilità d'asse di
un condotto percorso da un fluido)
e' legato alle variazioni delle forze aerodinamiche
conseguenti al diverso orientamento che le parti della
struttura, a causa delle loro stesse oscillazioni,
assumono rispetto alla direzione del vento-flusso
relativo. Va precisato che dal punto di vista
aerodinamico vanno distinte due situazioni di flutter:
il "flutter classico" e lo "stall flutter" (flutter non
classico). Il "flutter classico" (flutter a due gradi di
libertà flesso-torsionali) e' caratterizzato dall'avere
un flusso non separato nel retrocorpo, ovvero il flusso
segue il contorno del corpo stesso a causa
dell'aerodinamicità/forma dei corpi coinvolti dal
fenomeno (strutture alari, ponti sospesi con sezioni
sufficientemente aerodinamiche, ponti sospesi di ultima
generazione a sezione aerodinamica ottimizzata); invece
lo "stall flutter" e' caratterizzato dalla separazione
del flusso su una parte del corpo (correnti staccate,
turbolente e rotazionali) o durante una parte del ciclo
di oscillazione, in tale caso il flutter e' ad un solo
grado di libertà e si tratta di una instabilità
torsionale dovuta alla non linearità della forza di
portanza in vicinanza del fenomeno di stallo (perdita di
portanza). Premesso ciò,
in
generale, il fenomeno derivante da una vibrazione
aeroelastica autoeccitata
e' caratterizzato da una
precisa frequenza e può essere di tipo stabile (regione
di stabilità) cioè che tende a smorzarsi o di tipo
instabile (regione di instabilità, cioè con ampiezze che
tendono ad amplificarsi, si parla di: instabilità
aeroelastica, instabilità non Euleriana, le oscillazioni
autoeccitate divergono => divergenza delle
sollecitazioni => collasso strutturale). In generale
esistono dei parametri (fondamentale e' la velocità del
fluido nel moto relativo della struttura) la cui
variazione continua permette di passare dai campi di
valori per cui la risposta decade a quelli per cui essa
si amplifica, in corrispondenza dei valori critici la
risposta mantiene ampiezza costante nel tempo, indice
del fatto che i moti elastici della struttura generano
esattamente le forze aerodinamiche necessarie a
sostenerli. Questa situazione limite costituisce il
confine inferiore di tutti i fenomeni di instabilità
dinamica compresi entro la generica denominazione di
flutter, a rigore il termine flutter andrebbe utilizzato
per la sola situazione limite, indicando con
post-flutter i fenomeni che si svolgono nella regione
instabile, e' tuttavia comune utilizzare la dizione
flutter nell'accezione più ampia, tenuto anche del fatto
che le manifestazioni di flutter sono assai molteplici.
Il flutter (nell'accezione più ampia) configura una
risposta oscillatoria, che presenta ampiezza, velocità e
accelerazione crescenti nel tempo, con un conseguente
aumento dell'energia cinetica, tale energia e' fornita
dalle forze esterne, se queste sono conservative il loro
lavoro viene tuttavia compiuto a spese di un potenziale
ed e' limitato e pertanto l'instabilità non si verifica,
il flutter può quindi essere indotto solo da forze non
conservative (vento, fluido). Una volta innescatasi una
vibrazione autoeccitata, l'energia cinetica della
corrente-flusso d'aria che viene ad alimentarla e' in
così larga misura superiore all'energia che può essere
assorbita dalla struttura da determinarne la rottura, in
altri termini
l'energia trasferita dal fluido alla struttura risulta
maggiore di quella dissipata e può condurre quindi al
collasso della struttura se le tensioni che si
raggiungono superano i valori di resistenza del
materiale.
La stabilità o meno dell'oscillazione e' dunque
normalmente funzione della velocità relativa
vento-struttura ed e' quindi possibile definire, dei
valori critici della velocità, raggiunti i quali il
flutter assume estrema pericolosità. E' da tener
presente che l'instabilità può verificarsi anche per una
velocità critica relativamente bassa se la sezione della
struttura e' tale da favorire questo tipo di
fenomenologia per esempio anche tramite la formazione e
il distacco dei vortici di Von Kármán
che innescano-amplificano le oscillazioni. E' possibile
prevenire l'instabilità aeroelastica mediante: una
elevata rigidezza strutturale specie a torsione,
posizionando opportunamente l'asse elastico e quello
baricentrico nelle varie sezioni della struttura, un
rigoroso bilanciamento delle superfici, oltre che con
prove sperimentali sulle strutture nella galleria del
vento a strato limite sviluppato e con sofisticati
calcoli matematici (simulazioni numeriche).
Le
conclusioni
Nel
drammatico crollo non ci furono per fortuna danni a
persone o feriti, l'unica "vittima" fu il cane Tubby
bloccato nell'auto destinata a precipitare nel fiume.
Per i successivi venticinque anni non si costruirono più
ponti sospesi "puri" ovvero senza travate di rinforzo
irrigidenti. L'effetto che tale crollo ebbe nel mondo
accademico e professionale fu enorme, grazie al fatto
che l'intero evento fu filmato fin dal suo inizio,
l'interpretazione delle cause innescanti il crollo si e'
arricchita negli anni grazie agli innumerevoli studi
svolti. Oggi i fenomeni aerodinamici e aeroelastici sono
ben documentati e studiati e nell'ambito dell'ingegneria
civile sono attivi corsi universitari quali: dinamica
delle strutture, ingegneria del vento, aeroelasticità
delle strutture, aerodinamica applicata, discipline che
si occupano in modo approfondito dell'interazione
vento-struttura. Mediante lo studio di modelli
matematici complessi e successive simulazioni nella
galleria del vento a strato limite sviluppato e'
possibile prevedere con sufficiente approssimazione il
comportamento reale della struttura in condizioni
estreme. Grazie a questi studi e' stato possibile
costruire in sicurezza il ponte sospeso attualmente più
lungo al mondo con una campata centrale di circa 1991
metri ovvero il ponte Akashi Kaikyo in Giappone
completato nel 1998. Nel 2005 e' previsto l'inizio della
costruzione del ponte sullo stretto di Messina con una
campata centrale di circa 3300 metri sarà il ponte
sospeso più lungo al mondo di dimensioni spaventose al
limite delle possibilità ingegneristiche attuali, questo
progetto per la sua complessità ha coinvolto migliaia di
ingegneri e numerosi centri di ricerca.

Theodore Von Kármán (1881-1963)
ingegnere teorico ungherese, studiò in Ungheria,
Germania, USA, dedicò la propria vita allo studio dei
problemi fluidodinamici dando dei contributi
fondamentali, in particolare studiò le scie vorticose
che interessano un corpo investito da un fluido che
presero poi il nome dello stesso ingegnere (vortici di
Von Karman, vortex shedding), egli aprì un nuovo
capitolo della fluidodinamica ponendo le basi per una
corretta interpretazione dei fenomeni aerodinamici e
aeroelastici con particolare interesse nel settore
aerospaziale e aeronautico.
"Lo scienziato descrive ciò che esiste; l’ingegnere
crea ciò che non era mai stato. Theodore Von Kármán"
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